Suolo e Salute

Category: Sviluppo Sostenibile

AGRICOLTURA BIOLOGICA: UN TOCCASANA PER L’AMBIENTE, IL CONSUMATORE E L’AGRICOLTORE

AGRICOLTURA BIOLOGICA: UN TOCCASANA PER L’AMBIENTE, IL CONSUMATORE E L’AGRICOLTORE

Uno studio di France Strategie (istituzione autonoma francese) afferma che l’agricoltura biologica è il modello più performante sia sul piano ambientale che economico. Tale istituzione, nel raccogliere i dati, ha preso in esame diversi aspetti che hanno riguardato:

  • Le esternalità positive dell’agricoltura biologica
  • I sistemi agroambientali e climatici
  • I valori ambientali
  • L’impatto degli agrofarmaci

Nello studio emerge chiaramente un quadro noto, e cioè che se da una parte il minor utilizzo di mezzi tecnici di sintesi induce a un minor resa e a una maggiore forza lavoro, dall’altra parte troviamo un risparmio nei costi relativi ai fertilizzanti e ai prodotti fitosanitari e al maggior prezzo di commercializzazione dei prodotti biologici. Inoltre è stato dimostrata una maggiore solidità del modello bio rispetto all’agricoltura convenzionale, con rese più stabili e con un valore più elevato nel tempo. Lo studio ha riguardato 23 casi reali, e nei risultati non si è tenuto conto delle sovvenzioni pubbliche a favore del settore bio.

Per approfondimenti sullo studio e sulla comparazione economica tra il biologico e il convenzionale si rimanda all’articolo.

 

Fonte: il salvagente.it

Foto di Pexels da Pixabay

PRESENTATO LO STATO DELL’ARTE DEL “PROGETTO BRESOV”

PRESENTATO LO STATO DELL’ARTE DEL “PROGETTO BRESOV”

Negli scorsi giorni si è tenuto il webinar del progetto Bresov (Breeding for Resilient Efficient and Sustainable Organic Vegetable Production), incentrato sullo studio di 3 coltivazioni di riferimento che si possano adattare agli agrosistemi orticoli più sottoposti ai nuovi scenari di cambiamento climatico.

 

I 22 partner, provenienti da 9 paesi differenti, coordinati dal prof. Ferdinando Branca (dipartimento di Agricoltura Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania), hanno analizzato 837 crucifere (broccoli, cavolfiori etc.), 496 di pomodoro e 675 di fagiolino.

Lo studio aveva il compito di identificare diversi fattori, tra cui:

  • Maggiore resistenza a stress idrici
  • Senescenza indotta dal buio
  • Resistenza ad alte temperature
  • Contenuto di proteine e antiossidanti
  • Contenuto di zuccheri (per i fagiolini)

Per quanto riguarda le produzioni di seme biologico, il team si è incentrato su alcuni punti che includono:

  • Influenza della densità culturale
  • Utilizzo di composti naturali e agenti microbiologici
  • Controllo di parassiti delle piante
  • Composti nutritivi consentiti in agricoltura biologica

 

Nei prossimi step i team europei e asiatici scambieranno materiale genetico per ampliare la sperimentazione e migliorare così la cooperazione.

I prossimi appuntamenti del progetto:

Fonte: hashtag sicilia
Foto di Pablo Valerio da Pixabay

I finanziamenti e l’accesso al credito:  i temi del webinar di B/Open

I finanziamenti e l’accesso al credito: i temi del webinar di B/Open

Il prossimo 16 luglio si terrà il secondo webinar organizzato da B/OPEN in cui si tratterà il tema dei finanziamenti e dell’accesso al credito per le aziende agricole.

Negli ultimi anni il mondo agricolo ha assistito a una vera e propria rivoluzione, gli operatori hanno iniziato una ricerca dei migliori investimenti, cercando di conoscere le nuove esigenze dei consumatori e applicando un’agricoltura più rispettosa del nostro tempo.

Con l’emergenza Covid-19 questi temi si sono fatti ancora più urgenti, ed è proprio per questo che B/Open  tratterà questi argomenti con la partecipazione di Giuseppe Romano di AIAB, cercando di portare i partecipanti verso le soluzioni più innovative e utili al comparto.

Suolo e Salute, partner di B/OPEN, è felice di condividere il programma di quest’evento.

Programma dettagliato:
L’agricoltura biologica nella PAC e nella strategia Farm to Fork e Biodiversity
, Paolo Torrelli, Ufficio PQAI 1 – Agricoltura Biologica e Sistemi di qualità alimentare nazionale e affari generali, Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali
Linee di credito e finanziamenti Ismea per il biologico, Giorgio Venceslai, Direzione Servizi per le Imprese ISMEA
Finanziamenti, servizi e soluzioni innovative per migliorare il cash flow delle imprese bio, Paolo Zaggia, Servizio Prodotti Finanziari Finlombarda
Le proposte della finanza etica per il biologico, Banca Etica

La parola agli stakeholder: le nuove esigenze delle imprese bio nell’era post Covid-19.

Modera: Angelo Frigerio, Ceo e Direttore Responsabile Tespi Mediagroup

 

Fonte: Aiab

Il biologico cresce in Emilia-Romagna: la regione premia le aziende

Il biologico cresce in Emilia-Romagna: la regione premia le aziende

Il biologico cresce. In Emilia-Romagna si contano 391 imprese, solo nella provincia di Ravenna, di cui 270 agricole e 121 si occupano della trasformazione e commercializzazione. Ma la regione non vede crescere solo la superficie coltivata, ma anche gli operatori sempre più esperti del settore.

Per sovvenzionare l’agricoltura biologica, e incoraggiare gli agricoltori a scegliere questo tipo di agricoltura, la Regione ha deciso di premiare le aziende che hanno scelto di passare al biologico per i primi cinque anni dal passaggio: un contributo che varia dai 26 ai 742 € ad ettaro all’anno, secondo il tipo di coltura. Per chi invece già pratica l’agricoltura biologica, da 90 a 668 € all’ettaro.

Ad oggi è stato registrato un altissimo consenso da parte degli agricoltori, con circa 2.613 domande ammissibili, di cui 1.851 già finanziate. Le cifre parlano di circa 17 milioni di euro erogati all’anno per i prossimi cinque anni.

Fonte https://www.ravennaedintorni.it/economia/2018/09/06/agricoltura-biologico-crescita-provincia-ravenna/

Il bio ha un ruolo chiave per la sostenibilità alimentare globale: lo studio

Il bio ha un ruolo chiave per la sostenibilità alimentare globale: lo studio

Entro il 2050, la popolazione sulla terra crescerà fino a raggiungere i 9 miliardi di persone. Una crescita che richiederà scelte radicali, per assicurare sostenibilità alimentare e ambientale a tutta l’umanità.

Il rischio è che il sistema di produzione agroalimentare attuale finisca per diventare vittima di se stesso, con terreni sempre più sfruttati, emissioni nocive in aumento e al contempo scorte di cibo non sufficienti per tutti.

Un nuovo studio dimostra che le alternative ci sono: l’agricoltura biologica è il tassello più importante di una serie di cambiamenti necessari per assicurare ambiente pulito e un’alimentazione equilibrata per quante più persone possibili.

Ecco i risultati della ricerca.

Sostenibilità alimentare e biologico: lo studio

La ricerca è stata pubblicata di recente su Nature Communications, rivista scientifica di rilievo internazionale. Condotta dai ricercatori del FiBl (istituto di ricerche europeo specializzato in agricoltura biologica), della FAO, dell’Università di Aberdeen, della Alpen-Adria-Universität Klagenfurt e della ETH di Zurigo, il lavoro parte dal presupposto che l’agricoltura, come la conosciamo oggi, non è più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Diverse previsioni, infatti, dimostrano che con una popolazione in crescita – arriverà a più di 9 miliardi entro il 2050 – l’impatto negativo dell’agricoltura intensiva sull’ambiente diventerà sempre più forte. Se a questo aggiungiamo un prevedibile aumento del consumo di carne – con tutto ciò che ne consegue in termini di consumo di acqua, terra ed energia – lo scenario è a tinte fosche.

I ricercatori hanno quindi provato a stabilire se la conversione all’agricoltura bio potesse essere una risposta alle sfide ambientali e umanitarie del prossimo futuro. A partire proprio dalla sostenibilità alimentare per una popolazione in crescita.

«Il nuovo studio – spiegano dal FiBL – dimostra che l’agricoltura biologica può giocare un ruolo importante per la sostenibilità della produzione alimentare, se combinata alla riduzione del consumo di prodotti animali».

Con un incremento dei terreni convertiti a bio, spiegano dall’istituto la sostenibilità alimentare “sarebbe assicurata persino con più di 9 miliardi di persone nel 2050. Un cambiamento che potrebbe inoltre portare alla riduzione delle emissioni di gas serra, così come alla diminuzione degli effetti negativi dell’eccesso di azoto e del ricorso massiccio ai pesticidi chimici. Allo stesso tempo, la superficie agricola utilizzata non aumenterebbe, se non di poco, a livello globale.

Ma l’agricoltura, da sola, non basta

Per ottenere tali importanti risultati sul fronte della sostenibilità alimentare e ambientale, non basta però ricorrere alla sola agricoltura bio. Occorre, secondo i ricercatori, prevedere una strategia complessiva, che cambi radicalmente i sistemi di produzione agroalimentare a livello globale. Anche perché, se l’agricoltura bio ha evidenti vantaggi (come abbiamo elencato), “richiede però un utilizzo di terreni maggiori”, perché generalmente si ottengono “rese minori se comparate all’agricoltura convenzionale”, spiegano dal FiBL.

Serve un cambiamento radicale anche nella produzione della carne e nell’atteggiamento dei consumatori finali.

Agli allevatori è richiesto di ridurre il consumo di mangimi concentrati da parte degli animali. L’alternativa è quella di ricorrere ai pascoli naturali. In questo modo, si ridurrà la necessità di utilizzare dei terreni agricoli per la produzione dei mangimi. Diminuendo, al contempo, le emissioni di gas serra per ogni chilogrammo di carne o latte prodotto.

I consumatori finali, invece, dovrebbero, insieme agli operatori della ristorazione, imparare a ridurre lo spreco di cibo.

«Basta che il 60% degli agricoltori – spiegano ancora i ricercatori – convertano al bio i propri terreni, che il consumo di mangimi concentrati sia ridotto del 50% e che lo spreco di cibo diminuisca della metà, per vedere un sistema di produzione alimentare con un impatto ambientale significativamente minore, con una riduzione globale delle emissioni di gas serra e un incremento appena marginale della superficie agricola globale».

Attuando i cambiamenti appena descritti, l’agricoltura biologica finirebbe per giocare un “ruolo chiave” nella sostenibilità alimentare e ambientale, sempre più necessaria per assicurare un futuro al pianeta e all’umanità intera.

FONTE:

http://www.fibl.org/en/media/media-archive/media-archive17/media-release15/article/neue-studie-belegt-bio-kann-einen-wichtigen-beitrag-zur-welternaehrung-leisten.html

CBM Italia Onlus: “Con l’agricoltura bio aiutiamo 12mila disabili in India”

Seicento villaggi coinvolti, quasi 12mila persone con disabilità tirate fuori dall’esclusione sociale e messe al lavoro: sono questi i numeri straordinari che raccontano una realtà di solidarietà e sviluppo imperniata esclusivamente sulla filiera agroalimentare biologica.

I dati e i racconti di questa realtà sono forniti da CBM Italia, Onlus da decenni impegnata nell’assistenza e nell’inclusione di persone con disabilità, in particolare non vedenti e ipovedenti.

Il progetto è stato avviato nel 2014 nel Madya Pradesh, regione con il più alto tasso di povertà in India. E ha puntato tutto sulla creazione di una filiera biologica, dalla coltivazione al confezionamento, coinvolgendo cooperative e gruppi locali.

CBM Italia e India, i numeri di un successo

I dati sono stati snocciolati sul sito ufficiale di CBM Italia. Il progetto “Inclusive Livelihood Initiative Ujjwal”, partito 3 anni fa, ha dato lavoro a 11.625 persone con disabilità. Il 66% di loro sono uomini, il 34% donne. In totale, sono stati 602 i villaggi coinvolti, coprendo 5 distretti e coinvolgendo in tutto 36mila membri delle comunità rurali locali.

I numeri sono un dato importante, ma da soli non bastano a spiegare l’importanza di un’iniziativa di questo tipo. Basti pensare, infatti, che nella rigida organizzazione sociale indiana, i disabili occupano spesso gli ultimi gradini. Queste persone inoltre vivono nel Madya Pradesh, in comunità già emarginate ed estremamente povere.

Il 97% di loro ha poi un livello di istruzione molto basso. Più della metà (il 54%) ha meno di 40 anni. Come abbiamo accennato CBM Italia si rivolge in particolar modo a persone con disabilità. Nel progetto indiano, sono state coinvolte quindi persone ipovedenti, autistiche, con problemi visivi e uditivi, o disabilità motorie/intellettive.

Come si è riusciti a ottenere risultati tanto importanti in una situazione così complessa? Grazie alle tecniche di agricoltura biologica, applicate su vasta scala. Nel progetto sono state coinvolte cooperative locali, come la Naman Seva Samiti, e gruppi di auto-aiuto.

La produzione messa in atto ha riguardato soprattutto due alimenti, centrali nella cucina indiana: le spezie e i legumi, in particolare i ceci. Le comunità locali sono state coinvolte in ogni aspetto della produzione: dalla semina, alla coltivazione, passando dalla raccolta, fino al confezionamento.

Grazie alla capacità produttiva raggiunta dalle cooperative, e alla qualità degli alimenti prodotti, il progetto ha attirato l’attenzione di organizzazioni e aziende biologiche locali e non solo. Al punto che CBM Italia sta valutando la possibilità di distribuire i prodotti del Madya Pradesh anche nel nostro Paese.

Storie di riscatto

«Abbiamo visto tante belle storie – spiega Dinesh Rana, CBM India, in un’intervista con AdnKronos – perché da ormai 5 anni lavoriamo con le persone con disabilità, grazie ai programmi sui mezzi di sostentamento, per l’educazione e per la salute. Abbiamo assistito a tanti cambiamenti nelle loro vite, nella loro società».

È la storia di Bangesh, per esempio, e di sua moglie Sima: colpiti entrambi da poliomelite, come racconta il Corriere, oggi possono sostenersi rivendendo le spezie prodotte nei villaggi. O di Darmen che, senza il braccio sinistro, perso durante un lavoro precedente, oggi può coltivare i campi. È soprattutto la storia di persone come Mungilal: donna, musulmana, a causa di un problema genetico, i suoi figli sono nati tutti con un ritardo mentale. Fino a pochi anni fa non aveva il coraggio di uscire di casa: era per lei una vergogna questa sua condizione. Oggi gestisce una sartoria, direttamente dalla propria abitazione.

Ma sono tante le storie di riscatto nate grazie ai progetti di agricoltura bio di CBM Italia. Progetti che hanno radicalmente rivoluzionato il modo di lavorare degli agricoltori locali:

«Quando abbiamo iniziato il progetto – spiega Shirshir Kumar, presidente della Cooperativa Naman Seva Samiti – i contadini erano dipendenti dai prodotti chimici. Oggi invece conservano le risorse idriche, proteggono la terra, conservano i semi tradizionali, non prendono più soldi in prestito e sono molto felici».

FONTI:

http://sociale.corriere.it/india-nella-terra-del-riscatto-dove-12mila-disabili-producono-e-vendono-spezie-bio/

http://www.adnkronos.com/sostenibilita/risorse/2017/09/18/spezie-legumi-sapore-del-riscatto-sociale_jQxnONrUaQJKD5T8ptgjwK_amp.html

https://www.cbmitalia.org/i-nostri-progetti/progetti-di-educazione-e-formazione/india-inclusive-livelihood-betul/