Suolo e Salute

Autore: Serena Leonetti

Cresce del 65% la produzione di conserve di pomodoro bio

Cresce del 65% la produzione di conserve di pomodoro bio

Il 10 aprile si è svolto il Cibus Connect, il convegno di ANICAV dedicato al pomodoro biologico italiano, durante il quale è stato dichiarato che la produzione di conserve biologiche sono aumentate del 65%.

“Il mercato del bio in Italia con un fatturato totale di 5,6 miliardi di euro, di cui oltre 2 derivanti dall’export, è in continua evoluzione e vede tra i prodotti maggiormente acquistati la frutta, gli ortaggi freschi e trasformati e i derivati dei cereali. In particolare, nell’ultimo triennio la produzione di pomodoro da agricoltura biologica destinato all’industria ha fatto registrare una crescita di circa il 65%, confermando l’attenzione sempre crescente dei consumatori nei confronti dei prodotti che portano in tavola”, ha dichiarato Giovanni DE Angelis, direttore generale di ANICAV.

Il convegno è stato anche occasione di confronto tra 4 grandi aziende produttrici di pomodoro bio, Cav. Uff. Pietro Grimaldi Srl, Columbus Srl, Le due Valli Srl e Pancrazio Spa, che hanno raccontato e confrontato le proprie esperienze imprenditoriali, aiutando a delineare le prospettive future del mercato del pomodoro biologico in Italia.

Inoltre, in tale sede, dal Presidente dell’OI Pomodoro dell’industria del Nord, Tiberio Rabboni, ed il Presidente del OI Pomodoro da industria Bacino Centro Sud Italia, Guglielmo Vaccaro, è stato sottoscritto un Protocollo di Intesa volto a realizzare un coordinamento tra le due OI per disporre azioni strategiche condivise finalizzate all’efficientamento, all’integrazione e alla valorizzazione dell’intera filiera italiana del pomodoro da industria.

 

Fonte: https://www.agricultura.it/2019/04/10/conserve-di-pomodoro-bio-nellultimo-triennio-crescita-del-65/

Calabria: il 51% delle vigne è biologico

Calabria: il 51% delle vigne è biologico

La Calabria si posiziona come prima regione in Italia ad avere il 51% delle vigne dedicate alla produzione di vino biologico.

Lo dichiara l’Industry Book 2019 di Unicredit, lo studio annuale di Unicredit sulle tendenze, sulle prospettive di sviluppo e sulla crescita del settore vitivinicolo nazionale.

La Calabria si presenta con oltre 4.400 ettari di superficie di vigne dedicata alla coltivazione biologica, con una crescita del 5,2% tra il 2016 e il 2017, seguita dalla Basilicata con il 49%. Segue poi la qualità del vino, anche questa in forte crescita: il 38% dei vini prodotti nella Regione sono vini con marchio DOP o IGP.

L’Italia si presenta come il primo produttore mondiale di vino, con un totale di 50,4 milioni di ettolitri prodotti, e un contributo di circa il 17% dalla produzione mondiale.

 

Fonte: http://www.ansa.it/calabria/notizie/terraegusto/2019/04/05/in-calabria-biologico-il-51-delle-vigne_3a280e1a-b1f2-4830-9eab-20e86964c2a6.html

Il vino bio scelto sempre più dai giovani

Il vino bio scelto sempre più dai giovani

Si conclude positivamente la 53° edizione del Vinitaly: dalla crescita del vino biologico, all’aumento di giovani donne produttrici di vino, dalla crescita di buyers stranieri al successo del fuori salone, con gli eventi dedicati ai wine lovers.

Alla manifestazione sono state registrate circa 125 mila presenze e 70 mila visitatori hanno partecipato agli eventi Vinitaly and The City che si sono svolti nella città di Verona.

Negli ultimi sei anni la viticoltura bio è più che triplicata. In questa edizione del Vinitaly, con la collaborazione di Federbio e l’associazione Vi.Te, è stato dedicato uno spazio al vino biologico per consolidare la crescita del settore e aumentare la visibilità delle aziende che hanno adottato il metodo biologico. La risposta a questa iniziativa è stata forte: sono stati molti i buyers che hanno visitato il Padiglione F.

Da un monitoraggio della rete effettuato da Social Meter by Maxfone ha messo in evidenza che nella crescita del mercato bio hanno avuto un ruolo dominante i Millennials, da una fascia di età compresa tra i 22 e i 38 anni.

Il vino bio richiama un cliente giovane sempre più attento alle questioni climatiche, alla propria salute, alle modalità di produzione ma anche all’etichetta e al packaging realizzati con materiali riciclabili.

Non è solo cambiato la scelta dei prodotti, ma anche le modalità di acquisto poiché sempre più giovani scelgono di comprare il vino bio online, da portali di vendita e-commerce.

Questo andamento, spiega la ricerca, è dovuto principalmente al fatto che i giovani, sempre più connessi online attraverso i social network, sfruttino queste piattaforme per confrontarsi anche su tematiche come il food & wine: i food blogger diventano un punto di riferimento per la scelta dei prodotti da acquistare e da testare.

Vino bio 2019: i Millennials scelgono il naturale

 

Fonte: https://www.periodicodaily.com/vinitaly-2019-futuro-positivo-per-il-vino-italiano/

B/Open: la nuova fiera sul biologico

B/Open: la nuova fiera sul biologico

In occasione del Vinitaly, sarà ufficializzata la nascita di una nuova fiera del biologico a Verona il prossimo aprile 2020: B/Open. Uno spazio riservato alle aziende più significanti per ogni comparto del settore biologico, escluso il vino.

Flavio Innocenzi, direttore commerciale di Veronafiere, spiega che la fiera nasce per rispondere alle esigenze degli operatori professionali e per soddisfare le loro necessità. Alla fiera, quindi, entreranno solo operatori professionali. Sarà incentrata soprattutto sul food certificato bio, ma non mancheranno aree dedicate alle materie prime, packaging sostenibile e prodotti naturali con diversa finalità. “L’iniziativa – prosegue Innocenzi – risponde a un trend in forte crescita di mercato, dando forma a una manifestazione specializzata che finora, in Italia, non era ancora stata realizzata. La faremo, su richiesta degli stessi buyer, due mesi dopo il BioFach di Norimberga”.

 

Fonte: http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/48910/dal-biologico/a-verona-una-nuova-fiera-del-bio

Sol&Agrifood 2019

Sol&Agrifood 2019

Negli stessi giorni del Vinitaly, dal 7 al 10 Aprile, si terrà a Veronafiere anche Sol&Agrifood, il Salone dell’Agroalimentare.

Sol&Agrifood sarà possibile trovarlo presso il padiglione C, diviso in 5 aree:

  • l’Agorà per il food-telling;
  • la Sala Mantegna per le degustazioni guidate di olio extravergine di oliva;
  • l’Evoo Bar per la degustazione assistita degli oli vincitori di Sol d’Oro;
  • l’Area Birre;
  • e infine la Cooking Show Area.

La manifestazione nasce per far conoscere i propri prodotti e stabilire, così, un contatto diretto tra aziende e buyer. Durante la fiera sarà possibile integrare il proprio contatto con il settore agroalimentare partecipando a workshop e degustazioni.

Sol&Agrifood si presenta come il più importante luogo d’incontro internazionale dell’offerta e della domanda di olio extra vergine di gamma alta.

Nel padiglione F del Vinitaly, invece, sarà esposto il percorso di Enolitech, il Salone Internazionale delle tecnologie applicate alla filiera del vino, dell’olio e della birra. Saranno esposte le più recenti soluzioni tecnologiche e digitali, le attrezzature e gli strumenti per rispondere al bisogno di un più basso impatto ambientale.

 

Fonte: https://olivoeolio.edagricole.it/eventi/solagrifood-2019/?utm_term=372400+-+https%3A%2F%2Folivoeolio.edagricole.it%2Feventi%2Fsolagrifood-2019%2F&utm_campaign=Campagne+B-NBM+Terra+e+Vita+-+TV_daily_20190401&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=77543+-+37285+%282019-04-01%29

Bufala sulle aflatossine nelle farine biologiche

Bufala sulle aflatossine nelle farine biologiche

Una lettrice ha dichiarato di aver letto che le farine bio contengono un livello di aflatossine, micotossine prodotte da specie fungine che risultano altamente tossiche e cancerogene, molto superiore rispetto a quelle tradizionali.

“Acquisto spesso prodotti biologici. Ho però scoperto di recente che alle farine biologiche viene consentito per legge un livello di aflatossine molto superiore rispetto alle farine non bio. Questo perché è impossibile ridurlo. Le spore non si possono evitare e senza fungicidi ecc. si moltiplicano a dismisura. Resterebbe da capire se siano più cancerogene le aflatossine o i pesticidi. C’è chi dice le prime… Marina”

Pinton, segretario di Assobio, ha risposto alla lettrice spiegando che la notizia letta dalla lettrice non è da considerare veritiera soprattutto perché tale legge, di cui lei parla, non esiste.

Il RASFF, il sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi, che permette di avvisare in tempo reale i rischi diretti e indiretti per la salute pubblica legati ad alimenti, mangimi e materiali a contatto con gli alimenti e di adottare, di conseguenza, eventuali misure di salvaguardia.

Nel 2018 ha registrato 3.618 allerta, 635 di questi legati all’aflatossine: l’1,7% riguardavano prodotti bio, il restante 98,3% riguardavano prodotti non biologici.

Oltre a non esistere una legge che permetta di commercializzare prodotti bio contenenti livelli di micotossine elevati, dal RASFF emerge che i prodotti bio con aflatossine sono rarissimi. Ciò non lo dichiara solo il RASFF ma anche la ricerca scientifica.

 

Fonte: https://ilfattoalimentare.it/aflatossine-farine-biologiche-bufala.html