Suolo e Salute

Category: Agricoltura

SANA RESTART: 9/11 OTTOBRE A BOLOGNA

SANA RESTART: 9/11 OTTOBRE A BOLOGNA

Il Salone internazionale del biologico e del naturale, non si ferma e riparte ad ottobre.

Il SANA, è ormai la manifestazione del biologico e del naturale più importante in Italia, ed è un punto di riferimento per le aziende e gli operatori bio.  I settori della kermesse saranno come di consueto food, care&beauty e green lifestyle, ma da quest’anno di uniranno anche:

  • Free From Hub: vetrina che da risalto a prodotti biologici e naturali che sono anche free from (es. prodotti che non contengono ingredienti che per ragioni diverse possono portare a intolleranze od allergie alimentari)
  • Sana Organic Tea: un’area dedicata al tea e ai suoi mille utilizzi,

 

Come ogni anni Suolo e Salute sarà presente con il suo stand e sarà parte attiva dell’evento.

L’AGRICOLTURA INTENSIVA MIGLIORE O UGUALE DI QUELLA BIOLOGICA? UNO STUDIO SU NATURE SMENTISCE QUESTA TESI

L’AGRICOLTURA INTENSIVA MIGLIORE O UGUALE DI QUELLA BIOLOGICA? UNO STUDIO SU NATURE SMENTISCE QUESTA TESI

Su Nature è stato pubblicato uno studio di tre scienziati europei che smentisce il metodo per valutare gli impatti ambientali di un prodotto sul suo intero ciclo di vita: Life Cycle Assesment (LCA).  Questo sistema favorisce le produzioni derivanti da agricoltura intensiva, ma non tiene conto di alcuni dati che ribaltano i calcoli derivanti dal metodo LCA.

L’analisi LCA non tiene conto di alcuni punti essenziali come:

  • Perdita della biodiversità: molti studi affermano che nei terreni biologici si ha in media il 30% in più di biodiversità.
  • Degradazione del suolo: l’utilizzo smisurato di un campo porta ad una graduale aridità del terreno. Grazie alle rotazioni e all’utilizzo di fertilizzanti naturali, nell’agricoltura biologica, si ha un mantenimento ottimale delle qualità organiche del suolo.
  • L’impatto dei pesticidi sulla salute dell’ecosistema: la presenza di queste sostanze porta gravi danni per i terreni e per le falde acquifere presenti sul territorio interessato.

 

Secondo i tre ricercatori il metodo LCA falsa la valutazione calcolando l’impatto per kilogrammo di prodotto. I sistemi intensivi, infatti hanno una maggiore resa per kilo, però se spostiamo il calcolo sull’ettaro i dati cambiano sensibilmente spostando fortemente l’asticella verso il metodo biologico.

 

Le analisi Lca hanno bisogno di un approccio a grana più fine e non fermarsi a guardare semplicemente alle rese complessive. Occorre cogliere i vantaggi dei sistemi più piccoli e diversificati che dipendono maggiormente dai processi ecologici e si adattano alle caratteristiche locali del suolo, del clima e dell’ecosistema” sostiene Christel Cederberg della Chalmers University of Technology, Svezia.

 

fonte: https://www.cambialaterra.it/2020/07/una-valutazione-su-misura-per-lagricoltura-intensiva/

Il Grano duro “Bio” siciliano torna alla semina biennale

Il Grano duro “Bio” siciliano torna alla semina biennale

La Sicilia ha chiesto e ottenuto la deroga al decreto che limitava la possibilità di coltivare grano duro biologico solo dopo l’avvicendarsi di almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato alle leguminose.

Il via libera dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo ha scongiurato, di fatto, che gli agricoltori siciliani producano grano duro uno sola volta per triennio.

Dopo il parere favorevole accordato all’assessore regionale per l’agricoltura Edy Bandiera; è stato emanato un decreto supportato da dati tecnico scientifici dei Dipartimenti di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli studi di Catania e Palermo.

Nel documento si applica la seguente deroga: “In Sicilia si consente l’adozione di rotazioni quadriennali all’interno delle quali siano previste non meno di tre specie principali differenti, almeno una delle quali leguminosa”.
Con questo emendamento si torna pertanto alla tradizionale semina nìbiennale del grano duro, che vanta una tradizione secolare.

Fonte:

https://www.ilsicilia.it/grano-duro-bio-deroga-per-la-sicilia-si-torna-alla-semina-biennale/

Bio: enorme potenziale ma senza il giusto supporto

Bio: enorme potenziale ma senza il giusto supporto

Il biologico: un mercato che traina la crescita dei consumi in Italia, ma che letteralmente non riceve i giusti accorgimenti per potersi sviluppare.

 

Questa è la situazione del bio in Italia, che vale ben 5 miliardi di euro l’anno e viene inserito tra le attività di interesse economico nazionale.

 

Giorgio Balestra, docente all’Università della Tuscia a Viterbo, spiega quanto sia importante investire in conoscenza e sperimentazione. Innanzitutto per fronteggiare le emergenze fitosanitarie che possono creare danni irreparabili alle specie ospiti ma anche per non perdere un treno economicamente importante. Lo scorso anno ha portato ad un incremento del 10% del consumo dei prodotti biologici.

 

Il biologico potrebbe diventare una vera e propria chiave di volta della società tramite politiche sempre più ecosostenibili. Industria, agricoltura e benessere potrebbero avere un picco notevole se giustamente supportati, in particolare nell’ambito della ricerca e dell’innovazione tecnologica.

 

Eliminando la chimica dalle coltivazioni si riduce l’inquinamento delle terre, delle acque ed in prospettiva aumenta la qualità della vita.

 

fonte: https://it.businessinsider.com/lindustria-bio-puo-salvare-il-pianeta-ma-senza-investimenti-in-ricerca-non-ha-futuro/?refresh_ce

Aumento della coltivazione di canapa in Italia

Aumento della coltivazione di canapa in Italia

È boom di coltivazione di canapa (cannabis sativa) in Italia.

Questo quanto emerso durante la presentazione, al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, del primo studio sulle potenzialità economiche e occupazionali della coltivazione,  trasformazione e distribuzione della cannabis indica ad uso terapeutico in Italia.

La canapa, sottolinea anche Coldiretti, sta prepotentemente tornando nelle campagne: nel 2014 è stato registrato un aumento del 150% dei terreni coltivati a scopo tessile, edile, cosmetico ecc.

Durante quest’anno, sono raddoppiate le aziende agricole coinvolte nella semina di canapa e gli ettari coltivati in Italia sono passati da circa 400 del 2013, a 1000 del 2014. Le regioni interessate sono diverse: dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, fino a toccare Friuli, Sicilia e Sardegna.

Secondo Coldiretti, è un vero e proprio boom “spinto dalle molteplici opportunità di mercato che offre questa coltivazione particolarmente versatile e dalla quale si ottengono dai tessuti ai materiali edili, ma anche olio, vernici, saponi, cere, cosmetici, detersivi, carta o imballaggi”.

Si tratta di un ritorno a un tipo di coltivazione che fino agli anni ’40 era più che diffusa in Italia, se si considera che il nostro Paese era il secondo maggior produttore di canapa al mondo, al primo posto, però, per ciò che riguardava la qualità.

Il declino si è avuto con l’imposizione sul mercato delle fibre sintetiche e con la campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha demonizzato l’utilizzo e la coltivazione di questa pianta.

Oggi, invece, le istituzioni sono consapevoli dell’esigenza di creare un quadro legislativo meno rigido, che possa valorizzare le caratteristiche distintive della canapa italiana: in Parlamento sono state presentate ben tre proposte di legge.

Canapa quindi come nuove opportunità di sviluppo agricolo, volto a risollevare il settore.

Nel nostro Paese, in questi termini, sono diversi i progetti avviati e che sfruttano le diverse proprietà della canapa.

Una, tra le più importanti, è la capacità di assorbire gli agenti inquinanti e i metalli pesanti presenti nel terreno. In tal senso, infatti, la coltivazione di questa pianta potrebbe essere utilizzata per la riqualificazione, economica e del tutto naturale, di zone altamente inquinate, così come già avviene nella provincia di Taranto.

Non solo. Questa pianta, infatti, può essere trasformata in materia prima da adoperare in diversi settori che vanno dalla cosmesi naturale e biologica, al settore tessile, fino ad arrivare alla bioedilizia.

Nuove opportunità di lavoro quindi, per raggiungere reddito e occupazione nel rispetto dell’ambiente, permettendo di rimanere e lavorare nella propria terra.

Erba medica bio più resistente ai parassiti: lo studio sul global warming

Erba medica bio più resistente ai parassiti: lo studio sul global warming

L’erba medica bio riesce a mantenere meglio il controllo biologico, in caso di aumento delle temperature. Sono questi i risultati di un recente studio pubblicato sulla rivista Integrative and Comparative Biology.

Durante le loro indagini, i ricercatori hanno cercato di simulare un aumento di temperatura di due gradi, per capire la risposta delle piante agli attacchi dei parassiti, in caso di global warming.

La ricerca è stata condotta nel campo della coltivazione dell’erba medica, siabiochee convenzionale.

Erba medica bio: la risposta possibile all’aumento delle temperature

Gli studi condotti fino ad oggi hanno dimostrato che i campi coltivati ad agricoltura biologica favoriscono la proliferazione di antagonisti naturali, mantenendo sotto controllo la popolazione dei parassiti. Sostanzialmente, nei campi coltivati con metodi sostenibili ci sono meno insetti fitofagi rispetto a quelli coltivati seguendo tecniche convenzionali. Complice l’aumento dei predatori naturali, sicuramente, ma anche una maggiore resistenza delle piante ai danni causati dai parassiti.

I ricercatori si sono chiesti come queste condizioni potrebbero cambiare a seguito di un aumento globale delle temperature. Per rispondere a questa domanda, hanno manipolato la temperatura, simulando un aumento di due gradi in otto campi coltivati con erba medica. Quattro ad agricoltura biologica e altri quattro usando metodi convenzionali. In tutti i campi sono stati realizzati dei recinti, riforniti in un secondo momento di afidi del pisello, un particolare tipo di parassita agricolo, di coccinelle, o di entrambe le specie di insetto.

In condizioni normali, le popolazioni di afidi erano simili in entrambe le tipologie di coltivazione. All’aumento delle temperature, la popolazione di afidi era maggiore nei campi di erba medica coltivata con metodo convenzionale, rispetto a quelli coltivati con metodo biologico. Al tempo stesso, il numero dei predatori naturali tendeva a scendere nella coltivazione convenzionale, rimanendo invariata, però, in quelli bio.

La conclusione dei ricercatori è quindi che, almeno per quanto concerne le coltivazioni di erba medica, in caso di global warming il controllo biologico funzionerebbe meglio in caso di agricoltura bio e non di tecniche di coltivazione convenzionali.

FONTI:

http://www.sinab.it/bionovita/riscaldamento-globale-maggior-aumento-dei-parassiti-nell%E2%80%99agricoltura-convenzionale-meno

https://academic.oup.com/icb/article-abstract/57/1/1/3778213/Warming-Alters-Prey-Density-and-Biological-Control?redirectedFrom=fulltext