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Category: Agroalimentare

Prodotti tipici: con nuova indicazione salvaguardati anche quelli “di montagna”

Novità nelle indicazioni in etichetta che segnalano i prodotti tipici italiani.

Il Ministro delle politiche agricole ha reso noto che la Conferenza Stato-Regioni ha approvato un decreto per consentire l’utilizzo dell’indicazione di qualità “prodotto di montagna”. Si tratta, per il ministro Martina, di un “passo in avanti nel fondamentale percorso di valorizzazione dei prodotti e dell’attività dei nostri imprenditori”.

Prodotti tipici di montagna: i requisiti

Sono essenzialmente due i prodotti a cui può essere applicata l’indicazione facoltativa di qualità “prodotti di montagna”: di origine animale e di origine vegetale (che comprendono anche i prodotti dell’apicoltura).

Il primo genere di prodotti deve soddisfare almeno uno dei seguenti requisiti:

  • Ottenuti da animali allevati in zone di montagna e lì trasformati
  • Derivati da animali allevati in zone di montagna per almeno gli ultimi due terzi del ciclo di vita
  • Derivati da animali transumati allevati in pascoli montani per almeno un quarto della loro vita
  • I mangimi consumati devono essere prodotti in zone di montagna per almeno il 25% nel caso dei suini, per il 40% dei ruminanti e per il 50% per gli altri animali di allevamento

I prodotti di montagna di origine vegetale, per essere definiti tali, devono essere stati coltivati unicamente in zone di montagna. Discorso simile per l’apicoltura: le api devono aver raccolto nettare e polline esclusivamente in zone di montagna.

Per tutti, deve inoltre essere rispettato un parametro specifico sugli ingredienti utilizzati. Erbe, spezie e zuccheri utilizzati nella preparazione possono provenire anche da aree non di montagna, ma solo fino al 50% del peso totale degli ingredienti.

Esistono poi criteri specifici per gli impianti di trasformazione dei prodotti di montagna. Per le operazioni di “macellazione di animali e sezionamento e disossamento delle carcasse e a quelle di spremitura dell’olio di oliva, gli impianti di trasformazione devono essere situati non oltre 30 km dal confine amministrativo della zona di montagna. Per latte e prodotti lattiero caseari viene invece stabilita una “distanza non superiore ai 10 km dal confine amministrativo della zona di montagna” se sono ottenuti al di fuori di queste ultime. Il criterio vale solo per impianti di trasformazione in funzione dal 3 gennaio 2013.

Prodotti tipici di montagna, Martina: “Importante provvedimento non solo economico, ma anche sociale”

L’approvazione del decreto è motivo di soddisfazione, espressa dal Ministro alle Politiche Agricole, Martina, e dal suo Vice Andrea Olivero, con delega all’agricoltura di montagna.

Il decreto è un passo in avanti fondamentale per valorizzare i prodotti e le attività dei nostri imprenditori. Diamo particolare rilevo alle produzioni montane per il loro valore non solo economico, ma sociale e di tenuta del territorio”, ha sottolineato Martina. “Premiare con la trasparenza chi produce qualità è il primo passo per tutelare le scelte dei consumatori e per sostenere l’attività economica virtuosa che l’Italia esprime. Su questa strada siamo decisi a continuare con determinazione“.

Oliverosottolinea, invece, come il provvedimento attui il completamento del “quadro normativo nazionale sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari”. Si tratta, spiega, di “uno strumento efficace per gli operatori delle zone montane, che potranno accrescere la redditività facendo leva sulla riconoscibilità dei prodotti”.

FONTE:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11415

Soldi alle amministrazioni che usano il biologico nelle mense scolastiche

Il governo vara un fondo per le amministrazioni locali che certifichino la provenienza biologica dei prodotti utilizzati all’interno delle mense scolastiche.

L’emendamento segue altre disposizioni in materia ambientale che negli ultimi anni hanno favorito l’uso del biologico. Come la legge n. 221/2015 che stabiliva che il 15% e il 40% dei prodotti utilizzati nella ristorazione collettiva dovessero essere biologici.

Roberto Zannoni (AssoBio): «Il biologico di interesse nazionale»

La misura è stata salutata con entusiasmo da Zannoni, presidente di AssoBio, una delle associazioni di riferimento per le imprese operanti nel biologico:

«Lo stesso testo unico sull’agricoltura biologica attualmente in discussione nel nostro parlamento riconosce la produzione biologica come attività di interesse nazionale con funzione sociale e sancisce che lo Stato debba favorire e promuovere ogni iniziativa volta al suo sviluppo. È l’unico settore produttivo che può vantare tali riconoscimenti, cui ora, finalmente, si affiancano misure di promozione che ne rafforzeranno lo sviluppo».

Positivo anche il giudizio di Paolo Carnemolla di Federbio, altra associazione di riferimento del biologico in Italia.

«L’emendamento incentiva i comuni a incrementare la presenza di prodotti biologici nelle mense, che dovranno essere certificate proprio come sono certificate e sottoposte al sistema di controllo europeo le 53mila aziende agricole biologiche italiane che coltivano nel rispetto dell’ambiente senza utilizzare nemmeno un grammo di concimi, erbicidi, insetticidi e anticrittogamici chimici di sintesi e le 7mila imprese che trasformano i loro prodotti di qualità senza coloranti, conservanti e altri inutili additivi», spiega il presidente.

Biologico:  emendamento necessario

L’emendamento è necessario in una situazione in cui le condizioni ambientali sono sempre più compromesse. Feder.bio riprende i dati dell’istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale. Viene fuori un quadro preoccupante in cui in oltre il 60% delle acque superficiali e in oltre il 30% di quelle profonde si trovano 224 pesticidi diversi, in prevalenza diserbanti. E il 37% degli alimenti consumati in Italia contiene residui di pesticidi.

FONTI:

http://www.feder.bio/comunicati-stampa.php?nid=1175

http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/istituzioni/2017/05/24/a-scuola-arrivano-le-mense-biologiche-certificate_26aa0254-ab55-4223-90b1-9fe483d76aa8.html

http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2017/05/25/scuola-arrivano-mense-biologiche_o22NeapY05EPaHa2bWfExL.html

 

 

Ritiro di prodotti ortofrutticoli dal mercato: dal 1 giugno aumenta l’indennità

Al via i nuovi prezzi applicati in caso di ritiro dal mercato di prodotti ortofrutticoli durante un periodo di crisi. Le nuove tariffe attive a partire da giugno.

Partiranno il primo giugno di quest’anno i nuovi prezzi applicati dall’Unione Europea per il ritiro dal mercato di prodotti ortofrutticoli in settori in crisi.

Lo confermano fonti comunitarie, dopo l’annuncio del funzionario della Commissione europea Antas Goncalves, a margine della giornata organizzata da MAPAMA “The importance in Spain of the Common Organization of Agrarian Markets for the fruit and vegetable sector”.

Ritiro dei prodotti ortofrutticoli: quali le novità

L’iter, iniziato lo scorso anno con la presentazione al Consiglio dei Ministri della Unione Europea del pacchetto delle misure per i settori in crisi, troverà il suo completo compimento il 24 maggio prossimo. Sarà questa, infatti, la data di pubblicazione del regolamento.

Il prezzo di ritiro di prodotti ortofrutticoli in caso di squilibrio di mercato passerà dal 30 al 40% del prezzo medio di mercato dell’Ue negli ultimi cinque anni. Questa variazione sarà applicata alla distribuzione gratuita (i cosiddetti ritiri di beneficienza).

I ritiri destinati ad altri scopi, quali ad esempio produzione di compost, mangimi, distillazione, vedranno invece una variazione dal 20 al 30% del valore di mercato.

-8%: in calo i prezzi ad aprile

Secondo i dati resi noti oggi dalla Direzione generale agricoltura della Commissione europea, il mercato di frutta e verdura nell’Ue vede prezzi in calo ad aprile in media di circa l’8% rispetto ai livelli storici di questo periodo dell’anno.

L’aumento di prezzo di ritiro dei prodotti ortofrutticoli era stato richiesto a più voci da vari Stati membri, tra cui Italia, Spagna e Francia. La necessità era di recuperare l’efficacia delle misure di gestione delle crisi, considerate di fondamentale importanza non solo in un’ottica di embargo russo, ma anche per l’imprevedibilità delle produzioni, dovuta al cambiamento climatico, e per la natura altamente deperibile di frutta e verdura.

Fonti:

http://www.informatoreagrario.it/ita/News/scheda.asp?ID=3327

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/35719/lapprofondimento/aumento-prezzi-di-ritiro-ue-ce-la-proposta

http://brussels.cta.int/index.php?option=com_k2&id=15004&view=item&Itemid=

GDO:salgono a 147milioni di euro le vendite dell’ortofrutta bio

GDO : le vendite dell’ortofrutta bio segnano un balzo in avanti del 28%, rispetto all’anno precedente.

Sono questi i dati dell’analisi Nomisma snocciolati a margine di MACFRUT BIO, la sezione speciale della fiera internazionale dell’ortofrutta dedicata alla produzione naturale.

Ortofrutta fresca bio trend in crescita nella GDO

Secondo i dati Nomisma, nel 2016, i consumi di frutta e ortaggi freschi delle famiglie italiane sono cresciuti del 2,2% rispetto all’anno precedente. Sono 9 milioni le tonnellate vendute in tutti i canali, e 152 i kg di prodotti consumati pro capite.

All’interno di questo trend positivo, è il settore dell’ortofrutta biologica a riscuotere il maggior successo. I dati Nielsen evidenziano, infatti, che nel nostro Paese le vendite di frutta e ortaggi biologici a peso imposto hanno raggiunto i 147 milioni di euro nella sola GDO.

L’ortofrutta fresca bio ha da sempre un ruolo determinante nelle vendite di prodotti biologici (pesa per l’11% sulle vendite bio nella GDO). E le potenzialità di mercato sono altrettanto positive: le vendite bio contano per il 4,4% sul totale delle vendite di ortofrutta. Trend positivo garantito anche dal crescente interesse da parte del consumatore.

Identikit dell’acquirente Bio

Nell’ultimo anno, la domanda di alimenti biologici in Italia è cresciuta. Il 77% delle famiglie ha acquistato almeno un prodotto bio. E quello dell’ortofrutta fresca è il settore che i consumatori continuano a prediligere. È infatti questa la categoria con il maggior numero di famiglie acquirenti.

Gli acquisti bio aumentano con l’aumentare del reddito e dell’istruzione. Una maggiore capacità di spesa e un titolo di studio più elevato, infatti, corrispondono a tassi di penetrazione più alti.

Non solo. Anche l’età incide sulle scelte: la quota di consumatori è più alta (65%) se chi acquista ha un’età compresa tra 30 e 44 anni. La percentuale scende al 51% per gli over 55.

L’interesse verso il comparto cresce anche in presenza di nuclei familiari con figli di età inferiore a 12 anni. Complici sia la percezione di una maggiore sicurezza per la salute e di qualità organolettiche superiori, che l’impegno verso la sostenibilità ambientale.

«Il biologico cresce a doppia cifra e da tempo non è più una nicchia: 8 italiani su 10 consumano bio. L’ortofrutta fresca è la categoria che meglio esprime la chiave del successo del bio. La cultura del bio appassiona i consumatori, sempre più attenti e consapevoli dell’impatto delle scelte alimentari». Afferma Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence Nomisma.

Fonti:

http://www.ilvelino.it/it/article/2017/05/11/

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/39419/in-diretta-da/ortofrutta-bio-lo-stato-dellarte-in-italia-e-germania

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Export agroalimentare: via libera agli agrumi italiani in Cina

Via libera definitivo per l’export agroalimentare dei prodotti italiani in Cina: gli agrumi del Belpaese potranno circolare liberamente già dalla prossima campagna commerciale.

A darne conferma lo stesso Mipaaf, attraverso un comunicato diffuso sul sito ufficiale.

Il valore dell’export agroalimentare in Cina nel 2016 ha raggiunto i 391 milioni di euro.

Secondo il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, “la conclusione del negoziato rappresenta un passo in avanti importante per la nostra agrumicoltura che oggi può approcciare un mercato dal grande potenziale come quello cinese. Sono molto soddisfatto del lavoro diplomatico portato avanti in questi mesi”.

Export agroalimentare: nuove potenzialità per l’Italia

Il Protocollo d’Intesa è stato firmato dal Ministro dell’Agricoltura della Repubblica Popolare Cinese, Han Changfu. A rappresentare l’Italia era presente l’ambasciatore Italiano in Cina Ettore Sequi.

Un passo importante che potrebbe dare nuovo slancio all’export agroalimentare italiano.

«Il protocollo firmato con le autorità cinesi rafforza la collaborazione strategica nel settore agricolo e si inserisce in un più ampio quadro di relazioni tra i nostri Paesi. La costruzione di una nuova via della seta potrà favorire anche gli scambi agroalimentari, sia in termini di prodotti sia in termini di know-how.
Da parte nostra continueremo a investire al fianco delle nostre aziende in un mercato che offre interessanti possibilità in termini di crescita e di sviluppo. Già nei primi due mesi del 2017 l’export agroalimentare in Cina è aumentato del 12% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno
», ha concluso il Ministro Martina.

Gli obiettivi dell’accordo

Il nuovo accordo sarà finalizzato a promuovere la cooperazione tra i due Paesi su vari fronti: scienza, tecnologia, economia e commercio nel settore agricolo e nello sviluppo rurale. Inoltre, l’obiettivo sarà quello di rafforzare i rapporti di cooperazione bilaterale in campo agricolo.

Il parere di Coldiretti

Secondo Coldiretti, l’accordo potrebbe aiutare a stabilire un maggiore equilibrio della bilancia commerciale.

A fronte di importazioni di prodotti agroalimentari cinesi per 638 milioni di euro, osserva l’associazione, nel 2016 l’Italia ne ha esportati in Cina per 391 milioni. A gennaio di quest’anno l’export ha fatto registrare su base annua un incoraggiante +19%.

Fonti:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11299

http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/39490/in-primo-piano/agrumi-via-libera-allexport-in-cina

Fitofarmaci sul nocciolo: l’allarme dei cittadini

Nocciolo dei Cimini: è allarme fitofarmaci.

I cittadini dei monti Cimini, insieme di rilievi presenti nell’Appennino laziale, in provincia di Viterbo,non hanno dubbi: nei comuni di Carbognano e Caprarola, sarebbe in atto un uso massiccio non conforme di fitofarmaci. A riprova delle proprie affermazioni, stanno inondando i social network di numerose denunce, corredate da foto. Gli agenti chimici sarebbero stati sparsi persino nei pressi di corsi d’acqua e case.

Agenti chimici sul nocciolo: i sindaci si spaccano

Mentre i cittadini sembrano concordi nel denunciare la mancanza di controllo sull’uso di erbicidi sul nocciolo, i sindaci delle zone interessate mostrano posizioni diametralmente opposte.

Agostino Gasbarri, primo cittadino di Carbognano, conferma l’esistenza del problema, aggiungendo che la non conformità nell’utilizzo dei fitofarmaci avrebbe già portato a emettere sanzioni per il valore di 400 euro a 4 agricoltori.

Qui, fino a un anno fa, a detta del primo cittadino, “persisteva una situazione di vera anarchia”. L’8 febbraio 2016 dal Comune è stata emessa la prima ordinanza con il fine di regolamentare l’uso di fitofarmaci sul nocciolo. Ma le autorità si sono scontrate con la difficoltà di far rispettare efficacemente la nuova regolamentazione. “Oltre alla repressione – racconta Gasbarri – cerchiamo di sensibilizzare gli agricoltori, ma alla fine vince la logica del profitto”.

Di parere opposto, invece, il sindaco di Caprarola, Eugenio Stelliferi, che parla di “prodotti autorizzati”. Stelliferi afferma che a Caprarola è presente un’ordinanza che norma l’uso fuori dalla caldera del lago e limita quello al suo interno solo ai punti più scoscesi.

Una posizione intermedia, invece, è stata assunta da Alessandro Giovagnoli, primo cittadini di Ronciglione, che afferma: “Tranne casi sporadici, la situazione è sotto controllo”.

Un patentino per l’acquisto di fitofarmaci

Da circa un anno a questa parte, evidenzia Coldiretti, esiste l’obbligo di esibire un tesserino per l’acquisto dei prodotti chimici da usare in agricoltura. Per ridurre l’impatto ambientale, afferma il presidente Mauro Pacifici, sono stati istituiti dei corsi in tutta la provincia, per formare gli agricoltori sull’uso corretto dei fitofarmaci. Tra le pratiche consigliate, c’è quella di usare i prodotti non seguendo un calendario, ma a bollettino, quando cioè gli esperti segnalano l’attacco di agenti dannosi in determinate aree.

Fonte:

http://www.ilmessaggero.it/viterbo/nocciole_allarme_fitofarmaci_sui_cimini_preoccupati_cittadini_ma_sindaci_si_spaccano-2349665.html