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Autore: admin

FederBio: il vino biologico e il cosiddetto “vino naturale”

Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa di Federbio del 22 gennaio u.s.

Il vino biologico è sottoposto a una normativa di riferimento e viene certificato da organismi di controllo espressamente autorizzati dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Quali sono i criteri oggettivi e le caratteristiche produttive e di qualità per definire un vino come “naturale”, “libero”?

“La differenza sostanziale tra “vino naturale” e “vino biologico” sta nel fatto che il “vino biologico” è codificato secondo una normativa di riferimento, il vino naturale no. Cosa significa vino naturale? Al momento “vino naturale” è un semplice claim, che non identifica le caratteristiche produttive e la qualità del prodotto. Attenzione, quindi, perché ciascuno può avere il proprio concetto di “naturale”, che differisce da quello di altri. E’ come doversi basare sulla dichiarazione di ciascuna cantina, è come chiedere all’oste se ha il vino buono. Nel biologico, invece, tale dichiarazione è confermata dalla certificazione di un organismo di controllo terzo, espressamente autorizzato dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, che ispeziona vigneto e cantina, anche prelevando campioni da sottoporre ad analisi”. Interviene Paolo Carnemolla, presidente di FederBio per fare in modo che la polemica attuale non crei confusione soprattutto nel consumatore.
E per tutelare il consumatore è bene ricordare che è certo un bene la scelta di non utilizzare diserbanti e fertilizzanti chimici di sintesi, ma sarebbe necessario non tacere che nel “vino libero” – si ricorre a insetticidi e anticrittogamici, la cui entità, per frequenza di trattamenti, impatto ambientale e residui sul vino è di gran lunga più significativa di diserbanti e fertilizzanti. L’agricoltura biologica non usa OGM, non usa fertilizzanti e diserbanti chimici di sintesi e nemmeno gli insetticidi e gli anticrittogamici. E’ dettagliatamente codificata da norme europee e nazionali, sottoposta a un sistema di controllo europeo, con regolari ispezioni nelle aziende e prelievo di campioni per escludere contaminazioni anche accidentali da sostanze non ammesse.
Oltre alle regole citate ricordiamo che l’agricoltura biologica prevede la rotazione delle colture e la piantumazione di siepi, la salvaguardia di boschetti e stagni per dare ospitalità alla fauna utile che naturalmente contrasta quella nociva. Ma non solo: è un’agricoltura che ha massima cura del benessere degli animali, la cui alimentazione si basa sul pascolo e su foraggi biologici senza l’uso preventivo di farmaci e antibiotici; che nelle fasi di trasformazione ripudia coloranti, conservanti, esaltatori di sapidità e ogni altro inutile additivo, insieme alle tecniche che snaturano la qualità degli ingredienti.
E i solfiti? Il progetto di ricerca OrWine (2006 – 2009), finanziato dalla Commissione europea, ha rilevato – già prima dell’entrata in vigore del regolamento sul vino bio – che quasi il 20% delle cantine biologiche europee conteneva i solfiti sotto i 30 mg/l, un altro 30% stava sotto i 60 mg/l, altrettanti non superavano i 90 mg/l. In Italia, poi, il 98% delle cantine non superava i 90 mg/l e il 77% lavorava sotto i 60 mg/l. Da alcuni anni molte cantine italiane produttrici di vini bio lavorano in assenza di solfiti, con risultati qualitativi interessanti e riscontri commerciali significativi. Questo a dimostrazione della capacità imprenditoriale del comparto del biologico, che grazie alle elevate competenze tecniche dei suoi operatori, alla riconosciuta tutela dell’ambiente, alla particolare attenzione al benessere dell’uomo e a una esperienza di decenni è apprezzato e riconosciuto dai consumatori.

Il futuro dell’orto? In verticale…

Tra le molte soluzioni ipotizzate per rispondere alla sempre crescente domanda alimentare, una in particolare sembra uscita dalla pena di uno scrittore di fantascienza. Si tratta degli orti verticali, sofisticate soluzioni architettoniche in grado di garantire lo sviluppo in altezza di intere pareti coltivate a frutta e ortaggi. Lungi dall’essere il sogno di un qualche visionario, le serre verticali cominciano ad essere una realtà tangibile, come testimonia l’interesse e lo spazio dato dai media all’argomento. E’ dell’altro giorno un articolo apparso sul sito web del Daily Mail, noto quotidiano d’oltremanica, dedicato proprio alla nuova tendenza del settore. “I produttori agricoli si stanno interessando sempre più alla costruzione di grattacieli serra che potrebbero ospitare centinaia di piani di coltivazioni, nel tentativo di rendere l’agricoltura più economica, sostenibile e in grado di soddisfare la crescente doma nda di cibo” – si legge on line. In particolare uno degli stati più avanzati in questo specifico ambito è la Svezia, dove la piccola città di Linkoping vedrà sorgere a breve una struttura di 54 metri di altezza in grado di produrre un vasto assortimento di verdure a foglia. Sulla stessa strada anche alcune realtà in Giappone, Cina, Singapore e negli Stati Uniti. La risposta alla perdita di superficie agricola? Potrebbe in parte essere trovata in queste futuristiche forme di coltivazione.

Fonte: Agrapress

Coldiretti: il caldo fuori stagione minaccia il Made in Italy

Giorni di temperature particolarmente miti per il periodo, quelle registrate nel week end dell’Epifania su gran parte della penisola. Un clima senza dubbio gradevole, ma certamente fuori stagione, che rimarca una volta di più l’entità dei cambiamenti climatici che stanno coinvolgendo anche il nostro paese. E l’agricoltura è senza dubbio uno dei settori a pagare il prezzo più elevato degli sconvolgimenti atmosferici di cui siamo testimoni. Secondo Coldiretti infatti il 2012 appena concluso è stato il quinto anno più caldo di sempre (a partire dal 1800, quando sono cominciate le moderne rilevazioni meteorologiche), superiore di oltre 1 °C rispetto alla media e con precipitazioni in cal del 6%, secondo le stime dell’Isac-Cnr. Situazione che, come si legge in un comunicato Coldiretti, hanno portato ad un crollo dei raccolti soprattutto per alcuni prodotti al centro della dieta mediterranea, dalle uve alle olive fino al pomodoro. “Quest’anno – chiosa la nota – il risultato del cambiamento climatico e’ stato il crollo del raccolto Made in Italy, che e’ in grado di garantire scorte alimentari nazionali per soli 9 mesi, a causa della siccità estiva, ma anche del gelo invernale e dei nubifragi autunnali”.
Fonte: Agrapress

Catania soddisfatto per l’approvazione del decreto sugli ortofrutticoli di quarta gamma

“Sono particolarmente soddisfatto dell’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni, sul decreto per la disciplina del commercio dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma, che assicura da una parte la garanzia della sicurezza alimentare ai consumatori, dall’altra la certezza giuridica agli operatori di questo importante segmento dell’agroalimentare italiano, per il quale la nostra industria è leader in Europa”.
Si è espresso in questi termini il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania commentando l’intesa raggiunta per dare pratica attuazione alla legge 13 maggio 2011 n. 77, recante disposizioni concernenti la preparazione, il confezionamento e la distribuzione dei prodotti ortofrutticoli di quarta gamma, ovvero quelli pronti per il consumo. Il provvedimento stabilisce i parametri chimico-fisici e igienico-sanitari che devono essere rispettati durante la lavorazione dei prodotti, il loro confezionamento, la successiva conservazione e distribuzione, oltre alle informazioni minime che devono essere riportate sulle confezioni, inserendo inoltre l’obbligo dell’utilizzo di imballaggi ecocompatibili.
Fonte: Mipaaf, AIOL

Nuove tutele per l’olio extravergine d’oliva

E’ stata approvato subito prima della pausa natalizia il disegno di legge sulla tracciabilità dell’olio extravergine d’oliva, sul filo di lana prima dello scioglimento delle Camere. La legge prevede una serie di indicazioni circa visibilità, leggibilità e distinguibilità delle etichette e dell’origine degli oli, al fine di ridurre il più possibile le indicazioni volutamente ambigue o fuorvianti che possono disorientare il consumatore. Sono poi espressamente vietati riferimenti geografici non corrispondenti alle effettive zone di produzione o omissioni riguardo la provenienza delle olive. Stretta anche sull’uso dei marchi di impresa, che a loro volta non possono essere ingannevoli.
La legge inoltre contempla una serie di criteri cui gli assaggiatori dovranno attenersi nella verifica delle qualità organolettiche degli oli d’oliva vergini: scelta e utilizzo degli utensili, criteri di selezione dei campioni etc.
Per quanto riguarda conservazione e consumo nei pubblici esercizi, vengono fissati dei criteri a tutela della corretta conservazione del prodotto e delle sue proprietà (non sarà più possibile conservare un olio dopo i 18 mesi dall’imbottigliamento né consumare l’olio in contenitori privi di chiusura). In aggiunta, viene stabilita una serie di criteri ulteriori di tutela riguardo il mercato degli oli e le importazioni, limitando ad una all’anno le vendite sottocosto e introducendo pene più severe nel caso di contraffazione o adulterazione dei prodotti.
“La qualità dell’olio italiano da oggi in poi sarà tutelata da una legge che garantisce provenienza e marchi del nostro oro giallo”, ha dichiarato Paolo Russo, presidente della commissione Agricoltura che ha definitivamente licenziato la legge in questione. “Il messaggio che il Parlamento ha voluto lanciare – ha continuato Russo– è chiaro ed univoco. I prodotti che fanno della qualità italiana una bandiera rappresentano un contesto che va ben oltre quello meramente produttivo. Sono l’emblema di territori e paesaggi, di tradizioni culturali ed agroalimentari che si tramandano da generazioni e che sono nel dna del nostro Belpaese”.
Fonte: AIOL

A Viterbo un convegno su nutraceutica e fitoterapia in allevamento

Venerdì 18 gennaio presso l’Aula Magna dell’ex Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi della Tuscia (VT) si terrà il convegno “Nutraceutica e fitoterapia nell’allevamento biologico e convenzionale degli animali di interesse zootecnico”. L’incontro è organizzato dal DAFNE, il Dipartimento di scienze e tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e l’Energia dell’ateneo laziale, ed ha l’intento di illustrare i due progetti del MIPAAF Albo e Nutrifitobio. Quest’ultimo in particolare è dedicato allo studio della valenza nutrizionale e all’ottimizzazione di pratiche di impiego di derivati vegetali nell’alimentazione di ruminanti in produzione biologica, e viene condotto dal DAFNE in partnership con l’ Istituto di Zootecnica, Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.
Il programma prevede l’intervento di diversi esperti del settore provenienti dai due atenei, oltre a liberi professionisti ed esperti dell’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle nRegioni Lazio e Toscana. In particolare verranno analizzati gli esiti delle sperimentazioni di estratti vegetali per finalità nutraceutiche nella zootecnia biologica e gli effetti sul sistema immunitario degli animali, insieme alle le possibili interazioni dei principi attivi con l’ecosistema digestivo dei ruminanti e dei monogastrici. Per informazioni Tel. 0761.357444 – e-mail: ronchi@unitus.it
Fonte: Sinab