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L’OLIO EXTRAVERGINE BIOLOGICO PIÙ RICCO DI ANTIOSSIDANTI

L’OLIO EXTRAVERGINE BIOLOGICO PIÙ RICCO DI ANTIOSSIDANTI

Uno studio spagnolo pubblicato sul prestigioso Journal of Agriculture and Food Research

Un team di ricercatori del Centro de Biotecnología para la Agricultura y la Agroalimentación del Alentejo (CEBAL) / Instituto Politécnico de Beja (IPBeja), del MED dell’Università di Évora e di quella di Jaénha ha pubblicato uno studio scientifico sul Journal of Agriculture and Food Research in cui analizza l’impatto delle pratiche agronomiche sulla disponibilità di oleocantale e oleaceina in oli di oliva vergini monovarietali.

Il lavoro approfondisce il rapporto tra sistema di coltivazione, varietà di olive e profilo fenolico dell’olio, rilevando come le pratiche agricole influenzino il contenuto di composti fenolici (che sono antiossidanti benefici) nell’olio extravergine di oliva.

Il risultato principale è che gli oli extravergini ottenuti da agricoltura biologica presentano concentrazioni significativamente più elevate di questi composti rispetto a quelli da agricoltura integrata (in particolare per la cultivar Cobrançosa: anche le varietà influenzano la qualità nutrizionale dell’olio, ma sempre con risultati migliori per la coltivazione biologica).

Leggi l’articolo:

Miguel D. Ferro, Irene Caño-Carrillo, Bienvenida Gilbert-López, Alfonso Fernández-García, Maria João Cabrita, José M. Herrera, Maria F. Duarte,

Agricultural practices as promoters of oleocanthal and oleacein availability in virgin olive oils from three olive cultivars,

Journal of Agriculture and Food Research,

Volume 22,

2025,

102103,

ISSN 2666-1543,

https://doi.org/10.1016/j.jafr.2025.102103

(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666154325004740)

NUOVO REGOLAMENTO SUL BIOLOGICO: OLTRE 200 EMENDAMENTI

NUOVO REGOLAMENTO SUL BIOLOGICO: OLTRE 200 EMENDAMENTI

A luglio la discussione in commissione agricoltura al parlamento europeo, a settembre la votazione

Tutto è nato dalla sentenza della Corte di giustizia europea sul caso Herbaria. Per la Corte, un prodotto biologico fabbricato negli Stati Uniti con l’aggiunta di vitamine e sali minerali (che, salvo casi particolari, nella UE è vietata, mentre è del tutto legale negli USA) non può essere venduto nell’UE con il marchio biologico europeo, come era invece previsto nell’accordo di equivalenza tra USA e UE, perché ciò dà luogo a disparità di trattamento, con svantaggio per gli operatori del vecchio continente.

La Commissione ha cercato di trovare una soluzione con il minor impatto possibile, proponendo una revisione del regolamento mirata, aggiungendo, già che c’era, alcune modifiche minori.

Si tratta, in particolare, della semplificazione della certificazione dei gruppi di produttori (prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo), di precisazioni sui requisiti per l’accesso all’aria libera del pollame giovane e sul numero di animali per unità di produzione, dell’accantonamento della lista dei prodotti di pulizia e disinfezione utilizzati nella trasformazione e magazzinaggio, del prolungamento al 2036 del termine per la sottoscrizione di accordi con gli 11 Paesi terzi attualmente in regime di equivalenza.

Il termine per la presentazione delle proposte di emendamento da parte degli europarlamentari scadeva il 25 marzo (la commissione AGRI voterà a luglio e il regolamento andrà in seduta plenaria a settembre): ne sono stati presentati 228.

La maggior parte riguarda le importazioni da paesi terzi e il regime di equivalenza,

etichettatura e l’utilizzo di termini che si riferiscono alla produzione biologica per i prodotti importati, controlli, tracciabilità e informazione al consumatore; durata e gestione delle disposizioni transitorie.

Alcuni emendamenti vorrebbero irrigidire l’approccio alle importazioni da paesi terzi e distinguere più nettamente tra i prodotti biologici dell’UE e quelli provenienti da sistemi equivalenti, altri sono più tecnici e di chiarimento, altri sono più settoriali e riguardano i singoli allegati e le norme di attuazione.

Il nuovo regolamento rimarrà in vigore per una decina d’anni, è quindi opportuna un’approfondita lettura delle proposte anche da parte degli operatori, se del caso confrontandosi con i parlamentari europei italiani per segnalare la propria posizione.

Non sarà possibile presentare nuovi emendamenti, la discussione può riguardare solo i 228 già presentati.

 

L’elenco degli emendamenti si può scaricare a pagina https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/AGRI-AM-785380_EN.pdf

LE MARCHE BRINDANO BIO

LE MARCHE BRINDANO BIO

Il vigneto bio marchigiano è a 7mila ettari, più che raddoppiato in dieci anni, cresce anche il numero degli operatori

Le Marche hanno partecipato alla 58esima edizione di Vinitaly (12-15 aprile) con 106 aziende da tutto il territorio in un’area collettiva di oltre 1.000 metri quadrati e con una terrazza di 250 metri quadrati dedicata alla degustazione libera di 212 etichette scelte tra un ventaglio di 20 Dop e una Igp.
La Regione ha sottolineato che l’ossatura prevalente del suo settore vitivinicolo (14mila aziende su 17.500 ettari) è costituita da piccole e medie imprese e che le spetta il primato per il vino biologico: il 39,8% dei vigneti è certificato, con una crescita delle superfici (arrivate a 7mila ettari) del 113% fra il 2015 e il 2024, mentre nello stesso periodo il numero di operatori biologici è cresciuto del 71,5%.

Suolo e Salute certifica quasi 2.400 aziende biologiche marchigiane, ben oltre il 50% del totale; tante di queste sono cantine di rilievo nel panorama italiano ed europeo che producono degli ottimi vini biologici molto apprezzati dal mercato.

Le indicazioni geografiche Dop e Igp superano il 75% della produzione e generano un fatturato complessivo che supera i 175 milioni di euro.

La produzione vinicola 2025 è in leggero rialzo: 834mila ettolitri contro gli 800mila della media dei cinque anni precedenti.

 

Leggi qui tutti i dati regionali: https://static.regione.marche.it/News-ed-Eventi/Post/115080/Vinitaly-le-Marche-regione-leader-nazionale-nel-bio-con-quasi-il-40-dei-vigneti-certificati-organic

 

NOTA DOLENTE: ANCHE L’ITALIA DÀ IL VIA LIBERA AI NUOVI OGM

NOTA DOLENTE: ANCHE L’ITALIA DÀ IL VIA LIBERA AI NUOVI OGM

L’Italia tra i 18 Paesi che in Consiglio europeo hanno approvato il nuovo regolamento sulle tecniche genomiche (NGT) che supera l’obbligo di etichettatura della presenza di alimenti geneticamente modificati.

Croazia, Ungheria, Austria, Romania, Slovenia e Slovacchia hanno votato contro, Belgio, Bulgaria, Germania si sono astenuti, gli altri 18 (Italia compresa) il 21 aprile hanno votato a favore, quindi, il Consiglio europeo ha approvato il regolamento sui nuovi OGM (NGT), il cui testo finale sarà sottoposto al vaglio del parlamento europeo il 18 maggio. Con tutta probabilità le norme si applicheranno dal 2028.

Il testo non prevede l’obbligo di indicare in etichetta se il prodotto o i suoi ingredienti derivano da semi geneticamente modificati in laboratorio, calpestando la normativa generale in materia di informazione del consumatore, secondo la quale “è opportuno garantire che i consumatori siano adeguatamente informati sugli alimenti che consumano. Le scelte dei consumatori possono essere influenzate, tra l’altro, da considerazioni di natura sanitaria, economica, ambientale, sociale ed etica” e disattendendo i risultati dei sondaggi, secondo i quali oltre l’85% dei consumatori Ue vuole la chiara indicazione dell’origine geneticamente modificata in etichetta.

L’indicazione della modifica genetica apparirà soltanto sui sacchi delle sementi, non sui documenti di vendita del grano, né tantomeno su quelli della farina (e di conseguenza sul pane che il consumatore acquista).

 

Un altro buco nero è rappresentato dalla questione dei diritti brevettuali: il testo approvato dai rappresentanti dei governi nazionali non vieta i brevetti sulle piante NGT, calpestando la precisa richiesta che il Parlamento europeo aveva avanzato nella prima lettura del 2024.

C’è quindi il rischio che chi si trovasse il campo contaminato da materiale geneticamente modificato a causa di derive, invece di essere indennizzato, possa venir chiamato a rispondere dell’uso di patrimonio genetico sotto brevetto dalle tre multinazionali delle sementi che da sole controllano oltre il 60% del mercato mondiale.

 

Contattate il vostro parlamentare europeo e spiegategli i rischi della norma e per sottolineare che la trasparenza non ostacola certamente l’innovazione, ma la rafforza, che i cittadini europei non vogliono essere tenuti all’oscuro di quel che mangiano e che le NGT non si conciliano con la “DOP economy” su cui l’Italia punta (o almeno così dichiara).

 

Intanto, il comune di Isola del Piano (piccolo, ma importante nel biologico: ospita la sede e il pastificio della Cooperativa Girolomoni) ha messo le mani avanti ed è tra i primi in Italia a vietare semi NGT nel proprio territorio, una mossa simbolica (il regolamento non c’è ancora), ma significativa.

 

Qui i testi di interesse:  https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/04/21/new-genomic-techniques-council-adopts-new-rules-to-boost-sustainable-and-competitive-eu-food-systems/

PESTICIDI E TUMORI, UN ALTRO STUDIO CONFERMA LA CORRELAZIONE

PESTICIDI E TUMORI, UN ALTRO STUDIO CONFERMA LA CORRELAZIONE

La ricerca conferma: più che le singole sostanze, a rappresentare la vera minaccia è la combinazione tra loro, che non è assolutamente considerata dall’attuale quadro autorizzativo

Nature Health pubblica uno studio sull’impatto dei pesticidi sulla salute che propone un cambio di prospettiva: il rischio deriva soprattutto dalle combinazioni di sostanze, che son sempre state trascurate: negli iter di valutazione e autorizzazione finora ci si è basati sull’analisi delle singole sostanze, un approccio che non riflette l’esposizione reale, che è multipla.
I ricercatori hanno studiato le interazioni tra diverse sostanze chimiche, integrando dati ambientali, epidemiologici e modelli statistici avanzati con l’obiettivo di collegare l’esposizione reale al rischio di tumori.
Il rischio oncologico resta influenzato da molti fattori (genetica, fumo, dieta), ma lo studio, condotto su scala nazionale negli USA, mostra correlazioni e evidenzia il punto chiave dell’effetto combinato dei pesticidi: anche dosi considerate sicure possono diventare rischiose se combinate, dato che le sostanze possono amplificare i loro effetti (sinergia).
Le miscele possono alterare ciclo cellulare, DNA e infiammazione, effetti che inizialmente possono essere silenti, ma sono pericolosi nel lungo periodo.
Lo studio critica i modelli attuali di valutazione del rischio: le soglie per singole sostanze potrebbero essere insufficienti, serve considerare esposizioni cumulative e prolungate, tenendo presente che anche sostanze da sole non cancerogene possono contribuire al rischio.
La diffusione dei pesticidi è influenzata da Fattori ambientali e climatici, con cluster geografici di alta esposizione.
Il problema è quindi anche ambientale e politico e sollecita un approccio più integrato e realistico per una prevenzione più efficace.

 

Leggi l’articolo Honles, J., Cerapio, J.P., Monge, C. et al. Mapping pesticide mixtures to cancer risk at the country scale with spatial exposomics. Nat. Health (2026). https://doi.org/10.1038/s44360-026-00087-0

CARBON CREDIT E IL MONDO DEL VINO: PRESENTATO AL VINITALY IL PROGETTO F.AGR.I.

CARBON CREDIT E IL MONDO DEL VINO: PRESENTATO AL VINITALY IL PROGETTO F.AGR.I.

Il progetto F.Agr.I. mira a promuovere e incentivare pratiche sostenibili e innovative per contrastare il cambiamento climatico e creare redditività per il settore agricolo

In occasione del Vinitaly 2026 è stato presentato il progetto F.Agr.I sul tema dei carbon credit: un approccio concreto alla sostenibilità ambientale e, al tempo stesso, un’opportunità economica per le aziende agricole.

All’incontro hanno partecipato Barbara Ferro, Amministratore Delegato di VeronaFiere; Gianfranco Grieci, Presidente Nazionale F.Agr.I.; M. Batista De Olivera, Amministratore Delegato di Alphag8, società svizzera che ha sviluppato la piattaforma digitale Fagri. Digital per la gestione in blockchain del mercato dei crediti di carbonio; Andrea Colantoni, professore dell’Università della Tuscia; Alessandro D’Elia, Direttore Generale e A.D. di Suolo e Salute, organismo di controllo designato da Fagri.Digital per la certificazione dello standard; e Stefano Vaccari, Direttore Generale ICQRF. L’incontro si è concluso con l’intervento di Marco Loi, Direttore dell’internazionalizzazione di F.Agr.I. La moderazione è stata affidata a Iacopo Becherini, Presidente Liberi Agricoltori.

Durante l’evento è stata presentata la piattaforma Fagri.Digital e la relativa metodologia, pensate per consentire alle aziende agricole, in particolare vitivinicole, di ridurre o assorbire CO₂ attraverso pratiche sostenibili. Tali risultati possono essere certificati secondo standard conformi alle nuove direttive europee e trasformati in crediti di carbonio vendibili sul mercato volontario.

Nel 2024 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento UE 2024/3012, che istituisce un quadro di certificazione per gli assorbimenti permanenti di carbonio, la carboniocoltura e lo stoccaggio del carbonio nel suolo. Il regolamento rappresenta il primo passo verso l’introduzione definitiva nella legislazione europea di un sistema strutturato per la certificazione degli assorbimenti di carbonio e la riduzione delle emissioni dal suolo.

La normativa europea mira a promuovere e incentivare pratiche sostenibili e innovative in grado di contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico, creare nuove opportunità per il settore agricolo e supportare l’Unione Europea nel raggiungimento dell’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050.

La Commissione Europea sta attualmente definendo gli atti delegati che disciplineranno le pratiche ammesse alla certificazione, le metodologie di calcolo dei risultati e i processi di verifica. È inoltre prevista l’istituzione di un registro elettronico a livello comunitario, volto a garantire trasparenza e tracciabilità delle cosiddette “unità certificate”, che rappresenteranno il beneficio netto in termini di carbonio derivante dalle attività di assorbimento e riduzione delle emissioni.

“Un elemento determinante per il funzionamento del sistema – commenta Alessandro D’Elia, Direttore Generale e A.D. di Suolo e Salute – è il ruolo degli organismi di certificazione, incaricati di verificare il rispetto dei criteri previsti dal Regolamento UE 2024/3012; in linea con il quadro normativo europeo, Suolo e Salute è stata designata per verificare la conformità allo standard Fagri.Digital. Per tale attività, grazie a una presenza capillare su tutto il territorio nazionale, con 19 sedi operative, 160 dipendenti e oltre 300 tecnici ispettori, siamo in grado di assicurare controlli capillari e un servizio affidabile. L’affidabilità dei controlli è l’elemento essenziale per rafforzare la fiducia e la credibilità dell’intero sistema.”

 

Fonte: https://www.vinitaly.com/calendario/vinitaly/vinitaly-2026/carbon-credit-e-mondo-del-vino/?utm_source=chatgpt.com

Per informazioni: https://www.fagri.digital/