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EUROPA “BIO”: CRESCONO DEL 46% LE AREE COLTIVATE AD AGRICOLTURA BIOLOGICA DAL 2012

EUROPA “BIO”: CRESCONO DEL 46% LE AREE COLTIVATE AD AGRICOLTURA BIOLOGICA DAL 2012

Il bio europeo registra una crescita importante: aumentano le superfici dedicate all’agricoltura biologica, aumentate del 46% dal 2012 al 2019 secondo i recenti dati Eurostat, con una superficie agricola utilizzata (SAU) di 13,8 milioni di ettari, pari all’8,5% del totale. Se questa rappresenta dunque la media tra i Paesi dell’UE, non mancano tuttavia punte di diamante e comportamenti virtuosi tra gli Stati del nostro continente: oltre un ettaro su quattro (25,3%) è riservato a prodotti biologici in Austria, oltre uno su cinque (22,3%) in Estonia; seguono la Svezia, con il 20,4%, e l’Italia, “bio” per il 15,8% delle proprie aree coltivabili. Il buon esempio arriva anche da Repubblica Ceca (15,2%), Lettonia (14,8%) e Finlandia (13,5%).

Ampi spazi di miglioramento, invece, per le altre nazioni europee, che non vanno oltre l’asticella dell’11%. Tra gli ultimi della classe si segnalano Paesi Bassi (3,7%), Polonia (3,5%), Romania (2,9%), Bulgaria (2,3%), Irlanda (1,6%) e Malta (0,5%). Aumentano velocemente le superfici in Francia e Spagna.

Assai variegata la situazione nel Belpaese, dove l’emergenza Covid ha fatto registrare un vero boom del biologico nel nostro carrello della spesa. Oltre alle roccaforti dell’agricoltura bio (Sicilia, Calabria e Puglia), nuove regioni si affacciano al comparto con incrementi interessanti: è il caso di Marche, Veneto, Lazio e Umbria, che completano un trend positivo nazionale di lungo corso e riflettono preferenze di acquisto e di consumo bio ormai consolidate, per i prodotti freschi in primis.

Fonte: Suolo Salute

LA STARTUP AGRICHAIN ITALIA E SUOLO E SALUTE SONO PARTNER PER LO SVILUPPO DELLA BLOCKCHAIN

LA STARTUP AGRICHAIN ITALIA E SUOLO E SALUTE SONO PARTNER PER LO SVILUPPO DELLA BLOCKCHAIN

Si è realizzato un accordo di collaborazione per lo sviluppo della Blockchain fra la cooperativa Agrichain Italia e Suolo e Salute.

Agrichain Italia ha come scopo principale quello di fornire rintracciabilità ed informazioni “dal campo alla tavola”, con focus sulle singole materie prime e basata sulle tecnologie digitali, in particolare blockchain e marketing.

La particolarità innovativa e rivoluzionaria è che proprio grazie a queste tecnologie digitali le informazioni sono “decentralizzate” ovvero una volta inserite non possono essere modificate o cancellate dal registro che le contiene. Per questo motivo blockchain ha anche un valore legale riconosciuto da varie istituzioni ed inoltre crea un valore aggiunto per il prodotto: la sua storia.

I sistemi che Agrichain Italia mette a disposizione sono volti a garantire la genuinità e qualità dei prodotti ai consumatori finali, aumentando ai loro occhi l’affidabilità della filiera grazie al trasferimento di dati resi inalterabili. Vengono uniti due asset di fiducia fondamentali: quello agroalimentare e quello digitale, aggiungendo valore. Il consumatore finale quindi leggera’ il QR code sulla confezione ed accederà a tutte le informazioni relative alla rintracciabilità del prodotto, i valori e lo storytelling dell’azienda e della filiera, video di presentazione, certificazioni e significato delle stesse, collegamento a web e social network.

E’ bene ricordare che la blockchain non è in alcun modo uno strumento di “certificazione” del prodotto ma uno strumento di registrazione e gestione delle informazioni.  La blockchain può essere di supporto alla certificazione perché permette di semplificare il processo, di attivare controlli in remoto per la pianificazione e l’ottimizzazione degli audit in azienda. Questo perché consente, oltre all’uso di dati certi e non falsificabili, di archiviare le informazioni e renderle disponibili in tempo reale, permettendo controlli immediati e mirati.

Per maggiori informazioni:

sergio.panini@agrichainitalia.it

Mobile: 0039 3666314643

IL CAMPIONE CHE AMAVA IL BIOLOGICO

IL CAMPIONE CHE AMAVA IL BIOLOGICO

A pochi giorni dalla scomparsa del ex calciatore Paolo Rossi, vogliamo raccontarvi un suo lato probabilmente meno conosciuto.

Il campione del mondo dell’82, appesi gli scarpini al chiodo, si è avvicinato al mondo del biologico e ha fondato insieme all’avocato Luigi Pelaggi,  sulle colline di Arezzo, l’azienda agricola Poggio Cennina e il Poggio Cennina Resort.

Questo luogo, oltre ad avere una struttura ricettiva agrituristica di “grande charme”, vanta 85 ettari di boschi, viti, ulivi e alberi da frutto. Tutte le coltivazioni sono rigorosamente biologiche e certificate da Suolo e Salute.
Tra i prodotti dell’azienda di “Pablito” Rossi spiccano il vino Borgo Cennina e l’Olio Borgaccio.

Questo è stato il nostro modo per ricordare il campione del mondo che amava il biologico.

IL NUOVO ORIZZONTE DEL GRANO DURO BIOLOGICO

IL NUOVO ORIZZONTE DEL GRANO DURO BIOLOGICO

Anche nel grano duro bio è arrivato il vento dell’innovazione. Sono stati presentati il 26 novembre scorso i risultati di BIODRUM – “Rafforzamento dei sistemi produttivi del grano duro biologico italiano”, finanziato dal Mipaaf e coordinato dal CREA, con la partecipazione della FIRAB (Fondazione italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica) e di diverse imprese del settore. Il progetto ha definito processi innovativi per il sistema cerealicolo biologico, dando maggiore attenzione al produttore al fine di garantirgli un reddito equo e adeguato.

I dati del progetto

 Tra il 2017 e il 2020 diverse aziende si sono unite per raccogliere i dati che hanno portato allo sviluppo di questo studio. Il fine comune era quello di evidenziare le criticità del settore e trovare delle soluzioni adeguate, sottolineando le esigenze del settore, tenendo conto dei vecchi e dei nuovi genotipi selezionati per colture biologiche.

Risultati

  • Individuazione di nuovi genotipi di grano duro (varietà, vecchie popolazioni e miscugli) idonei ai sistemi colturali bio; le nuove varietà di grano duro selezionate dal CREA in Puglia e in Sicilia per la cerealicoltura biologica hanno mostrato rese e qualità superiori alle varietà già esistenti.
  • Messa a punto di “BioDurum_MCA”, per valutare la sostenibilità delle aziende cerealicole biologiche: si tratta di uno strumento informatico, basato sull’integrazione di due software (Excel e DEXi), sviluppato insieme alle aziende del settore, che prende in esame numerosi indicatori di ordine agroambientale, economico e sociale, per poter valutare in modo scientifico i sistemi produttivi già esistenti e le possibili strategie di cambiamento, al fine di selezionare le opzioni più sostenibili.
  • Diffusione di importanti innovazioni nel settore della meccanizzazione (con la sperimentazione presso gli agricoltori della seminatrice “SEMINBIO”, messa a punto e brevettata dal CREA per favorire il controllo delle erbe infestanti) e della agricoltura digitale con nuove tecnologie per la salvaguardia della fertilità del suolo (come la valutazione dello stato di salute delle colture mediante l’utilizzo di droni e il sistema di mappatura dei suoli realizzato attraverso una tecnologia di rilevamento basato sulla conducibilità geoelettrica).
  • Definizione di percorsi agronomici e sistemi colturali ad elevato grado di diversificazione, capaci di sostenere produzioni e qualità e di fornire miglioramenti agroambientali, come gli avvicendamenti con colture emergenti, quali canapa industriale e colture proteaginose (leguminose soprattutto).

Il coordinatore Massimo Palumbo, dirigente di ricerca CREA Cerealicoltura e Colture Industriali, ha commentato così: “Il progetto ci ha permesso di elaborare specifiche indicazioni per rendere sempre più competitiva e sostenibile la cerealicoltura bio, soprattutto al Sud, condividendole e sviluppandole con tutti gli attori della filiera. Tra le innovazioni più rilevanti, vorrei sottolineare quelle riguardanti le scelte varietali, le possibilità offerte dall’agricoltura digitale e gli strumenti per la valutazione oggettiva della sostenibilità delle aziende bio”.

 

Fonte: crea.gov.it

SUOLO E SALUTE: IERI E OGGI, UNA BELLA STORIA DA RACCONTARE

SUOLO E SALUTE: IERI E OGGI, UNA BELLA STORIA DA RACCONTARE

Agricolturabio.info” è un periodico d’informazione sull’agricoltura che innova nel segno della rigenerazione ambientale, della qualità biologica e biodinamica, del rispetto per chi produce, trasforma e consuma. Esce sul web con aggiornamenti plurisettimanali, ogni tre mesi su carta e in digitale con gli approfondimenti di “Agricolturabio Dossier”.

La testata ha dedicato un ampio spazio a Suolo e Salute, in un’intervista ad Alessandro D’Elia, direttore generale della società, dove è stata raccontata la storia emozionante dell’Associazione Suolo e Salute e presentata l’attuale realtà del primo organismo di controllo e certificazione del biologico in Italia.

Per iscrizioni alla newsletter di agricolturabio.info link: https://www.agricolturabio.info/iscriviti-alla-newsletter/

QUI L’ARTICOLO: agricolturabio.info

LA GDO E’ LA FORZA MOTRICE DEL BIOLOGICO

LA GDO E’ LA FORZA MOTRICE DEL BIOLOGICO

I SUPERMERCATI SONO SEMPRE PIÙ BIO

Sempre più i consumatori sono orientati ad acquistare prodotti biologici, e sempre di più lo fanno nella grande distribuzione organizzata.

Infatti le referenze di prodotti a marchio biologici nella GDO passano dalle 4300 del 2018  ai 4700 del 2019, segnando un trend di aumento dell’8%.

“In dieci anni – spiega Rosa Maria Bertino di BioBank – i supermercati sono diventati la forza motrice del bio con una quota di mercato passata dal 27 al 47%. Parallelamente la quota dei negozi specializzati è passata dal 45 al 21%. Il fatturato delle vendite di alimenti biologici nella Gdo nel 2020 è stimato in 2 miliardi di euro ma rallenta il ritmo di crescita: +2% nel 2019, +5% nel 2020, mentre negli anni precedenti si viaggiava a due cifre. E cresce anche il numero di prodotti bio a marchio della grande distribuzione: si è passati dai 4.300 del 2018 ai 4.700 del 2019, segnando un +8%”.

Nelle 26 catene censite nel rapporto “Focus Bio Bank – Supermercati & Specializzati 2020” le prime 3 che emergono sono in ordine Coop, Esselunga e Pam Panorama “Solo nove catene hanno meno di 100 referenze e si tratta in gran parte di discount – aggiunge ancora la Bertino -. Sono 8 le catene censite con alimenti equosolidali presenti nelle proprie marche. Avanzano anche le marche della cosmesi bio o naturale, presenti in 11 catene. Una crescita frenata dalla mancanza di una normativa europea e dalla scorciatoia facile del prodotto un po’ più “verde” ma non certificato”.

Nel segmento dei negozi specializzati le percentuali sembrano tenere: a fronte di circa 200 chiusure di negozi, se ne registrano altrettanto in apertura, facendo intendere che il turnover rimane elevato. Analizzando questo dato però si notano che i negozi che aprono solo al di sopra dei 150 metri quadrati, quindi il trend si sta spostando verso aziende più grandi, a scapito delle piccole.

Fonte: ilsole24ore.com