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Per annullare l’effetto del glifosato bastano due settimane di dieta bio

Per annullare l’effetto del glifosato bastano due settimane di dieta bio

Il consumo esclusivo di alimenti biologici può aiutarci a ostacolare il bioaccumulo di sostanze tossiche nell’organismo come ad esempio il glifosato, scoperto tutto ciò grazie ad uno studio.

In Europa viene rinnovata l’autorizzazione per l’impiego del glifosato.  Altri 5 anni in cui sui campi di mezza Europa (Italia e Francia hanno già parzialmente ridotto l’impiego) verrà utilizzato l’erbicida considerato “probabilmente cancerogeno” dallo Iarc. Come difendersi? Una nuova “arma” arriva dal consumo di alimenti biologici.

Uno studio su una famiglia italiana ha infatti dimostrato come il consumo di prodotti agroalimentari provenienti da coltivazioni bio sia in grado di ridurre i livelli di contaminazione nell’organismo. Annullandone gli effetti quasi del tutto.

Alimenti biologici e contaminanti nelle urine: lo studio FederBio

Aveva destato giusta preoccupazione una ricerca pubblicata a ottobre su JAMA in cui alcuni ricercatori dell’Università della California dimostravano come le concentrazioni di glifosato nell’urina della popolazione siano più che raddoppiate nel corso di 23 anni. Da una media di 0,2 microgrammi per litro nel ’93 si è passati a una di 0,44 microgrammi per litro nel 2016.

La buona notizia di oggi è che bastano due settimane di dieta a base di alimenti biologici per azzerarne i livelli nell’organismo. Lo studio è stato condotto in Italia e promosso da FederBio (Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica), Isde-Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) e Wwf. Le sigle hanno lanciato la campagna #ipesticididentrodinoi per analizzare i livelli di contaminanti chimici presenti nel nostro organismo e per proporre soluzioni alternative.

I ricercatori si sono concentrati sugli inquinanti contenuti nelle urine di una famiglia italiana. Papà, mamma e due bambini di 7 e 9 anni si sono sottoposti a un esame specifico per stimare il contenuto di pesticidi nella pipì. L’analisi è stata effettuata prima e dopo una dieta 100% biologica.

I risultati sono stati estremamente interessanti. Dopo i 15 giorni di dieta sana, si è registrata una quasi completa decontaminazione dagli insetticidi più impiegati in agricoltura convenzionale (clorpirifos e piretroidi) e dal glifosato.

I ricercatori hanno effettuato 16 analisi su altrettanti campioni di urine. Quattro per ciascun membro della famiglia ‘analizzata’. In 13 dei 16 campioni sono stati riscontrati risultati estremamente positivi, con un abbattimento quasi totale dei livelli di contaminanti dopo la dieta bio. Solo in due casi non sono stati registrati miglioramenti. L’80% delle analisi, dunque, ha dimostrato gli effetti benefici della dieta a base di alimenti biologici.

I benefici degli alimenti biologici in dettaglio

Le analisi sono state elaborate dal Medizinisches Labor Bremen – MLHB, laboratorio accreditato di Brema. I risultati più interessanti sono stati individuati su due sostanze.

In primis, l’insetticida clorpirifos. Nel bambino più piccolo, il contaminante era presente nelle urine con un valore di oltre 5 microgrammi per grammo di creatinina. Si tratta di un valore più di tre volte maggiore rispetto alla media di riferimento, che si ferma a 1,5 mg/g. Dopo i 15 giorni di dieta a base di alimenti biologici il valore è sceso a 1,8 microgrammi. Anche nel papà la sostanza era presente in concentrazioni molto elevate: tre volte di più rispetto alla media di riferimento per gli adulti. Dopo la dieta, il valore non è stato più rilevabile.

Anche sul glifosato i risultati sono estremamente interessanti. Dopo la dieta bio, infatti, i valori di tutti i 4 membri della famiglia sono risultati al di sotto della soglia di rilevabilità. Un risultato straordinario, se consideriamo che le concentrazioni erano molto elevate. Nel papà, per esempio, i livelli erano più del doppio rispetto alla media della popolazione di riferimento (+116%). Dopo la dieta, le tracce di erbicida sono scomparse. Nei bambini i livelli iniziali erano più bassi, ma comunque importanti: 0,16 per la bambina di 9 anni, 0,19 per il più piccolo. A fronte di un valore di riferimento di 0,12 microgrammi/litro. Dopo la dieta, i residui di glifosato non sono più stati individuati.

Gli ambientalisti: “Incredibile l’assenza di monitoraggi su ampia scala”

La buona notizia, l’abbiamo visto, è che gli alimenti biologici possono aiutarci a ridurre efficacemente questi contaminanti chimici nel corpo. Il che ci ricorda quanto dobbiamo stare attenti ai prodotti che acquistiamo e consumiamo.

Se le analisi, infatti, da un lato ci rincuorano, dall’altra ci fanno temere per il cosiddetto ‘bioaccumulo’, l’accumulo di sostanze tossiche persistenti nell’organismo, risultato più che mai evidente dalle analisi. Lo scrivono i promotori della ricerca in una nota:

«Un’indicazione importante del fatto che la chimica contenuta negli alimenti da agricoltura convenzionale, anche in presenza di cibi che rispettano le soglie stabilite di fitofarmaci, come capita nella maggior parte dei prodotti consumati in Italia, rimane e si accumula nel nostro corpo, con conseguenze che ancora non sono state totalmente studiate e comprese».

Parole cui fa eco Maria Grazia Mammuccini, portavoce della coalizione #StopGlifosato, che si è mobilitata negli ultimi anni per ostacolare l’approvazione di una nuova autorizzazione europea per l’erbicida:

«L’iniziativa che abbiamo condotto ci spinge a una seria riflessione sul fatto che se cerchiamo ‘i pesticidi dentro di noi’ è molto probabile che li troviamo. Ma su questo non ci sono monitoraggi su ampia scala: è incredibile che ancora oggi ci si ponga in maniera molto vaga il tema dell’effetto dei pesticidi all’interno del nostro organismo. Misurare i livelli di inquinamento da fitofarmaci sui prodotti alimentari è il primo passo. Ma serve approfondire la conoscenza degli effetti che diverse e numerose sostanze hanno sulla nostra salute».

#Ipesticididentrodinoi : parte la campagna di FederBio

#Ipesticididentrodinoi : parte la campagna di FederBio

#IPESTICIDIDENTRODINOI è l’hashtag utilizzato per la campagna di “Cambia la terra” promossa da FederBio partita il 15 novembre che si concluderà il 30 novembre.

Basta una ‘semplice’ analisi delle urine e una normale famiglia italiana di quattro persone scopre di essere pesantemente contaminata dai pesticidi. Per tre dei membri alte concentrazioni di glifosato, l’erbicida per cui in queste settimane l’Europa deve decidere o meno la possibilità di utilizzo nei prossimi anni. Soprattutto uno dei genitori registra 0,26 microgrammi per litro (mg/l), mentre il bambino più piccolo arriva 0,19 rispetto a una media generale di 0,12 microgrammi per litro. Lo stesso bambino, solo 7 anni di età, registra oltre 5 microgrammi di clorpirifos per grammo di creatinina, un valore altissimo rispetto alla media della popolazione che è 1,5 (mg/g). Quest’insetticida provoca – tra i tanti altri danni – particolari effetti sulla capacità di apprendimento e di attenzione. Infine, due prodotti della contaminazione da piretroidi (Cl2CA e m-PBA) sono consistemente presenti nella famiglia. In particolare, m-MPA arriva nella mamma a concentrazioni di circa 3,4 microgrammi per grammo: un record che si trova solo nel 5% delle statistiche finora analizzate.

Parte la campagna #ipesticididentrodinoi, con un video che mostra il grado di contaminazione della famiglia D. – romana, con abitudini alimentari nella media – rispetto ad alcuni tra i pesticidi ed erbicidi più utilizzati in agricoltura: glifosato, clorpirifos e piretroidi. La campagna fa parte di Cambia La Terra, progetto di informazione contro i pesticidi voluto da Federbio con Isde- Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu e WWF e coordinato da un comitato dei garanti di cui fanno parte – oltre ai rappresentanti delle associazioni citate – singole personalità del mondo della ricerca.

Scopo dell’esperimento sociale è dimostrare quanto l’assunzione di pesticidi possa essere influenzata dalla dieta. Così una famiglia di 4 persone (i genitori, Marta e Giorgio assieme ai loro bambini, Stella di 9 anni e Giacomo di 7) ha accettato di fare il test sulla presenza o meno di pesticidi nelle urine e – dopo 15 giorni di dieta 100% bio, quindi totalmente priva di chimica di sintesi – ripetere le analisi per verificare la differenza tra prima e dopo. Tutta la campagna #ipesticididentrodinoi è online e tutti possono seguire giorno dopo giorno, attraverso video e post della famiglia, l’evolversi della dieta. Il 30 novembre prossimo saranno presentati i risultati finali, e si risponderà alla domanda: è possibile, con solo 15 giorni a zero pesticidi ridurre o eliminare la quantità di sostanze chimiche che assorbiamo quotidianamente attraverso gli alimenti?

Le indagini, effettuate su un campione individuale di urine, sono state eseguite dal laboratorio di analisi Medizinisches Labor di Brema certificato ISO, che ha già eseguito per le Coop Danimarca lo stesso tipo di analisi. La Famiglia D., già attenta alle proprie scelte alimentari, è comunque contaminata – in differenti percentuali a seconda del componente – da sostanze chimiche.

Dalle analisi del laboratorio tedesco risulta che il livello di glifosato – l’erbicida più diffuso e utilizzato al mondo, probabile cancerogeno per l’uomo secondo l’Istituto internazionale di ricerca sul cancro – nelle urine dei figli, Stella e Giacomo, è maggiore della media. Per Giorgio è particolarmente alto, più del doppio della media (116% in più).

Per quanto riguarda il clorpirifos – insetticida con effetti su sistema nervoso centrale, sistema circolatorio e respiratorio – la situazione è particolarmente preoccupante per Marta e il figlio Giacomo che presentano concentrazioni superiori a quelle trovate nel 95% della popolazione di riferimento, ma anche Giorgio e la figlia Stella hanno valori sensibilmente più alti della media.

piretroidi – pesticidi ad ampio spettro per cui sono dimostrati disturbi dell’apprendimento, danni al sistema nervoso, al fegato, al cuore, all’apparato digerente e sul sangue – sono stati distinti in due dei più frequenti metaboliti (molecole in cui si scinde un composto chimico): Cl2CA e m-PBA. Tutti e quattro i componenti della famiglia D. sono risultati positivi ai piretroidi per la presenza, in particolare, di m-PBA. Nel caso di Marta c’è un valore molto elevato per questo metabolita, tanto alto da essere superiore a quello che si riscontra  solo nel 5% della popolazione di riferimento. Nei figli sono presenti quantità sensibilmente superiori alla media non solo per  m-PBA, ma anche per Cl2CA.

 

Cambia la terra – No ai pesticidi, sì al biologico è un progetto di informazione e sensibilizzazione voluto da Federbio con Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF, con un comitato di garanti composto da alcune personalità del mondo dell’associazionismo e della ricerca. La campagna #ipesticididentro di noi comincia oggi e continuerà per i prossimi 15 giorni sul web e sui social, fino al 30 novembre, giorno in cui arriveranno i risultati delle urine raccolte sempre all’interno della stessa famiglia dopo le due settimane di dieta bio.

Fonte e video

 

“Stop pesticidi”: quando le manifestazioni popolari hanno effetti politici

80 associazioni si erano riunite il 27 maggio scorso, a Cison di Valmarino, in provincia di Treviso per una “Marcia Stop Pesticidi”, per dire basta all’uso dei fitofarmaci nei Comuni della Docg del Prosecco.

Oggi, anche se con un certo ritardo, quella manifestazione produce i suoi primi effetti politici. Dimostrazione che, quando le popolazioni si muovono compatte, è difficile per le istituzioni ignorarle.

Stop Pesticidi: l’interrogazione nel comune di Cison

Coinvolti nella Marcia nel comune trevigiano, i Comitati Stop Pesticidi di Treviso e Belluno, associazioni a tutela della salute, comitati, tra cui anche quelli “no pirogassificatori”. A partecipare anche consiglieri regionali e deputati di diversa estrazione. In tutto 3mila persone, bambini, giovani, adulti e anziani.

Il primo effetto politico del corteo si vede oggi. Il consigliere comunale di Cison Giuseppe Benincà, del gruppo di minoranza “Laboratorio Cison”, ha infatti presentato un’interrogazione riprendendo le rivendicazioni dei manifestanti.

Nell’interrogazione viene indagato nello specifico il corretto uso dei pesticidi nel comune, le azioni di sostegno all’agricoltura bio sul territorio e la costituzione dei cosiddetti biodistretti.

«Quanti soldi – chiede Benincà all’amministrazione – ha investito il Comune in controlli per l’osservanza del regolamento intercomunale di polizia rurale? Quante segnalazioni sono state ricevute? Quanti interventi in loco sono stati effettuati?».

In particolare i dubbi si concentrano sull’utilizzo dei fitofarmaci nei pressi delle case degli abitanti del comune trevigiano:

«Vengono rispettate le distanze minime dalle abitazioni e dai luoghi sensibili? Le distanze inserite nel regolamento di polizia rurale sono sufficienti a garantire che non ci siano contaminazioni per deriva? Quando verrà adeguato il regolamento di polizia rurale per tenere conto del principio di precauzione?».

Report e l’allarme pesticidi sul Prosecco

La marea contraria ai pesticidi nelle colline del Prosecco si è forse fatta più forte dopo la discussa puntata della trasmissione Report, che aveva dedicato un ampio reportage – nel novembre 2016 – all’utilizzo dei fitofarmaci nelle aree dove si produce il Doc e il Docg. In quell’occasione, i produttori si erano affrettati a spiegare come il mondo vinicolo sia oggi molto più attento ad ambiente e salute rispetto al passato.

Ma la “Marcia” aveva un respiro più ampio. Lo spiegavano gli stessi organizzatori:

«Milioni di persone in tutto il mondo sono quotidianamente esposte ai pericoli provocati dall’uso di pesticidi e diserbanti in agricoltura. È scientificamente provato che queste sostanze chimiche possono contribuire al sorgere di diverse forme tumorali e alterare il sistema endocrino, con il conseguente aumento delle patologie correlate».

Tra le altre rivendicazioni, di particolare attualità l’utilizzo dell’erbicida glifosato in agricoltura. I manifestanti facevano allora “appello a tutti i cittadini, associazioni e gruppi per marciare uniti in difesa della nostra terra e della salute pubblica”.

FONTI:

http://www.oggitreviso.it/prima-vittoria-marcia-stop-pesticidi-comune-di-cison-chiamato-rispondere-167174#disqus_thread

http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2017/05/27/news/oggi-la-marcia-contro-i-pesticidi-percorso-ridotto-il-pd-attacca-1.15400904

http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2016/11/15/news/prosecco-un-report-di-polemiche-1.14418069

Glifosato: 1,3 milioni di firme raccolte per dire no all’erbicida

Un milione e 320mila adesioni. È questo il risultato della raccolta firme messa in campo dalla Ice (Iniziativa dei cittadini europei) per mettere definitivamente al bando l’erbicida Monsanto, il più usato al mondo.

Secondo le regole europee, ora la Commissione dovrà obbligatoriamente vagliare la proposta.

La Coalizione #StopGlifosato, che ha raccolto le adesioni in Italia, parla di “segnale forte”. In primis al governo italiano e poi alle istituzioni di Bruxelles.

L’erbicida al bando: le firme raccolte

Presentata ufficialmente il 25 gennaio scorso, la petizione dell’Ice ha raggiunto in pochi mesi il risultato di un milione di adesioni. Oggi sono 1,32 milioni i cittadini europei che hanno dichiarato la propria contrarietà all’erbicida. Sono state un milione e 80mila le firme raccolte online, a cui si sono aggiunte le 237mila che sono arrivate materialmente, attraverso i banchetti sparsi in tutta Europa.

Nello specifico, la proposta ha l’obiettivo di fermare il processo di ri-autorizzazione del glifosato, prodotto chimico realizzato e commercializzato da Monsanto. Nel giugno del 2016, l’Unione Europea aveva rinnovato l’autorizzazione al prodotto fino alla fine del 2017. Ora è necessaria una nuova autorizzazione per continuare a utilizzare gli erbicidi che contengono questo formulato. Una autorizzazione che le associazioni ambientaliste vogliono fermare a tutti i costi.

La Commissione europea è ora obbligata a prendere in esame la richiesta. Secondo le regole comunitarie, infatti, se una proposta popolare raggiunge entro un anno il milione di firme, provenienti da almeno 7 Paesi Ue, le autorità non possono rifiutarsi di vagliarle.

Invitiamo la Commissione europea a rispettare le richieste dei firmatari rifiutando una nuova licenza per il glifosato”, ha rimarcato Greenpeace pochi giorni fa.

Anche l’Italia dice no all’erbicida

C’è soddisfazione nelle parole di Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione StopGlifosato, che raccoglie 45 associazioni italiane. La coalizione si è impegnata, negli ultimi 4 mesi, a raccogliere firme per aderire all’iniziativa Ice.

L’Italia ha dato un suo importante contributo con oltre 73mila firme, superando di molto il quorum di 54mila necessarie, in appena quattro mesi di campagna”, spiega Mammuccini. “È merito dei cittadini che si sono mobilitati e delle organizzazioni che hanno aderito alla campagna”.

Nella nota, la Coalizione ricorda come l’erbicida sia stato giudicato come “probabile cancerogeno” da Iarc, Agenzia internazionale di ricerca sul cancro. Un pronunciamento chiaro, che poi è finito “in un processo di revisione di organismi europei (EFSA, ECHA) che ha colpito l’opinione pubblica per mancanza di chiarezza sui conflitti di interesse dei board scientifici, oltre che per l’inclusione nella valutazione delle ricerche non pubblicate pagate dalla multinazionale che produce il glifosato”.

Come spiega ancora Mammuccini, il risultato della raccolta firme è un segnale non solo per le istituzioni europee. Anche il governo italiano è fortemente chiamato in causa:

«Il risultato raggiunto è un segnale che rimandiamo forte e chiaro al Governo e al Ministro delle Politiche agricole. L’Italia, un paese che è all’avanguardia sull’agricoltura di qualità e sul biologico, deve fare la sua parte per vietare il glifosato e fermare metodi pericolosi e inadatti alla sua vocazione. Il ministro Martina e il suo dicastero inoltre non hanno ancora dettagliato in cosa consiste il cosiddetto Piano Nazionale Glifosato Zero, annunciato lo scorso anno. Sulla scorta dei risultati raggiunti dall’Ice, chiediamo che venga fatta chiarezza sul piano annunciato».

Mammuccini chiede infine “un incontro con il ministro Martina e che il Governo ufficializzi il prima possibile la posizione che intende adottare in sede europea per quanto riguarda il negoziato sul glifosato”.

FONTI:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=1194

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/istituzioni/2017/06/15/iniziativa-cittadini-ue-su-glifosato-a-quota-1-mln-di-firme_5c226603-5c31-4675-ac07-03dd6fab9891.html

http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/initiatives/open/details/2017/000002

EFA: ribadito il no UE ai pesticidi nelle aree di interesse ecologico

Il 14 giugno, il Parlamento Europeo ha ‘rinnovato’ il divieto di utilizzo di pesticidi nelle cosiddette aree EFA. Anche se, tecnicamente, si tratta di un risultato a metà: gli europarlamentari, infatti, hanno votato a favore dell’impiego di fitofarmaci, ma non è stato raggiunto il quorum necessario per l’approvazione. Le Ecological focus area (EFA), aree di interesse ecologico, sono particolari aree previste nelle aziende agricole, con un focus specifico sul mantenimento della biodiversità.

Per Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione #StopGlifosato, si tratta di un “risultato in chiaroscuro”.

Pesticidi nelle EFA: la proposta della Commissione

Come abbiamo accennato, le EFA sono delle aree specifiche che hanno l’obiettivo di “salvaguardare e migliorare la biodiversità naturale nelle aziende agricole. Le aziende con una superficie agricola superiore a 15 ettari hanno l’obbligo di stabilirne una sul 5% dei terreni a seminativo.

In Italia, tale obbligo riguarda appena il 5% delle imprese del settore. Questo perché la dimensione media delle aziende nostrane è pari a 8 ettari.

In queste aree speciali, vige il divieto di utilizzo di pesticidi. La Commissione Agricoltura ha, il 30 maggio scorso, dato parere favorevole per l’utilizzo di fitofarmaci nelle EFA. Un voto che avrebbe potuto minacciare lo scopo stesso delle aree in questione.

Il 14 giugno, però, il Parlamento Europeo non ha confermato il parere della Commissione. Non tanto perché i rappresentanti dei Paesi membri abbiano votato no alla proposta. Quanto perché non è stato raggiunto il quorum necessario per cancellare il divieto.

Se vorranno accedere ai cosiddetti“pagamenti ecologici” (anche noto come greening), che rientrano nel primo pilastro della PAC, gli agricoltori dovranno quindi continuare a non usare prodotti chimici nelle aree di interesse ecologico.

Stop ai pesticidi nelle EFA: una vittoria a metà

Il risultato è stato commentato favorevolmente, ma con riserva, dalle associazioni che difendono natura e ambiente, contrastando l’impiego di agrofarmaci in agricoltura.

Maria Grazia Mammuccini portavoce della Coalizione #StopGlifosato, che raccoglie 45 associazioni impegnate nella battaglia contro l’erbicida più diffuso al mondo, parla di “un risultato in chiaroscuro”:

«Abbiamo portato a casa il risultato di sottrarre una parte della superficie agricola alla diffusione incontrollata di veleni nei campi. Ma il voto di oggi ha anche rappresentato un segnale di disinteresse per la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente da parte del Parlamento Europeo».

Mammuccini sottolinea che “dall’Europa continuiamo ad aspettarci di più”. E prosegue ricordando che tra poco “si deciderà del rinnovo o meno dell’autorizzazione del glifosato”:

«Gli organismi scientifici sono divisi sulla cancerogenicità, ma non sulla sua dannosità per la salute umana e quella ambientale. Gli interessi della Monsanto – continua Mammuccini – sono molto forti, come abbiamo visto anche nelle istruttorie degli studi sul glifosato».

La portavoce invita quindi tutti a firmare la petizione ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) per vietare definitivamente l’uso del diserbante nel continente. Una petizione che ha raggiunto, il 15 giugno, un milione di sottoscrittori e che si chiuderà alla fine di questo mese.

Serve un ultimo sforzo: i cittadini hanno la possibilità di dire la loro e possono utilizzarla”, conclude Mammuccini.

FONTI:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=1184

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=1186

http://www.wwf.eu/?302650/WWF-applauds-EU-Parliaments-vote-on-pesticide-ban-for-Ecological-Focus-Areas

“I pesticidi rischio per i diritti umani”: l’allarme in un report di due Relatori ONU

Tractor fertilizes crops corn in spring

«L’uso eccessivo di pesticidi è molto pericoloso per la salute umana, per l’ambiente ed è ingannevole sostenere che siano vitali per assicurare la sicurezza alimentare».

Non usano mezzi termini Hilal Elver e Baskut Tuncak, Relatori Speciali presso le Nazioni Unite, che hanno stilato un rapporto sull’accesso al cibo nel mondo. Dove tirano in ballo il rischio corso dai Diritti Umani per descrivere l’impatto dell’uso massiccio di fitofarmaci chimici in agricoltura.

Ecco a quali conclusioni sono giunti.

Pesticidi e diritti umani

Hilal Elver è relatrice speciale dell’ONU sul diritto al cibo, mentre Tuncak è specializzato su sostanze pericolose e rifiuti. In un rapporto congiunto, relazionato di fronte al Consiglio per i Diritti Umani di Ginevra, hanno sostenuto l’esigenza di creare un nuovo trattato globale che regoli ed elimini gradualmente l’utilizzo di pesticidi chimici in agricoltura. L’obiettivo deve essere, sostengono, effettuare una transizione definitiva verso pratiche agricole sostenibili.

Attualmente la regolazione è affidata alle sensibilità di singoli Stati e organismi sovranazionali.

Esistono quindi regolamentazioni divergenti sulla produzione, l’impiego e la protezione da prodotti pericolosi come i pesticidi. Parlano di un double standard che sta provocando un serio rischio per i diritti umani delle popolazioni più povere.

«Senza una stringente regolazione armonizzata sulla produzione, la vendita e l’uso accettabile dei pesticidi, il peso degli effetti negativi dei pesticidi ricadrà sulle comunità povere e vulnerabili», sottolineano Elver e Tuncak.

Nel loro rapporto, i Relatori Speciali hanno elencato tutti i rischi per la salute degli esseri umani legati all’utilizzo di fitofarmaci. Ogni anno, si stima, 200mila persone muoiono a causa dell’avvelenamento acuto da queste sostanze. La quasi totalità dei decessi, il 99%, è avvenuto nei Paesi in via di sviluppo. Qui infatti, la regolamentazione a riguardo è estremamente debole.

«L’esposizione continuata ai pesticidi», leggiamo in un comunicato diffuso dall’ufficio per i Diritti Umani dell’ONU, «è stata correlata a cancro, Alzheimer, Parkinson, squilibri ormonali, disturbi dello sviluppo e sterilità».

Le categorie più vulnerabili: agricoltori, comunità che vivono in zone rurali, comunità indigene, donne incinte e bambini. In particolare i minori sono colpiti da questa piaga. A causa soprattutto del loro impiego nelle coltivazioni, una delle peggiori forme di sfruttamento di lavoro minorile.

Danni per l’ambiente

Non sono colpiti solo i diritti umani. Anche l’ambiente soffre a causa dell’impiego massiccio delle sostanze chimiche ‘incriminate’. Alcuni pesticidi possono infatti permanere nell’ecosistema per decenni, rappresentando una minaccia per l’intero sistema ecologico.

I fitofarmaci finiscono per contaminare il suolo e le acque e causano ovunque perdita di biodiversità, distruggendo quindi i predatori naturali degli insetti fitofagi. Minano inoltre i valori nutrizionali del cibo.

In particolare, i Relatori Speciali puntano il dito sui cosiddetti neonicotinoidi, che sono accusati di essere «responsabili per il collasso sistematico del numero di api nel mondo». Un crollo che minaccia, come ben sappiamo, le basi stesse dell’agricoltura, dal momento che il 71% dei raccolti dipende dagli insetti impollinatori.

Responsabilità e soluzioni

I Relatori Speciali si soffermano poi sui produttori, che avrebbero un atteggiamento di negazione riguardo i rischi di determinati pesticidi. Sottolineano inoltre come spesso ci sia uno scaricabarile “inappropriato” che punta il dito unicamente sugli agricoltori, che sarebbero responsabili dell’uso improprio di tali prodotti.

Esprimono quindi «preoccupazione riguardo strategie di marketing aggressive e poco etiche» nonché per le «enormi somme spese dalla potente industria chimica per influenzare i politici e contestare le evidenze scientifiche».

Qual è la soluzione a questa minaccia? I Relatori indicano una possibile svolta nel ricorso all’agroecologia. Un approccio che, dicono, rimpiazza i prodotti chimici con la biologia e, soprattutto, è capace di garantire rese dei terreni sufficienti per nutrire l’intera popolazione globale, senza minare i fondamentali Diritti Umani al cibo e alla salute delle generazioni future.

«È tempo di smentire il mito per cui i pesticidi siano necessari per alimentare il pianeta e di creare un processo di transizione verso sistemi di produzione agricola più sicuri e che assicurino cibo più salutare», concludono i Relatori.

FONTI:

https://www.ifoam.bio/en/news/2017/03/08/pesticides-are-global-human-rights-concern-say-un-experts-urging-new-treaty

http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=21306&LangID=E

http://ap.ohchr.org/documents/dpage_e.aspx?si=A/HRC/34/48