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Bioreport: il punto della situazione sul Biologico

Bioreport: il punto della situazione sul Biologico

Bioreport firmato Crea, con la collaborazione di Aiab, Federbio, l’Associazione per l’agricoltura biodinamica e l’Università di Firenze, fa il punto della situazione sull’agricoltura biologica in Italia nel biennio 2017-2018.

L’Italia si trova al sesto posto nel mondo per valore di mercato e per superficie agricola coltivata.

Nel report sono trattati vari aspetti del biologico italiano, valutando le superficie coltivate, le aziende e la sostenibilità ambientale.

  1. L’Italia risulta il primo paese europeo per numero di agricoltori (oltre 64.000) e di trasformatori (più di 14.000);
  2. È seconda per superficie coltivata con 1,8 milioni di ettari;
  3. La maggior parte della superficie a bio è rappresentata da seminativi, con il 44% (28,5% prati e pascoli, 24,5% colture permanenti, 3% terreni a riposo);
  4. Per quanto riguarda i seminativi e le colture annuali, l’Italia ha la maggior superficie europea bio di cereali e ortaggi;
  5. L’Italia risulta prima per superficie bio di agrumi, frutta e olivi, mentre è seconda per i vigneti;
  6. Per la zootecnica, abbiamo principalmente ovini e caprini allevati con il metodo bio;
  7. Il biologico, rispetto al convenzionale, ha una minor produttività ma una maggiore redditività;
  8. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, viene affrontato il tema delle emissioni di gas serra: l’agricoltura bio risulta meno impattante della convenzionale. Infatti ha un elevato potenziale di mitigazione per le emissioni di N2O, per il minor numero di azoto ai suoli grazie alle più moderate fertilizzazioni. Non solo l’agricoltura, ma anche l’allevamento biologico ha un minor impatto a livello ambientale;
  9. Il report affronta anche il tema dell’agricoltura biodinamica, spiegando le sue origini scientifiche e storiche, oltre gli aspetti tecnici e agronomici.

Bioreport 2019

 

Fonte: https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2019/03/15/bioreport-lo-stato-dell-arte-del-biologico-italiano/62237

Vinitalybio 2019

Vinitalybio 2019

Il prossimo aprile a VeronaFiere si terrà la 53° edizione del Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati.

Quest’anno il Vinitaly organizzerà il Vinitalybio, in collaborazione con FederBio, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica. La manifestazione sul biologico sarà ospitata nel padiglione F.

L’idea è quella di far crescere la visibilità a quelle aziende che hanno scelto la sostenibilità delle produzioni, oltre alla possibilità di far conoscere, tramite convegni e sessioni di degustazioni guidate, questo tipo di produzione.

Tra le novità, ci saranno le masterclass dedicate ai vini artigiani biologici, realizzate in collaborazione con l’associazione Vi.te. – Vignaioli e Territori.

Fonte: http://www.sinab.it/bionovita/vinitalybio-2019

 

 

Il biologico è in fuga dal Regno Unito

Il biologico è in fuga dal Regno Unito

Molti produttori, per paura di una Brexit “no deal”, hanno deciso di portare via i propri prodotti dalle terre inglesi.

Lo scenario di una Brexit “no deal” consisterebbe nell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza aver raggiunto un accordo commerciale.

Rompere gli accordi commerciali porterebbe il biologico inglese ad affrontare una nuova procedura di certificazione. Questo processo potrebbe richiedere del tempo, prima che i produttori ritornino a vendere i loro prodotti marchiati bio all’estero: sarebbe un terribile danno commerciale.

Non solo per quanto riguarda i prodotti agricoli, ma anche la carne suina bio: i produttori stanno inviando la materia prima in Germania per essere processata finché risulta valida la certificazione biologica.

Il Department for Environment, Food and Rural Affairs, il Dipartimento per l’Ambiente, l’Alimentare e gli Affari Rurali inglese, risponde che nel caso di una Brexit “no deal” la certificazione del biologico europeo resterà valida nel Regno Unito.

 

Fonte: https://www.innaturale.com/il-biologico-scappa-dal-regno-unito-per-paura-della-brexit/

Glifosato: che siano resi pubblici gli studi sulla tossicità

Glifosato: che siano resi pubblici gli studi sulla tossicità

“Il pubblico deve avere accesso non solo alle informazioni sulle emissioni in quanto tali, ma anche a quelle riguardanti le conseguenze a termine più o meno lungo di dette emissioni sullo stato dell’ambiente”.

Il glifosato, prodotto chimico utilizzato come diserbante, fu iscritto nell’elenco delle sostanze attive dal luglio 2002 al luglio 2012. L’iscrizione all’elenco venne prorogata, poi, fino al 2015.

Per questo motivo, la Germania presentò alla Commissione e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) un “progetto di rapporto valutativo per il rinnovo”, pubblicato dall’EFSA il 12 marzo 2014.

In seguito, all’EFSA venne richiesto di rendere pubblici i risultati presenti nel progetto, considerando che gli studi chiave erano stati utilizzati per determinare la dose giornaliera ammissibile (ADI) di glifosato.

L’EFSA negò l’accesso: perché?

  1. La divulgazione di tali informazioni potrebbe arrecare serio pregiudizio agli interessi commerciali e finanziari delle imprese che hanno presentato i rapporti di studi;
  2. Non esisteva alcun interesse pubblico prevalente alla divulgazione delle parti degli studi alle quali i ricorrenti chiedevano accesso, dato che tali parti non costituivano informazioni “[riguardanti] emissioni nell’ambiente” ai sensi del regolamento di Aarhus;
  3. Non riteneva l’accesso necessario per verificare la valutazione scientifica dei rischi.

Con le sentenze di oggi, il Tribunale spiega che un’istituzione dell’Unione, quando riceve una domanda di accesso ad un documento “non possa giustificare il suo rifiuto di divulgarlo sulla base dell’eccezione relativa alla tutela degli interessi commerciali di una determinata persona fisica o giuridica, qualora le informazioni contenute in tale documento configurino informazioni ‘riguardanti emissioni nell’ambiente’”.

“Le emissioni di glifosato nell’ambiente sono quindi reali. Detta sostanza attiva è in particolare presente sotto forma di residui nelle piante, nell’acqua e negli alimenti. Gli studi richiesti sono, di conseguenza, studi diretti a stabilire la cancerogenicità e la tossicità di una sostanza attiva che è effettivamente presente nell’ambiente”, continua il Tribunale.

Il Tribunale conclude che l’EFSA non può sostenere che gli studi richiesti non riguardano emissioni effettive né gli effetti di emissioni effettive.

Pertanto, secondo i giudici europei, “il pubblico deve avere accesso non solo alle informazioni sulle emissioni in quanto tali, ma anche a quelle riguardanti le conseguenze a termine più o meno lungo di dette emissioni sullo stato dell’ambiente, come gli effetti di tali emissioni sugli organismi non bersaglio. Infatti, l’interesse del pubblico ad accedere alle informazioni sulle emissioni nell’ambiente è appunto non solo quello di sapere che cosa è, o prevedibilmente sarà, rilasciato nell’ambiente, ma anche di comprendere il modo in cui l’ambiente rischia di essere danneggiato dalle emissioni in questione”.

“La sentenza è una pietra miliare, è una vittoria nella lotta contro la segretezza quando si tratta dei rischi ambientali e sanitari di prodotti pericolosi come il glifosato. D’ora in poi, il pubblico e gli scienziati indipendenti potranno vedere come i giganti chimici scrivono le loro relazioni sulla sicurezza dei loro prodotti per ottenere l’autorizzazione. Grazie alla pubblicazione di tutti gli studi disponibili, in futuro scienziati indipendenti saranno in grado di ricontrollare le ricerche alla base delle valutazioni dei pesticidi. È fondamentale avere a disposizione un sistema di regolamentazione che funzioni nell’interesse della salute umana, della biodiversità e dell’ambiente, e non per il profitto aziendale”, dichiara in una nota Marco Affronte, europarlamentare del gruppo europeo Verdi-ALE.

 

Fonte: https://www.eunews.it/2019/03/07/glifosato-tribunale-ue-efsa-aprire-studi-tossicita/114263

Roma: “Biologico, una scelta di campo”

Roma: “Biologico, una scelta di campo”

Lo scorso 6 marzo si è tenuto il convegno “Biologico, una scelta di campo”, organizzato dall’onorevole Maria chiara Gadda, deputata e promotrice legge sulle produzioni biologiche.

“L’approvazione alla Camera della Legge sul Biologico e il suo iter di conversione al Senato sono l’occasione giusta per uscire da alcuni luoghi comuni: non si tratta più di un settore di nicchia, ma è ormai la scelta di imprese che rappresentano una quota rilevante nel made in Italy” dichiara Gadda.

Al convegno hanno partecipato il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato, il sottosegretario Franco Manzato, e il presidente della Commissione Agricoltura Filippo Gallinella, oltre a professori ed esperti del settore.

 

Fonte: https://www.blitzquotidiano.it/societa/biologico-esperti-convegno-gadda-3007067/

“Biologico, una scelta di campo”

“Biologico, una scelta di campo”

Mercoledì 6 marzo 2019, a Roma, presso la Camera dei deputati si terrà la conferenza “Biologico, una scelta di campo”.

La conferenza, organizzata da Maria Chiara Gadda, deputata e promotrice legge sulle produzioni biologiche, sarà occasione per approfondire il tema biologico, anche alla luce della legge in corso di approvazione in Parlamento e dell’intenso dibattito che ne è scaturito, con esponenti di alto livello del mondo scientifico ed accademico. Saranno presenti anche molte imprese italiane rappresentative di differenti settori di attività.

Suolo e Salute è stata ufficialmente invitata a partecipare all’evento.

Programma dell’evento