Suolo e Salute

Mese: Giugno 2021

TORNA SANA 2021, SUOLO E SALUTE VI INVITA A VISITARE LA FIERA NAZIONALE PER IL SETTORE BIOLOGICO

TORNA SANA 2021, SUOLO E SALUTE VI INVITA A VISITARE LA FIERA NAZIONALE PER IL SETTORE BIOLOGICO

Suolo e Salute rinnova la sua partecipazione con un appuntamento in presenza, presso la 33esima edizione di SANA, salone internazionale del biologico e del naturale.

Dal 9 al 12 settembre vi aspettiamo nel Quartiere fieristico di Bologna, all’interno dell’ampia rassegna espositiva che quest’anno prevede sei aree tematiche differenti: Organic food, Care&Beauty, Green lifestyle, Sanatech, Sana Tea, Free From Hub.

Dai rappresentanti della filiera agroalimentare bio, alle principali aziende produttrici di cosmetici e prodotti naturali per la cura del corpo. E poi, prodotti specifici, per uno stile di vita sano e uno spaccato tutto internazionale, della filiera del bio e del naturale.

Infine il tè e gli infusi racconteranno un percorso dedicato al benessere e un’apposita vetrina, sarà riservata ai prodotti free-from e rich-in.

In apertura di manifestazione, è prevista la terza edizione di RIVOLUZIONE BIO, iniziativa promossa da BolognaFiere, in collaborazione con FederBio/AssoBio e con la Segreteria organizzativa di Nomisma. Per un momento, divenuto di confronto, tra istituzioni, player ed esperti del settore su temi di rilevanza; un appuntamento all’interno della Fiera, ancora più prezioso nell’esperienza post pandemia.

Suolo e Salute, primo organismo di controllo e certificazione per il biologico in Italia, come ogni anno, sarà presente all’evento.

Costituito in Associazione nel 1969, promuove da oltre cinquant’anni il metodo biologico come nuovo paradigma, ponendo al centro una produzione alimentare nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente.

Oggi in Italia certifica oltre 20.000 aziende, il 25% del totale nazionale, tra produttori e trasformatori e circa 650.000 ettari di terreno (il 30% dell’intera superficie bio italiana).

Lo staff di Suolo e Salute è felice di riprendere le attività oltre lo schermo.
Vi aspetta al SANA 2021.

Per maggiori informazioni: www.suoloesalute.it

Fonte: Sana

BIO IN AMERICA, UNA PRIORITÀ: L’AMMINISTRAZIONE BIDEN PRESENTA UN PROGRAMMA DI LUNGO PERIODO PER IL SETTORE

BIO IN AMERICA, UNA PRIORITÀ: L’AMMINISTRAZIONE BIDEN PRESENTA UN PROGRAMMA DI LUNGO PERIODO PER IL SETTORE

Numerose, sono le azioni necessarie per il comparto del commercio biologico, dettate dall’amministrazione Biden e messe in evidenza dal ministro dell’Agricoltura statunitense Vilsack, durante l’ultima assemblea annuale dell’Associazione di categoria.

La prima tra le priorità illustrate, prevede la costruzione e il consolidamento di una base di fiducia che funga da rete solida, tra il Ministero dell’Agricoltura statunitense – USDA, gli agricoltori che operano con metodo biologico e gli altri soggetti e istituzioni coinvolte all’interno del Paese.

Tra le azioni indispensabili, annuncia Vilsack, vi è poi la valorizzazione dell’agricoltura biologica e delle pratiche rigenerative in linea con il rispetto e la tutela del pianeta; al fine di contribuire significativamente alla lotta per il cambiamento climatico, in vista del Green Deal europeo, che vede l’America ancora in cammino, verso gli obiettivi da perseguire.

L’amministrazione Biden, prevede inoltre un importante aumento dei fondi, resi disponibili attraverso il programma di condivisione dei costi di certificazione biologica; l’aumento, ha lo scopo di favorire gli agricoltori, rendendo più agile il passaggio al metodo biologico, nella prospettiva di un ampliamento del settore.

Il ripristino della posizione di USDA Organic Policy Advisor, è un’altra delle azioni elencate; assieme all’espansione e trasformazione della fornitura per i programmi di alimentazione di emergenza del ministero americano, a “sistemi di distribuzione di piccole e medie dimensioni”. L’intento in questo caso, è quello di offrire ai produttori socialmente svantaggiati, un maggiore potere d’acquisto di tipo alimentare, su scala federale.

Un programma articolato che denota uno slancio reattivo, di accelerazione, da parte degli Stati Uniti d’America, verso una decisiva svolta green.

Fonte: Green Planet

PRODUTTIVITÀ AGRICOLA A RISCHIO: L’INQUINAMENTO RIDUCE LE POTENZIALITA’ DEI SUOLI DEL 25%

PRODUTTIVITÀ AGRICOLA A RISCHIO: L’INQUINAMENTO RIDUCE LE POTENZIALITA’ DEI SUOLI DEL 25%

Il successo dei sistemi agroalimentari futuri, dipende dall’attenzione che riserviamo alla protezione dei suoli nel mondo.

Ad affermarlo è il direttore della FAO, Qu Dongyu, che sottolinea l’urgenza di una risposta coordinata per affrontare l’inquinamento del terreno, attraverso il miglioramento della salute del suolo e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

L’intervento di Dongyu è avvenuto in occasione della presentazione da parte della FAO, del Global Assessment of Soil Pollution, il rapporto sull’inquinamento dei terreni presenti nel mondo.

Secondo i risultati forniti dal rapporto, la contaminazione dei suoli operata da agenti inquinanti, può diminuirne il tasso di produttività dal 15 al 25%.

Le conseguenze penalizzano diversi fronti: prime fra tutte, le popolazioni più fragili del pianeta; queste, vivono prevalentemente le aree rurali e da tali territori, traggono sussistenza alimentare diretta, dal terreno.

Inoltre ben 15 dei 17 obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo Sostenibile, sono penalizzati nella realizzazione dalla ridotta capacità di esercizio, da parte dei suoli inquinati, di offrire servizi ecosistemici fondamentali.

Infine, i terreni danneggiati, contribuiscono all’inquinamento delle acque dolci e marine fino all’80%, limitando l’accesso a beni primari per buona parte della popolazione e riducendo così, la capacità di ritenzione di CO2; capacità imprescindibile per il contributo alla lotta del cambiamento climatico.

Pesticidi, fertilizzanti e alcuni contaminanti (tra questi ultimi: arsenico, rame, cromo, mercurio, nichel, piombo, zinco e cadmio) sono gli altri fattori co-responsabili nella minaccia alla salubrità del suolo.

Nei diciassette anni successivi al 2000, l’uso dei pesticidi ha riscontrato un aumento del 75%. Glifosato, fungicidi, ddt e altre sostanze hanno lasciato tracce nell’80% dei suoli coltivati in tutta Europa.

Per quanto riguarda i fertilizzanti, solo nell’anno 2018 sono stati registrati circa 109 milioni di tonnellate di sostanze di tipo sintetico utilizzate, a base di azoto.

Una delle conseguenze di questo impiego in Europa, consiste nei valori critici che la presenza di azoto raggiunge nel deflusso verso acque di superficie nel 65-75% dei terreni agricoli.

La produzione annua di prodotti chimici di tipo industriale, dall’inizio del XXI secolo, è raddoppiata in tutto il mondo; raggiungendo i 2,3 miliardi di tonnellate.
La previsione indica un aumento notevole: fino all’85% entro il 2030.

Inger Andersen, segretario esecutivo dell’Unep, ha identificato, tra le soluzioni ai risultati riportati nel rapporto, alcune direzioni di movimento, oltre all’ovvio taglio sull’utilizzo di prodotti chimici. Tra queste figurano: l’adozione di un’agroeconomia di tipo circolare; la rotazione delle colture e un consumo diffuso, in linea generale, più sostenibile.

 

Fonte: Cambia la Terra

CERTIFICAZIONE BIOLOGICA DI GRUPPO: UN CASO DI STUDIO FORNISCE L’IMPATTO POTENZIALE PER L’ITALIA

CERTIFICAZIONE BIOLOGICA DI GRUPPO: UN CASO DI STUDIO FORNISCE L’IMPATTO POTENZIALE PER L’ITALIA

La certificazione di gruppo risulta come il principale approccio utilizzato, per certificare i piccoli agricoltori biologici, in numerosi paesi che non fanno parte dell’Unione Europea. È inoltre riconosciuta e dunque, approvata, da IFOAM – Organics International, Organizzazione Internazionale dei movimenti per l’Agricoltura Biologica.

Il regolamento UE n. 848/2018 sul biologico, permette di applicare questo tipo di certificazione ai piccoli agricoltori bio, anche  per l’Unione Europea.

In questa direzione, si colloca l’articolo pubblicato all’interno della rivista interdisciplinare Ecological Economics, a cura di ISEE – International Society for Ecological Economics, che approfondisce l’applicazione della certificazione di gruppo nello stato italiano.

Lo scritto, dal titolo: “Potenziali risultati e impatti della certificazione biologica di gruppo in Italia: un caso di studio valutativo”, fornisce una valutazione relativa all’attuazione della certificazione, incrociando i risultati di alcuni casi di studio: l’implementazione interessa un gruppo di piccoli agricoltori biologici risiedenti in Italia.

Al fine di valutare gli impatti attesi da tale innovativa applicazione, è utilizzato come quadro analitico, un modello logico di Teoria del Cambiamento. Esaminando successivamente più fonti di prova e mettendole in relazione attraverso la tecnica della triangolazione, lo studio individua quattro profili di potenziali fruitori della certificazione.

Tra questi vi sono i gruppi di piccole aziende ortofrutticole, che producono un solo prodotto principale e utilizzano un meccanismo di coordinamento formale tra i membri, come per esempio i contratti di consegna e gli standard interni per i controlli di qualità; questi sembrano avere maggiori possibilità di successo nell’adozione della Certificazione di gruppo.

La produzione di differenti tipi di prodotti e l’utilizzo di diversi canali di mercato, sembrano ostacolare invece, la funzionalità di questo tipo di certificazione.

Lo studio inoltre, evidenzia le criticità del nuovo regolamento sul biologico, riguardanti proprio le certificazioni di gruppo; offre tuttavia spunti interessanti, per interventi politici e meccanismi alternativi, che possono modificare la transizione verso sistemi alimentari bio di maggiore inclusione e trasparenza. 

Un documento utile dunque, per esplorare in termini valutativi, nuove frontiere di certificazione dei prodotti nel nostro paese.

 

Fonte: Sinab

BIOLOGICO E REGOLAMENTI: UNA STORIA LUNGA TRENT’ANNI

BIOLOGICO E REGOLAMENTI: UNA STORIA LUNGA TRENT’ANNI

Compie trent’anni, la prima normativa creata per disciplinare i prodotti agricoli biologici in Italia.

In data 24 giugno 1991 veniva adottato dal Consiglio delle Comunità europee il Regolamento n. 2092/91, “relativo al metodo di produzione biologico dei prodotti agricoli e all’indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari”.

L’unico settore ancora escluso da questa prima regolamentazione era quello zootecnico, lasciato fuori assieme al vino e all’olio e solo successivamente inserito e monitorato assieme agli altri prodotti rispetto ai criteri di procedura, etichettatura e controllo.

Al 2092/91 è seguito il Reg. CE n. 834/2007 e il Reg. CE n. 889/2008, fondamentali per la definizione e l’aggiornamento di norme generali, relative alla produzione biologica e alle nuove modalità di etichettatura dei prodotti; regolamenti ancora oggi di riferimento, che verranno integrati presto da rinnovate linee guida.

Il trentennale infatti, viene in questi giorni coronato dalla prospettiva di un nuovo disegno di legge per il settore, approvato in Parlamento e ora al vaglio della Camera per la conferma finale.

Quest’ultimo contiene la legittimazione di passaggi sostanziali per il comparto: come l’istituzione di un marchio biologico Made in Italy, che renda distintivo e immediatamente riconoscibile, il valore del biologico nazionale e l’importante messa a sistema dei bio-distretti, strumenti innovativi preziosi per lo sviluppo economico – e certo, agricolo – di territori rurali circoscritti.

L’affermazione di questo traguardo, porta con sé il sigillo di un settore cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni; tanto da rappresentare un elemento di punta del sistema agroalimentare italiano.

Dopo trent’anni, il cerchio normativo che abbraccia il biologico in Italia, compie un giro completo, contribuendo così nel suo “piccolo”, alla transizione agroecologica di impronta europea.

 

Fonte: Italia Fruit News

IMPORTAZIONI DI PRODOTTI AGROALIMENTARI BIOLOGICI: LA COMUNITÀ EUROPEA REGISTRA UN CALO TRA 2019 E 2020

IMPORTAZIONI DI PRODOTTI AGROALIMENTARI BIOLOGICI: LA COMUNITÀ EUROPEA REGISTRA UN CALO TRA 2019 E 2020

Un documento della Commissione Europea dal titolo “Importazioni UE di prodotti agroalimentari biologici”, rivela la diminuzione, seppur leggera, di questo tipo di importazioni, tra l’anno 2019 e l’anno 2020. Sicuramente la situazione pandemica a livello globale ha avuto un ruolo importante negli scambi commerciali nel corso del 2020.

Lo studio è stato pubblicato nel mese di giugno 2021, sul numero 18 di “EU Agrimarket briefs” e mette in evidenza come, sebbene il mercato dell’UE per i prodotti biologici sia cresciuto, le importazioni siano invece scese lievemente.

Nell’anno 2020, l’Unione Europea ha importato circa l’1,9% in meno di prodotti agroalimentari biologici, rispetto all’anno precedente.

Se scendiamo nel dettaglio del tipo di prodotti interessati, vediamo che frutta tropicale, riso, noci e spezie sono saliti nel numero di importazioni a 0,84 milioni di tonnellate, circa il 9% in più; così anche le importazioni di agrumi – aumentate del 31% – assieme a quelle di frutta bio; mentre i quantitativi di verdura e preparati, sono rimasti stabili.

Cereali, farina, zucchero e succhi di frutta biologici hanno registrato invece una diminuzione (nell’anno 2020) e accanto a loro, materie prime come oli vegetali e oleaginose, latte in polvere, burro, caffè in chicchi e cacao, hanno rappresentato in termini di volume, il 48% delle importazioni, mentre in termini di valore il 29%: una decrescita significativa se paragonata alle quantità dell’anno precedente.

Altri prodotti primari come yogurt, miele e alimenti a base di carne, sono di contro, cresciuti nella domanda, arrivando al 42% delle importazioni in termini di volume e al 53% in termini di valore.

Se allarghiamo lo sguardo alle altre nazioni, Paesi Bassi, Germania e Belgio si collocano tra i principali stati che hanno importato il maggior volume di prodotti bio nell’Unione Europea.

Nell’anno 2020 i Paesi Bassi hanno contato il 31% delle importazioni, la Germania il 18%, mentre il Belgio l’11%; si è infine affacciata in coda a questi paesi, la Francia, con una percentuale di importazioni del 10%.

Tra i principali paesi fornitori di prodotti bio per l’UE, compaiono: Ecuador, Repubblica Dominicana, Cina e Ucraina; registrando rispettivamente un volume di prodotti del 12, 9 e 8% (per le ultime due nazioni).

A seguire troviamo Perù, Turchia, India e Colombia, Brasile e Messico, con percentuali di fornitura di prodotti nettamente inferiori, ma che sommate all’azione dei primi quattro paesi extraeuropei, hanno rappresentato nel 2020 il 64% di tutte le importazioni.

Frutti tropicali biologici, noci e spezie sono arrivati maggiormente dall’Ecuador (35%), dalla Repubblica Dominicana (26%) e dal Perù (15%).

Per quanto riguarda le oleaginose, la provenienza include paesi come Cina, India e Ucraina.

Lo zucchero bio invece, ha raggiunto l’Europa dalla Colombia, in altri casi dal Brasile, dall’India o dal Paraguay.

Ultimo non per importanza: il riso biologico, che nel 2020 è “approdato” nell’UE, partendo da territori quali Pakistan (+54%), India (+36%), Thailandia (+23%) e Argentina (+41%) registrando una significativa crescita nel numero di importazioni.  

Fonte: Sinab