Suolo e Salute

Anno: 2020

IL GLIFOSATO E I PROBABILI DANNI ALLA FERTILITÀ DELL’UOMO

IL GLIFOSATO E I PROBABILI DANNI ALLA FERTILITÀ DELL’UOMO

Uno studio italiano pubblicato su Science Direct sostiene che il glifosato e il glufosinate di ammonio siano dannosi per l’uomo.

La ricerca ha messo in relazione la fertilità maschile con l’assunzione di cibo contenente residui di questi due erbicidi. Non sono evidenze nuove, infatti, in passato altre pubblicazioni hanno evidenziato l’interferenza dei due diserbanti con la funzionalità dello sperma. Secondo i dati degli studiosi, la presenza di queste sostanze nel nostro organismo ridurrebbe la funzione dei mitocondri, correlata con una perdita di qualità del liquido seminale.  Di fatto si verifica una frammentazione del DNA e un’attività mitocondriale più bassa, portando così il soggetto ad avere una minore fertilità.

Vi invitiamo a leggere in dettaglio lo studio pubblicato in inglese a questo link: sciencedirect.com

 

FARM TO FORK: IL BIOLOGICO EUROPEO DOVRÀ AUMENTARE DEL 165%

FARM TO FORK: IL BIOLOGICO EUROPEO DOVRÀ AUMENTARE DEL 165%

Le aree agricole europee destinate al biologico dovranno aumentare del 165% entro il 2030 per raggiungere l’obiettivo del Farm To Fork del 25%. L’obiettivo UE, ostacolato da più parti, è molto ambizioso e per poter essere raggiunto serviranno diverse azioni sia sul fronte consumatori che sul piano della produzione.

Durante l’appuntamento B/Open Digital Edition la BIOLS.EU ha presentato il suo programma strategico per raggiungere l’obiettivo individuando 4 settori d’interesse:

  1. Agricoltura
  2. Consumo
  3. Finanza
  4. Trasparenza

La centralità delle iniziative, a parte il favorire un alimentazione equa, sana e naturale, dovrà tenere conto della sostenibilità ambientale a più livelli, a partire dal risparmio energetico, risparmio del suolo e dalla lotta allo spreco alimentare.

I terreni agricoli biologico dovranno passare dagli attuali 19,8 milioni di ettari (del 2020) a 52,2 milioni di ettari nel 2030. Ciò comporterebbe un aumento delle vendite del biologico di circa 87 miliardi di euro, passando dagli attuali 52,9 ai 140 miliardi di euro nel 2030.
Il programma dell’OPTA (Organic Processing and Trade Association Europe) definisce quattro punti per portare al traguardo l’iniziativa:

  • Prezzo reale ed equo: caratterizzato dalla trasparenza, da un profitto equo e da un valore reale lungo tutta la filiera
  • Biodiversità e clima: da un rapporto costi/resa all’agricoltura biologica
  • Alimentazione e salute: dissuasione del consumatore dal cibo spazzatura al cibo salutare

 

L’OPTA sta mettendo in atto strategie direttamente sul consumatore, per far crescere la consapevolezza e quindi l’esigenza di prodotti con sempre più qualità reali. Tale processo avverrà grazie a degli strumenti fiscali che aumenteranno direttamente la veridicità dei prezzi e riducendo la differenza di costo dei prodotti biologici.

L’incremento del mercato biologico passerà anche dai singoli governi nazionali. Un esempio fra tutti è il progetto promosso dall’Eliseo “Ambition Bio 2022” che ha portato in poco tempo la Francia ad essere tra i primi posti in Europa per i numeri in agricoltura biologica.

Fonte: agricultura.it

ITALIA PATRIA DI GIOVANI AGRICOLTORI

ITALIA PATRIA DI GIOVANI AGRICOLTORI

Se prima si pensava all’agricoltore come un lavoro desueto e portato avanti solo dalle vecchie generazioni, ora abbiamo di fronte uno scenario completamente diverso.

Analizzando i dati Infocamere del 2020, Coldiretti ha pubblicato uno studio sugli under 35 e l’agricoltura che fa ben sperare.

Con 56 mila under 35 alla guida di aziende agricole, con un aumento del 12% negli ultimi 5 anni, l’Italia vanta il primato europeo.

Nel settore agricolo italiano, il 10% è composto da giovani, che oltre alle coltivazioni hanno sviluppato diversi interessi che spaziano fra:

  • Energie rinnovabili
  • Agricoltura biologica e agricoltura sociale per l’inserimento di persone con disagio
  • Cura del paesaggio
  • Trasformazione dei prodotti e vendita diretta

Il fatturato delle aziende guidate dagli under 35 hanno anche altri aspetti positivi, infatti evidenziano un fatturato più elevato del 75% e il 50% in più di occupati.

Molti di questi giovani agricoltori, inoltre, sceglie il metodo biologico cercando sempre di più un contatto diretto con i consumatori.

Il campione esaminato dimostra anche che un imprenditore su due è laureato.

In molti hanno ereditato l’azienda di famiglia, ma tanti altri hanno iniziato questo percorso da zero, scommettendo sulla campagna come opportunità lavorativa.

Vi invitiamo a leggere l’articolo di Lifegate in cui sono anche narrate diverse storie di giovani agricoltori: lifegate.it

GLI ITALIANI E IL LOGO EUROPEO DEL BIOLOGICO

GLI ITALIANI E IL LOGO EUROPEO DEL BIOLOGICO

Da una ricerca condotta dalla Biols.Eu emerge che il 65% degli italiani intervistati conosce molto bene L’EUROFOGLIA, il logo biologico dell’Unione Europea. Il logo è obbligatorio su ogni prodotto biologico commercializzato in Europa.

Nel restante campione si evidenzia che:

  • Il 21% lo conosce abbastanza
  • Il 7% non molto bene
  • Il 7% per niente

Lo studio condotto all’interno di un progetto internazionale a cui ha collaborato il consorzio italiano European Organic Partners (Eop) e Bionext, organizzazione olandese della filiera biologica, continuerà anche nel 2021. Il progetto sarà condotto in Italia, Francia e Germania grazie al finanziamento dell’Unione Europea.

Viene segnalato che in Italia la conoscenza del marchio biologico UE è più alto rispetto agli altri paesi esaminati a causa dell’assenza del marchio biologico nazionale. Infatti la conoscenza del logo biologico dell’Ue è migliore in Italia che in Francia e in Germania, dove esistono invece loghi nazionali (volontari) molto conosciuti. Ovviamente questo è un bene ma nello stesso tempo non permette la riconoscibilità piena del biologico made in Italy. Da tempo, infatti, di attende una svolta politica per permettere di fregiare le produzioni Italiane con un logo nazionale.

 

Fonte: ansa.it

 

MODIFICATA LA DATA D’APPLICAZIONE DEI REGOLAMENTI UE 2020/1693 e 2018/848

MODIFICATA LA DATA D’APPLICAZIONE DEI REGOLAMENTI UE 2020/1693 e 2018/848

Sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE (serie L381 del 13 novembre 20202) è stata modificata la data d’applicazione dei regolamenti europei 2020/1693 e 2018/848.

A causa della pandemia di COVID-19 e al conseguente stato di emergenza che ne è derivato, la UE ha ritenuto che gli stati membri e gli operatori non fossero in grado di garantire l’applicazione del regolamento sopra citato a decorrere al 1° gennaio2021.

A questo proposito, per assicurare il corretto funzionamento del settore biologico la data di decorrenza è slittata al 1° gennaio 2022.

Qui di seguito i link al regolamento:

Reg. (UE) 1693 dell’11 novembre 2020 – ITA

Reg. (UE) 1693 dell’11 novembre 2020 – EN

Fonte: sinab.it

LA STARTUP 3BEE E LA DIGITALIZZAZIONE DEGLI ALVEARI

LA STARTUP 3BEE E LA DIGITALIZZAZIONE DEGLI ALVEARI

La stratup 3Bee ha messo appunto una struttura composta da sensori per monitorare le arnie e il benessere delle api.
L’idea di un alveare digitale sembra fantascientifica, ma la 3Bee ci è riuscita.

A causa dei cambiamenti climatici in atto, l’imperativo urgente ed improrogabile è: salvare le api. Grazie alla 3Bee con il display dello smartphone un apicoltore può controllare dati essenziali come:

  • Peso delle api
  • Temperatura dell’arnia
  • Umidità
  • Suoni

Una rete di sensori IoT, posizionati all’interno dell’alveare, va a monitorare tutti i parametri sopra citati. Il risultato porta al miglioramento della vita delle api e all’apicoltore di ridurre i trattamenti e diminuire le visite all’apiario, con un conseguente risparmio di Co2.

Per ora hanno aderito al progetto circa 2000 apicoltori distribuiti in tutt’Italia, che hanno dato vita all’iniziativa “Adotta un Alveare” dedicato a imprese e privati, dove si può addirittura arrivare a ricevere il miele delle api adottate.

A fronte dei dati italiani, che vantano 56.665 proprietari di alveari, con 1.835.776 colonie (1.579.776 alveari e 256.000 sciami, 2 milioni di api regine e 80 miliardi di api operaie), la strada è ancora lunga ma il co-fondatore di 3Bee Riccardo Balzaretti spiega bene il loro intento «I cambiamenti climatici, che rendono imprevedibile il susseguirsi delle stagioni, sono tra le prime cause che hanno determinato l’attuale drammatica situazione delle api. Le api spinte da primavere anticipate, iniziano a lavorare prima, a febbraio, rischiando di essere colte da improvvise gelate».

Gli fa eco il CEO di 3Bee Niccolò Calandri «Da Nord a Sud il grido di allarme è unanime a causa dei cambiamenti climatici e dell’utilizzo massiccio di pesticidi in agricoltura, che hanno un impatto negativo sulle capacità riproduttive, cognitive e di memorizzazione delle api. I sistemi intelligenti di monitoraggio sviluppati da 3Bee – prosegue Balzaretti – permettono di elaborare dati utili come variazioni di peso, temperatura, umidità e suoni all’interno dell’alveare, facendo sì che l’apicoltore possa intervenire tempestivamente sulla base di quello che sta realmente succedendo in alveare».

«Crediamo molto nell’efficacia dell’adozione di un alveare, come strumento per sostenere il lavoro degli apicoltori e proteggere la salute delle api di cui si prendono cura – conclude Calandri -. Grazie alla tecnologia e a un controllo più efficace dell’alveare si incrementa inoltre la produzione di miele artigianale italiano, che vanta oltre 50 varietà, di cui alcune molto rare, favorite dalla diversità climatica e ambientale delle nostre Regioni».

Fonte: ilsole24ore.com