Suolo e Salute

Autore: Serena Leonetti

Una nuova sezione merceologica per il pomodoro bio

Una nuova sezione merceologica per il pomodoro bio

Grazie alla crescente produzione biologica, Anicav, l’Associazione Nazione Industriali Conserve Alimentari Vegetali, ha costituito una sezione merceologica dedicata al pomodoro biologico. Solo nel 2019, il fatturato generato del pomodoro biologico in Italia è stato di 250 milioni di euro. I consumi non sono aumentati solo in Italia ma anche all’Estero.

Il coordinamento della sezione è stato affidato ad Alessandro Squeri, Steriltom Srl, Consigliere Anicav e Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Federalimentare e a Carmine Alfano, Coppola Spa, Consigliere Anicav e Vice Presidente di Confindustria Salerno.

“Con questa sezione dedicata al pomodoro biologico, come Anicav, abbiamo voluto dare forza, in termini di rappresentanza, alle numerose aziende associate che dedicano parte della produzione al biologico, un segmento in costante crescita con importanti risultati sia in termini di produzione sia di valore”, commenta Squeri.

Fonte: http://www.agroalimentarenews.com/news-file/Anicav-annuncia-sezione-merceologica-dedicata-al-pomodoro-biologico.htm

https://www.italiafruit.net/DettaglioNews/55005/mercati-e-imprese/pomodoro-biologico-la-nuova-sezione-merceologica-anicav

Appello alla Bellanova: urgente il confronto sulla riforma della PAC

Appello alla Bellanova: urgente il confronto sulla riforma della PAC

La Coalizione #CambiamoAgricoltura ha richiesto alla ministra Teresa Bellanova che si avvii urgentemente un confronto sulla riforma della PAC poiché l’emergenza sanitaria che sta affrontando il nostro Paese, ha evidenziato in maniera sostanziale i punti critici del nostro sistema agroalimentare.

Per l’agricoltura, i prossimi mesi saranno decisivi, sia a livello europeo, dal regolamento transitorio per la proroga al 2022 dell’attuale programmazione, agli emendamenti ai regolamenti per la futura programmazione, sia a livello nazionale, con la redazione del Piano Strategico Nazionale della Pac, l’approvazione della Legge nazionale sull’agricoltura biologica e la presentazione del nuovo Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.

A questo proposito, nella riunione del Consiglio Agri-Fish, il Consiglio Agricoltura e Pesca composto dai ministri dell’agricoltura e della pesca dei 28 Stati membri dell’Unione europea e tenutasi lo scorso 8 giugno, sempre la Coalizione #CambiamoAgricoltura, ha richiesto di discutere sulle due Strategie UE Biodiversità 2030 e “Farm to Fork” e sul nuovo Quadro Finanziario delle risorse dedicate a conseguirne gli ambiziosi obiettivi.

Il processo avviato a febbraio e bloccato dall’emergenza sanitaria Covid19 deve ripartire al più presto e forte di una vasta condivisione, deve essere finalizzato all’identificazione degli obiettivi della programmazione della PAC post 2020, tappe fondamentali per far sì che abbia inizio la transizione ecologica della nostra agricoltura.

Fonte: https://www.lastampa.it/economia/agricoltura/2020/06/07/news/coronavirus-sbloccare-la-legge-sul-biologico-e-il-piano-nazionale-sui-fitofarmaci-1.38940196

Inquinamento delle acque: la soluzione non è alzare i limiti di legge ma una svolta etica

Inquinamento delle acque: la soluzione non è alzare i limiti di legge ma una svolta etica

Dai dati raccolti da ISPRA e da Legambiente, le acque dei nostri laghi e fiumi sono ancora troppo inquinate, infatti sono stati rinvenuti residui di agrofarmaci nel 67,0% dei punti monitorati delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterrane. Qualche settimana fa è stato pubblicato il Dossier 2020 Acque potabili “Sicurezza delle acque a uso potabile”, patrocinato dall’associazione Seta-Scienza e tecnologie per l’agricoltura. Nel dossier si propone di rivedere i limiti di sicurezza previsti dalla legge per le sostanze inquinanti rilevate nelle acque, ora fissato a 0,1 µg/L (microgrammi per litro). Ma con questi trend negativi, com’è possibile che si richieda di innalzare i limiti di queste sostanze?

“E’ decisamente un’iniziativa improvvida e da rispedire al mittente”, commenta Geremia Gios, professore ordinario di Economia agraria presso la Facoltà di Economia dell’Università di Trento ed ex sindaco di Vallarsa, primo Comune italiano ad avere adottato nel 2014 un regolamento che prevede zero agrofarmaci in agricoltura nel proprio territorio. “Penso invece che se si dovesse intervenire sui limiti dei residui di pesticidi rilevati nelle acque bisognerebbe farlo per renderli più severi. Per abbassarli, non certo per alzarli. I limiti sono anacronistici perché troppo elevati, non perché troppo bassi. Oltretutto per molte molecole, alla base dei fitofarmaci, non sappiamo neppure quali possano essere le reali conseguenze a lungo termine e quindi andrebbe applicata un’ottica prudenziale. Gli effetti di queste sostanze sulla salute non sempre sono immediati. Ci sono ad esempio fenomeni di epigenetica per cui l’esposizione a una molecola provoca danni che si vedono nelle generazioni successive rispetto a quella di chi è stato esposto.  Questo perché l’esposizione silenzia alcuni geni e ne attiva altri. E i danni in pratica si manifestano a distanza di 30 anni, nei figli e nipoti”.

Non affrontare il reale problema dell’inquinamento delle acque, in altre parole nascondersi dietro a un innalzamento dei limiti, è pericoloso. Cambiare traiettoria, orientandosi verso un modello di agricoltura sostenibile e che non preveda uso di agrofarmaci di sintesi può essere la soluzione.

“Il livello di inquinamento delle acque è ormai tale che per forza prima o poi qualcuno si farà alcune domande e vorrà affrontare la situazione.” ammonisce Gios. “Il fatto è che se si valutano i costi da sostenere per disinquinare le nostre acque riportandole entro i limiti di legge ci si accorge che si tratta di cifre stratosferiche. Ecco allora la grande idea: alziamo i limiti ed eliminiamo il problema. Come se cancellando la legge si cancellassero i danni ambientali e sanitari”, conclude Gios.

Fonte: https://www.cambialaterra.it/2020/06/acque-inquinate-no-alle-scorciatoie/

Annuario ISPRA sui dati ambientali 2019: il biologico risulta la punta di diamante dell’agricoltura.

Annuario ISPRA sui dati ambientali 2019: il biologico risulta la punta di diamante dell’agricoltura.

L’Ispra ha presentato l’Annuario dei dati ambientali 2019, nel quale raccoglie lo stato di salute del nostro territorio.

I dati raccolti e confrontati con i trend europei elaborati dall’Agenzia europea dell’ambiente, presentano un’Italia con una buona posizione in Europa per l’economia circolare e registrando un calo dei gas serra. Il nostro Paese supera, inoltre, l’obiettivo 2020 fissato dall’UE per le energie rinnovabili con il 18,3%.

La situazione per fauna e flora, invece, non registra dati positivi:

  • Solo il 48% dei fiumi e il 20% dei laghi italiani sono in buono stato;
  • Le temperature crescono più che in altre parti del mondo, solo nel 2018, l’Italia ha registrato un +1,71° contro un +0,98° nel mondo.

Nell’annuario si parla anche di agricoltura, in particolar modo dell’agricoltura biologica, indicata come uno dei principali strumenti per l’integrazione della biodiversità nel settore dell’agricoltura, che ha generato anche importanti benefici a livello sociale ed economico grazie alla capacità di produrre beni e servizi territoriali e nicchie di mercato che hanno aiutato le imprese a espandere il loro business e aumentare il reddito nel rispetto dei sistemi ecologici e dell’ambiente.  Nel rapporto, infatti, vengono evidenziati i nuovi indirizzi che hanno incentivato lo sviluppo dell’agricoltura biologica, l’agro-ecologia e altre forme diversificate di conduzione dei sistemi agricoli (racchiusi nell’espressione diversified farming systems) che hanno avuto un ruolo positivo per la riduzione dell’inquinamento e del degrado ambientale e soprattutto per la conservazione e il ripristino della biodiversità e della capacità dei sistemi agricoli di fornire beni e servizi, da quello turistico-ricreativo e storico-culturale a quello di regolazione del clima e del miglioramento della qualità dell’aria locale e di mitigazione dei cambiamenti climatici in atto. In tale contesto l’agricoltura biologica viene indicata come uno dei principali strumenti per l’integrazione della biodiversità nel settore dell’agricoltura, supportata da una larga evidenza scientifica sui suoi benefici rispetto a quella convenzionale sulla biodiversità, a livello genetico, di specie e di paesaggio, oltre che su altre componenti ambientali. Dell’agricoltura biologica, nel rispetto dei suoi principi originari, viene poi riconosciuto il fatto di aver ha generato una serie di importanti benefici in termini di equità sociale ed economica, grazie alla capacità di produrre beni e servizi territoriali e nicchie di mercato che hanno aiutato le imprese a espandere il loro business e aumentare il reddito nel rispetto dei sistemi ecologici e dell’ambiente.  Un’intera sezione del Rapporto è dunque dedicata al biologico, con dati ripresi da ISTAT e SINAB/Mipaaf.

Puoi consultare l’Annuario completo QUI

Fonte: http://www.sinab.it/bionovita/ispra-pubblicato-l%E2%80%99annuario-dei-dati-ambientali-evidenziato-il-ruolo-dell%E2%80%99agricoltura

Agricoltura biologica: benefici ed opportunità per l’agroalimentare italiano

Agricoltura biologica: benefici ed opportunità per l’agroalimentare italiano

L’agricoltura biologica europea e italiana si sta avviando alla terza riforma legislativa in poco meno di trent’anni di regolamentazione comunitaria. Mentre annualmente si perdono milioni di ettari a causa di pratiche agricole insostenibili, è dimostrato che l’agricoltura biologica: aumenta la fertilità del suolo e, di conseguenza, la produttività nel medio e lungo periodo; migliora la struttura del suolo e la capacità di trattenere e filtrare l’acqua, con una riduzione della necessità d’irrigazione e dell’impatto di siccità e alluvioni; riduce l’inquinamento delle falde acquifere; riduce l’erosione causata da vento, dall’acqua e dallo sfruttamento eccessivo dei pascoli e aumenta la capacità del suolo di sequestrare carbonio e contribuisce in questo modo a mitigare l’effetto serra, a sostenere l’adattamento al cambiamento climatico e a ridurne gli effetti. Questo significa che una conversione globale al metodo bio trasformerebbe l’agricoltura da principale fattore di cambiamento climatico ad attività a impatto climatico mitigato, rendendola così un’efficiente strategia di adattamento. Molti dei benefici dell’agricoltura biologica dipendono dalla creazione di un equilibrio ecologico tra il suolo, le piante e gli animali, che si traduce in una maggiore qualità dei prodotti che ne derivano.

“Ecco perché banalizzare le scelte dei Governi e della Commissione Ue sul Green Deal, – dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio – di cui la strategia “Farm to Fork” uno dei pilastri, appare francamente incomprensibile, in particolare quando si tratta di agricoltura biologica, unica forma di agricoltura sostenibile normata e certificata dall’Ue fin dal 1991, e quando si tratta di lavorare per una riduzione della chimica di sintesi, rispetto alla quale il punto di vista dei cittadini europei è ormai netto. L’Italia deve sostenere questa strategia e rivendicare un ruolo da protagonista, poiché, rispetto alla media attuale di superficie coltivata a biologico in Ue, siamo già al doppio, con Regioni del Sud o interi territori del Paese che sono ben oltre l’obiettivo del 25% dettato dalla Commissione. Proprio perché gli incentivi andranno anzitutto alla produzione e alle filiere, l’Italia, che è un Paese fortemente produttore, potrà beneficiare più di altri di queste risorse per la transizione verso il biologico della propria agricoltura, sulla cui crisi di prospettive e reddito leggiamo tutti i giorni sui media”.

“Dobbiamo tenere saldi i principi e i valori che fanno percepire anche ai cittadini come un’agricoltura moderna riesca a conciliare sostenibilità ambientale e sociale con sostenibilità economica”, termina Maria Grazia Mammuccini.

Fonte: https://www.huffingtonpost.it/entry/cosa-e-bio-per-litalia-grandi-benefici-nella-transizione-al-biologico_it_5ee0e97fc5b6eea8fab64310

“Organic Ecosystem”: l’ecosistema agroalimentare transfrontaliero del Mediterraneo

“Organic Ecosystem”: l’ecosistema agroalimentare transfrontaliero del Mediterraneo

Il 3 giugno è partito il progetto ORGANIC ECOSYSTEM – “Boosting cross border Organic Ecosystem through enhancing agro-food alliances”, un ecosistema agroalimentare transfrontaliero capace di porre le basi per lo sviluppo dell’intero settore dell’agricoltura organica nell’area mediterranea.

Il progetto è stato ideato da ENI-CBC Med, con il sostegno di Giordania, Libano, Tunisia, Grecia e Spagna, Regione Puglia e CIHEAM Bari e l’Egitto, con la Fondazione SEKEM.

Organic Ecosystem vuole sostenere l’agricoltura biologica, raggiungere la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale. Per questo motivo, il progetto vuole gettare le basi per lo sviluppo dell’intero settore biologico mediterraneo, promuovendo nuove alleanze commerciali, nuove catene di valore innovative, dare supporto alle imprese per aumentare la qualità e la commercializzazione di prodotti, permettendogli di entrare a far parte di nuovi mercati.  Non solo, questo ecosistema permetterà di creare nuove opportunità di lavoro e migliorare i redditi degli agricoltori biologici. Tutto ciò, potrà incoraggiare la decisione di molte aziende di convertirsi al biologico, ottenendo così un’espressiva conversione del suolo e sostenibilità ambientale.

Per saperne di più sul progetto, visita il sito

Fonte: http://www.sinab.it/bionovita/parte-%E2%80%98organic-ecosystem%E2%80%99-un-progetto-il-biologico-nell%E2%80%99area-mediterranea