Suolo e Salute

Mese: Gennaio 2022

UN NUOVO SISTEMA DI CONTROLLI PER L’IMPORT DI PRODOTTI BIOLOGICI

UN NUOVO SISTEMA DI CONTROLLI PER L’IMPORT DI PRODOTTI BIOLOGICI

Bruxelles pubblica una serie di regolamenti applicativi che forniscono ulteriori integrazioni e indicazioni esecutive riguardo alla riforma innescata dal Reg. 2018/848

Dal 1° gennaio è entrato in applicazione il Reg. (Ue) n. 2018/848 che introduce importanti novità per il biologico (ne abbiamo già parlato qui). Alcune di queste riguardano la verifica della conformità delle partite biologiche e in conversione destinate a essere importare nell’Unione europea.

Il Mipaaf ricorda infatti in una nota che il 27 dicembre 2021 sono stati pubblicati i Regg (Ue) 2021/2305, 2021/2306 e 2021/2307 che forniscono ulteriori integrazioni e indicazioni esecutive del regolamento di base 2018/848.

Dogane e Icqrf insieme

Per consentire alle amministrazioni coinvolte di organizzare il nuovo sistema di controlli all’importazione e garantire il proseguo regolare delle attività di importazione dei prodotti biologici e i relativi necessari controlli, l’Agenzia delle Dogane continuerà per tutto gennaio l’attività di controllo documentale e validazione del Coi, supportata per i controlli di identità e fisici dal Dipartimento Icqrf del Mipaaf.

Linee guida per Paesi particolari

Nelle more di specifiche indicazioni da parte della Commissione europea, in materia di valutazione della probabilità di non conformità, che determina la frequenza con cui saranno effettuati i controlli fisici sulle partite di prodotti biologici e in conversione prima della loro immissione in libera pratica, il Mipaaf ritiene necessario applicare le indicazioni contenute nei seguenti documenti:

  • Guidelines on additional official controls on products originating from China del 16 Dicembre 2020;
  • Guidelines on additional official controls on products originating from Ukraine, Kazakhstan, Moldova, Turkey and Russian Federation del 16 Dicembre 2020;
  • Guidelines on additional official controls on products originating from India del 07 giugno 2021.
TECNICHE BIO-CONSERVATIVE, I RISULTATI DEL PROGETTO AGRIBIOCONS

TECNICHE BIO-CONSERVATIVE, I RISULTATI DEL PROGETTO AGRIBIOCONS

Presentati a fine dicembre i risultati intermedi del progetto dedicato all’applicazione di tecniche agricole biologico conservative nei sistemi colturali marchigiani. L’impatto delle cover crop decisivo soprattutto sulle colture a ciclo primaverile- estivo

Presentati i risultati del II anno di sperimentazione di “Agribiocons”, il progetto dedicato all’applicazione di tecniche agricole biologico conservative nei sistemi colturali marchigiani.

Il progetto è cofinanziato dal Programma di Sviluppo Rurale della Regione Marche e vede come partner la Società Agricola Biologica Fileni (capofila), l’Università Politecnica delle Marche, l’impresa AEA del gruppo Loccioni, la Società Agricola Agri Blu di Zingaretti e Soci SS ed Arca Srl Benefit.

I risultati delle sperimentazioni, che includono minime lavorazioni, uso di colture di copertura (cover crops) e consociazioni colturali, sono stati illustrati nel corso del convegno che si tenuto in dicembre presso l’azienda Gagliardini a Monte Roberto. I produttori che sono intervenuti sono stati anche coinvolti in  due sessioni dimostrative in campo.

«Il rispetto per il suolo – ha affermato Massimo Fileni, vicepresidente del Gruppo Fileni, capofila del progetto Agribiocons – e per il nostro territorio sono una parte fondamentale del nostro modo di fare impresa». «Non è un caso che uno dei punti chiave del nostro Manifesto di Sostenibilità reciti proprio “Scegliamo di rigenerare la terra”».

Trasemina di grano e leguminose

«Nonostante l’annata caratterizzata da elevata siccità – ha spiegato Stefano Tavoletti, Professore di Genetica Agraria dell’Università Politecnica delle Marche – la consociazione grano tenero-leguminose da granella si è confermata una valida alternativa alle colture pure. Si conferma comunque la maggior sensibilità delle leguminose all’andamento meteorologico durante la stagione di crescita».

Effetti sul suolo

La ricercatrice del Gruppo di Pedologia Dominique Serrani ha invece illustrato gli esiti delle valutazioni visive di suolo e pianta, spiegando che i risultati riguardanti le principali caratteristiche del suolo non hanno finora mostrato sostanziali variazioni tra le gestioni biologico tradizionale e biologico conservativo in termini di pH, carbonio organico totale, azoto totale e fosforo disponibile. Ciò è però in linea con le aspettative, poiché è noto che i processi di recupero del suolo sono lenti e necessitano di tempi lunghi.

Cover crop in mostra

Dopo il convegno, il pubblico è stato accompagnato dall’agronomo Simone Tiberi (ARCA Srl Benefit) ai campi sperimentali presso la Tenuta di Tavignano a Cingoli e l’azienda agricola Yesi Food a Jesi. Qui gli agricoltori hanno osservato con interesse lo sviluppo delle colture di copertura o ‘cover crops’, che garantiscono la copertura dei terreni nel periodo invernale.

«Il 2° anno di applicazione in campo – ha spiegato Tiberi – del modello agricolo biologico-conservativo e rigenerativo dell’ambiente ha mostrato risultati molto interessanti sia in termini di rese colturali che di costi».

«Rispetto al 1° anno di coltivazione con questo metodo, abbiamo riscontrato una riduzione dei costi colturali e un aumento delle rese produttive in relazione al metodo biologico tradizionale, soprattutto nelle colture a ciclo autunno vernino (favino, orzo, trifoglio alessandrino)».

«Per quanto riguarda le colture a ciclo primaverile-estivo (girasole), invece, si evidenzia l’importanza di una corretta gestione delle colture di copertura, che rappresentano un investimento iniziale per l’agricoltore, largamente ripagato nel tempo sia in termini di controllo della flora spontanea che in termini di fertilità biologica del suolo. Tuttavia, ciò avviene solamente se le cover crops vengono ben gestite e inserite all’interno dell’avvicendamento colturale aziendale. Infine, posso affermare che il corretto utilizzo delle cover crops, abbinato all’uso di una nuova meccanizzazione, progettata ad hoc per la loro gestione nei terreni collinari marchigiani, rappresenta la chiave per il successo del modello agricolo biologico-conservativo e rigenerativo».

Bruno Garbini, presidente di ARCA Srl Benefit, ha aggiunto che la nuova agricoltura che si sta sperimentando ha una funzione olistica e le pratiche agronomiche testate dal progetto Agribiocons «consentiranno di aumentare i redditi degli agricoltori e di ottenere una serie di servizi ecosistemici per il consumatore, la popolazione del territorio e del pianeta».

MENSE BIO, 1,3 MILIONI DI FONDI PER L’EMILIA ROMAGNA

MENSE BIO, 1,3 MILIONI DI FONDI PER L’EMILIA ROMAGNA

La regione si assicura oltre il 25% delle risorse complessive del fondo nazionale per le mense biologiche scolastiche

L’Emilia-Romagna, per il quarto anno consecutivo, è la Regione che si aggiudica la quota più alta dal Fondo nazionale per le mense scolastiche biologiche.

Si tratta infatti di un milione e 282mila euro di risorse su 4,3 milioni complessivi (oltre il 25%). Risorse che servono a coprire le maggiori spese sostenute per l’erogazione dei pasti bio senza aumentare il costo della refezione scolastica a carico delle famiglie.

Il commento dell’Assessore Alessio Mammi

«Siamo  – afferma Alessio Mammi, Assessore regionale all’Agricoltura – la prima Regione in Italia per numero di pasti bio distribuiti nelle mense scolastiche».

«Ciò conferma – aggiunge – l’impegno con cui da anni sosteniamo i principi dell’agricoltura biologica e l’utilizzo di prodotti sani, non solo sulle tavole dei cittadini, ma anche nella ristorazione collettiva pubblica». «Queste risorse sono fondamentali per aumentare sempre più la qualità del servizio senza incidere sull’economia delle famiglie, ma soprattutto per continuare a promuovere una maggiore consapevolezza rispetto alla propria alimentazione».

OLIO E CEREALI BIO, LA PRODUZIONE ITALIANA È INSUFFICIENTE

OLIO E CEREALI BIO, LA PRODUZIONE ITALIANA È INSUFFICIENTE

Uno dei dati più controversi messi in evidenza dal Bioreport 2020 riguarda l’andamento delle importazioni. Nel 2020 l’Italia è infatti risultata in controtendenza rispetto al resto d’Europa, con un forte aumento dell’import dell’olio e dei cereali

La produzione non tiene il ritmo dei consumi di bio. Soprattutto nel comparto dell’olio di oliva e dei cereali. È uno dei dati più controversi che emergono dal Bioreport 2020 della Rete Rurale nazionale (vedi articolo precedente).

Olio e cereali, cresce l’import

Secondo il documento messo a punto dal Mipaaf le importazioni di prodotti bio da Paesi extra-Ue, nel 2020, sono infatti diminuite dell’1,9% in tutta Europa ma non in Italia, in controtendenza. Tra gli incrementi registrati in questo anno spicca il +41% relativo all’importazione di oli e grassi vegetali, monopolizzata dalla Tunisia, a cui segue il +25% dei cereali, rilevante in termini assoluti, dato che questa categoria rappresenta oltre un terzo del prodotto bio importato nel 2020 (34%).

Redditività, punto di forza del bio

Le aziende agricole biologiche italiane mostrano performance economiche migliori rispetto a quelle convenzionali, secondo uno studio del Crea basato sui dati RICA (Rete di informazione contabile agricola) che conferma gli esiti di analoghe ricerche condotte in Francia e in Svezia.

Nonostante i maggiori costi per il lavoro e il minor numero di capi in zootecnia, le imprese bio registrano infatti ricavi mediamente più elevati (+13%). E le attività integrative (trasformazione e vendita dei prodotti, attività agrituristica, etc.) incidono sui ricavi in misura doppia rispetto alle aziende non biologiche (8% vs. 4%).

BIOREPORT 2020: VANTAGGI, PROBLEMI E SOLUZIONI PER IL BIO ITALIANO

BIOREPORT 2020: VANTAGGI, PROBLEMI E SOLUZIONI PER IL BIO ITALIANO

Il rapporto della Rete Rurale nazionale pubblicato a fine 2021 mette in evidenza differenze territoriali legate al ruolo dell’integrazione di filiera e di politiche di sviluppo rurale equilibrate. Dopo il boom del 2020 il primo trimestre 2021 mette in evidenza in rallentamento del mercato

Lo scenario dell’evoluzione del sistema biologico italiano a cavallo della crisi pandemica. Con l’analisi dei dati consolidati che arrivano a fine 2019, ma anche delle tendenze registrate fino al primo trimestre 2021. È il contenuto offerto da Bioreport 2020, il rapporto pubblicato alla fine del 2021 dal Ministero per le Politiche agricole nell’ambito del Programma Rete Rurale Nazionale (clicca per accedere e scaricare il documento).

La tabella di marcia del Green Deal

Un’analisi che assume quest’anno un significato particolare alla luce del ruolo attribuito dall’Unione Europea al bio, considerato il metodo più efficace per realizzare gli obiettivi di transizione ecologica definiti da Bruxelles (e chiamato perciò a raggiungere in 10 anni l’incidenza del 25% di superficie agraria).

Un target che non sarà facile da raggiungere senza un convinto quadro di politiche di sostegno. Il documento di oltre 300 pagine messo a punto dal Ministero attraverso il Crea e la Rete rurale nazionale – rivolto a istituzioni, ricercatori, stakeholder – individua infatti una serie di nodi da sciogliere per garantire un’equilibrata crescita del sistema biologico italiano.

Gli approfondimenti

Bioreport 2020 è organizzato in tre sezioni:

– i dati del bio, dalle produzioni ai mercati a livello italiano, europeo e globale,

– le politiche europee e nazionali, le misure di sostegno al bio e il sistema dei controlli,

– approfondimenti su alcuni temi di attualità come l’impiego dei biostimolanti, l’analisi del settore olivicolo bio con l’approfondimento sulla difesa dalla Xylella, gli approfondimenti sul bio in Sardegna e in Francia e l’analisi dell’impatto di politiche locali disomogenee sulla tendenza, registrata in alcune Regioni, a uscire dal sistema della certificazione.

Mercato in frenata a inizio 2021

La preoccupazione maggiore deriva dalla fase di assestamento registrata nell’analisi dei dati di mercato nel primo semestre del 2021. Dopo il balzo del 4,5% del 2020, in piena pandemia, la crescita del bio a marzo 2021 si sarebbe infatti fermata al +0,9% (con valori negativi nei punti vendita a libero servizio) mentre quella dell’agroalimentare totale sarebbe arrivata al 5,4%. Un dato che farebbe per la prima volta contrarre la quota relativa del bio, tornato appena sotto al 4% a livello nazionale.

Un dato che spinge Laura Viganò, ricercatrice del Crea Politiche e Bioeconomica, redattrice di questo capitolo del rapporto, a mettere in evidenza la necessità di adottare politiche di green public procurement che assicurino una maggiore diffusione dell’utilizzo di prodotti biologici nella ristorazione collettiva sia pubblica (scuole, ospedali, caserme, carceri, strutture governative) sia privata (mense aziendali) per evitare che il biologico italiano sia polarizzato solo verso l’esportazione.

A livello Europeo è infatti evidente una dicotomia tra Paesi in cui il mercato del biologico continua a crescere con tassi a doppia cifra (Francia, Danimarca, Germania ma anche Spagna) e altri, soprattutto nell’Europa orientale, dove il peso di questo settore è ancora marginale.

Il ruolo dell’integrazione di filiera

Per il resto il rapporto evidenzia il valore dell’integrazione di filiera. Nei territori dove queste relazioni sono presenti la crescita delle superfici è infatti più sostenuta, portando a una SAU nazionale dedicata al bio prossima 2 milioni di ettari. Confermato il dato di 81mila operatori censiti nel 2019 (+2% sul 2018). Le aziende agricole sono stabili (70.540 unità), quelle di trasformazione aumentano del 9,2% (circa 2.000 unità), fino a raggiungere le 21.000 unità. Il dato più positivo (+14%) è l’evoluzione di aziende agricole che integrano la produzione primaria con la trasformazione.

Cala il Sud, cresce il Centro

Al Sud e nelle isole, ove si trova oltre la metà degli operatori biologici italiani, emerge una lieve riduzione dei produttori agricoli bio (-2%). Con picchi in Sardegna (-6%) e Calabria (-5%), oltreché nelle aziende a produzione esclusiva (-10%). I problemi sembrano legati alla fragilità del sistema produttivo biologico sardo (al quale il Bioreport 2021 dedica un focus), poco orientato al mercato, e ai ritardi connessi all’avvio del nuovo programma di aiuti in Calabria. Il Meridione registra però al contempo la maggiore crescita dei trasformatori complessivi (+11%, tra imprese di trasformazione esclusiva bio e non), con la al Calabria in testa (+30%).

Il Centro Italia invece un aumento significativo delle aziende agricole bio (+10% quelle solo bio, +11% quelle con produzioni miste). La regione Marche traina la crescita con un notevole aumento delle unità di produzione (+37%), grazie anche all’incremento dei fondi assegnati al sostegno del biologico (Misura 11 del PSR 2014-2020).

Le regioni centro-settentrionali ospitano oltre 800.000 ettari a biologico. Veneto e Trentino-Alto Adige – ove il bio occupa soltanto il 6% della SAU, rispetto al 16% nazionale e ai picchi di Calabria (36%) e Sicilia (26%) – risalgono la china, con incremento dei produttori trasformatori (+25% e +11%, rispettivamente).