Suolo e Salute

Mese: Febbraio 2023

IL PIANO DI BERLINO PER UN’AGRICOLTURA PIÙ BIOLOGICA

IL PIANO DI BERLINO PER UN’AGRICOLTURA PIÙ BIOLOGICA

Il ministero dell’Agricoltura del Governo federale tedesco punta all’incremento degli alimenti bio nelle mense e nella ristorazione. Una misura per garantire l’equilibrio tra una produzione chiamata in Germania a raggiungere il 30% delle superfici coltivabili entro il 2030 e il mercato

Il piano di Berlino per trainare il biologico europeo procede senza intoppi, o quasi. Alla fine del 2021, la coalizione di governo tedesca ha infatti stabilito che l’agricoltura biologica debba rappresentare il 30% della superficie agraria federale entro il 2030, superando l’obiettivo della Farm to Fork europea del 25%.

Il rilancio di Scholz

Per raggiungere questo obiettivo, l’accordo prevedeva l’affinamento della strategia tedesca in favore dell’agricoltura biologica. Un piano in questo senso era infatti già stato presentato nel 2019 dall’ex ministro dell’agricoltura Julia Klöckner del partito conservatore cdu. Il nuovo accordo proposto due anni dopo dall’attuale governo del cancelliere Olaf Scholz ha proposto di espandere la strategia includendo l’intera catena del valore della filiera agroalimentare per garantire adeguati sbocchi di mercato alle produzioni bio.

Il punto al BioFach

Alla fiera BioFach della scorsa settimana a Norimberga, secondo quanto riporta un articolo pubblicato sul magazine digitale Euroactiv, la segretaria di Stato del ministero dell’Agricoltura Silvia Bender ha fornito un aggiornamento sullo stato di avanzamento della strategia.

«Il nostro stile alimentare – ha spiegato Bender durante l’intervento- ha effetti di vasta portata sull’ambiente, sulla biodiversità e sul clima in Germania. Non solo sull’ambiente, ma anche sulla biodiversità, sulla nostra salute e sul nostro benessere: ecco perché l’agricoltura biologica è necessaria».

I consumatori, secondo la segretaria di Stato, hanno bisogno di maggiori informazioni su come l’agricoltura biologica contribuisca alla protezione dell’ambiente e del clima.

Più alimenti biologici nelle mense e nei ristoranti

Per questo il 15 febbraio il Governo federale di Berlino ha approvato alcuni emendamenti che spingono per più prodotti biologici nella ristorazione fuori casa come mense, caffetterie e ristoranti.

Gli emendamenti, approvati dal Consiglio dei Ministri, costituiranno la base per una nuova disciplina sulla ristorazione biologica fuori casa, attualmente in corso di formalizzazione.

Nel contempo, nell’ambito della strategia per l’agricoltura biologica, il ministero sta cercando di lanciare una campagna informativa per sensibilizzare i consumatori sui benefici sociali e altri vantaggi dei prodotti biologici.

Spazio per le esportazioni italiane

Le associazioni tedesche del biologico da tempo chiedevano la promozione del biologico non solo per i produttori ma anche per la distribuzione ei consumatori. Tuttavia, la domanda di alimenti biologici in Germania supera già la produzione nazionale per molti prodotti. L’ultimo rapporto di settore dell’industria alimentare biologica conclude anche che gli aumenti della produzione nell’ultimo anno difficilmente potrebbero tenere il passo con la crescente domanda. Pertanto, un aumento della domanda non comporterebbe necessariamente un aumento della produzione interna, ma dovrebbe essere coperto dalle importazioni, almeno a breve termine.

Investimenti nella ricerca

Altre misure previste dal piano illustrato dalla Bender riguardanoil rafforzamento delle catene del valore biologico e maggiori investimenti nella ricerca sull’agricoltura biologica. È previsto infatti che il 30% del budget per la ricerca a disposizione del ministero sia destinato a questo settore.

Il piano strategico della Germania per l’attuazione della politica agricola comune riformata (PAC), entrato in vigore all’inizio di quest’anno, comprende anche diverse misure di promozione, tuttavia, secondo l’Associazione tedesca per gli alimenti biologici (Bölw), questi sono insufficienti per raggiungere l’obiettivo del 30% e rappresenterebbero solo il 12% entro il 2030. Secondo il rapporto di settore, lo scorso anno la quota di terreni ​​bio è cresciuta infatti di poco meno del 4% fino a circa l’11% del totale, ma è ancora lontana dall’obiettivo del 30%.

BIO, GODIAMOCI I DATI DEL 2021

BIO, GODIAMOCI I DATI DEL 2021

Il report “The World of Organic Agriculture” di Fibl e Ifoam testimonia la crescita degli indicatori di superficie e di mercato anche in questo anno. Si sa già però che nel 2022 il bioritmo del bio ha rallentato.  Quello in corso è però l’anno della prima attuazione della strategia Farm to fork e dell’auspicato avvio del piano d’azione di settore, in attesa che arrivino notizie positive dal “fronte orientale” per rivitalizzare i consumi

Godiamoci i dati del 2021. Il quadro che emerge del 24° report “The World of Organic Agriculture ” (clicca qui per scaricare il rapporto), curato dall’Istituto svizzero di ricerca sull’agricoltura biologica Fibl in collaborazione con Ifoam, la Federazione delle associazioni del biologico a livello mondiale son infatti tutti estremamente positivi.

I dati presentati a Norimberga

I dati presentati all’ultima edizione del Biofach evidenziano trend di crescita in tutti i fondamentali del bio e ciò vale in particolare per il Vecchio Continente, dove il mercato cresce di quasi il 4%, raggiungendo i 54,5 miliardi di euro. Nel 2021, altri 0,8 milioni di ettari sono stati convertiti al biologico, +4,4% rispetto al 2020, portando la superficie agricola europea coltivata a bio a 17,8 milioni di ettari (nell’Unione europea: 15,6 milioni di ettari).

Italia al terzo posto

Su questo specifico parametro, l’Italia si posiziona al terzo posto con i suoi 2,2 milioni di ettari, dietro la Francia, salita al primo posto con quasi 2,8 milioni, seguita dalla Spagna con 2,6 milioni. I terreni agricoli biologici arrivano nel 2021 al 9,6% della Sau dell’Unione Europea. L’Italia si aggiudica il gradino più alto del podio per quanto riguarda il numero dei produttori bio con oltre 75mila operatori sui 440mila attivi in Europa.

Consumi inibiti

Sul fronte dei consumi, nel 2021, la spesa media per i prodotti bio è stata di 65,7 euro pro capite registrando un sostanziale raddoppio nel decennio 2012-2021. Le vendite 2021, tuttavia, hanno subito un rallentamento, evidenziando un incremento del 3,8%, molto inferiore rispetto al +15% registrato l’anno precedente e per quanto riguarda il 2022 sappiamo di doverci aspettare un ulteriore rallentamento, in attesa che le strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030 producano i loro frutti riguardo alla struttura produttiva. E magari che il piano di azione di settore, accompagnato da notizie positive sul “fronte orientale”, producano importanti effetti distensivi sul lato della domanda.

LE ANTICIPAZIONI DEL PROSSIMO SANA

LE ANTICIPAZIONI DEL PROSSIMO SANA

Torna la fiera internazionale del biologico, a Bologna dal 7 al 10 settembre. L’anteprima con le novità previste è stata presentata al Biofach di Norimberga

Dal 7 al 10 settembre a Bologna torna il Sana, il Salone internazionale del biologico e del naturale promosso da BolognaFiere. La manifestazione, giunta alla 35° edizione, è stata presentata nel corso di Biofach a Norimberga.

Sempre più vegan

Il Salone sarà interamente B2B, dedicato ai professionisti e ai buyer del settore, e darà ampio spazio al segmento dei prodotti Veg e del free-from. Come ogni anno saranno gli Stati Generali del biologico con ‘Rivoluzione bio’ a inaugurare il Sana, che sarà l’occasione per fare il punto sui trend e le innovazioni di mercato, affermano Domenico Lunghi e Claudia Castello, direttore di BolognaFiere ed exhibition manager della manifestazione.

Il valore del settore

Il settore, stando ai dati raccolti da Nomisma, vale 5 miliardi di euro (+132% negli ultimi dieci anni), di cui 4 miliardi di consumi a casa e 1 miliardo nel fuori casa, e può contare su un export di 3,4 miliardi di euro. Tra i Paesi che acquistano maggiormente il biologico italiano spiccano la Germania, la Francia e il Benelux.

«Dopo un decennio di successi – dice Joanna Wierzbicka, vicedirettore di Ifoam Organic Europe – nel 2022 il mercato del bio non è cresciuto al ritmo che avremmo sperato, a causa della guerra in Ucraina e dell’aumento dell’inflazione».

«Fattori che rendono i consumatori sempre più sensibili al prezzo, ma appaiono incoraggianti i dati sui giovani e sull’e-commerce».

CAMBIARE PARADIGMA AGRICOLO PER CONTRASTARE LA CRISI CLIMATICA

CAMBIARE PARADIGMA AGRICOLO PER CONTRASTARE LA CRISI CLIMATICA

L’agricoltura intensiva disperde la sostanza organica dei suoli e riduce la qualità del cibo. Lo conferma la Fao nel suo studio sulla gestione dei suolo nei prati-pascoli. Modelli più sostenibili come il bio contribuiscono invece efficacemente alla neutralità climatica aumentando lo stock di carbonio nei terreni

Il sequestro di carbonio nei suoli è lo strumento più efficace per contrastare la crisi climatica. La conferma autorevole arriva dalla pubblicazione del Global Assessment of Soil Carbon in Grasslands, il primo studio commissionato su questo tema dalla Fao, l’Organizzazione per il cibo e l’agricoltura delle Nazioni Unite, secondo cui migliorare le pratiche di gestione dei prati-pascoli può aumentare la capacità dei suoli di assorbire il carbonio e aiutare i Paesi a raggiungere i loro obiettivi climatici.

Puntare sulla carbon farming

La carbon farming, ovvero la gestione agricola sostenibile e attenta ai carbon sink del suolo è stata di recente riconosciuta anche dall’Unione europea come lo strumento più efficace per invertire la spirale dell’incremento delle emissioni dei gas clima-alteranti. Lo studio è quindi un importante punto di riferimento per tutto il mondo agricolo perché mette in luce le modalità per incrementare i carbon sink dei suoli agrari.

Prati sani e prati degradati

Dallo studio Fao emerge che la maggior parte dei prati-pascoli del mondo ha un bilancio positivo, ovvero che il suolo è in buone condizioni. Alcune aree geografiche sono però già in sofferenza: si tratta dell’ Asia orientale, America centrale e meridionale e dell’ Africa a sud dell’Equatore, dove si registra un bilancio negativo del carbonio, dovuto a un’ agricoltura intensiva e alle difficili condizioni climatiche.

 

Dati positivi invece per le regioni della Federazione Russa e del Nord America, che immagazzinano il massimo della quantità di carbonio nel suolo per ettaro nei terreni destinati all’agricoltura. La regione della Federazione Russa ha il 50% dello stoccaggio di carbonio a livello globale. Insieme al Nord America, queste due regioni sembrano non aver sofferto la mano dell’uomo sul suolo. I risultati peggiori arrivano invece da una regione dall’Europa, quella orientale, l’unica con stock inferiori a 1 mega tonnellata (Mt).

La situazione in Europa

Da un recente studio europeo (Soil monitoring in Europe, realizzato nel 2022 e publicato il 30 gennaio scorso) emerge che la degradazione dei suoli del Vecchio Continente è legata principalmente a: urban sprawl, ovvero l’espansione incontrollata delle grandi città; l’intensificazione dell’agricoltura con conseguente aumento dell’uso di fertilizzanti e prodotti fitosanitari e macchinari pesanti; al cambiamento climatico che provoca eventi meteorologici estremi che provocano l’erosione del suolo fertile.

Rapporti che richiamano con forza la necessità di cambiare paradigma produttivo, adottando tecniche di gestione sostenibili come quelle proprie dell’agricoltura biologica.

IL BIOLOGICO NEL PIATTO DELLE SCUOLE VENETE

IL BIOLOGICO NEL PIATTO DELLE SCUOLE VENETE

In Veneto parte il progetto “La tavola sul banco. Mangiando si impara!”, un tour in 75 tappe nelle scuole primarie di tutte le province venete. Obiettivo di Regione del Veneto, Veneto Agricoltura e Ufficio Scolastico Regionale, promotori dell’iniziativa, è quello di educare le giovani generazioni ad una corretta alimentazione per far comprendere l’importanza delle produzioni biologiche e del loro legame con il territorio.

Sensibilizzare il mondo della scuola e le Amministrazioni comunali sui temi della sicurezza alimentare, dell’importanza delle produzioni biologiche e, più in generale, dei rapporti tra i prodotti biologici e il territorio. È questo l’obiettivo del progetto “La tavola sul banco. Mangiando si impara!” che Regione Veneto e Veneto Agricoltura, con il supporto dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto, hanno avviato da metà febbraio scorso.

«La sostenibilità ambientale – elenca Federico Caner, Assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto -, la conoscenza della produzione biologica, la sicurezza alimentare, il rispetto del cibo sono i principali elementi che vogliamo far scoprire ai bambini della fascia di età compresa tra i 6 e gli 11 anni».

L’istruzione alimentare è un gioco

«Con semplici giochi e competizioni incentrate sul tema del cibo sarà più facile spiegare ciò che di buono e sano viene prodotto nel nostro territorio, a partire dalla lettura e dalla comprensione delle etichette dei prodotti biologici che acquistiamo. Spiegheremo come poter evitare gli sprechi e l’importanza della stagionalità dei prodotti dell’agricoltura oltre al rapporto che lega un prodotto biologico al territorio».

Il progetto prevede, fino al prossimo mese di maggio, lo svolgimento di ben 75 incontri nelle scuole primarie delle province venete, comprendenti attività didattico-divulgative rivolte ad alunni e insegnanti, ma anche a genitori e operatori. L’intento è quello di far conoscere l’importanza delle produzioni biologiche che, con un occhio sempre attento all’ambiente, ben si coniugano con i principi della corretta alimentazione.

Gli operatori del progetto – che ha metà febbraio hanno iniziato il lungo tour attraverso il Veneto con tappe nelle scuole di Sant’Ambrogio di Valpolicella (Vr), Montagnana (Pd) e Treviso -, per “catturare” l’attenzione dei bambini si sono attrezzati con strumenti didattici ad hoc comprendenti divertenti giochi a tema che spiegano l’importanza di mangiare sano e, in particolare, biologico.

I finanziamenti del Masaf

Il progetto “La tavola sul banco. Mangiando si impara!”, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) attraverso il Fondo per le mense scolastiche biologiche, oltre agli incontri nelle scuole (la prossima settimana saranno coinvolte le scuole di Martellago-Ve e Loreggia-Pd), ha visto la realizzazione di uno studio conoscitivo sulle mense scolastiche del Veneto e lo svolgimento di una serie di seminari e incontri tecnici, a supporto delle Amministrazioni comunali e dei soggetti che erogano servizi di mensa scolastica biologica, finalizzati a costruire modelli di mensa bio conformi con le norme nazionali vigenti.

Fonte: Veneto Agricoltura

BIO, UN’IMMAGINE DA “SVECCHIARE”

BIO, UN’IMMAGINE DA “SVECCHIARE”

«Biologico vuol dire professionalità e impegno. Basta con le “galline svolazzanti” o altre immagini bucoliche che lasciano il tempo che trovano»: l’intervista di Alessandro D’Elia, direttore generale di Suolo e Salute sul magazine digitale Greenplanet.net

«Esplicitiamo i costi del NON bio per dimostrare la sostenibilità del bio» è il titolo dell’intervista che il direttore generale di Suolo e Salute Alessandro D’Elia ha rilasciato a Chiara Affronte giornalista del sito d’informazione Grennplanet.net (vedi https://greenplanet.net/delia-suolo-e-salute-per-dimostrare-la-sostenibilita-del-bio-basta-esplicitare-i-costi-del-non-bio/).

Riportiamo qui il testo dell’intervista

È ora di “svecchiare” l’immagine del biologico come modello bucolico di agricoltura. Niente di più sbagliato, perché, al contrario, il bio richiede una professionalità vera e strutturata, necessaria per andare verso il futuro. Ne è convinto Alessandro D’Elia, direttore generale di Suolo e Salute, che interviene nel dibattito sull’agricoltura biologica, in bilico tra un’idea spesso sbagliata diffusa tra le persone e la propensione per uno sviluppo tecnologico a supporto del metodo.

Un viaggio affascinante verso la sostenibilità

Le aziende biologiche sono imprese che devono stare sul mercato: come si coniuga questa esigenza con l’immagine che viene spesso comunicata all’esterno del biologico?

«Per le imprese agricole del biologico è tempo di investire, perché la strada obbligata è quella della competitività e della redditività. È tempo di compiere un salto di qualità nella comunicazione e per svecchiare il concetto sbagliato che accompagna il biologico e lo dipinge ancora come amatoriale, quasi hobbistico e a tecnologica zero».

«L’agricoltura biologica non è un ritorno al passato, ma, al contrario, un viaggio affascinante verso un futuro sostenibile».

«Penso che i cittadini europei abbiano ben chiaro questo concetto: lo dimostra il fatto che, con l’avvio della nuova Politica agricola comune, dall’inizio del 2023, si è innescata la sfida di portare il metodo di coltivazione bio al 25% delle superfici agricole del vecchio continente, entro la fine del decennio. Un obiettivo ambizioso per la PAC, voluto proprio dalle associazioni di consumatori, dai gruppi di opinione e dai privati cittadini che hanno partecipato numerosi alla consultazione pubblica appositamente attivata dalla Commissione Europea».

«Al bio viene riconosciuto il suo bassissimo impatto ambientale, la capacità di impiegare l’energia e le risorse naturali in modo responsabile, conservando la biodiversità, l’equilibrio ecologico, la salute del suolo, la qualità delle acque, la stabilità del clima. Il bio, inoltre, favorisce il benessere degli animali allevati, la salute dei consumatori e – perché no – il reddito degli agricoltori».

«Un mix di obiettivi vecchi e nuovi, comunque impegnativi, che richiedono l’applicazione del massimo grado di competenza e preparazione, anche nell’utilizzare le nuove tecnologie digitali, sia da parte dei produttori agricoli che di tutte le altre professionalità che orbitano nella galassia del bio: dai tecnici, ai distributori, ai certificatori, persino da parte dei comunicatori. Insomma, non c’è bisogno di far vedere galline svolazzanti nei prati per raccontare le virtù del biologico…».

 

Il pensiero genera la materia

Come si può comunicare l’esigenza di sostenibilità con la richiesta che arriva dal mercato, e cioè di prodotti che siano salutari per le persone e rispettosi dell’ambiente?

«La crisi inflattiva innescata da guerra e pandemia sta dando l’illusione ai detrattori del bio di poterne mettere in discussione la sostenibilità economica per una presunta minore produzione per ettaro che farebbe crescere i costi di produzione».

«Credo che si tratti solo di un modo vecchio e superato di vedere le cose nuove: un’ipocrisia che non può fare breccia su consumatori motivati e informati».

«Giordano Bruno sosteneva che è il pensiero che genera la materia e non il contrario».

«La carica innovativa del biologico deriva dall’ “eresia” di anticipatori come il professor Francesco Garofalo, principale ispiratore più di 50 anni fa della nascita dell’Associazione Suolo e Salute, la realtà da cui si è poi sviluppata l’esperienza del nostro ente di certificazione».

«La sua “giusta visione” di un’agricoltura in grado di produrre alimenti sani nel rispetto e salvaguardia dell’agroecosistema, mantenendo la fertilità del terreno e preservando le falde acquifere, ha incontrato nel tempo il favore dei movimenti ambientalisti, ha fatto da innesco al riconoscimento normativo dell’agricoltura biologica e oggi risponde in pieno alle esigenze della generazione del movimento Fridays for future, con le sue giuste preoccupazioni per il futuro climatico del nostro pianeta».

«Per dimostrare definitivamente la sostenibilità del biologico basterebbe rendere espliciti, magari sui banchi di vendita, i costi nascosti degli alimenti non bio, in termini di consumo di risorse non rinnovabili, di emissione di gas serra, di ingiustizia economica e sociale, ecc. La produzione di cibo è chiamata ‘settore primario’ perché sta alla base dello sviluppo della nostra intera economia. L’idea che la remunerazione delle esternalità positive, dei servizi ecosistemici offerti del bio debba continuare ad essere disgiunta dalla valorizzazione dei suoi prodotti va contro ogni regola di libero mercato e rischia di produrre solo diseconomie».

Il benessere degli animali al centro

Allevamenti intensivi e allevamenti bio: quali sono le differenze da comunicare sul piano del benessere animale?

«Nulla di nuovo: gli allevamenti intensivi sono oggi in forte discussione per l’impatto notevole sull’agroecosistema. Infatti, sono responsabili di un maggiore inquinamento del suolo e dell’acqua, compromettono la biodiversità e sono anche causa di elevate emissioni di gas serra».

«Inoltre gli animali allevati senza il rispetto del benessere sono più esposti a zoonosi, anche trasmissibili all’uomo, e di conseguenza soggetti a una larga somministrazione di antibiotici, con gravi rischi di comparsa di resistenze. In alcune trasmissioni televisive d’inchiesta si sono addirittura visti allevamenti dove gli animali sono ‘umiliati’ e sottoposti a sofferenze indicibili».

«E qui l’uomo-allevatore perde ogni senso di umanità. Il consumatore è oggi sensibile al tema del benessere animale e il rischio è che gli errori di alcuni mettano in discussione tutto il settore zootecnico. Invece, occorre comunicare che un’alternativa sostenibile sul piano ambientale, sociale e anche economico non solo è possibile, ma è già esistente. La zootecnia biologica è l’alternativa perché pone al centro, da sempre, il benessere degli animali allevati».

«È, infatti, imperniata sul rispetto degli spazi vitali, sull’alimentazione corretta degli animali, con mangimi bio e non OGM, sulle cure veterinarie omeopatiche e con scarsissimo ricorso agli antibiotici. Il bio dà la giusta importanza all’accesso al pascolo, alla riproduzione naturale senza l’utilizzo di ormoni o altre sostanze chimiche e al rispetto delle fasi di crescita nel rispetto dell’etologia degli animali senza ‘spingerli’ a una produzione esagerata. Il vero valore aggiunto, l’elemento su cui fare leva per valorizzare questo settore, è la certificazione degli allevamenti. Il biologico si basa sulla fiducia dei consumatori, una fiducia conquistata sui mercati di tutto il mondo grazie anche ad un sistema di certificazione di processo che si basa sulla terzietà, affidato a strutture private sottoposte alla vigilanza pubblica».

«L’affidabilità del sistema di controllo è il vero ingrediente che fa la differenza per tutelare il bio. Tanto e vero che la prima mossa dell’Unione europea, per sostenere l’obiettivo di crescita del bio, anche nel campo della zootecnia, è stata quella di rafforzare proprio il sistema di controllo attraverso misure precauzionali più rigorose e verifiche più approfondite lungo tutta la filiera. Ovvero attribuendo più responsabilità agli operatori e agli enti di certificazione. Insomma, gli allevamenti biologici sono la sintesi perfetta tra benessere animale e benessere ambientale, sono garantiti a più livelli e ciò oltre ogni penoso tentativo di interessato discredito».

(Chiara Affronte)