In attesa ammissione: gli obiettivi dell’agricoltura convenzionale sono la resa in volume e l’aspetto gradevole, ma il tutto a scapito del contenuto nutrizionale. Il che, dato che parliamo di cibo, non è proprio il massimo…
Fondata nel 1753, l’Accademia dei Georgofili è un’istituzione storica dell’agronomia. Non può quindi che colpire l’articolo di Giovanni Ballarini (già docente all’Università degli Studi di Parma) “Qualità nutrizionale degli alimenti e caotico uso degli integratori” pubblicato sul suo sito.
L’autore stigmatizza il mercato degli integratori alimentari (in Italia 6 miliardi, in crescita del 5% ogni anno) che sostiene essere diventati per molti un’abitudine quotidiana e uno status symbol, con un mercato basato sulla paura di ammalarsi o di non stare bene, che spinge un terzo degli italiani ad acquistarli con una spesa media 300 euro all’anno, mentre secondo le evidenze scientifiche le integrazioni sono efficaci solo in situazioni di chiare, specifiche e ben definite carenze.
Ma lo stesso articolo sottolinea quanto emerge ormai in modo incontrovertibile dalla ricerca:
“Negli ultimi sessant’anni negli alimenti d’origine vegetale, in particolare frutta e verdura, vi è un allarmante calo della qualità nutrizionale per una minore quantità di minerali essenziali e di composti nutraceutici. Odiernamente e a livello globale si stima che più di due miliardi di persone soffrono di malnutrizione per un’insufficienza di micronutrienti, in particolare iodio, ferro, folato, vitamina A e zinco. Questa malnutrizione è causa o concausa di morti premature, morbilità e ritardo nella crescita fisica e mentale dei bambini, mentre negli adulti si ritiene possa provocare oltre dieci milioni di decessi e togliere duecentoventi milioni di anni di vita.
Tale malnutrizione tende ad aumentare per il deterioramento del delicato equilibrio della vita del suolo e per una diminuzione della densità e qualità nutrizionale degli alimenti vegetali e a causa di diete povere di nutrienti; infatti, sempre più si osservano persone sovralimentate ed obese e al tempo stesso sottonutrite o malnutrite.
L’allarmante calo della qualità alimentare degli alimenti d’origine vegetale per una diminuita presenza di minerali e composti nutraceutici ha diverse origini.
Particolare importanza ha un’agricoltura nella quale prevale la coltivazione di varietà con alto rendimento agronomico, adatte a trasformazioni industriali e di gradevole aspetto e gusto per il consumatore non considerando il loro contenuto nutrizionale. Altrettanto importante è lo scarsamente regolato utilizzo di concimi, non calcolati anche per il loro contenuto in minerali”.
L’Accademia conferma quindi, con onesta intellettuale di cui le va dato atto:
- che il calo della qualità nutrizionale dell’ortofrutta ottenuta con le più moderne tecniche convenzionali è allarmante;
- che le cultivar più moderne sono sviluppate per l’alta resa, che però va a scapito della qualità nutrizionale (il che non è il massimo per degli alimenti)
- che l’uso irrazionale dei fertilizzanti contribuisce a raccolti di maggior quantità e di miglior estetica, ma di minor qualità nutrizionale (il che non è il massimo per degli alimenti).
E se invece l’agroalimentare scegliesse, come fa il settore biologico, di rispettare norme rigorose in materia di salute e di ambiente, di adottare misure preventive per evitare effetti negativi sull’ambiente e sui prodotti, procedimenti atti a garantire la persistenza della qualità alimentare, cultivar adatte agli specifici territori scelte per la loro robustezza e rusticità anziché per le rese incredibili?
Leggi qui l’articolo: https://www.georgofili.info/contenuti/qualit-nutrizionale-degli-alimenti-e-caotico-uso-degli-integratori/33644
Sull’argomento puoi leggere anche Bhardwaj, R.L.; Parashar, A.; Parewa, H.P.; Vyas, L. An Alarming Decline in the Nutritional Quality of Foods: The Biggest Challenge for Future Generations’ Health. Foods2024, 13, 877. https://www.mdpi.com/2304-8158/13/6/877
Davis, D. R. (2009). Declining Fruit and Vegetable Nutrient Composition: What Is the Evidence?. HortScience, 44(1), 15–19. https://doi.org/10.21273/HORTSCI.44.1.15

