Suolo e Salute

Category: Biologico

LAZIO E BIO-DISTRETTI: APPROVATE NUOVE NORME A DISCIPLINA DEL SETTORE

LAZIO E BIO-DISTRETTI: APPROVATE NUOVE NORME A DISCIPLINA DEL SETTORE

Una vera e propria cassetta degli attrezzi, quella stilata dalla giunta Zingaretti, della regione Lazio, che mira a fissare tutto ciò che serve per identificare con chiarezza le parti implicate a composizione di un bio-distretto. Quattordici risultano gli articoli firmati, a sostegno di un modello di sviluppo sostenibile che risulti chiaro e compatibile con le esigenze della regione.

Benessere, ecologia, equità e precauzione i quattro principi che sottendono il regolamento, gli stessi valori che per l’IFOAM (Federazione Internazionale dei Movimenti dell’Agricoltura Biologica) identificano l’agricoltura biologica.

Il testo normativo, definisce quindi le caratteristiche che deve presentare un bio-distretto, le modalità di concessione e verifica dei contributi ottenuti a sostegno di questo e la corretta elaborazione dei programmi annuali da presentare.

Il tutto a favore del funzionamento di queste realtà tanto complesse quanto intelligenti e a salvaguardia del territorio locale, dei suoi enti e di una produzione biologica di qualità.

Fonte: Greenplanet

AGRICOLTURA BIO, UN’ALLEATA STRATEGICA VERSO IL GREEN DEAL UE

AGRICOLTURA BIO, UN’ALLEATA STRATEGICA VERSO IL GREEN DEAL UE

Che ruolo ha l’agricoltura biologica nel raggiungimento degli obiettivi del Green Deal Ue? CIA – Confederazione Agricoltori italiani ha provato a rispondere, e lo ha fatto nell’ambito di un webinar dedicato.

Un ruolo strategico risponde, per la promozione di un uso sostenibile del suolo e della sua conservazione. Questa l’opinione di Cia – in linea con l’obiettivo di Soil4Life, dell’Agenda 2030 Onu e le Linee Guida Volontarie Fao, alle opportunità della Pac 2023-27 -, che riconosce i suoli come risorse finite, non rinnovabili e così la loro tutela implicita, all’interno del riconoscimento dell’agricoltura biologica quale alleata verso il Green Deal Ue.

L’analisi di Cia all’interno del webinar, pone l’accento sul miglioramento delle condizioni microbiche del suolo grazie al contributo del biologico, responsabile nel facilitare il controllo sulle malattie e la resa delle coltivazioni.  Suoli ben gestiti sono inoltre ottimi complici nel limitare il cambiamento climatico, poiché responsabili nel trattenere il carbonio e preservare la biodiversità del sottosuolo. L’analisi trova ulteriore spunto nella posizione dell’Italia, capofila del biologico in Europa (il 15,8% della Sau nazionale).

Sul piano economico, Cia sostiene risulterebbe strategica la conservazione del trasferimento a sostegno del biologico all’interno dei pagamenti diretti. Ma nella necessità di massimizzare le forze, in vista dell’obiettivo Ue 2030 che mira a una trasformazione del 25% dei terreni coltivati a metodo biologico, la Confederazione immagina un rilancio del ruolo degli agricoltori bio, più centrale nel Piano nazionale di ripresa e non seconda, l’approvazione alla Camera della legge sul biologico.

Sempre al fine di preservare la risorsa suolo, attraverso l’iniziativa del webinar ha annunciato la creazione del portale Ciaperilsuolo.it, dedicata alla formazione dell’agricoltore biologico per diventare Custode della terra e del singolo cittadino per certificarsi come Amante di questa.

Fonti: AnsaAgrapress

BIOLOGICO ITALIANO, LA PANDEMIA CONFERMA L’IMPENNATA DI UNA TENDENZA GIA’ IN CRESCITA

BIOLOGICO ITALIANO, LA PANDEMIA CONFERMA L’IMPENNATA DI UNA TENDENZA GIA’ IN CRESCITA

Tra gli strascichi del Covid-19 ne esiste uno poco scontato: il miglioramento messo in atto dagli italiani delle loro abitudini di acquisto e consumo alimentare. Che l’attenzione del cittadino italiano al cibo fosse elevata è di poco dubbio, ma che l’aspetto del gusto, potesse andare di pari passo a quello della salvaguardia della salute, del rispetto ambientale e di una commisurata politica dei prezzi che ruotano intorno al settore, è tutto fuor che scontato.

La conferma a questo cambio di atteggiamento arriva grazie ai risultati elaborati da Nielsen e al contributo di AssoBio per gli altri canali. Raccontano di un 7% in più di acquisto di prodotti biologici in Italia realizzato nel 2020, rispetto ai dati del precedente 2019. Il valore complessivo degli acquisti di prodotti biologici ha avuto un riscontro superiore ai 4,3 miliardi totali.

A registrare il cambiamento e attribuirgli valore con tempestività, è stata senz’altro la Grande distribuzione organizzata (GDO), che ha aumentato numericamente la proposta dei prodotti biologici a proprio marchio, registrando un risultato del 48,7% delle vendite bio complessive. Questa è stata accompagnata dal canale dei supermercati, quello dei discount e dei negozi specializzati, che hanno realizzato il 6,5, 12,5 e 10% in più del 2019. Ma il climax delle vendite, lo ha generato l’online, in un’impennata senza precedenti del 150% rispetto all’anno precedente.

Il quadro generale desta sorpresa, facendo pensare a una più affinata sensibilità da parte dei cittadini, che a causa della pandemia sembrano ora più attenti al tema dell’alimentazione sana, e ad alcuni processi legati al rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali, al loro riconoscimento e forse anche tutela.

Fonte: Ansa

SUOLO E SALUTE AL BIOFACH 2021 IN VERSIONE DIGITALE

SUOLO E SALUTE AL BIOFACH 2021 IN VERSIONE DIGITALE

Si è chiuso, in versione digitale, la principale fiera del biologico internazionale, il BIOFACH. Una manifestazione che nel tempo si è accreditata come interprete e vetrina, a livello internazionale, di un mercato in continua crescita ed evoluzione. Il biologico negli anni è passato da settore di nicchia a driver di una nuova politica di sviluppo agricolo, coniugando la salvaguardia delle risorse naturali con la crescita socio-economica delle aree rurali, soprattutto quelle più svantaggiate. Un settore smart anche in questa fase di pandemia ha macinato consumi record: +6,5% prodotti bio al supermarket, +12,5% nei discount e un vero e proprio boom di vendite sui canali online (+150%)
Alessandro D’Elia, direttore generale di Suolo e Salute commenta: “Il Biofach di quest’anno lo ricorderemo come la più particolare delle edizioni, completamente in versione on line. Uno strano effetto per chi era abituato a vivere questa manifestazione anche come una grande festa collettiva del biologico mondiale che nonostante tutto è riuscita a captare l’interesse di oltre 1200 espositori da oltre 80 paesi, con decine di eventi e incontri di cui molti veramente attuali e interessanti. Da qui – continua Alessandro D’Elia – si capisce la resilienza del settore e la bravura di chi ci opera. Un applauso agli organizzatori che hanno dimostrato efficienza e realizzato il sogno di portare a compimento un’impresa non facile. In questo contesto non poteva mancare la presenza e il sostegno di Suolo e Salute.”
Il “BIOFACH / VIVANESS 2021 eSpecial” ha offerto format di discussione e dialogo tra aziende come tavole rotonde, nonché altri format per il networking con esperti del settore. Sofisticate funzioni di matchmaking, che hanno aiutato le parti interessate a trovare gli espositori giusti e viceversa, sono stati un’altra parte integrante del formato eSpecial. BIOFACH e VIVANESS 2021 ha offerto anche alla comunità che fa capo agli alimenti biologici ed ai cosmetici naturali e biologici un ampio accesso al trasferimento delle conoscenze grazie al Congresso BIOFACH e VIVANESS, sempre di portata internazionale. Il tema principale del congresso è stato:” Shaping Transformation. Stronger. Together – Plasmare la trasformazione. Più forti. Insieme”.

IL BIOLOGICO ITALIANO CHE PIACE ALLA CINA

IL BIOLOGICO ITALIANO CHE PIACE ALLA CINA

Che le eccellenze italiane siano apprezzate nel mondo non è una novità. Ma nel biologico, in particolare, l’attenzione per il made in Italy non era affatto scontata. Non solo a causa delle abitudini e degli stili di consumo tipici di ciascun Paese, ma anche per gli scogli burocratici e i requisiti in vigore tra i diversi Stati che impongono controlli severi alle frontiere del pianeta, talora più stringenti di quelli europei. Ita.Bio, ha messo in luce, nel webinar dal titolo “Internazionalizzazione del bio made in Italy: focus Cina”, come le prospettive dei prodotti “organic” siano molto promettenti per i mercati internazionali, quello cinese su tutti.  Un comparto, quello del bio, che ha registrato vendite in crescita del 233% tra il 2013 e il 2018, e che nell’Impero di Mezzo si rivolge in particolare ai consumatori cosiddetti “di prima fascia”, ovvero con una elevata capacità di acquisto, abitanti nelle grandi città: Pechino, Shanghai, Canton.

 

Un Paese dal ricco potenziale, la Cina, che con un valore di 8 miliardi di euro, vanta il quarto posto del globo per consumi bio, con 3 milioni di ettari dedicati a tali coltivazioni (+188% in 8 anni). Otto prodotti biologici su 100 venduti nel mondo sono inoltre destinati allo Stato asiatico, che con una rete di 230 ispettori certificati per il controllo Cofcc (China Organic Food Certification Centre, il principale organismo ministeriale di controllo e certificazione per il bio in Cina), assegna a 4323 prodotti il marchio cinese del biologico. Oltre sette milioni le etichette bio autorizzate dallo stesso Cofcc, la metà di quelle presenti nel Paese.

 

Qualità da vendere, dunque, quella dei prodotti alimentari italiani, ritenuti al top della classifica mondiale per il consumatore cinese, sia per quanto riguarda il food & beverage in generale (il 17% indica l’Italia e il Giappone quando pensa ad un paese produttore di eccellenze del settore) che per i prodotti a marchio bio (18%). È il risultato di una cultura crescente per la buona alimentazione e per la sicurezza a tavola, che fa rima con salute, artigianalità e rispetto per l’ambiente, e che ha portato all’Italia esportazioni bio nel mondo per un valore di 2,61 miliardi di euro nel 2020, al secondo posto dopo i 2,98 miliardi degli USA (dato 2018).

 

Un ventaglio di preferenze, quelle che la Cina esprime verso il segmento “organic” made in Italy, che potrebbe affondare, almeno in parte, le proprie radici nello scandalo del latte contaminato da melamina, sostanza chimica normalmente utilizzata per produrre materie plastiche, aggiunta al latte stesso per mantenerne il contenuto proteico artificialmente alto. Lo dimostrerebbero le ricerche effettuate proprio su alimenti lattiero-caseari, compreso il latte per l’infanzia, e il baby food in generale, tra le referenze più cliccate assieme a carne e derivati, pasta e prodotti da forno.

 

Sempre maggiore, inoltre, in Cina, la sensibilità per la spesa online: gli acquisti in rete sono passati dal 3,4% del 2014 all’8,3% del 2019, con una quota del 26% che acquista agroalimentare bio made in Italy. Ma i margini di crescita, rispetto all’Occidente, sono ancora praterie. Un cinese spende infatti non più di 5,5 euro, contro i 57 euro dell’Italia, i 125 euro degli Stati Uniti e i 312 euro a testa della Danimarca, per il proprio carrello di prodotti biologici.

 

Ma quali sono i principali canali di vendita del bio in Cina? I supermercati fanno la parte del leone, con una distribuzione di oltre otto prodotti su dieci. Ciò non toglie che “in alcune grandi città – spiega Giampaolo Bruno di Ice Cina e Mongolia – i prodotti biologici siano venduti anche attraverso la vendita diretta con la consegna a domicilio e i servizi di ristorazione. È presente anche il canale dei negozi specializzati, che offrono naturalmente una gamma più ampia di prodotti rispetto ai produttori con vendita propria”.

 

Grande la propensione all’acquisto del nostro bio per chi ha assaggiato un pezzo di Stivale visitando la penisola italiana. Per loro, l’interesse ai prodotti biologici del Belpase raddoppia, come sottolinea Evita Gandini di Nomisma: “Il 19% dei consumatori cinesi dichiara di aver acquistato almeno una volta nell’ultimo anno alimentari o bevande made in Italy a marchio bio. E tra i turisti che negli ultimi anni sono stati in Italia, la quota di bio-users raggiunge il 28%”.

 

Fonte: Agronotizie

EUROPA “BIO”: CRESCONO DEL 46% LE AREE COLTIVATE AD AGRICOLTURA BIOLOGICA DAL 2012

EUROPA “BIO”: CRESCONO DEL 46% LE AREE COLTIVATE AD AGRICOLTURA BIOLOGICA DAL 2012

Il bio europeo registra una crescita importante: aumentano le superfici dedicate all’agricoltura biologica, aumentate del 46% dal 2012 al 2019 secondo i recenti dati Eurostat, con una superficie agricola utilizzata (SAU) di 13,8 milioni di ettari, pari all’8,5% del totale. Se questa rappresenta dunque la media tra i Paesi dell’UE, non mancano tuttavia punte di diamante e comportamenti virtuosi tra gli Stati del nostro continente: oltre un ettaro su quattro (25,3%) è riservato a prodotti biologici in Austria, oltre uno su cinque (22,3%) in Estonia; seguono la Svezia, con il 20,4%, e l’Italia, “bio” per il 15,8% delle proprie aree coltivabili. Il buon esempio arriva anche da Repubblica Ceca (15,2%), Lettonia (14,8%) e Finlandia (13,5%).

Ampi spazi di miglioramento, invece, per le altre nazioni europee, che non vanno oltre l’asticella dell’11%. Tra gli ultimi della classe si segnalano Paesi Bassi (3,7%), Polonia (3,5%), Romania (2,9%), Bulgaria (2,3%), Irlanda (1,6%) e Malta (0,5%). Aumentano velocemente le superfici in Francia e Spagna.

Assai variegata la situazione nel Belpaese, dove l’emergenza Covid ha fatto registrare un vero boom del biologico nel nostro carrello della spesa. Oltre alle roccaforti dell’agricoltura bio (Sicilia, Calabria e Puglia), nuove regioni si affacciano al comparto con incrementi interessanti: è il caso di Marche, Veneto, Lazio e Umbria, che completano un trend positivo nazionale di lungo corso e riflettono preferenze di acquisto e di consumo bio ormai consolidate, per i prodotti freschi in primis.

Fonte: Suolo Salute