Suolo e Salute

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ALTROCONSUMO: TROPPI PESTICIDI NELLE CONFETTURE (E LA MIGLIORE È BIOLOGICA)

ALTROCONSUMO: TROPPI PESTICIDI NELLE CONFETTURE (E LA MIGLIORE È BIOLOGICA)

Residui rilevati in 13 campioni su 19

 

La rivista Altroconsumo ha analizzato 19 confetture e preparazioni a base di albicocca, valutandone qualità, sicurezza, contenuto di frutta, etichettatura e gusto.

Dalle analisi di laboratorio è emersa la presenza di residui di pesticidi in ben 13 dei 19 campioni (68%); i residui sono risultati entro i limiti di legge, ma si tratta sempre di sostanze sospette cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, oppure possibili interferenti endocrini; inoltre, com’è noto, le procedure di autorizzazione non valutano l’effetto cocktail, cioè le possibili interazioni di più sostanze pur singolarmente entro i limiti legali, tant’è che nella sua valutazione Altroconsumo ha comunque penalizzato i prodotti contenenti sostanze più problematiche dal punto di vista tossicologico.

 

In testa alla classifica e con il titolo di Migliore del Test si piazza Rigoni di Asiago Fiordifrutta Albicocche Bio, che ottiene 86 punti. Buon risultato anche per il prodotto convenzionale Puertosol Eurospin Confettura extra di albicocca con 73 punti, nessun residuo e un prezzo tra i più bassi del test.

Tra i prodotti con un buon risultato rientrano anche Alce Nero Albicocche 100% Bio e la convenzionale Terre d’Italia Confettura extra di albicocche prodotta da Orogel, entrambe con 71 punti.

La prova di assaggio alla cieca ha evidenziato differenze limitate tra i prodotti, generalmente giudicati gradevoli.

Un altro caso in cui i prodotti biologici dimostrano non solo di avere un minor impatto ambientale, una maggior sostenibilità e di non presentare residui di sostanze nocive, ma anche di poter vantare performance tecnologiche e organolettiche invidiabili.

Leggi qui di più: https://www.altroconsumo.it/alimentazione/creme-e-confetture/news/test-confetture-2026

LA DANIMARCA ANCORA PIÙ VERDE

LA DANIMARCA ANCORA PIÙ VERDE

Determinante l’appoggio parlamentare al nuovo governo di Enhedslisten (rosso verdi) e di Alternativet (verdi radicali) per il programma «più ecologista della storia del Regno»

In Danimarca è nato il terzo governo guidato da Mette Frederiksen dopo oltre due mesi di negoziati seguiti alle elezioni di marzo 2026.

Il programma concordato dalla maggioranza prevede una forte enfasi sulla natura, il clima e la protezione dell’ambiente, incluse misure per ridurre la produzione di bestiame, limitare l’uso di pesticidi e rinaturalizzare aree sostanziali del paese.

 

L’importanza data alle questioni ambientali fa sì che ci siano ministri separati responsabili della Natura e del benessere degli animali, di Clima, energia e utilità – e dell’Ambiente, nomine che promettono di fornire una solida base per un’azione ambientale ambiziosa negli anni a venire.

 

L’ex ministero dell’alimentazione, dell’agricoltura e della pesca (da cui dipendevano anche i controlli sulla produzione biologica) non esiste più come ministero autonomo, il che riflette una più ampia ristrutturazione delle responsabilità relative alla produzione alimentare, all’uso del suolo e alla gestione della natura.

Il nuovo ministro per l’ambiente è Maria Reumert Gjerding, 48 anni (sinistra verde) già presidente della Società Danese per la Conservazione della Natura, la più grande ONG ambientale del Paese, una dei principali architetti dell’accordo tra i partiti.

Il nuovo ministro per il clima, l’energia e le utility è la centrista Samira Nawa, 38 anni, i cui genitori sono arrivati in Danimarca come rifugiati dall’Afghanistan.

Il ministro per la natura e il benessere animale è il socialdemocratico Christian Rabjerg Madsen, 40 anni.

Ministro degli affari e della competitività è Martin Lidegaard (sinistra radicale), 60 anni.

C’è anche un ministro per la resilienza e la Preparedness (l’essere pronti) a cui capo c’è Lisbeth Bech-Nielsen (sinistra verde), 44 anni.

Come si vede, più donne che uomini e età più basse di quelle a cui siamo abituati dalle nostre parti.

L’esecutivo promette interventi rigorosi sugli allevamenti intensivi e sul benessere animale. Va ricordato che il Paese è stato il primo al mondo a introdurre una tassa sulle emissioni degli allevamenti bovini, con un’aliquota di 300 corone (circa 40 euro) per ogni tonnellata di CO2 (arriverà a 750 corone per tonnellata, circa 100 euro, nel 2035).

 

Il governo ha annunciato anche maggiori investimenti nella difesa e nella sicurezza, compresa la protezione della Groenlandia (non si sa mai…).

 

Leggi di più: https://www.thedanishparliament.dk/members/the-government

NUOVO REGOLAMENTO SUI FITOFARMACI

NUOVO REGOLAMENTO SUI FITOFARMACI

Introdotto un nuovo ed eloquente pittogramma sulla pericolosità per le api

Il 26 maggio è stato pubblicato il regolamento (UE) 2026/1123 della Commissione che stabilisce i requisiti relativi all’etichettatura dei prodotti fitosanitari e abroga il regolamento (UE) n. 547/2011.

Il testo si si applicherà a tutte le nuove domande di prodotti per la protezione vegetale presentate a partire da gennaio 2028

Il nuovo regolamento prevede requisiti di etichettatura (tradizionale e digitale, una novità) standardizzati che riguardano in particolare informazioni sull’identificazione del prodotto, condizioni d’uso, frasi tipo per lo smaltimento sicuro dei prodotti e del loro contenitore, frasi tipo per la comunicazione dei pericoli per la salute umana e per le api (la pericolosità per le api andrà segnalata con un apposito pittogramma introdotto proprio dal regolamento), con la novità anche della frase tipo “Contiene un microrganismo. Può provocare reazioni di sensibilizzazione” come consiglio di prudenza da inserire sulle confezioni di tutti i prodotti fitosanitari contenenti microrganismi.

Leggete qui il regolamento: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601123

NEL 2024 +8% LA VENDITA DI PESTICIDI NELLA UE

NEL 2024 +8% LA VENDITA DI PESTICIDI NELLA UE

Dati Eurostat: “Più vendite in Francia (22%), Spagna (19%), Germania (14%) e Italia (13%)”

La quantità di pesticidi venduti nella UE nel 2024 raggiunge le 316mila tonnellate; questo è il dato che emerge nella relazione appena presentata da Eurostat.

Nel 2024 la categoria principale è stata quella dei “fungicidi e
battericidi” (40%), seguita da “erbicidi, disseccanti e antimuschio” (35%) e “insetticidi e acaricidi”.

In pratica, ogni abitante della UE ha avuto in dote circa 700 grammi di sostanze chimiche di sintesi.

 

In Italia sono stati venduti (e acquistati) 40.093.897 kg, contro i 39.571.269 del 2023 (+1,32%).

La SAU italiana è 12,4 milioni di ettari, 2,5 dei quali a condizione biologica e 3.140.000 a prati e pascoli.

In media, quindi, su ciascuno dei 6.7 milioni di ettari restanti sono stati utilizzati 6 kg tondi tondi di pesticidi di sintesi, il che smentisce amaramente la narrativa che presenta la riduzione dei fitosanitari come tendenza consolidata.

Nonostante la diffusione dell’agricoltura biologica e le strategie PAC 2023-2027 (in particolare l’intervento SRA19 “Riduzione dell’impatto dell’uso di prodotti fitosanitari”) tese a incentivare tecniche di agricoltura sostenibile, difesa integrata e uso di agrofarmaci a basso rischio, le quantità complessive non calano, al contrario.

E, ahimè, non si tratta di una situazione priva di impatto ambientale: secondo l’ultimo report dell’ISPRA la presenza di pesticidi supera i limiti di legge il 28% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali italiane e nel 6.8% di quelle di falda, ma pesticidi sono presenti fino al 30% del massimo di legge nel 27.3% delle acque di superficie e nel 16.4% delle acque profonde.

 

Vedi qui i dati Eurostat:

https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/aei_fm_salpest09/default/table

CONSUMARE ORTOFRUTTA NON BIOLOGICA ALZA I LIVELLI DI PESTICIDI NELL’ORGANISMO

CONSUMARE ORTOFRUTTA NON BIOLOGICA ALZA I LIVELLI DI PESTICIDI NELL’ORGANISMO

Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Hygiene and Environmental Health conferma che il consumo di frutta e verdura convenzionali aumenta in modo misurabile il livello di pesticidi nelle urine. Il lavoro esprime anche preoccupazione per la mancata considerazione dell’effetto cocktail.

Nell’articolo si legge:

“Gli studi sugli interventi alimentari dimostrano che il passaggio da una dieta convenzionale al consumo di alimenti biologici rappresenta un modo efficace per ridurre l’esposizione ai pesticidi di sintesi e, potenzialmente, ottenere benefici per la salute. Sono quindi necessari strumenti educativi e orientamenti alimentari per offrire modi per ridurre l’esposizione ai pesticidi attraverso la dieta, specialmente durante fasi sensibili dello sviluppo come la gravidanza e l’infanzia, tenendo presente che il consumo di frutta e verdura è associato a molteplici benefici per la salute”.

 

“Gli studi di intervento con diete basate su alimenti biologici mostrano ripetutamente rapide

riduzioni dei livelli di pesticidi misurati nelle urine”.

“Alcune ricerche hanno osservato che il consumo di alimenti a basso livello di residui non era associato a un aumento dell’esposizione ai pesticidi e, in altri casi, non era associato a effetti negativi sulla salute, mentre lo era il consumo di alimenti ad alto livello di residui”.

 

“Sono necessari metodi per valutare l’esposizione alimentare alle miscele di pesticidi al fine di caratterizzare e mitigare i rischi che questi comportano per la salute umana, in particolare per i bambini e durante la gravidanza.

In questo studio dimostriamo che il consumo di frutta e verdura, ponderato in base al carico di pesticidi, è associato a livelli crescenti di biomarcatori di pesticidi nelle urine”.

 

Ma non vogliamo anticipare troppo, potete leggere l’intero studio, che si può scaricare gratuitamente:

Alexis M. Temkin, Varun Subramaniam, Alexa Friedman, Elvira Fleury, Dayna de Montagnac, Chris Campbell, David Q. Andrews, Olga V. Naidenko, A cumulative dietary pesticide exposure score based on produce consumption is associated with urinary pesticide biomarkers in a U.S. biomonitoring cohort, International Journal of Hygiene and Environmental Health, Volume 270,

2025, 114654, ISSN 1438-4639, https://doi.org/10.1016/j.ijheh.2025.114654.

(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1438463925001361)

L’AGRICOLTURA BIOLOGICA FA BENE ALLE API

L’AGRICOLTURA BIOLOGICA FA BENE ALLE API

Uno studio tedesco appena pubblicato sulla Global Ecology and Conservation dimostra che l’agricoltura biologica favorisce una maggiore abbondanza, diversità e successo riproduttivo delle api solitarie, impollinatori chiave nei sistemi agroecologici

Grazie alla scelta di non ricorrere a pesticidi e fertilizzanti di sintesi e grazie alla maggior biodiversità che la caratterizza l’agricoltura biologica protegge l’ambiente e le api (ma anche i bombi).

I ricercatori hanno studiato gli effetti sugli impollinatori in 17 siti in Germania, registrando una correlazione positiva tra aree a conduzione biologica e aumento dell’abbondanza, della ricchezza di specie e della diversità delle api; l’agricoltura biologica ha un effetto benefico sulle celle di covata e sulla produzione di femmine delle api solitarie.

La promozione della diversità delle piante da fiore e l’assenza di sostanze nocive creano un habitat più favorevole per gli impollinatori, consentendo di svolgere il loro ruolo importante nei sistemi agricoli produttivi. I risultati evidenziano il potenziale dei metodi biologici nel mitigare la perdita di biodiversità.

 

Scarica gratuitamente l’articolo: Tina Betty Schultz, Sara Olberz, Hannah Burger, Manfred Ayasse, Samuel Boff, Organic agricultural landscapes promote the conservation and diversity of cavity-nesting solitary bees,

Global Ecology and Conservation, Volume 67, 2026, e04126, ISSN 2351-9894,

https://doi.org/10.1016/j.gecco.2026.e04126

(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2351989426000752)