Suolo e Salute

Mese: Maggio 2019

“Made in Nature”: il progetto che promuove la frutta e la verdura bio

“Made in Nature”: il progetto che promuove la frutta e la verdura bio

Negli ultimi anni il biologico ha registrato un’importante crescita, ma molti consumatori europei ancora non conoscono l’agricoltura biologica. Proprio per questo motivo nasce “Made in Nature”.

“Made in Nature – Scopri i valori del biologico europeo” è un progetto che nasce per far conoscere e promuovere la filiera della frutta e della verdura bio in Italia, Francia e Germania.

Il progetto, finanziato dall’Unione Europea con 1,5 milioni di euro, vuole informare sui valori del biologico e dei produttori che si appoggiano a questo tipo di coltivazione.

Il progetto, che ha la durata di tre anni, si sviluppa intorno ad azioni mirate, che coinvolgeranno anche stampa, bloggers e operatori del settore.

L’obiettivo? Raggiungere 24 milioni di consumatori per migliorare l’awarness nei confronti dei prodotti bio certificati e aumentare così i consumi.

 

Fonte: http://www.greenews.info/comunicati-stampa/made-in-nature-un-progetto-europeo-da-15-mln-di-euro-per-raccontare-il-biologico-20190521/

Il Vino Biologico è un prodotto naturale e salutare

Il Vino Biologico è un prodotto naturale e salutare

Il biologico cresce, soprattutto il settore vinicolo al quale si rivolge sempre più un consumatore attento alla propria salute.

Tutto il mondo Bio, prodotti biologici compreso il vino, in Europa oggi (anni 2016-2018) vale annualmente un fatturato di circa 28 miliardi di euro.

Cosa vuol dire bere un “vino biologico” oggi? Parliamo di salute, di valore aggiunto, qualità del consumo, di una maggiore sicurezza e di maggiori garanzie per il consumatore.

La novità del vino biologico e un consumatore sempre più fai da te nell’acquisto comportano una maggiore attenzione da parte della filiera nel presentare il proprio prodotto perché è determinante per la crescita dei consumi e per una più trasparente e corretta vendita.

 

Fonte: https://www.newsfood.com/il-vino-fa-buon-sangue-il-vino-bio-e-ancora-meglio-status-quo-del-vino-biologico/

“Global Strike for Future”: l’agricoltura biologica per combattere i cambiamenti climatici

“Global Strike for Future”: l’agricoltura biologica per combattere i cambiamenti climatici

Venerdì 24 maggio torna il “Global Strike for Future”, la protesta contro i cambiamenti climatici.

Dai dati emessi dall’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo di scienziati e climatologi coordinato dall’ONU, è emerso che l’agricoltura ad alto impatto ambientale e l’uso attuale di foreste e suolo sono responsabili del 24% delle emissioni totali di gas serra.

La riconversione all’agroecologia, secondo l’organizzazione, può essere la soluzione migliore per combattere l’impatto ambientale. L’agricoltura bio può invertire il processo poiché, secondo alcune indagini, utilizza il 45% in meno di energia, producendo il 40% in meno di gas serra rispetto all’agricoltura convenzionale.

“L’agroecologia può fare la differenza: è lo strumento attraverso il quale difendere le risorse naturali e biologiche. Ci aspettano due importanti appuntamenti, la Pac e il Pan che disegneranno le scelte dei prossimi sette o otto anni: è evidente che anche per combattere i mutamenti climatici, abbiamo bisogno di rimodulare le priorità e il biologico è il modello produttivo che più di altri è capace di dare garanzie per la salute dei cittadini e dell’ambiente” dichiara Maria Grazie Mammuccini.

“La meccanizzazione, le monoculture intensive, l’uso massiccio dell’irrigazione e di input artificiali esterni come i fertilizzanti di sintesi e i pesticidi hanno fatto perdere ai terreni i microrganismi utilizzati dalle piante per estrarre nutrienti complessi e per difendersi dalle avversità. Il suolo in molti casi è diventato un sistema idroponico: un semplice substrato fisico privo di interazione naturali”, spiega Lorenzo Ciccarese, il responsabile dell’Area per la conservazione delle specie e degli habitat e per la gestione sostenibile delle aree agricole e forestali presso l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

“500 milioni di ettari di terre agricole abbandonate hanno perso la loro funzione produttiva ed ecologica. Ripristinando la salute di questi terreni potremmo aumentare non solo la produzione di cibo ma anche il potenziale sequestro di carbonio (…). Le Nazioni Unite hanno stimato che il costo complessivo annuale dei fenomeni di degrado dei terreni raggiunge la cifra di 490 miliardi di dollari, decisamente superiore a quella dei costi della prevenzione. In Europa il costo annuale del degrado dei terreni è pari a 52 miliardi di dollari, 38 miliardi di euro” commenta Stefano Bocchi, docente di Agronomia all’Università degli studi di Milano.

 

Fonte: https://www.cambialaterra.it/2019/05/24-maggio-lagricoltura-biologica-per-combattere-i-cambiamenti-climatici/

Giornata mondiale della Biodiversità

Giornata mondiale della Biodiversità

Ieri si è celebrata la giornata mondiale della Biodiversità, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Dalla discussione è emerso che l’agricoltura convenzionale ed intensiva è la minaccia per milioni di specie animali e vegetali. La perdita di biodiversità è un dramma per l’intero ecosistema; il disequilibrio in natura, infatti, oltre a compromettere il controllo di patogeni ed infestazioni crea una riduzione della variabilità alimentare e quindi mette a rischio il futuro dell’alimentazione a livello globale. Oltre a questo aumenta l’esposizione a disastri naturali, per via della perdita di fertilità e conseguente erosione dei suoli.

L’analisi di EcorNaturaSì, una delle realtà del biologico italiano, sottolinea e riconferma l’agricoltura biologica come soluzione alla perdita di biodiversità. Infatti, nei terreni biologici e biodinamici è possibile trovare il doppio delle specie vegetali rispetto ai terreni coltivati tradizionalmente:

  •  60% di avifauna;
  • 75% in più di chirotteri.

“L’agricoltura biologica è tale solo se riesce a recuperare la fertilità dei suoli e la varietà della natura. È per questo che il nostro impegno nella tutela della biodiversità sta crescendo sia nelle pratiche agricole di tutti i giorni che nei progetti di ricerca a cui partecipiamo” commenta Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturaSì.

 

Fonte: https://www.lastampa.it/2019/05/22/scienza/nei-campi-bio-tornano-animali-e-piante-8wi7E1e0fywVpTvpac1UGN/pagina.html

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/la-giornata-mondiale-della-biodiversita-2019

Il peso dell’Europa sull’agricoltura

Il peso dell’Europa sull’agricoltura

L’Ufficio Studi della CIA, la Confederazione Italiana Agricoltori, a pochi giorni dalle elezioni Europee, ha voluto ricordare il ruolo che ha avuto l’Europa sull’agricoltura dal 2010 ad oggi.

– I lavoratori sono aumentati di 85.000 unità (+21%);
– Il made in Italy agroalimentare ha trovato un punto di forza nel biologico, con 25.000 nuovi operatori;
– Le certificazioni di qualità sono aumentate del 38%.

“Il confronto politico tra i candidati a Bruxelles non sta vertendo sulle prospettive future dell’eurozona, ma su questioni ancorate a una visione politica prettamente nazionale, mentre resta urgente un dialogo serrato e costruttivo su politiche europee e loro possibile riforma”, commenta la Cia-Agricoltori.

Gli Agricoltori italiani attendono risposte dalla prossima legislatura, a partire dalla nuova PAC, la Politica Agricola Comune, che ha garantito sicurezza e sanità delle produzioni agroalimentari.

Secondo la Cia, il budget della PAC post 2020 non dovrà essere tagliato e allo stesso tempo accelerare il suo percorso di riforma, oltre a porre l’attenzione anche sull’accrescimento delle politiche di sostegno all’organizzazione di filiera, il rafforzamento delle politiche di gestione delle crisi.

Occorre un progetto che tuteli da una parte l’export italiano e dall’altro i prodotti di un import che non ha regole.

Fonte: https://winenews.it/it/cia-il-peso-delleuropa-sullagricoltura-crescono-lavoratori-bio-export-e-qualita_391336/

Raj Patel: il sistema agroalimentare è a un bivio

Raj Patel: il sistema agroalimentare è a un bivio

L’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel of Climate Change dell’autunno 2018 (Global Warming 1.5° C) obbliga tutti a riflettere sul contributo di ogni settore all’insostenibilità e sull’inaudita urgenza di un cambiamento.

Quale sarà il futuro dei sistemi alimentari? Ci troveremo in un mondo molto impoverito dal punto di vista delle specie e una produttività agricola in picchiata? Oppure ci allontaneremo dai combustibili fossili?

Raj Patel, docente e attivista indo-britannico, nel suo ultimo libro scrive che entro il 2050 sull’agricoltura si addosseranno i due terzi dei costi dei cambiamenti climatici: “il capitalismo agricolo è di fronte a un bivio, se prosegue così avremo meno specie nel mondo e una produttività agricola in picchiata.”

Il sistema agroalimentare si muove di pari passo con il cambiamento climatico: il manifestarsi di fenomeni di siccità, inondazioni, perdita di biodiversità e la destabilizzazione degli ecosistemi porterà ad una riduzione dei raccolti con l’inevitabile collasso del sistema agroalimentare.

Secondo l’ultimo rapporto di esperti dell’Onu, la produzione di alimenti animali occupa l’80% delle terre, provocando annualmente l’emissione di 7,1 giga tonnellate di gas serra (il 14,5% del totale) e secondo il trend attuale crescerà del 70% da qui al 2050.

Per il saggista, la soluzione sarebbe quella di adottare una dieta a bassa componente animale, priva di cibi ultra-trasformati, una dieta più sostenibile. Occorre un cambiamento forte e radicale per contrastare quello a cui stiamo assistendo.

 

Fonte: https://www.cambialaterra.it/2019/05/agricoltura-raj-patal-o-si-cambia-o-si-muore/