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SFATIAMO I FALSI MITI SUL BIOLOGICO

SFATIAMO I FALSI MITI SUL BIOLOGICO

Una sessione online per affrontare la diffusa disinformazione sul biologico e sottolinearne il vero significato

IFOAM Organics International ha raccolto il 21 gennaio scorso alcune tra le voci più autorevoli nel campo della ricerca, della promozione e della produzione per sfidare (e sfatare) i miti più persistenti che circondano l’agricoltura biologica, dall’impatto ambientale all’accessibilità economica, alla sicurezza alimentare, i relatori hanno affrontato le informazioni errate (quando non si tratti di vere e proprie fake news) con prove, esperienze e approfondimenti.

Chi avesse perso la sessione, può guardare la registrazione a pagina https://www.ifoam.bio/news/truth-about-organic-webinar-takeaways (da Youtube è possibile impostare la traduzione).

Nella stessa pagina può trovare anche i punti chiave emersi dal dibattito:

È vero che il biologico è solo una strategia di marketing?

È vero che il biologico è costoso e non accessibile?

È vero che i prodotti biologici non hanno un impatto comprovato sulla salute?

È vero che il biologico non è migliore per l’ambiente?

È vero che il biologico non può nutrire il mondo?

È vero che non esiste un consenso globale sul significato di “biologico?

COME ANDRÀ L’AGRICOLTURA EUROPEA?

COME ANDRÀ L’AGRICOLTURA EUROPEA?

Il consueto rapporto della Commissione analizza le prospettive dell’agricoltura UE fino al 2035

Ogni anno i servizi della Commissione pubblicano l’EU agricultural outlook, il report che presenta le previsioni per i principali mercati agricoli e le prospettive. Il report è il risultato di una collaborazione di lunga data tra DG AGRI, la direzione generale dell’Agricoltura e dello sviluppo rurale e il Joint Research Centre (JRC), il Centro comune di ricerca, il servizio scientifico e di conoscenza che fornisce consulenza scientifica indipendente e sostegno alla politica UE.

Il report si basa su una serie di ipotesi relative al contesto macroeconomico, al contesto delle politiche agricole e commerciali e agli sviluppi dei mercati internazionali desunte dalle ultime prospettive dell’OCSE-FAO. Queste ipotesi prevedono uno sviluppo relativamente regolare dei mercati, mentre sappiamo che tendono ad essere molto più volatili. L’outlook non costituisce quindi una previsione, ma offre proiezioni che corrispondono alle tendenze medie che ci si può attendere i mercati agricoli seguano in un determinato contesto macroeconomico a politiche invariate (chiaramente non possono prevedere eventi come il COVID o l’evoluzione delle guerre che riguardano più da vicino la UE, ma costituiscono ugualmente uno strumento di conoscenza e di lavoro che tiene in conto le macrotendenze globali).

Il report prevede che l’agricoltura dell’UE manterrà un alto livello di produttività fino al 2035 (non perché dopo si riduca, ma perché l’orizzonte delle analisi si ferma al 2035), in grado di sostenere prestazioni commerciali positive, in particolare per i prodotti di alto valore, con esportazioni agroalimentari che continueranno a contribuire in modo significativo alla sicurezza alimentare globale.

Si prevede che il consumo di proteine rimarrà leggermente al di sopra dei livelli attuali, riflettendo il crescente fabbisogno proteico di una popolazione UE che invecchia; si prevede anche che le aziende agricole dell’UE ridurranno ulteriormente sia le emissioni di gas serra che le eccedenze di azoto, con un graduale miglioramento delle prestazioni ambientali del settore primario; la produttività del lavoro rimarrà il principale motore della produttività agricola complessiva dell’UE, contribuendo a un aumento del reddito reale per lavoratore agricolo.

Il report è accessibile qui: https://agriculture.ec.europa.eu/data-and-analysis/markets/outlook/medium-term_en

LA FRANCIA VIETA L’IMPORT DI PRODOTTI CON RESIDUI DI ALCUNI PESTICIDI

LA FRANCIA VIETA L’IMPORT DI PRODOTTI CON RESIDUI DI ALCUNI PESTICIDI

Sarà respinta alla dogana la frutta extra UE con residui di fungicidi prodotti dalla UE…

 

Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura francesi hanno annunciato il divieto di importare prodotti agricoli con residui di mancozeb (fungicida per contatto revocato nella UE dal 2021 a causa di rischi di tossicità riproduttiva e potenziale interferenza endocrina), glufosinato (revocato nella UE dal 2018 per la tossicità alla riproduzione), tiofanato-metile (fungicida sistemico revocato nella UE dal 2021), benomyl (un fungidica benzimidazolico bandito nella UE dal 2003) e carbendazim (tossico per la riproduzione e mutageno, revocato dal 2018).

 

La bozza del provvedimento, che prevede il criterio del residuo zero e l’aumento dei controlli alle frontiere, è stata notificata alla Commissione Europea (e non dovrebbe trovare opposizione: la tutela della salute dei consumatori è tra le materie che legittimano interventi autonomi dei singoli Paesi membri).

I prodotti che potrebbero essere interessati sono prevalentemente avocado, mango, guava, ma anche agrumi, uva e mele in contro-stagione.

 

Non mancano aspetti bizzarri: tutte queste sostanze sono state ritirate dalla vendita nell’Unione europea da non meno di cinque anni, ma ben quattro su cinque sono ancora fabbricati nella UE e da qui esportati verso i Paesi terzi.

Secondo la ONG svizzera Public Eye (https://www.publiceye.ch/en/) nell’Europa che ne ha vietato l’uso si producono 30 000 tonnellate di glufosinato, tiofanato-metile e mancozeb, esportate in Paesi che non hanno le stesse preoccupazioni sulla salute degli operatori e dei consumatori.

E proprio dalla Francia che intende stabilire una tolleranza zero si esportano 34 000 kg di mancozeb l’anno.

Al di là della mancanza di coerenza (“Non vogliamo comprare i prodotti per i quali è usato il mancozeb che abbiamo venduto noi ai produttori”),  l’efficacia del provvedimento si preannuncia dubbia: la Francia importa poca frutta da extra UE (non va dimenticato che conta su Dipartimenti e Regioni d’Oltremare che sono i fornitori privilegiati di frutta esotica e che già applicano le norme UE): il suo scopo principale è dare un contentino alla FNSEA con un po’ di fumo negli occhi ad agricoltori in agitazione e a consumatori preoccupati: la decisione, palesemente, è stata presa in seguito alle pesanti pressioni della Fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles che continua a far la voce grossa contro l’accordo commerciale UE-Mercosur.

La soluzione del problema non può essere lasciata a iniziative nazionali, ma deve essere trovata con standard comuni in tutta la UE che riguardino sia le norme che i pertinenti controlli sanitari e ambientali.

O, meglio ancora, sta nell’agricoltura biologica, che sin dal 1991 ha risolto il problema non utilizzando mezzi tecnici tossici o nocivi e proponendo una soluzione concreta per la sovranità alimentare.

 

Per saperne di più: https://www.ilsole24ore.com/art/il-governo-francese-vietato-l-import-ortofrutta-contaminata-pesticidi-banditi-europa-AIAzDrl

NEANCHE IN FRANCIA VA BENE COI PFAS

NEANCHE IN FRANCIA VA BENE COI PFAS

In meno di 24 ore presentati due rapporti preoccupanti: il 92% delle acque e l’82% degli alimenti a base di cereali contengono acido trifluoroacetico (TFA), prodotto di degradazione dei pesticidi fluorati con PFAS (ma non va meglio da noi: nel 2024 Greenpeace ha trovato il composto su 104 dei 260 campioni acque potabili italiane analizzati)

Il TFA, che è in fase di classificazione come sostanza tossica per la riproduzione a livello europeo è il più diffuso tra i cosiddetti “inquinanti eterni” ed è al centro di due preoccupanti rapporti appena presentati in Francia, che arrivano alla medesima conclusione: la contaminazione è ormai diffusa, massiccia e colpisce sia l’acqua da bere che il cibo consumato quotidianamente.

Secondo la nuova campagna nazionale dell’ANSES (Agence nationale de sécurité sanitaire), nel 92% dei prelievi di acqua potabile in Francia si rileva la presenza di TFA, con livelli di concentrazione talvolta senza precedenti.

A poche ore di distanza PAN Pesticide Network Europe ha presentato uno studio che completa il quadro (che oltre alla Francia comprende anche gli altri Paesi europei): l’81% degli alimenti a base di cereali – in particolare il grano – è contaminato da TFA, con livelli di concentrazione talvolta cento volte superiori a quelli osservati nell’acqua potabile.

Anche se tutte le ricerche sull’argomento concordano nel considerare questo composto un rischio crescente per la salute pubblica, non è ancora stato fissato un limite massimo di residui negli alimenti.

Le due ultime pubblicazioni pongono una domanda molto semplice: per quanto si potrà continuare a tollerare l’inquinamento diffuso che è accertato essere conseguenza dell’uso di certi pesticidi chimici?

La Maison de la Bio, la federazione unitaria del biologico francese (soci Cosmebio, Forebio, Natexbio, Synabio, Synadiet, Biopartenaire, Bio equitable en France, Bio Valeurs, Cebio) nel suo comunicato ribadisce quello che definisce l’ovvio: proteggere la salute pubblica inizia dalla protezione degli ecosistemi e l’agricoltura biologica, l’unico sistema pubblico che vieta l’uso di pesticidi chimici sintetici, è una delle soluzioni.

Leggi qui il rapporto ANSES: https://shorturl.at/uGYvl

Leggi qui il rapporto PAN https://shorturl.at/nfCeV

MARCIA INDIETRO SUL GLIFOSATO!

MARCIA INDIETRO SUL GLIFOSATO!

Dopo 25 anni, la rivista ritira l’articolo che assolveva da qualsiasi imputazione il glifosato facilitandone le autorizzazioni da parte delle autorità: non è attendibile

 

Nel 2000 la rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology aveva pubblicato l’articolo ”Safety Evaluation and Risk Assessment of the Herbicide Roundup and Its Active Ingredient, Glyphosate, for Humans”, che assolveva il glifosate da ogni accusa.

Da più parti si erano sollevati dubbi sull’indipendenza dello studio, ma o dubbiosi venivano tacciati di complottismo e di atteggiamento antiscientifico, cosicché l’uso del glifosato e il rinnovo della sua autorizzazione non sono mai stati seriamente a rischio.

Dal canto suo, nel 2015 l’Agenzia per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità classificava il glifosato come un «probabile cancerogeno per l’uomo» e anche una monografia pubblicata lo stesso anno su The Lancet Oncology concludeva che le evidenze che l’erbicida causasse il cancro negli animali erano sufficienti, mentre quelle sull’uomo era certo il rapporto causa-effetto solo sul linfoma non-Hodgkin (un tipo di tumore del sangue che aggredisce i globuli bianchi del sistema immunitario), con forti evidenze di genotossicità.

Anche gli studi del 2015 venivano contestati se non derisi, sempre sbandierando l’articolo del 2000, che costituiva uno degli architravi del dossier presentato da Monsanto per ottenere l’autorizzazione e i suoi rinnovi.

Dopo un quarto di secolo dalla pubblicazione, però, l’editore ha ritirato l’articolo su richiesta dell’editor in capo, prof. Martin van den Berg.

Negli anni sono state sollevate diverse preoccupazioni riguardo alla paternità dell’articolo, alla validità dei risultati della ricerca, alla rappresentazione non veritiera dei contributi dei diversi autori e dello sponsor, a potenziali conflitti di interesse degli autori.

La rivista ha contattato l’unico autore ancora in vita, Gary M. Williams, chiedendo spiegazioni in merito alle diverse preoccupazioni emerse, ma senza ricevere alcuna risposta.

Sulla base delle questioni critiche inevase, ritenute lesive dell’integrità accademica dell’articolo e delle sue conclusioni, ha quindi deciso di ritirarlo formalmente dalla rivista.

Le questioni poste invano all’autore chiedevano lumi riguardo alla selezione degli studi citati (si faceva riferimento a ricerche non pubblicate fornite da Monsanto, trascurando studi indipendenti pubblicati che riferivano cancerogenicità e effetti cronici), all’indipendenza (da procedimenti legali è emersa la partecipazione allo studio -non dichiarata- di dipendenti Monsanto) e ai conflitti d’interesse (sono emersi pagamenti -mai dichiarati- da parte di Monsanto agli autori), conclusioni non attribuibili con certezza, grande influenza dell’articolo sulle decisioni delle diverse autorità, il che rendeva necessario chiarirne la fragilità.

Le diverse autorità competenti (anche la UE) nell’affrontare le autorizzazioni del glifosato e il loro rinnovo si sono basate sugli studi pubblicati, tra i quali sia l’articolo ora ritirato perché inattendibile che numerosi altri che vi facevano riferimento, e questo nonostante, nel tempo, fossero emerse evidenze di comportamenti illeciti.

Già nel 2018 l’articolo The Monsanto Papers: Poisoning the scientific well, esaminando i documenti Monsanto declassificati provenienti da contenziosi legali aveva denunciato l’evidenza della prassi di Monsanto di sponsorizzare (senza dichiaralo) articoli pubblicati su riviste di tossicologia e sui media non specializzati e la sua interferenza nel processo di peer review, la creazione di un sito web spacciato per accademico a difesa dei suoi prodotti. Sotto la lente finiva anche il ricorso nella difesa del glifosato ad accademici pagati, ma presentati come terzi, che dimostrava pratiche che andavano oltre la corruzione e nonostante gli sforzi per garantire trasparenza ed evitare le manipolazioni da parte dell’industria.

Il fatto non riguarda soltanto il glifosato, ma l’intero sistema di autorizzazione dei pesticidi, degli additivi e delle altre sostanze chimiche. Ne terranno conto le autorità competenti?

L’articolo ritirato è qui: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0273230099913715

DISEGNO DI LEGGE SULLA TUTELA AGROALIMENTARE

DISEGNO DI LEGGE SULLA TUTELA AGROALIMENTARE

Maggiore tracciabilità e tutela dei consumatori, aumentate le pene per il falso biologico

 

Il Senato ha dato il via libera, in prima lettura e senza voti contrari (80 voti favorevoli e 44 astensioni) al disegno di legge “Tutela Agroalimentare”, una norma che trae ispirazione dalla proposta di riforma dei reati agroalimentari sviluppata una decina d’anni fa dall’ex procuratore Gian Carlo Caselli.

Il comunicato del MASAF indica che il testo rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera fornendo informazioni quanto più esaustive possibili al cittadino, inserendo nel Codice penale meccanismi di deterrenza con l’introduzione di due reati e di un aggravante.

Frode alimentare: chi commercializza alimenti o bevande non genuine sarà punito con la reclusione da 2 mesi a un anno.

Commercio di alimenti con segni mendaci: chi ricorre a segni distintivi o indicazioni tali da indurre in errore il compratore sugli alimenti sarà punito con la reclusione da 3 a 18 mesi.

Agropirateria: l’attività illecita realizzata in maniera organizzata e continuativa prevede un’aggravante

Quantità: aggravante anche quando le quantità siano particolarmente rilevanti

Biologico: aggravante (con aumento della pena fino a un terzo) per prodotti che non lo siano, ma sono commercializzati come biologici.

Rafforzata anche la tutela delle indicazioni geografiche: la contraffazione di prodotti Dop e Igp sarà punita con pene da 1 a 4 anni (contro il precedente massimo di 2) e con multe comprese tra 10.000 e 50.000 euro.

Di più: il disegno di legge introduce la confisca obbligatoria dei beni e delle attrezzature impiegate per commettere reati alimentari.

Verranno riorganizzate anche le sanzioni amministrative, i cui importi verranno modulati in base alla gravità delle violazioni e al fatturato dell’impresa, superando l’anomalia per cui piccole aziende e grandi multinazionali rischiavano le stesse somme.

Il ddl appesantisce il quadro sanzionatorio per chi utilizzi il termine “latte” per i prodotti a base vegetale, con sanzioni da 4.000 a 32.000 euro o fino al 3% del fatturato (massimo 100.000 euro).

Per l’entrata in vigore bisogna comunque attendere il passaggio alla Camera e l’approvazione dei diversi decreti attuativi.

 

Per saperne di più: https://terraevita.edagricole.it/attualita/si-del-senato-al-ddl-tutela-agroalimentare/