Suolo e Salute

Category: Agroalimentare

Ortofrutta: prorogato il termine per i programmi operativi poliennali delle Op

La presentazione dei programmi operativi delle Organizzazioni di produttori (Op) nell’ambito dell’ortofrutta sarà prorogata dal 31 dicembre 2016 al gennaio 2017. Lo ha stabilito il Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale con un decreto.

I programmi operativi per l’ortofrutta

Un decreto a firma di Giuseppe Blasi, capo del dipartimento per le politiche europee presso il Ministero delle Politiche Agricole, rinvia la scadenza per la consegna dei nuovi programmi operativi poliennali nel settore dell’ortofrutta.

Nel decreto viene stabilito che le Organizzazioni di produttori (Op) coinvolte nella filiera possano consegnare i piani entro il 20 gennaio 2017 e non più entro la conclusione dell’anno in corso. I piani sono previsti nell’attuale programmazione della Pac, la Politica agricola comune.

La proroga è coerente con il regolamento di esecuzione della Commissione Ue n. 543/2011. Quest’ultimo prevede infatti che le modifiche ai piani pluriennali per gli anni successivi al primo siano presentate entro il 15 settembre e approvate entro il 15 dicembre. Per giustificati motivi, però, è prevista una dilazione della scadenza al 20 gennaio dell’anno successivo.

Il Mipaaf ha concesso la deroga soprattutto a causa dell’elevato numero di istanze da istruire. Una richiesta avanzata in primis dagli enti di Campania e Lazio, ma poi sostenuta anche da altre Regioni.

La proroga non è concessa nel caso in cui alla richiesta di approvazione del programma poliennale sia associata una richiesta di riconoscimento dell’Op ortofrutticola. In questo caso, il provvedimento di concessione deve essere comunque adottato entro il 31 dicembre 2016.

Disposizioni per le province autonome

Il decreto firmato da Blasi stabilisce inoltre delle misure specifiche per le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano. Gli enti in questione dovranno, entro il 25 gennaio prossimo, trasmettere al ministero delle politiche agricole e ad Agea (agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) le relazioni sulle determinazioni assunte riguardo i nuovi programmi pluriennali. Dovranno inoltre fornire i dati necessari per i programmi operativi 2016, e quindi già in corso, riguardo le modifiche per l’anno successivo.

FONTI:

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/37519/in-evidenza/programmi-operativi-proroga-al-20-gennaio-2017″http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/37519/in-evidenza/programmi-operativi-proroga-al-20-gennaio-2017

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3969

Mipaaf: 340 milioni per le filiere agroalimentari colpite dal sisma

Con un comunicato, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) ha reso note alcune misure per il rilancio delle filiere agroalimentari colpite dal sisma.

Il decreto sul Terremoto, di recente riconvertito in legge e approvato all’unanimità dalla Camera, contiene infatti sei misure legate alla gestione dell’emergenza in campo agricolo e agroalimentare.

Fondi, semplificazione, rimborsi: le misure per le aziende colpite dal sisma

11 milioni per il primo intervento

La prima misura urgente messa in campo, che partirà a gennaio 2017, è la copertura del mancato reddito in favore delle imprese di allevamento. Si tratta di 11 milioni di euro, inseriti nel pacchetto zootecnia autorizzato dalla Commissione Ue. Viene stabilito un aiuto a capo di circa 400 euro per i bovini. Sono ancora in via di definizione i dettagli degli aiuti per allevatori di ovini e suini.

Procedure semplificate

Semplificazione delle procedure previste per l’acquisto e la fornitura di stalle temporanee per gli animali, con l’estensione dei bandi già effettuati da Regione Lazio e Marche. Esistono ad oggi 400 stalle già acquistate, in fase di montaggio. I container destinati a uso abitativo sono invece 130, in consegna. Il decreto interviene nell’acquisto delle restanti strutture necessarie.

Rimborsi fino al 100%

Regioni e Mipaaf predispongono le misure per garantire la continuità produttiva delle imprese colpite dal sisma. A esse sarà destinato il 100% del rimborso delle spese necessarie.

Rinascita delle filiere

Destinati 340 milioni di euro per il progetto di rinascita delle filiere agroalimentari: la quota di cofinanziamento regionale riguardo il Psr 2014-2020 sarà assicurata interamente dallo Stato centrale.

Aiuti alle PMI

Per le Piccole e Medie Imprese sono previsti degli interventi finanziari specifici, da erogare sotto forma di finanziamenti agevolati a tasso zero. I fondi saranno destinati alla copertura del 100% degli investimenti per il ripristino e il riavvio delle attività economiche.

Anticipi fondi UE

Nell’ambito degli anticipi dei contributi europei, sono stati infine erogati 63 milioni di euro a oltre 30mila aziende di 6 province colpite dal sisma (Macerata, Ascoli Piceno, Fermo, L’Aquila, Teramo, Rieti e Perugia).

FONTI:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10731″https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10731

Agricoltura bio: il Consiglio europeo rimanda l’approvazione delle nuove norme

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 12 e il 13 dicembre si è riunito il Consiglio europeo “Agricoltura e Pesca” con diversi punti all’ordine del giorno: dai limiti di cattura per i pescherecci, passando per il rafforzamento degli agricoltori nella filiera alimentare e nella lotta al commercio sleale, per finire con i cambiamenti climatici e lo sfruttamento del suolo.

Tra i temi in discussione, gli operatori del comparto agroalimentare italiano attendevano soprattutto la definizione delle nuove norme sul biologico. Norme che però non sono state approvate e la cui discussione si rimanda al prossimo semestre europeo, a presidenza maltese.

Consiglio europeo: “Nessun accordo sul bio nel 2016”

Il semestre di presidenza slovacca, che si concluderà alla fine di quest’anno, aveva tra le proprie priorità quella di arrivare all’approvazione delle nuove norme sull’agricoltura biologica, come previsto nell’ordine del giorno Consiglio europeo del 12/13 dicembre. Ciò non è stato possibile.

Troppo diverse le posizioni in campo. Non è stato possibile trovare una soluzione di compromesso che appianasse le divergenze su questioni come la coltivazione in serra, le deroghe attive per il settore e la contaminazione accidentale da agrofarmaci, tema particolarmente sentito dagli operatori di settore.

La bozza sul nuovo regolamento Ue per il bio è stata presentata quasi tre anni fa, nel marzo 2014, dall’allora commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Dacian Cioloș. La situazione è in stallo da allora.

«Nonostante i considerevoli progressi fatti negli ultimi triloghi, nessun accordo potrà essere raggiunto entro la fine dell’anno. Questo a causa dell’impossibilità di trovare un compromesso relativamente a emissioni, deroghe alla raccolta dei dati, sementi e sostanze non autorizzate», si legge nella nota ufficiale di Bruxelles, rilasciata a margine dell’incontro.

Le preoccupazioni della vigilia

Nel mondo dell’agricoltura biologica e negli ambienti istituzionali italiani, c’era un diffuso timore sulle possibili nuove regole in corso di approvazione presso il Consiglio europeo. Si sospettava una riforma poco incisiva, ‘annacquata’ secondo alcuni, che avrebbe minacciato il settore invece di favorirlo.

Così si è espresso per esempio Paolo De Castro, coordinatore del gruppo S&D della Commissione Ue presso il Parlamento europeo:

«Se il risultato del processo di riforma dovesse finire per peggiorare lo staus quo, meglio sarebbe non approvare il nuovo regolamento. Al momento sembra che, invece di sostenere il settore bio in Europa, il processo di revisione lo stia minando».

Preoccupazioni che riecheggiavano anche nel giudizio di Vincenzo Vizioli, presidente Aiab (Associazione italiana agricoltura biologica):

«Il settore biologico non può permettersi di scendere a compromessi con le logiche di mercato. Se devono passare posizioni peggiorative e che non garantiscono a pieno i consumatori e i produttori seri, l’opzione del nulla di fatto è la mena dolorosa». Secondo Vizioli, la discussione dovrebbe partire dalle debolezze da correggere nel settore, «invece di convalidare un sistema ‘quasi’ biologico».

Paolo Parisini, presidente della Federazione nazionale dell’agricoltura biologica di Confagricoltura, denunciava il rischio «di approvare regole che annacquerebbero la qualità della produzione agricola biologica italiana ed europea». Scelte che avrebbero quindi messo «in pericolo un settore in forte espansione».

Consiglio europeo Agricoltura e Pesca, le altre decisioni

Non sono mancate le novità sul fronte del comparto agroalimentare nel corso del consiglio europeo di lunedì e martedì.

La più importante, l’adozione da parte dell’organo comunitario di una conclusione sul rafforzamento della posizione degli agricoltori nella filiera alimentare e sulla lotta contro le pratiche commerciali sleali.

Nel provvedimento, il Consiglio suggerisce a Commissione Ue e Stati membri alcuni provvedimenti da adottare per ripartire più equamente i rischi lungo tutta la filiera agroalimentare. Si suggerisce in particolare di rafforzare la stipula dei contratti e migliorare la trasparenza del mercato.

I ministri dell’agricoltura dei diversi Stati membri hanno poi espresso apprezzamento per le recenti decisioni della Commissione sulla creazione di un regolamento sull’uso del suolo, i cambiamenti di uso del suolo e la silvicoltura (regolamento LULUCF).

I ministri hanno infine concordato sul contributo che l’agricoltura può dare alla mitigazione dei cambiamenti climatici e si dichiarano pronti a intervenire sulla gestione sostenibile delle foreste.

FONTI:

http://www.consilium.europa.eu/it/meetings/agrifish/2016/12/12-13/

http://www.informatoreagrario.it/ita/News/scheda.asp?ID=3115

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/37435/dallestero/biologico-leuropa-decide-di-non-decidere

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/37426/in-primo-piano/bruxelles-fari-puntati-sulla-riforma-bio-italia-preoccupata

Carli (Assosementi): “L’Italia non può tollerare la contraffazione delle sementi”

semi-ogm-banditiLa cultura della legalità nel settore agroalimentare si costruisce a partire dalle sementi. E cioè a partire dalla “materia prima” che, insieme al suolo, rappresenta la base da cui costruire una filiera solida e trasparente. È questo il messaggio comunicato da Giuseppe Carli, presidente di Assosementi, associazione italiana del settore sementiero, in occasione della Giornata Nazionale per la legalità e la sicurezza, organizzata da Confcommercio.

Sementi: primo anello della filiera

Il settore sementiero non è escluso dal problema della contraffazione. Per il Dipartimento dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, organo del Ministero delle politiche agricole, il fenomeno ha assunto dimensioni importanti.

Solo in Italia, infatti, il valore delle sementi sequestrate nel 2015 ammonta a 1,8 milioni di euro. Materiale confiscato nell’ambito di oltre 700 controlli operati dalle forze dell’ordine preposte allo scopo.

Un problema reale, di cui tener conto. Anche perché potrebbe risentirne tutta la filiera. Come spiega Carli, “la cultura della legalità nel settore agroalimentare inizia dal seme, che rappresenta il primo fondamentale anello della filiera”.

Quello della commercializzazione di sementi non certificate è “uno dei fenomeni più preoccupanti registrati sul nostro territorio”. E le cifre fornite dal Dipartimento del Mipaaf non riescono a rappresentare la gravità della situazione nel suo complesso. Carli sottolinea infatti che “non è facile dare una dimensione esatta al fenomeno. Sappiamo però che in alcuni settori i livelli di contraffazione sono davvero significativi”.

L’attenzione è concentrata soprattutto sul grano duro, quella che dovrebbe essere una delle produzioni di eccellenza dell’agroalimentare italiano. Secondo le stime di Assosementi, “il commercio di sementi non certificare può raggiungere picchi anche del 40%”, per questo tipo di coltivazione. “Una situazione che un Paese come l’Italia non può tollerare”, aggiunge.

Contraffazione delle sementi: il riscatto parte dai giovani

Non tutto è perduto. C’è, in Italia, un forte movimento, soprattutto giovanile, che fa della trasparenza e della tracciabilità dei prodotti agroalimentari un must per la crescita e il benessere del Paese.

Si diffonde”, sottolinea Carli, “la cultura dell’alimentazione, grazie soprattutto a programmi specifici dedicati ai giovani”. Il trend è chiaro: già oggi la sicurezza dei prodotti alimentari è un parametro fondamentale nelle scelte di acquisto. E la tendenza è destinata a rafforzarsi. “In futuro sarà sempre più importante che al tema della qualità e della provenienza dei prodotti si affianchi l’opera di sensibilizzazione sulla contraffazione agroalimentare che è ancora percepita dall’opinione pubblica in modo meno forte rispetto ad altri settori”.

FONTI:

http://www.sementi.it/comunicato-stampa/440/contraffazione-sementi-mette-a-rischio-eccellenza-agroalimentare-italiano

http://www.confcommercio.it/-/confcommercio-per-la-legalita-e-la-sicurezza

Filiera agroalimentare: in arrivo piano Ue contro pratiche sleali

filiera-agroalimentareFiliera agroalimentare: stop a pratiche sleali.

L’Unione Europea implementerà nei prossimi mesi un quadro normativo che si occupi della riduzione delle pratiche sleali nella filiera agroalimentare.

È quanto emerge da un lancio dell’agenzia ANSA, che ha potuto consultare in anticipo il piano europeo. I dettagli del progetto sono stati presentati ai ministri dell’agricoltura dei 28 Paesi membri dal commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan, il 15 novembre.

Un lavoro che ha impiegato quasi un anno. A partire da gennaio 2016, un gruppo di 12 esperti ha lavorato alla realizzazione di un documento contenente delle raccomandazioni per i mercati agricoli. Quella presentata dalla Task force nei giorni scorsi è solo una bozza del rapporto complessivo. I dettagli del piano andranno affrontati punto per punto nel quadro delle procedure legislative ordinarie del Parlamento Europeo.

All’interno della bozza presentata, si raccomanda di creare norme specifiche per mettere un freno alle pratiche sleali nella filiera agroalimentare.

I 12 esperti hanno infatti invitato le istituzioni europee a fissare un quadro di riferimento, cosiddetto baseline, per individuare il numero e la definizione di tutte le pratiche sleali riconosciute a livello europeo. La Task force ha inoltre raccomandato di istituire un “organismo pubblico indipendente” che sia in grado assicurare un’efficace azione di contrasto a tali pratiche scorrette. In particolare, saranno inserite norme relative ai ritardi dei pagamenti, nonché alle modifiche unilaterali e retroattive dei contratti in corso.

Gli altri punti toccati dal rapporto sono stati: trasparenza sulla formazione dei prezzi nella filiera agroalimentare; riconoscimento di deroghe al principio di concorrenza in favore delle organizzazioni di agricoltori; maggiore sostegno della gestione del rischio con assicurazioni e fondi mutualistici ad hoc.

Hogan: “Gli agricoltori saranno più forti”

Soddisfazione negli ambienti istituzionali europei per la presentazione del piano.

Secondo le parole di Hogan, dopo le numerose crisi subite dal comparto agroalimentare europeo, è necessario oggi “rafforzare gli agricoltori nella catena alimentare, perché abbiano la giusta remunerazione per i loro prodotti. Esamineremo la relazione e le sue raccomandazioni per fornire risposte politiche adeguate”.

Sul lavoro della Task force è intervenuto anche Paolo De Castro, europarlamentare e coordinatore del Gruppo S&D in commissione agricoltura del Parlamento europeo, che ha sottolineato come quelli posti non siano “temi nuovi. A essere nuova, però, sembra essere la determinazione del commissario a dare seguito alle iniziative richieste. Dalla creazione di un quadro legislativo Ue sulle pratiche commerciali sleali fino ai richiami sulla necessità di chiarire il rapporto tra politica agricola e norme sulle concorrenza, si tratta di raccomandazioni in sintonia con il lavoro della commissione agricoltura del Parlamento europeo e ci rallegriamo del fatto che il commissario Hogan voglia farle proprie”.

FONTI:

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2016/11/14/agricoltura-de-castro-sintonia-tra-esperti-e-pe-su-filiera_904889e0-3687-4cfe-b452-e4ae769b6f71.html http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2016/11/14/agricoltura-de-castro-sintonia-tra-esperti-e-pe-su-filiera_904889e0-3687-4cfe-b452-e4ae769b6f71.html

Brevetti: novità UE sui prodotti agroalimentari

La notizia arriva da No Patents On Seeds!, coalizione di organizzazioni e associazioni preoccupate dall’impatto che i brevetti posti su piante, semi e animali da allevamento possono avere su allevatori, coltivatori e biodiversità.

La Commissione europea prende posizione sui brevetti nel settore agroalimentare.

Lo fa attraverso una nota esplicativa in cui si spiega che le piante e gli animali ottenuti attraverso tecniche di allevamento e coltivazione “essenzialmente biologiche” non possono essere sottoposti a brevetti.

Secondo la coalizione, la nota della Commissione UE si pone “in forte contraddizione con la pratica attuale dell’European Patent Office (EPO), che ha già concesso più di 100 brevetti sulla coltivazione convenzionale, come per esempio sui pomodori e sui broccoli”.

Brevetti su piante e animali: interpretazione inaccettabile

Stando ai rappresentanti di No Patents On Seeds!, l’EPO, l’ufficio dei brevetti europei, già nel marzo del 2015, confermava una “interpretazione inaccettabile” dell’attuale legge sull’esclusiva nei prodotti agricoli e da allevamento.

Mentre i processi di allevamento [e coltivazione] non possono essere brevettati, le piante e gli animai derivanti da tali processi sono brevettabili”, scrivevano Cristoph Then e Ruth Tippe, membri dell’associazione, in un report sull’argomento.

La dichiarazione della Commissione europea rappresenta quindi un passo in avanti importante. “È un successo enorme per le organizzazioni della società civile e le migliaia di persone che lottano contro i brevetti su piante e animali”, dichiara Christoph Then.

Gemse auf einem rustikalem Tisch aufgeschnitten“In ogni caso, la dichiarazione della Commissione non è legalmente vincolante e avrà bisogno di ulteriori definizioni per diventare efficace. Il compito dei governi europei è ora quello di riportare l’EPO sotto il controllo politico”.

La decisione, secondo gli attivisti, rispecchia le richieste del Parlamento europeo sull’argomento, nonché le posizioni ufficiali assunte dai governi di Austria, Germania, Olanda e Francia. In questi Paesi, la legge ha già proibito la registrazione di marchi su piante e animali.

Nel giugno di quest’anno, No Patents On Seeds! ha raccolto e consegnato all’EPO 800mila firme per mettere un freno alla sua politica sul brevetto dei prodotti agroalimentari.

Nuove richieste

La coalizione ha richiesto inoltre un’altra serie di chiarificazioni da parte della Commissione europea sul tema.

Richiedono in particolare che la definizione di “essenzialmente biologico”, includa tutti i metodi e i materiali bio utilizzati nella coltivazione tradizionale. Nuove misure legali, inoltre, sono necessarie “per assicurarci che le proibizioni non possano essere eluse”.

FONTI:

http://ec.europa.eu/DocsRoom/documents/19622?locale=it

http://no-patents-on-seeds.org/en/information/news/eu-commission-says-plants-and-animals-derived-conventional-breeding-should-be-regar

http://no-patents-on-seeds.org/sites/default/files/news/report_patents_on_seeds_time_to_act_2016.pdf