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FRANCIA E SPAGNA: LA CORSA VERSO IL BIOLOGICO

FRANCIA E SPAGNA: LA CORSA VERSO IL BIOLOGICO

Sono incoraggianti i dati relativi all’anno 2020, presentati da Agence Bio – Agenzia per lo sviluppo e la promozione dell’agricoltura biologica in Francia e da Louis Planas, ministro dell’agricoltura, della pesca e dell’alimentazione in Spagna.

Entrambe le nazioni dell’Unione Europea, riportano un quadro generale positivo, che presenta una crescita del settore biologico regolare e certamente proiettata verso l’obiettivo del 25% dei terreni agricoli coltivati a bio, entro il 2030.

La Spagna ha registrato negli ultimi 5 anni, una tendenza di crescita media annua della superficie bio del 4,8%; raggiungendo una SAU del 10% distribuita maggiormente tra le regioni dell’Andalusia, della Catalogna e di Castiglia-La Mancia.

La Francia presenta numeri similari: nel 2020 ha infatti raggiunto il 9,5% della SAU totale (2,55 milioni di ettari coltivati a bio), raddoppiando letteralmente, negli ultimi 5 anni, la superficie in biologico e integrando circa 250.000 ettari supplementari ogni anno.

 

Per quanto riguarda la tipologia delle colture biologiche nel paese spagnolo, le principali per estensione sono rappresentate da: oliveti, vigneti, cereali per la produzione di grano e coinvolgono pascoli permanenti (pari a 1,27 milioni di ettari), colture permanenti (662,423 ettari) e seminativi (502.075 ettari).

In Francia, le colture foraggere – destinate all’alimentazione del bestiame – occupano oltre il 60% della coltivazione biologica; le altre coltivazioni prevalenti sono invece: cereali, semi oleosi, legumi e vite.

Notevole in entrambi gli stati, è l’incremento del numero di operatori nel settore.

In Spagna la crescita è stata registrata in quasi tutte le categorie: dai produttori agricoli, ai commercianti, all’industria di trasformazione. Gli agricoltori sono cresciuti negli ultimi 5 anni, circa il 6% ogni anno; i commercianti di prodotti biologici circa il 20% e le industrie hanno assistito a una crescita media annua dell’11%.

Queste ultime, raggruppano due tipologie di trasformazione: una legata alla produzione vegetale e l’altra alla produzione animale. In totale, le industrie di trasformazione spagnole registrate hanno raggiunto le 10.395 (8.944 di tipo vegetale, 1.451 di tipo animale).

Secondo i dati presentati da Agence Bio, in Francia invece nel 2020, le aziende agricole sono aumentate di 5.994 unità nel complesso, rappresentano il 18% dell’impiego nel settore agricolo – e le imprese coinvolte nel comparto di 2.704 unità. Per un totale di 200.000 impieghi diretti a tempo pieno, all’interno della filiera biologica.

Per quanto riguarda l’origine dei prodotti bio consumati nello stato francese (consumo che corrisponde al 6,5% della spesa alimentare domestica nell’anno 2020): due terzi hanno provenienza esclusivamente nazionale – si parla di vini, uova, prodotti lattiero-caseari, carni e legumi –, si parla del 67% dei prodotti; il restante 18% deriva dall’Unione europea e un ultimo 15% ha origine alternativa.

In Spagna, la produzione animale è rimasta all’incirca stabile, mentre l’acquacoltura bio ha registrato una crescita sostenuta che ha raggiunto quasi 7.480 tonnellate di produzione.

Il numero di realtà imprenditoriali dedicate a carne ovina e caprina è invece diminuito, bilanciato da quello di aziende dedicate all’allevamento di polli, conigli, latte di pecora e capra, che ha realizzato un aumento.

Il numero di capi di bestiame è cresciuto nel caso di suini, pecore, capre e bovini da latte. Pollame da carne e galline ovaiole.

Le imprese specializzate in acquacoltura bio, sono aumentate da 61 a 174, variazione dovuta principalmente a un passaggio dalla certificazione di gruppo a quella individuale per uno dei produttori coinvolti.

Entrambi gli stati presentano pertanto numeri significativi, artefici di un panorama promettente che annuncia una vera e propria corsa verso il consolidamento e l’espansione del comparto biologico.

 

Fonte: Sinab

AGRICOLTURA BIOLOGICA RIGENERATIVA: IL PRIMO CENTRO EUROPEO, NASCERÀ A PARMA

AGRICOLTURA BIOLOGICA RIGENERATIVA: IL PRIMO CENTRO EUROPEO, NASCERÀ A PARMA

Nascerà alle porte di Parma, il primo avamposto europeo del Rodale Institute, realtà con base in Pennsylvania, pioniera già dagli anni ’70, in materia di agricoltura rigenerativa.

La partnership è stata annunciata pochi giorni fa, in occasione della Green Week di Parma, Festival dedicato alla Green Economy.

Il Davines Group – Rodale Institute European Regenerative Organic Center, sarà il primo centro internazionale di formazione e ricerca in materia e avrà luogo nel Davines village: villaggio completamente carbon neutral con all’interno una superficie agricola biologica rigenerativa, un centro di ricerca e formazione, un orto scientifico e tantissimo altro.

Ma cosa si intende per agricoltura rigenerativa?

Già dagli anni ’80, la definizione attribuita dal Rodale Institute indica un tipo di agricoltura che permette al terreno di assorbire carbonio. Questa influirà positivamente sul cambiamento climatico e sarà favorevole per la salute dei suoli, dell’aria e dell’acqua.

Il Centro di Parma, concentrerà la propria attenzione nella ricerca e formazione di aziende agricole europee di piccola e media dimensione, attive nella coltivazione per il campo nutrizionale e cosmetico. Sosterrà inoltre gli agricoltori all’interno della regione e focalizzerà l’attenzione sulla gestione biologica nel clima mediterraneo.

L’intento è quello di creare un catalizzatore europeo e italiano per il cambiamento, che incentivi gli studi sulla sostenibilità e le pratiche di agricoltura rigenerativa, così come è avvenuto negli Stati Uniti fin dalla fondazione del Rodale Institute negli anni ’40. In America infatti, il comparto biologico è cresciuto a tal punto da raggiungere i 60 miliardi di dollari.

Indirizzare il movimento del biologico oltre l’ambito alimentare, è un altro degli scopi della partnership, che intende stimolare l’impatto nell’ambito della cosmesi e della cura personale; ambito di specializzazione del Rodale Institute.

L’agricoltura biologica rigenerativa, come può influenzare la catena di approvvigionamento dei prodotti dedicati alla cura della persona? E come potrà conciliare al contempo, la lotta per la mitigazione del cambiamento climatico?

Questi gli interrogativi che muoveranno i ricercatori del Centro nell’indagine, che effettueranno in collaborazione con il team di Ricerca & Sviluppo Davines.

Fonte: Metro news

NUOVE RISORSE PER L’AGRICOLTURA BIO IN ITALIA, UN TRAGUARDO SOLLECITATO DALLE ASSOCIAZIONI DI SETTORE

NUOVE RISORSE PER L’AGRICOLTURA BIO IN ITALIA, UN TRAGUARDO SOLLECITATO DALLE ASSOCIAZIONI DI SETTORE

Grande è la soddisfazione espressa dalle associazioni del comparto agricolo, per l’assegnazione delle risorse, messe a disposizione dal Fondo complementare, al Piano nazionale di ripresa e resilienza per l’agricoltura bio in Italia.

A seguito degli emendamenti approvati dal decreto legge n. 59 del 6 maggio 2021, è stato istituito il Fondo complementare: un contributo di 30 miliardi di euro che si aggiunge alle risorse già in dotazione europea.

Il nuovo decreto, determina che 1,2 miliardi di euro, siano riservati ai contratti di filiera e distrettuali per i settori: agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo. Di questo importo complessivo, 300 milioni di euro (25%), saranno distribuiti nell’arco di 5 anni, al solo comparto delle produzioni biologiche.

Un traguardo per nulla scontato, sollecitato nei giorni precedenti, da una comunicazione inviata da alcune associazioni del settore (Aiab, AssoBio, Associazione Biodinamica, FederBio) al Presidente del Consiglio e alle altre personalità istituzionali coinvolte.

La lettera metteva in evidenza l’importanza di ulteriori risorse all’interno del Pnrr, in favore del biologico: settore strategico, punta di diamante per la realizzazione della transizione ecologica del Paese (in linea con gli obiettivi europei del Green Deal).

La sollecitazione quindi, di un’opportunità concreta di sviluppo, a favore della salvaguardia dei territori rurali in Italia e dell’occupazione lavorativa di giovani e donne; che sembra essere stata accolta e ascoltata.

I prossimi obiettivi a cui tendono le associazioni, sono azioni di intervento, orientate verso una maggiore e più efficace digitalizzazione del comparto; una fiscalità funzionale nell’agevolare le attività all’interno e un ampliamento delle possibilità di ricerca e innovazione, che garantiscano un aggiornamento sempre costante per la crescita del settore.

 

Fonte: Repubblica

PAC: IN ADOZIONE IL 31 MARZO IL PIANO EUROPEO D’AZIONE 21/27

PAC: IN ADOZIONE IL 31 MARZO IL PIANO EUROPEO D’AZIONE 21/27

Verrà adottata ufficialmente il 31 marzo la nuova PAC, comprensiva delle annualità 2021-2027. Fonte della comunicazione la Direzione Generale Agricoltura (DGAGRI), emersa nell’ambito dell’ultima edizione Biofach svoltasi in modalità virtuale.

In termini generali, la Commissione Europea intende estendere i finanziamenti all’intera filiera (non soltanto alle imprese e cooperative agricole come nel precedente modello, seppur salvaguardando queste ultime nella remunerazione) e coinvolgere all’interno del processo ciascun attore della catena alimentare, al fine di assicurare risultati ambientali, economici e sanitari.

In termini specifici, la CE sta valutando la possibilità di adottare a livello europeo alcune buone pratiche già testate e attive in Italia, tra queste: il divieto per un ispettore di controllare la stessa realtà aziendale per più di 3 anni consecutivi; il consenso del ricorso alla deroga per i semi di tipo non biologico, da parte dei vivaisti, al fine della produzione di piantine biologiche; l’eliminazione della possibilità di ricorso alla deroga per le piante/astoni non biologiche.

L’iniziativa mira inoltre a consolidare le azioni verso gli Stati Membri, di modo che all’interno dei piani strategici nazionali di ciascuno di questi, si abbiano ben presenti gli obiettivi del Green Deal per il settore. Complice, alla radice della questione, DGAGRI, che parallelamente intende migliorare le condizioni di lavoro e moltiplicare le opportunità per gli agricoltori biologici, ma anche sostenere al meglio coloro che praticano un’agricoltura convenzionale, ma sono interessati all’avvicinamento al mondo bio.

Confagricoltura dal canto suo, porta avanti – anche all’interno dei documenti prodotti dal COPA COGECA – l’idea che dovrebbe esistere un legame più consistente tra incremento della produzione, mercato e corretta retribuzione degli agricoltori. Evitando quindi di correre il rischio di concentrarsi in primis sull’aumento delle superfici biologiche – come il Green Deal di fatto prevede – perdendo di vista il variare delle proporzioni degli altri aspetti concomitanti.

Fonte: Risoitaliano

INSEDIAMENTO PATUANELLI, L’ASPETTATIVA DI UN CAMBIO DI ROTTA PER L’AGRICOLTURA ITALIANA

INSEDIAMENTO PATUANELLI, L’ASPETTATIVA DI UN CAMBIO DI ROTTA PER L’AGRICOLTURA ITALIANA

Grande attesa da parte della #Coalizione Cambiamo Agricoltura, nei confronti del nuovo Ministro alle politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli. L’organizzazione, composta da un insieme ampio di associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica, auspica infatti un rilancio della transizione agroecologica, che si configuri nella congiunzione tra una redditizia produzione di alimenti e una più sostenibile gestione delle risorse naturali.

In cima all’agenda, svetta per Patuanelli l’appuntamento per l’avvio del tavolo di concertazione per la redazione del Piano Strategico Nazionale PAC, politica comunitaria di rilevante importanza che coinvolge e regolamenta il comparto agricolo per gli Stati membri dell’Ue, attesa nella sua riforma da oltre un anno. Riforma che dovrebbe essere completata nel suo iter dal trilogo UE entro il mese di maggio.

Altro impegno che svetta in cima alla lista del nuovo Ministro, è l’approvazione del Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, non rinnovato dal febbraio 2018, strumento rilevante per l’attuazione della direttiva UE sui pesticidi presente anche all’interno delle priorità di Farm to Fork e Biodiversità 2030.

Questi ultimi, richiedono un cambio di rotta all’agricoltura italiana: la conquista della sostenibilità ambientale come punta di diamante per la nazione; ma la #Coalizione Cambiamo Agricoltura aggiunge ulteriori idee per il paese, certamente non meno ambiziose. Il 40% di suolo certificato a metodo bio entro il 2030, la ristrutturazione delle filiere della zootecnica intensiva realizzata attraverso gli aiuti PAC con particolare attenzione alla zona della Pianura Padana.

E più in generale, una virata decisa, verso la transizione agroecologica. Al fine di realizzare questi obiettivi, #Cambiamo Agricoltura richiederà al nuovo ministro un incontro, per un confronto costruttivo su aspettative e urgenze.

Fonte: Italiambiente

ITALIA PATRIA DI GIOVANI AGRICOLTORI

ITALIA PATRIA DI GIOVANI AGRICOLTORI

Se prima si pensava all’agricoltore come un lavoro desueto e portato avanti solo dalle vecchie generazioni, ora abbiamo di fronte uno scenario completamente diverso.

Analizzando i dati Infocamere del 2020, Coldiretti ha pubblicato uno studio sugli under 35 e l’agricoltura che fa ben sperare.

Con 56 mila under 35 alla guida di aziende agricole, con un aumento del 12% negli ultimi 5 anni, l’Italia vanta il primato europeo.

Nel settore agricolo italiano, il 10% è composto da giovani, che oltre alle coltivazioni hanno sviluppato diversi interessi che spaziano fra:

  • Energie rinnovabili
  • Agricoltura biologica e agricoltura sociale per l’inserimento di persone con disagio
  • Cura del paesaggio
  • Trasformazione dei prodotti e vendita diretta

Il fatturato delle aziende guidate dagli under 35 hanno anche altri aspetti positivi, infatti evidenziano un fatturato più elevato del 75% e il 50% in più di occupati.

Molti di questi giovani agricoltori, inoltre, sceglie il metodo biologico cercando sempre di più un contatto diretto con i consumatori.

Il campione esaminato dimostra anche che un imprenditore su due è laureato.

In molti hanno ereditato l’azienda di famiglia, ma tanti altri hanno iniziato questo percorso da zero, scommettendo sulla campagna come opportunità lavorativa.

Vi invitiamo a leggere l’articolo di Lifegate in cui sono anche narrate diverse storie di giovani agricoltori: lifegate.it