Suolo e Salute

Mese: Maggio 2022

PATUANELLI: «L’AGRICOLTURA BIO È STRATEGICA PER L’ITALIA»

PATUANELLI: «L’AGRICOLTURA BIO È STRATEGICA PER L’ITALIA»

«Siamo primi per numero di operatori, ai primi per incidenza e abbiamo anticipato al 2027 l’obiettivo del 25% di superfici coltivate, ma lo stesso deve capitare per le quote di mercato». L’intervento in difesa del settore biologico del ministro delle Politiche agricole

«L’agricoltura biologica è nei fatti è strategica per il nostro Paese». Il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli ha le idee chiare nei confronti di questo modello di agricoltura e lo ribadisce nel momento in cui il conflitto in Ucraina e il rischio di una crisi alimentare nei Paesi del terzo mondo dipendenti dall’import di grano dal Mar Nero spingono alcuni a mettere in discussione gli impegni ambientali della prossima politica agricola comune.

Fare crescere assieme produzioni e domanda

«Sono i numeri a dimostrare il forte legame dell’Italia con l’agricoltura bio, dobbiamo impiegare le risorse di cui possiamo disporre anche per far crescere il valore dei prodotti e lavorare sulla comunicazione nei confronti del consumatore». Una presa di posizione espressa dal ministro in occasione del convegno romano organizzato dalle associazioni del bio per fare il punto sulla legge e sul piano d’azione per il biologico in fase di “assemblaggio” presso il ministero. Il ministro ha quindi enunciato i numeri del successo del bio in Italia.

Il Ministro dà i numeri

«Siamo primi in Europa per numero di operatori con 81.731 e un incremento dell’1,3% rispetto al 2019, terzi per superficie dopo Francia e Spagna; la nostra superficie risulta aumentata rispetto al 2019 di 5,1 punti percentuali, centomila ettari in più, in base ai dati 2021».

La Sicilia è la regione più bio d’Italia, a seguire Puglia, Calabria e Toscana che assieme raccolgo il 51% dell’intera superfice.

«Siamo al primo posto per numero di produttori, 71.590, la Francia ne ha poco più di 53.000, la Spagna 44.500». «Ai primi posti, ha detto ancora Patuanelli, anche come incidenza, al 16,6% e per questo abbiamo anticipato al 2027 l’obiettivo del green deal di arrivare al 25% di Superficie agraria.

Promuovere un messaggio chiaro e condiviso

L’export dei prodotti biologici nazionali ha un valore di 2,9 miliardi di euro, cresciuto degli ultimi due anni nonostante la pandemia. «I consumatori chiedono cibi sostenibili – ha spiegato Patuanelli – una domanda che dobbiamo assecondare non generando fratture ma puntando su un messaggio chiaro e unico». «Il nostro obiettivo non è solo quello di raggiungere il 25% di superfici coltivate a bio ma anche il 25% di quote di mercato».

CSO-ITALY VARA IL PROGETTO “FRUTTETO ZERO EMISSIONI”

CSO-ITALY VARA IL PROGETTO “FRUTTETO ZERO EMISSIONI”

Novanta alberi da frutto piantati ogni anno per allestire frutteti dimostrativi in grado di diffondere la conoscenza e il consumo prodotti ortofrutticoli biologici

Sostenibilità attraverso gesti concreti: questo il senso dell’iniziativa “Frutteto Zero Emissioni” ideato da Made in Nature, il progetto di Cso Italy-Centro Servizi Ortofrutticoli che prevede la piantumazione di 270 alberi da frutta da agricoltura biologica per compensare le emissioni e promuovere il consumo biologico.

Le aziende partner del progetto

Un progetto finanziato dall’Unione Europea con il contributo delle aziende agroalimentari italiane Brio, Canova, Ceradini, Conserve Italia, Orogel e Veritas Bio frutta. «Nel dettaglio – spiega Paolo Bruni, Presidente CSO Italy – l’obiettivo è promuovere la conoscenza e il consumo di prodotti ortofrutticoli biologici in Italia, Germania, Francia e Danimarca, il Paese europeo più rappresentativo in termini di consumi di biologico».

90 piante ogni anno

Il ‘Frutteto Zero Emissioni’, presentato in anteprima al Macfrut, il salone internazionale dell’ortofrutta in programma Rimini fino a venerdì prevede che oltre 90 alberi da frutto siano piantati e coltivati in modalità biologica, entro l’anno, e altrettanti per i restanti due anni, in uno spazio agricolo in prossimità delle aziende coinvolte nel progetto.

LOTTA A CAVALLETTE IN SARDEGNA, SERVE DEROGA PER IL PIRETRO

LOTTA A CAVALLETTE IN SARDEGNA, SERVE DEROGA PER IL PIRETRO

Contro l’invasione biblica che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura sarda, le aziende biologiche di Copagri stanno utilizzando in via sperimentale prodotti autorizzati in biologico come il piretro. Ignazio Cirronis: «Abbiamo presentato richiesta di deroga al Mipaaf per potere inserire questo prodotto nei piani di lotta obbligatoria allestiti dall’Agenzia regionale Laore»

Allarme cavallette in Sardegna. La task-force messa in piedi dall’agenzia regionale sarda Laore e che si avvale della collaborazione dell’Università di Sassari e del Centro provinciale Antinsetti di Nuoro, nel tentativo di arginare l’invasione degli ortotteri, ha intensificato l’azione di contrasto utilizzando trattamenti a base di deltametrina, un insetticida non consentito in agricoltura biologica.

Sperimentazione in pieno campo

«I nostri associati – afferma il presidente di Copagri Sardegna, Ignazio Cirronis – stanno utilizzato, in via sperimentale e con l’ausilio dei ricercatori, prodotti a base di piretro naturale che si sono dimostrati efficaci e che sono consentiti in agricoltura biologica».

«Questi prodotti, però, non hanno un’indicazione specifica per la lotta alle cavallette e per poterli utilizzare a tale scopo occorre una deroga ministeriale».

Serve la deroga

«Da qui la nostra richiesta, già inoltrata alla Regione e che Anaprobio, l’Associazione Nazionale dei Produttori Biologici d Copagri ha avanzato al Mipaaf tesa ad ottenere una deroga che consenta di utilizzare questi prodotti naturali.

«In questo modo le aziende biologiche, non solo non perderanno le certificazioni di prodotto ed i premi comunitari per il biologico previsti nel PSR, ma contribuiranno, persino, ad una tutela ambientale del territorio».

SUOLO E SALUTE RAFFORZA IL RUOLO DI LEADER DELLA CERTIFICAZIONE BIO

SUOLO E SALUTE RAFFORZA IL RUOLO DI LEADER DELLA CERTIFICAZIONE BIO

Balzo del numero degli operatori controllati nel 2021 che superano di slancio quota ventunomila.  Alessandro D’Elia (direttore generale di Suolo e Salute): «E’ l’effetto della nostra forza sul territorio, dell’esperienza e della riconosciuta affidabilità del servizio offerto».

  • 21.045 operatori controllati (+6,2% su base annua);
  • 606mila gli ettari (+6,5%);
  • 104 le aziende di produzione e preparazione e solo preparazione (+5,2%);
  • 567 le nuove notifiche (+21,5%);
  • 809 l’incremento degli operatori in dieci anni (+87,3% contro un incremento nazionale del 64%);

Suolo e Salute arriva così a certificare:

  • il 26% degli operatori biologici italiani,
  • il 30% della superficie agricola biologica nazionale.

Suolo e Salute conferma il suo ruolo di locomotiva della certificazione del biologico italiano.

Dall’analisi dei dati presentati all’Assemblea dei soci che si è tenuta a Fano (PU) lo scorso 28 aprile per l’approvazione del bilancio 2021, emerge infatti la forte crescita rispetto al 2020 sia del numero totale degli operatori controllati e certificati (+ 6,2%) che di quelli che hanno notificato per la prima volta la loro attività all’ente di certificazione (con un balzo pari a +21,5%).

Superata quota ventunomila

Il numero delle aziende certificate da Suolo e Salute ha superato la soglia delle 21.000 unità, arrivando per l’esattezza a 21.045 operatori tra produttori, preparatori, importatori ed esportatori. La superficie agricola totale controllata nel 2021 è stata di 606.250 ettari (+6,5% su base annua).

Numeri che confermano la leadership di Suolo e Salute nel settore del controllo e della certificazione delle produzioni biologiche con circa il 26% delle aziende bio in Italia e oltre il 30% della superficie coltivata in biologico.

I risultati sono stati caratterizzati da un trend molto positivo sia da un punto di vista operativo che economico: oltre ad un aumento del numero delle aziende certificate si è registrato anche un aumento del fatturato e degli investimenti per l’ottimizzazione dell’operatività e dell’efficienza aziendale.

Costa: «La sostenibilità passa da questo metodo di produzione»

«L’Unione europea – ricorda Angelo Costa, presidente di Suolo e Salute – fa affidamento sull’agricoltura biologica per realizzare gli importanti obiettivi di transizione ecologica contenuti nel Green Deal».

«Suolo e Salute – ribadisce il presidente–, assumendosi la responsabilità connessa al ruolo di primo ente di certificazione del bio in Italia e facendo tesoro di un’esperienza che dura da più di mezzo secolo, può testimoniare la correttezza di chi sceglie questo modello produttivo, il più efficace nel creare esternalità positive con effetti tangibili a livello ambientale, sociale ed economico».

I record che emergono dal Bilancio 2021 mettono infatti in evidenza la vitalità di quello che è il più “antico” ente di certificazione italiano. Nato dall’eredità dell’Associazione Suolo e Salute, fondata a Torino nel 1969, pioniera nello sviluppo e nella promozione del metodo dell’agricoltura biologica.

D’Elia: «È l’effetto della nostra forza sul territorio, dell’esperienza e della riconosciuta affidabilità del servizio offerto»

«Si tratta di una crescita considerevole – commenta Alessandro D’Elia, direttore generale di Suolo e Salute – che conferma il nostro capitale di credibilità e affidabilità e che lancia un messaggio di fiducia per tutto il sistema del biologico italiano».

«Negli ultimi dieci anni abbiamo avuto una crescita dell’87% del numero delle aziende certificate e del 103% della superficie agricola utilizzata. Un risultato veramente importante – continua D’Elia – che va letto con il cuore. Nonostante le difficoltà abbiamo saputo affermare la nostra credibilità ed affidabilità, meritando la continua fiducia del mercato. Chiaramente i numeri e lo status di primo organismo di certificazione richiamano Suolo e Salute a un continuo senso di responsabilità nei confronti dei propri operatori e del sistema nel suo insieme».

I numeri

Dall’analisi dei dati definitivi del 2021 di Suolo e Salute emerge il saldo positivo di 1.221 nuovi operatori controllati e certificati (+6,2%) che hanno portato il totale a 21.045.

Un risultato significativo non solo a livello numerico ma anche qualitativo, sia per le realtà della produzione primaria che di trasformazione. Rispetto al 2020 c’è stato un incremento di 967 aziende di produzione primaria e 254 di produzione primaria/preparazione e sola preparazione. Le aziende certificate che effettuano la preparazione di prodotti biologici sono arrivate così in totale a 5.104 (+5,2%). Rispetto al 2020 non si è riscontrato solo un aumento numerico delle aziende ma, più in generale, e sicuramente più significativo, è l’aumento qualitativo delle nuove aziende controllate; infatti, tra i nuovi ingressi del 2021, sono numerose le aziende di preparazione con marchi importanti del panorama dell’agroalimentare italiano di qualità che hanno scelto Suolo e Salute per la certificazione del biologico.

Le aziende zootecniche biologiche controllate sono 2783, aumentate di 76 unità (+2,8%) rispetto al 2020.

L’incremento della superficie certificata è risultata più che proporzionale (37mila ettari di aumento pari +6,5%), portando ad una superficie agraria utile aziendale di 31 ettari, molto rilevante se confrontata con la media italiana di 7,9 ettari.

Effetto fidelizzazione

Risultati ancora più significativi alla luce della concorrenza di nuovi organismi di controllo e certificazione recentemente autorizzati che hanno portato il numero complessivo a 19. Nonostante questo, il numero delle aziende che hanno abbandonato il metodo di produzione o sono passate ad altri enti sono notevolmente diminuite rispetto al passato. «Un’evidenza – commenta D’Elia – che rivela un indice di qualità molto positivo, a dimostrazione del fatto che il servizio offerto da Suolo e Salute sia funzionale, generando una risposta ottimale in termini di fidelizzazione degli operatori controllati».

«Dietro ai risultati positivi raccolti anche quest’anno – spiega D’Elia-  c’è l’effetto della nostra forza sul territorio, grazie al prezioso contributo dei nostri tecnici ispettori e dei nostri colleghi delle 19 sedi sul territorio e dell’affidabilità del servizio fornito».

Ottimismo per il futuro

Uno sguardo di positività che riguarda anche il prossimo futuro. Infatti nei primi 4 mesi dell’anno le nuove aziende entrate nel sistema di controllo e certificazione di Suolo e Salute sono aumentate di circa 500 unità.

IFOAM ORGANICS EUROPE CELEBRA I SUOI PRIMI 20 ANNI AL SERVIZIO DEL BIO

IFOAM ORGANICS EUROPE CELEBRA I SUOI PRIMI 20 ANNI AL SERVIZIO DEL BIO

Il presidente Jan Plagge e il direttore generale Eduardo Cuoco hanno celebrato l’evento mettendo a confronto le esperienze degli attori della filiera bio e l’impegno delle istituzioni europee. «La nostra crescita e quella del bio in Europa testimoni come questo metodo sia il più affidabile per risolvere le crisi del clima e della biodiversità»

Vent’anni al servizio del biologico europeo. L’11 maggio a Bruxelles Ifoam Organics Europe ha celebrato il suo 20° anniversario. La Federazione europea dei movimenti di agricoltura biologica è stata infatti istituita nel 2002 come voce unitaria del bio europeo e ora rappresenta più di 400mila operatori della filiera alimentare in tutta Europa.

La transizione verso sistemi più sostenibili

Un movimento biologico diversificato e molto attivo nei confronti delle istituzioni dell’Ue, in favore di una trasformazione dell’agricoltura del vecchio continente verso sistemi più sostenibili. Il 2022 vede la fortunata congiuntura della celebrazione contemporanea anche dei 50 anni di Ifoam international e dei 10 anni di Ifoam Asia.

La sessione centrale dell’evento celebrativo è stata caratterizzata dal convegno “Più biologico sul mercato dell’UE: responsabilizzare i cittadini e gli attori della filiera nella transizione verso sistemi alimentari sostenibili” con gli interventi di Nathalie Chaze, della Direzione generale Salute e sicurezza alimentare della Commissione Ue, Jan Groen, fondatore e leader di Green Organics, Pierrick de Ronne, presidente di Biocoop, Beate Huber, presidente di Fibl Europe e  Aina Calafat Rogers, produttrice bio spagnola, membro della Società Spagnola di Agroecologia (SEAE) e di Ifoam Organics Europe.

Raggiungere il 25% con un approccio di filiera

Nella sessione successiva Jan Plagge, presidente di Ifoam Organics Europe, ha discusso con Wolfgang Burtscher, direttore generale della DG agricoltura e sviluppo rurale della Commissione Ue sull’obiettivo di raggiungere il 25% di biologico in Europa attraverso un approccio di filiera.

«La crescita di Ifoam Organics Europe – ha commentato Plagge – e del movimento biologico europeo è già in sé una testimonianza di come questo metodo di produzione continui ad essere stimolante e adeguato a risolvere le sfide del nostro tempo».

«È infatti anche uno strumento politico che aiuterà l’Europa ad affrontare le attuali sfide della società, come le crisi del clima e della biodiversità».

L’impegno dei produttori bio

«In questi ultimi 20 anni gli operatori del biologico hanno dimostrato di poter produrre alimenti di alta qualità senza fertilizzanti sintetici e pesticidi e, con ulteriori investimenti in ricerca, le rese biologiche continueranno ad aumentare».

«L’agricoltura biologica fornisce anche soluzioni per adattarsi alle mutevoli condizioni climatiche e rendere la nostra produzione alimentare più resiliente e meno dipendente da input ad alta intensità energetica». «Essendo io stesso un esperto di agricoltura biologica, sono convinto che la produzione biologica sia la scelta migliore per garantire l’approvvigionamento alimentare per le generazioni attuali e future».

La fiducia dei consumatori

Eduardo Cuoco, Direttore di Ifoam Organics Europe nel suo intervento all’apertura dell’evento ha rimarcato che «la presenza del movimento biologico a Bruxelles è cresciuta insieme al numero di produttori e trasformatori biologici in Europa negli ultimi vent’anni». «L’agricoltura biologica è ora riconosciuta come il principale progetto europeo per produrre il nostro cibo nel sistema più sostenibile».

«L’obiettivo del 25% di biologico delle strategie Farm to Fork e Biodiversity è un riconoscimento dei benefici dell’agricoltura biologica per l’ambiente, gli agricoltori e i consumatori. Molto resta da fare per rendere l’agricoltura più resiliente e in linea con i confini del pianeta, ma il movimento biologico può essere orgoglioso di quanto realizzato finora per il riconoscimento del suo contributo a molti obiettivi politici europei».

Uno sguardo al futuro

«Anche i consumatori si fidano del biologico, il fatto che il mercato sia cresciuto fino a 44,8 miliardi di euro lo dimostra».

Nell’evento di Bruxelles Ifoam Organics Europe non si è limitata a celebrare il passato, ma ha tracciato anche le linee per il futuro, attendendo con impazienza i prossimi 20 anni di collaborazione con le istituzioni dell’UE e le parti interessate per rendere l’Europa più biologica.

Suolo e Salute ha preso parte all’evento ed è stata rappresentata dal direttore generale, Alessandro D’Elia. La società è da tempo sponsor e membro di Ifoam Organics Europe.

LA CORTE DEI CONTI ANALIZZA GLI EFFETTI DEL PIANO STRATEGICO PER IL BIO

LA CORTE DEI CONTI ANALIZZA GLI EFFETTI DEL PIANO STRATEGICO PER IL BIO

“Consumi ed esportazioni in crescita”: la magistratura contabile nazionale certifica che i risultati ci sono, ma impone più tempestività nei progetti di sviuppo e di ricerca per poter attivare procedure di revoca in caso di inadempimenti

I risultati ci sono, ma occorre accelerare nell’attuazione dei progetti di ricerca. È questo in sintesi il verdetto della Corte dei Conti sul piano di ricerca nazionale sull’agricoltura biologica. La magistratura contabile ha infatti esaminato la gestione del “Fondo per la ricerca nel settore dell’agricoltura biologica” che finanzia i programmi di ricerca in questo modello di produzione agricola, oltre che nella sicurezza e salubrità alimentare.

Impatto positivo

«L’agricoltura biologica – rileva la Corte – si è estesa dagli 1,3 milioni di ettari del 2014 agli oltre 2 milioni del 2020 in termini di superficie coltivata».

«Il fatturato, tra consumi interni ed esportazioni, è in significativo aumento, ed è passato da 2 a 6 miliardi di euro nell’arco 2008-2020».

Sono le cifre che emergono dalla relazione sui “Finanziamenti per la ricerca nell’agricoltura biologica”, approvata dalla sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello stato della Corte dei Conti con delibera n. 8/2022/g.

Cinque anni sotto esame

L’esame della Corte si è incentrato sulla verifica dei risultati conseguiti (modi, tempi, obiettivi ed attuazione dei progetti) tra il 2016 ed il 2021, a fronte di quanto stabilito nel “Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico”, elaborato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, in cui il fondo stesso è ricompreso.

Le note dolenti: serve più tempestività

Oltre al già citato incremento delle colture biologiche, i giudici contabili hanno però evidenziato, sotto il profilo gestionale, la necessità di un’accelerazione nell’attuazione dei progetti e l’adozione, da parte dell’amministrazione, di un efficace sistema di monitoraggio degli stessi per attivare l’eventuale tempestiva revoca del finanziamento, con recupero di quanto anticipato, nei casi di inerzia non giustificata dei soggetti proponenti.

A fronte di ritardi non autorizzati nella presentazione dei rendiconti, la Corte ha, analogamente, raccomandato «l’assunzione di iniziative a sollecito di tale adempimento, anche per evitare ulteriori rallentamenti nella procedura di liquidazione».