Suolo e Salute

Tag Archives: agricoltura

CARBON FARMING: IL RUOLO DELL’AGRICOLTURA NEL CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

CARBON FARMING: IL RUOLO DELL’AGRICOLTURA NEL CONTRASTO AL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Il ruolo del settore agricolo all’interno della lotta al fenomeno del Climate change, è sempre più riconosciuto. Ma affinché il suo contributo risulti determinante è necessario un adeguato sistema di monitoraggio e quantificazione dei risultati ottenuti.

La Carbon Farming rientrerà tra gli strumenti in grado di raggiungere l’obiettivo europeo della neutralità climatica entro il 2050. Uno dei nuovi traguardi enunciati per realizzare concretamente il Green Deal europeo, sarà infatti, il sequestro di 310 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030.

Ma andiamo per gradi: il Carbon farming, ovvero il sequestro di carbonio nel suolo o nella biomassa vegetale, include tutte quelle pratiche finalizzate al contrasto del cambiamento climatico che rientrano nell’ambito del settore agricolo.

L’agricoltura possiede infatti la doppia caratteristica, di emettere e sequestrare CO2; peculiarità che permette agli imprenditori agricoli di agire direttamente contro le avversità dei cambiamenti climatici. Possono così operare per il sequestro di carbonio attraverso tecniche come: la non lavorazione, gli avvicendamenti colturali complessi, l’utilizzo di cover crops, l’interramento dei residui colturali, la fertilizzazione organica e l’agroforestazione.

Questo potenziale fa sì che il comparto agricolo possa assumere un ruolo attivo per la mitigazione del Climate change, ma anche che si inneschi un vero e proprio business green, legato ai benefici che gli imprenditori agricoli guadagneranno in termini di sequestro del carbonio.
Tali benefici, individuati come crediti di carbonio – rappresentano una tonnellata di CO2 stoccata o non emessa -, potranno così essere scambiati sul mercato.

Per le ragioni elencate, la strategia Farm to Fork e il nuovo Piano d’azione per l’Economia circolare, hanno annunciato due importanti novità:

  • un’iniziativa formalizzata di Carbon farming verrà presentata entro la fine dell’anno in corso;
  • verrà sviluppato un quadro normativo adeguato, per la certificazione degli assorbimenti di carbonio.

Nel frattempo, come introduzione al tema, è stato redatto un testo dal titolo: “Manuale di orientamento tecnico, creazione e implementazione di meccanismi di Carbon farming basati sui risultati per l’Ue”.

Ma se l’obiettivo principale è: certificare gli assorbenti di carbonio, in vista del mercato; vi è la necessità di strumenti che riescano a quantificare la CO2 sequestrata grazie alle pratiche di Carbon farming.
Un processo finalizzato in tal senso esiste già e si chiama Monitoraggio.
Fa parte di una fase che in ogni schema prende il nome di Mrv: monitoraggio, rendicontazione e verifica.

Con il termine Monitoraggio si intende: il controllo della riduzione e dello stoccaggio dei gas serra; la Rendicontazione è invece la trasmissione dei risultati alle autorità di competenza e la Verifica infine, consiste nella revisione dell’accuratezza e dell’affidabilità dell’intero processo.

È quindi una sfida non scontata, quella di quantificare e attribuire un valore numerico ai risultati ottenuti dalle pratiche di adozione della Carbon farming, al fine di generare dei crediti da vendere sul mercato.

Vediamo perché:

  • richiede un sistema di Mrv estremamente accurato che spesso ha un costo direttamente proporzionale alla precisione introdotta dallo strumento;
  • non tutti i sistemi di monitoraggio sono adatti per la stessa tipologia di pratiche, ecco perché ne esistono di diversi.

La Misurazione Diretta

È un sistema di monitoraggio che consiste di visite in loco per rilevare campioni di suolo o biomassa con il fine di un’analisi in laboratorio.
Questo sistema garantisce risultati accurati ed è spesso usata per la calibrazione di modelli. Tuttavia: è una tecnica impegnativa in termini di tempo e costosa per le procedure di analisi e raccolta dei campioni che prevede, richiede un elevato numero di campioni al fine di garantire risultati affidabili e i cm di profondità del suolo, derivante dal campionamento, è un’altra delle questioni da considerare.

 

La Modellizzazione

La modellizzazione consiste nell’utilizzo di strumenti basati su applicazioni informatiche, “modelli” che a partire dai dati inseriti in input, possono stimare i risultati ottenuti dall’adozione del carbon farming.

Riduce i costi e permette di misurare anche i co-benefici derivanti dall’adozione della pratica, come per esempio il miglioramento del rendimento economico delle aziende agricole.
Tuttavia: vi è un certo rischio di incertezza nei risultati, trattandosi di una stima. Necessitano quindi di una convalida continua, con misurazioni dirette; richiedono dati specifici che devono essere immessi nel modello (la disponibilità dei dati è abbastanza decisiva nella scelta del modello da utilizzare) e alcuni dati da inserire nella fase di calibrazione sono specifici del sito di applicazione (si consiglia quindi l’utilizzo, solo quando il modello è stato convalidato a livello locale).

Gli Strumenti di Monitoraggio

Tra gli strumenti di misurazione troviamo il Proximal sensing e il Remote sensing.
Consentono più vantaggi insieme, poiché non richiedono campionamento e permettono tempi di misura veloci e direttamente in loco, senza costi eccessivamente impegnativi.

Il Proximal consente di misurare on the go il contenuto di carbonio, fornendo contemporaneamente elevate densità di campionamento in grado di rappresentare la variabilità presente.
La prima metodologia ad introdurre ufficialmente l’utilizzo del rilevamento prossimale per misurare il carbonio organico nel suolo, è di provenienza australiana.

Il Remote
invece, utilizza diversi sensori a distanza, ad esempio droni o satelliti, ed è utilizzato per le stime della biomassa su larga scala ma anche nella mappatura del carbonio organico nel suolo.
Tuttavia: le criticità sono legate ai costi dei sensori e alla loro selezione, che può determinare un’incertezza dei risultati. Anche l’elaborazione dei dati e le variabili legate alle interferenze atmosferiche generano elementi di incertezza, che rendono necessaria un’ulteriore fase di sperimentazione.

L’Unione europea ha compreso l’importanza della sfida legata alla Carbon farming e le prospettive che questa può ampliare; sta quindi iniziando a concentrare le azioni di investimento, in tecnica e strumentazione, al fine di individuare tecnologie che restituiscano un compromesso tra costi e benefici. Un esempio è il programma Copernicus Sentinel, facilitante nel reperimento di dati di telerilevamento.

Ma affinché l’agricoltura possa davvero sviluppare il ruolo attivo che sta tentando di assumere all’interno della lotta al Climate Change, è determinante che l’investimento non si fermi qui, ma continui e si espanda in costruzione. Solo così i risultati arriveranno.

Fonte: Terra e Vita

SIMPOSIO INTERNAZIONALE: IL PUNTO SULL’ORTICOLTURA E LA FRUTTICOLTURA BIOLOGICA

SIMPOSIO INTERNAZIONALE: IL PUNTO SULL’ORTICOLTURA E LA FRUTTICOLTURA BIOLOGICA

In programma dal 14 al 17 Dicembre a Catania. La manifestazione si terrà per questa edizione in diretta streaming, potrà quindi essere seguita online dagli utenti registrati.

Al via il III International Organic Fruit Symposium e al I Organic Vegetable Symposium (OrgHort 2020). L’evento è organizzato dal Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, con l’obiettivo di condividere con gli attori e gli studiosi del settore, un focus di aggiornamento sull’ortofrutta biologica.

Il programma

Le giornate di studio (fatta eccezione per il venerdì 17, ancora da definire inizieranno alle 8,30 e termineranno alle 18,30. Saranno suddivise in sessioni composte da lezioni plenarie e presentazioni, lezioni su invito, business meeting e workshop.

Gli incontri prevedono l’approfondimento, attraverso il contributo scientifico di professionisti, dei seguenti temi:

  • Agroecologia e biodiversità orticola;
  • Genetica e studi genomici;
  • Allevamento biologico e propagazione;
  • Ecofisiologia in agricoltura biologica;
  • Gestione degli stress abiotici;
  • Lotta biologica degli artropodi infestanti e fitopatogeni;
  • Filiere orticole biologiche;
  • Strumenti per la codifica a barre dei prodotti orticoli biologici;
  • Salute e nutrizione compresi studi su sostanze volatili, aromi e composti nutraceutici;
  • Studi sul ciclo di vita, impronta, performance economica dell’agricoltura biologica.

Tra i relatori invitati: Miguel A. Altieri – Presidente della Società Scientifica di Agroecologia dell’America Latina; Gabriel Berg – Biologa, Biotecnologa e ricercatrice tedesca; Prohens Tomàs Jaime – Docente di Genetica e Coltivazione delle Piante, presso l’Università Politecnica di Valencia.

Il Simposio OrgHort2020 definirà una visione del settore, dal breve al lungo termine, al fine di migliorare concretamente l’agroecologia dell’agricoltura biologica e le catene alimentari biologiche. Stabilirà inoltre una rete internazionale attiva che coinvolgerà tutti i soggetti interessati su un tema di grande attualità.

La partecipazione di Suolo e Salute

Suolo e Salute parteciperà alla manifestazione in qualità di Sponsor.

“Siamo il primo organismo di controllo e certificazione del biologico in Italia, con oltre 21.000 aziende certificate e 650.000 ettari di superficie bio nazionale controllata – commenta Alessandro D’Elia, direttore generale di Suolo e Salute – Tra le realtà certificate, soprattutto al sud, sono molti gli operatori che producono orto-frutta biologica ed emerge chiaramente dalla base produttiva l’enorme bisogno di soluzioni tecniche, di innovazione e di ricerca specifica per il comparto. Quindi che ben vengano questi momenti di confronto e di scambio di esperienze tra ricercatori e per questo che siamo lieti di dare il nostro modesto contributo per l’ottima riuscita del Simposio che si terrà in Sicilia, terra di elezione per il biologico di qualità.”

QUI è possibile scaricare il programma completo e QUI effettuare la registrazione all’evento.

Ulteriori informazioni a questo LINK.

Fonte: Sinab

LEGGE SUL BIO: OCCORRE MASSIMIZZARE FONDI E OBIETTIVI

LEGGE SUL BIO: OCCORRE MASSIMIZZARE FONDI E OBIETTIVI

Da mesi in standby in attesa dell’approvazione definitiva, la legge sul biologico torna in campo con promessa di approdo alla Camera in novembre. Lo annuncia l’on. Pasquale Maglione, relatore della proposta di legge, che auspica uno sblocco, anche al fine di beneficiare dei 300 milioni stanziati dal Pnrr in favore di Bio-distretti e bio-filiere e raggiungere gli obiettivi prefissati dal Green Deal.

È iniziato il conto alla rovescia. La tanto agognata legge che andrà finalmente a normare l’agricoltura biologica in Italia, raggiungerà a Montecitorio ad autunno inoltrato, per l’approvazione definitiva.
A commentare la notizia è l’on. Maglione, esponente del Movimento5Stelle in Commissione Agricoltura, nonché relatore della proposta di legge: “Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico.”

A sostegno del mondo agricolo italiano

«L’auspicio è che, come già avvenuto in Commissione Agricoltura ad agosto e al Senato in precedenza, le richieste del mondo produttivo italiano trovino concreta sponda in Parlamento con l’approvazione definitiva della normativa», dichiara.
La formalizzazione della legge, non potrà che aiutare la filiera agroalimentare e agevolare l’armonizzazione di tutte le misure volte alla salvaguardia e allo sviluppo delle produzioni bio; produzioni che già contano oltre 2 milioni di ettari di superficie coltivata e 82mila operatori attivi sul territorio.

A consolidamento del ruolo trainante in Europa

Tra i leader europei nel settore, al fianco di Francia e Spagna, l’Italia confida nella definizione finale della legge per proseguire e sviluppare il lavoro svolto fino ad oggi. Un processo non avaro di risultati, che nell’ultimo periodo ha registrato un incremento del +5,1% delle superfici coltivate e del +11% dell’export bio Made in Italy. Permettendo così, la conquista di un ruolo da co-protagonista nella storia europea del settore del biologico.

Verso il raggiungimento delle iniziative del Green Deal UE

Attraverso una legge attualizzata alle esigenze del settore, sarà più facile raggiungere gli obiettivi prefissati in questa direzione. La normativa agevolerà dunque il lavoro, nell’ottica della strategia Farm to fork: che impegna l’Unione europea nel raggiungimento del 25% di SAU coltivata a metodo biologico entro il 2030.

«Un ulteriore impulso giungerà dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dove sono dedicati esclusivamente al settore bio 300 milioni di euro del Fondo per la creazione di contratti di filiera e bio-distretti» aggiunge Maglione, entusiasta di aver festeggiato il 23 settembre, la prima Giornata europea dell’Agricoltura Biologica – appena istituita dal Commissario dell’Unione, Wojciechowsi.

 

Fonte: Terra e Vita

GREEN ECONOMY, UNA QUESTIONE DI VOLONTÀ POLITICA CHE PUÒ FARE LA DIFFERENZA

GREEN ECONOMY, UNA QUESTIONE DI VOLONTÀ POLITICA CHE PUÒ FARE LA DIFFERENZA

È uscito pochi giorni fa il sesto rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), l’organismo delle Nazioni Unite responsabile delle valutazioni relative al fenomeno del cambiamento climatico.

Il documento mette in evidenza la rapidità con cui si stanno verificando alcuni cambiamenti irreversibili, primo fra tutti il surriscaldamento delle temperature medie – ora ad 1,1 °C -; che raggiungerà in 20 anni gli 1,5 °C, provocando lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento dei mari.

Lo studio sottolinea così, l’urgenza di altrettanta rapidità nell’apportare riduzioni immediate e su larga scala, delle emissioni di gas serra.

Indietro non si torna, dichiara Filippo Giorgi, climatologo del Ipcc. Lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia non potrà essere fermato, ma possiamo intervenire su fronti ancora più preoccupanti.

È strettamente necessario smettere di bruciare combustibili fossili, come carbone, petrolio e gas, poiché vi è il rischio di un evento che non si è mai verificato negli ultimi dieci periodi interglaciali, da prima della comparsa dell’uomo sul pianeta Terra: un surriscaldamento di 3-4 °C.

Le conseguenze? Poco prevedibili secondo il climatologo. Zone come il Mediterraneo andrebbero incontro a desertificazione, le correnti oceaniche rallenterebbero enormemente, salterebbero in sostanza tutti gli equilibri geopolitici attuali.

Gli eventi climatici estremi, rispetto agli anni ’80, sono già triplicati, aggiunge, a una velocità senza precedente alcuno. Con questi presupposti sarà come adattarsi a vivere in un altro Pianeta.

La soluzione secondo il rapporto, consiste in un’accelerazione della transizione verso la Green Economy. E’ una questione in parte culturale e in parte di volontà politica.

I Paesi emergenti vanno aiutati verso uno sviluppo differente da quello europeo e degli Stati Uniti d’America, poiché hanno il problema della povertà energetica, che dovrà comunque essere indirizzata verso una risorsa diversa da quella dei combustibili fossili.

Dobbiamo sfruttare l’eolico, il fotovoltaico, le batterie per l’accumulo, i motori elettrici. Dai trasporti, al riscaldamento, alla produzione industriale: tutto urge di essere convertito a elettrico.

Dal punto di vista culturale invece, gli strumenti di cui noi individui disponiamo per determinare un cambiamento, sono il voto e le scelte di acquisto.

Attraverso le scelte alimentari, abbiamo già cominciato a modificare le nostre abitudini, ma dobbiamo continuiamo a diminuire il consumo di carne, a virare verso il riciclo e l’economia circolare, a sprecare meno in generale.

Acquistiamo infine energia da fonti rinnovabili. Solo attraverso questo insieme di azioni, sottolinea Giorgi, creeremo una possibilità per fare la differenza.

L’agricoltura biologica è un ottimo alleato del clima. Prendendo ad esempio la concimazione delle colture: esiste una connessione diretta tra le emissioni di protossido d’azoto e la quantità di fertilizzante azotato applicato ai terreni agricoli. Il protossido di azoto è un gas serra particolarmente stabile in atmosfera ed ha impatto ambientale fortissimo. Chi pratica l’agricoltura biologica non fa uso di questo tipo di fertilizzanti sintetici.

Il contributo dell’agricoltura biologica non è solo riferito al non uso dei fertilizzanti di sintesi e pesticidi, ma risiede nella tecnica adottata che in molti casi permette di immagazzinare il carbonio nel suolo. Queste sono alcune delle operazioni che permettono il ritorno del carbonio nel terreno:

– Lavorazione minima
– Restituzione dei residui colturali al suolo
– Uso di colture di copertura
– Rotazioni delle colture
– Maggiore integrazione dei legumi per il fissaggio dell’azoto

Otteniamo così un aumento della produttività e meno dispendio di carbonio nell’atmosfera.

 

Fonte: Corriere della Sera

DECRETO SOSTEGNI BIS, LE NUOVE MODIFICHE IN TEMA DI AGRICOLTURA

DECRETO SOSTEGNI BIS, LE NUOVE MODIFICHE IN TEMA DI AGRICOLTURA

A seguito del voto di fiducia espresso dalla Camera con 444 voti a favore, 51 contrari e nessun astenuto, il Decreto Sostegni bis – DL 73/2021 ha ora via libera, per passare proprio in questi giorni al vaglio del Senato per la conferma definitiva.

Il decreto pone in sé, modifiche piuttosto importanti in tema di agricoltura, con misure concrete e 2 miliardi di euro che verranno stanziati a vantaggio del settore.

Se entriamo nel dettaglio delle proposte e degli emendamenti approvati: scopriamo le aggiunte dei commi 15-bis e 15-ter di Michele L’Abbate, del Movimento5Stelle, all’articolo 68.

Nel primo comma citato, vengono messi a disposizione 15 milioni di euro per il 2021, al fine di potenziare le forme di agricoltura di tipo sostenibile; promuovere le filiere e i bio-distretti.

Il comma 15-ter prevede invece la copertura degli oneri, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del MEF per il 2021, allo scopo di utilizzare l’accantonamento relativo al MIPAAF.

Alberto Manca, collega di L’Abate, parte del Movimento, aggiunge invece l’articolo 68-bis: il cui comma 1 autorizza l’incremento di 500mila euro alla spesa per l’anno 2021 (prevista dall’art. 1 comma 521 della legge 150/2019), da utilizzare per sostenere le filiere agricole tramite soluzioni tecnologiche e progetti innovativi.

Questi sono finalizzati ad agevolare il contenimento dell’impatto ambientale e il fenomeno del cambiamento climatico; accrescere la capacità di resilienza di fronte ad altri possibili episodi di pandemia e ridurre i costi sostenuti dai produttori agricoli.

Susanna Cenni, del PD, integra il comma 3-bis all’art. 71. Questo dispone che la Regione Toscana possa destinare alcune economie di spesa agli interventi del Fondo di Solidarietà nazionale, per quelle imprese del settore olivicolo-oleario della provincia di Pisa, che hanno subìto i danni degli incendi avvenuti nel 2018.

Per quanto riguarda il settore zootecnico e gli incrementi dei costi di produzione vissuti negli ultimi anni a causa delle tensioni rispetto agli alimenti destinati al bestiame (sia a livello nazionale che internazionale): Maria Spena di Forza Italia, aggiunge i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater all’art 68.

Il comma 2-bis dispone l’incremento del Fondo per lo sviluppo e il sostegno delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura per un importo pari a 5 milioni di euro per il 2021; al fine di erogare contributi per gli allevatori bovini.

Il collega Paolo Trancassini propone invece, con l’integrazione all’art.68 dei commi 15-septies e 15-octies, di prorogare fino al termine dello stato di emergenza la possibilità per i percettori di ammortizzatori sociali come Naspi, Dis-coll e Reddito di cittadinanza, di stipulare contratti con datori di lavoro del settore agricolo – non superiori a 30 giorni, ma comunque rinnovabili per altri 30 -, senza subire la perdita dei sussidi menzionati.

Agli oneri derivanti dalla suddetta proroga si provvede ai sensi dell’art. 77 del provvedimento in esame (comma 15-octies). Ne consegue per l’anno 2021, il riconoscimento del contributo a fondo perduto, per i professionisti in possesso dei requisiti necessari.

Di iniziativa del Governo è invece l’articolo 68-ter, disposto per riequilibrare le differenze finanziarie tra i territori regionali del Nord e Sud Italia. L’articolo, fornisce uno stanziamento di 92,7 milioni di euro a seguito del riparto delle risorse relative al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale per le annualità 2021/22.

Un ulteriore emendamento su iniziativa di Fasano, Cappellani e Gagliardi, aggiunge all’articolo 68 i commi 15-quater, 15-quinquies e 15-sexies. Tali integrazioni, estendono a tutto il 2021 l’operatività del fondo nazionale agrumicolo, corrispondente a 5 milioni di euro.

Chiara Gagnarli del M5S ha dato l’avvio per l’art. 68-quater, che introduce un contributo a fondo perduto in favore dei piccoli birrifici che producono birra artigianale in misura pari a 0,23 euro a litro di birra complessivamente presa in carico, nel registro annuale di magazzino nell’anno 2020; sulla base dei dati riportati annualmente, nella dichiarazione riepilogativa presentata dagli stessi birrifici.

Tra le novità del Decreto, per quanto riguarda il settore agricolo, vi è inoltre l’aumento a 161 milioni di euro per l’anno 2021 del Fondo solidarietà nazionale, attribuito alle imprese agricole che hanno subito danni da gelate.

Per quanto riguarda il tema dell’occupazione: i lavoratori addetti agli agriturismi, verranno considerati lavoratori agricoli, così da rinforzare il rapporto di connessione tra l’agricoltura e le realtà agrituristiche. Verranno poi inserite misure agevolative per l’imprenditoria femminile, misure finora riservate ai soli giovani. Tra queste vi sono i mutui a tasso zero per gli investimenti e i contributi dello stesso tipo, a fondo perduto.

Coldiretti sottolinea fortemente significativo: l’aumento di 5 milioni del “fondo filiere”, per interventi destinati nell’anno 2021 agli allevatori di bovini; oltre allo stanziamento di 15 milioni di euro per il sostegno dei bio-distretti, ormai sempre più diffusi nelle differenti regioni d’Italia.

Laddove vi sono state difficoltà legate alla mancanza di liquidità, per le imprese agricole e della pesca, l’integrazione all’interno del Decreto giunge tramite: il fondo Ismea per la gestione delle garanzie.

È quindi ricco, il panorama delle modifiche apportate, nell’ambito del comparto agricolo. Restiamo ora in attesa del sì del Senato per la delibera definitiva.

 

Fonte: Terra e Vita

FRANCIA E SPAGNA: LA CORSA VERSO IL BIOLOGICO

FRANCIA E SPAGNA: LA CORSA VERSO IL BIOLOGICO

Sono incoraggianti i dati relativi all’anno 2020, presentati da Agence Bio – Agenzia per lo sviluppo e la promozione dell’agricoltura biologica in Francia e da Louis Planas, ministro dell’agricoltura, della pesca e dell’alimentazione in Spagna.

Entrambe le nazioni dell’Unione Europea, riportano un quadro generale positivo, che presenta una crescita del settore biologico regolare e certamente proiettata verso l’obiettivo del 25% dei terreni agricoli coltivati a bio, entro il 2030.

La Spagna ha registrato negli ultimi 5 anni, una tendenza di crescita media annua della superficie bio del 4,8%; raggiungendo una SAU del 10% distribuita maggiormente tra le regioni dell’Andalusia, della Catalogna e di Castiglia-La Mancia.

La Francia presenta numeri similari: nel 2020 ha infatti raggiunto il 9,5% della SAU totale (2,55 milioni di ettari coltivati a bio), raddoppiando letteralmente, negli ultimi 5 anni, la superficie in biologico e integrando circa 250.000 ettari supplementari ogni anno.

 

Per quanto riguarda la tipologia delle colture biologiche nel paese spagnolo, le principali per estensione sono rappresentate da: oliveti, vigneti, cereali per la produzione di grano e coinvolgono pascoli permanenti (pari a 1,27 milioni di ettari), colture permanenti (662,423 ettari) e seminativi (502.075 ettari).

In Francia, le colture foraggere – destinate all’alimentazione del bestiame – occupano oltre il 60% della coltivazione biologica; le altre coltivazioni prevalenti sono invece: cereali, semi oleosi, legumi e vite.

Notevole in entrambi gli stati, è l’incremento del numero di operatori nel settore.

In Spagna la crescita è stata registrata in quasi tutte le categorie: dai produttori agricoli, ai commercianti, all’industria di trasformazione. Gli agricoltori sono cresciuti negli ultimi 5 anni, circa il 6% ogni anno; i commercianti di prodotti biologici circa il 20% e le industrie hanno assistito a una crescita media annua dell’11%.

Queste ultime, raggruppano due tipologie di trasformazione: una legata alla produzione vegetale e l’altra alla produzione animale. In totale, le industrie di trasformazione spagnole registrate hanno raggiunto le 10.395 (8.944 di tipo vegetale, 1.451 di tipo animale).

Secondo i dati presentati da Agence Bio, in Francia invece nel 2020, le aziende agricole sono aumentate di 5.994 unità nel complesso, rappresentano il 18% dell’impiego nel settore agricolo – e le imprese coinvolte nel comparto di 2.704 unità. Per un totale di 200.000 impieghi diretti a tempo pieno, all’interno della filiera biologica.

Per quanto riguarda l’origine dei prodotti bio consumati nello stato francese (consumo che corrisponde al 6,5% della spesa alimentare domestica nell’anno 2020): due terzi hanno provenienza esclusivamente nazionale – si parla di vini, uova, prodotti lattiero-caseari, carni e legumi –, si parla del 67% dei prodotti; il restante 18% deriva dall’Unione europea e un ultimo 15% ha origine alternativa.

In Spagna, la produzione animale è rimasta all’incirca stabile, mentre l’acquacoltura bio ha registrato una crescita sostenuta che ha raggiunto quasi 7.480 tonnellate di produzione.

Il numero di realtà imprenditoriali dedicate a carne ovina e caprina è invece diminuito, bilanciato da quello di aziende dedicate all’allevamento di polli, conigli, latte di pecora e capra, che ha realizzato un aumento.

Il numero di capi di bestiame è cresciuto nel caso di suini, pecore, capre e bovini da latte. Pollame da carne e galline ovaiole.

Le imprese specializzate in acquacoltura bio, sono aumentate da 61 a 174, variazione dovuta principalmente a un passaggio dalla certificazione di gruppo a quella individuale per uno dei produttori coinvolti.

Entrambi gli stati presentano pertanto numeri significativi, artefici di un panorama promettente che annuncia una vera e propria corsa verso il consolidamento e l’espansione del comparto biologico.

 

Fonte: Sinab