Suolo e Salute

Mese: Marzo 2019

#FridaysForFuture

#FridaysForFuture

Negli ultimi anni, è diventato evidente che il clima globale sta cambiando.

Secondo l’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC), le emissioni di gas da effetto serra (GHGs) hanno significativamente accelerato le attuali tendenze al riscaldamento globale.

Nel corso dell’ultimo secolo, la temperatura media atmosferica superficiale è aumentata di 0,74°C su scala globale e secondo alcune stime, entro il 2100 si andrà in contro a un ulteriore aumento delle temperature, pari circa a 2°C.

Le quantità più significative di gas serra sono state emesse dalle attività relative a:

  • Il 26% deriva dalla fornitura di energia;
  • Il 19% dalle industrie;
  • Il 17,4% dalle deforestazioni e utilizzo dei terreni;
  • Dal 13,5% dall’agricoltura;
  • Dal 13% dai trasporti.

Come vediamo dalle percentuali, l’agricoltura influisce considerevolmente sul cambiamento climatico. Nello stesso tempo, il settore agricolo è uno dei settori maggiormente colpiti da questi cambiamenti climatici.

Perché?

Il bilancio ambientale e sociale della PAC è oggi complessivamente negativo: il modello di agricoltura dominante ha determinato un aumento dei residui di pesticidi negli alimenti, nei suoli e nelle acque, l’alterazione del clima, la perdita di biodiversità negli agroecosistemi, un progressivo abbandono delle aree rurali marginali e una crescente intensificazione nelle aree di pianura, con una conseguente banalizzazione dei paesaggi rurali.

Secondo le previsioni, le anomalie climatiche provocheranno una riduzione compresa tra il 9 e il 21% della produttività agricola da qui al 2050.

È qui che entra in gioco l’agricoltura biologica, che può vantare un forte potenziale nella mitigazione dei cambiamenti climatici: è in grado di catturare grosse quantità di carbonio nei suoli e di ridurre le emissioni dei gas serra. Questo è dovuto principalmente dall’esclusioni di prodotti chimici di sintesi e l’uso ottimale di pratiche agronomiche quali i sovesci, le rotazioni, le colture intercalari, colture di copertura e uso di tecniche di compostaggio, etc.

“L’agricoltura biologica permette di fissare importanti quantità di carbonio nel terreno e contribuisce a frenare il riscaldamento climatico”: questo è il risultato del lavoro di un gruppo di ricercatori internazionali diretto da Andreas Gattinger del FiBL –Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica.

L’agricoltura biologica contribuisce alla riduzione delle emissioni, non solo per il mancato uso dei fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi, ma soprattutto attraverso una maggiore capacità di sequestro di CO2 nei suoli. Il biologico si basa, infatti, sulla fertilità del suolo e sulla produzione di humus e di sostanza organica, che richiede carbonio.

“Il pianeta sta morendo e i governi devono agire” dichiara una giovane ragazza, Greta Thumberg.

Greta, 16enne svedese, dall’agosto 2018, ogni venerdì, ha iniziato a manifestare davanti al parlamento del suo Paese contro il cambiamento climatico.

Il suo obiettivo era quello di forzare il governo svedese a tagliare le emissioni di CO2 del 15% ogni anno. La sua determinazione l’ha portata, lo scorso dicembre, alla COP24 in Polonia dove ha tenuto un discorso che ha fatto il giro del mondo.

Alla fine della conferenza, Greta ha lanciato un video appello: “chiunque sei, ovunque sei, abbiamo bisogno di te”. Ha aggiunto, poi, che i leader politici continuano a non agire per fermare il cambiamento climatico e che tutti noi dobbiamo scendere in piazza ogni venerdì davanti alla sede locale del governo e mettere pressione dal basso per una maggiore azione sulle politiche climatiche.

Greta è stata fonte d’ispirazione per molte persone, di ogni età, innescando il movimento #FridaysForFuture.

Fridays for Future è il grande movimento studentesco che negli ultimi mesi sta spingendo ragazzi e ragazze a riunirsi il venerdì nelle principali piazze per chiedere ai governi di impiegare azioni concrete contro i cambiamenti climatici, reclamando il proprio diritto al futuro.

Oggi manifesteranno quasi 1700 città sparse in 200 Paesi tra cui anche l’Italia, dove sono previsti cortei in circa 182 piazze.

 

Fonte: http://www.upbio.it/files/713.pdf

https://www.fridaysforfuture.org/

Vinitalybio 2019

Vinitalybio 2019

Il prossimo aprile a VeronaFiere si terrà la 53° edizione del Vinitaly, il salone internazionale dei vini e dei distillati.

Quest’anno il Vinitaly organizzerà il Vinitalybio, in collaborazione con FederBio, la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica. La manifestazione sul biologico sarà ospitata nel padiglione F.

L’idea è quella di far crescere la visibilità a quelle aziende che hanno scelto la sostenibilità delle produzioni, oltre alla possibilità di far conoscere, tramite convegni e sessioni di degustazioni guidate, questo tipo di produzione.

Tra le novità, ci saranno le masterclass dedicate ai vini artigiani biologici, realizzate in collaborazione con l’associazione Vi.te. – Vignaioli e Territori.

Fonte: http://www.sinab.it/bionovita/vinitalybio-2019

 

 

Il biologico è in fuga dal Regno Unito

Il biologico è in fuga dal Regno Unito

Molti produttori, per paura di una Brexit “no deal”, hanno deciso di portare via i propri prodotti dalle terre inglesi.

Lo scenario di una Brexit “no deal” consisterebbe nell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea senza aver raggiunto un accordo commerciale.

Rompere gli accordi commerciali porterebbe il biologico inglese ad affrontare una nuova procedura di certificazione. Questo processo potrebbe richiedere del tempo, prima che i produttori ritornino a vendere i loro prodotti marchiati bio all’estero: sarebbe un terribile danno commerciale.

Non solo per quanto riguarda i prodotti agricoli, ma anche la carne suina bio: i produttori stanno inviando la materia prima in Germania per essere processata finché risulta valida la certificazione biologica.

Il Department for Environment, Food and Rural Affairs, il Dipartimento per l’Ambiente, l’Alimentare e gli Affari Rurali inglese, risponde che nel caso di una Brexit “no deal” la certificazione del biologico europeo resterà valida nel Regno Unito.

 

Fonte: https://www.innaturale.com/il-biologico-scappa-dal-regno-unito-per-paura-della-brexit/

Mipaaft: occorre un marchio 100% biologico italiano

Mipaaft: occorre un marchio 100% biologico italiano

Oltre 800mila ettari convertiti al bio dal 2010 ad oggi, una crescita del 71% degli ultimi 7 anni. Oggi si contano circa 2 milioni di ettari che producono bio e oltre 75.000 imprese biologiche.

Così parlano i dati durante il convegno “Biologico, una scelta di campo”, tenutosi a Roma lo scorso 6 marzo.

“Il bio fatto in Italia deve essere il top in Europa e fregiarsi di un marchio 100% biologico italiano: si tratta di uno dei settori più sensibili del sistema agroalimentare con un consenso in crescita da parte dei consumatori”, afferma il sottosegretario Manzato.

Oltre a valorizzare il Made in Italy, durante il convegno, Manzato ha ricordato come il Ministero voglia “riconsiderare il carico burocratico sostenuto dalle imprese, rivedere la dispersione di enti preposti al rilascio di autorizzazioni, e il potenziamento di una task-force di vigilanza per rafforzare la presenza di autorità ed evitare infiltrazioni e malaffare; questo perché non si può scherzare su salute dei cittadini e qualità delle produzioni”.

“Il metodo ed il comparto biologico sono entrati nella fase di maturità. La crescita dei dati relativi al settore è incontrovertibile, in termini di consumo, di export e di incremento di superficie agricola utilizzata. (…) Non c’è nessuna volontà di contrapporre l’agricoltura convenzionale con quella biologica, ma di affrontare insieme la sfida della sostenibilità delle produzioni”, spiega Maria Chiara Gadda, promotrice della legge sul biologico.

 

Fonte: http://www.italiafruit.net/DettaglioNews/48552/dal-biologico/marchio-100-bio-italiano-lidea-del-mipaaft

Glifosato: che siano resi pubblici gli studi sulla tossicità

Glifosato: che siano resi pubblici gli studi sulla tossicità

“Il pubblico deve avere accesso non solo alle informazioni sulle emissioni in quanto tali, ma anche a quelle riguardanti le conseguenze a termine più o meno lungo di dette emissioni sullo stato dell’ambiente”.

Il glifosato, prodotto chimico utilizzato come diserbante, fu iscritto nell’elenco delle sostanze attive dal luglio 2002 al luglio 2012. L’iscrizione all’elenco venne prorogata, poi, fino al 2015.

Per questo motivo, la Germania presentò alla Commissione e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) un “progetto di rapporto valutativo per il rinnovo”, pubblicato dall’EFSA il 12 marzo 2014.

In seguito, all’EFSA venne richiesto di rendere pubblici i risultati presenti nel progetto, considerando che gli studi chiave erano stati utilizzati per determinare la dose giornaliera ammissibile (ADI) di glifosato.

L’EFSA negò l’accesso: perché?

  1. La divulgazione di tali informazioni potrebbe arrecare serio pregiudizio agli interessi commerciali e finanziari delle imprese che hanno presentato i rapporti di studi;
  2. Non esisteva alcun interesse pubblico prevalente alla divulgazione delle parti degli studi alle quali i ricorrenti chiedevano accesso, dato che tali parti non costituivano informazioni “[riguardanti] emissioni nell’ambiente” ai sensi del regolamento di Aarhus;
  3. Non riteneva l’accesso necessario per verificare la valutazione scientifica dei rischi.

Con le sentenze di oggi, il Tribunale spiega che un’istituzione dell’Unione, quando riceve una domanda di accesso ad un documento “non possa giustificare il suo rifiuto di divulgarlo sulla base dell’eccezione relativa alla tutela degli interessi commerciali di una determinata persona fisica o giuridica, qualora le informazioni contenute in tale documento configurino informazioni ‘riguardanti emissioni nell’ambiente’”.

“Le emissioni di glifosato nell’ambiente sono quindi reali. Detta sostanza attiva è in particolare presente sotto forma di residui nelle piante, nell’acqua e negli alimenti. Gli studi richiesti sono, di conseguenza, studi diretti a stabilire la cancerogenicità e la tossicità di una sostanza attiva che è effettivamente presente nell’ambiente”, continua il Tribunale.

Il Tribunale conclude che l’EFSA non può sostenere che gli studi richiesti non riguardano emissioni effettive né gli effetti di emissioni effettive.

Pertanto, secondo i giudici europei, “il pubblico deve avere accesso non solo alle informazioni sulle emissioni in quanto tali, ma anche a quelle riguardanti le conseguenze a termine più o meno lungo di dette emissioni sullo stato dell’ambiente, come gli effetti di tali emissioni sugli organismi non bersaglio. Infatti, l’interesse del pubblico ad accedere alle informazioni sulle emissioni nell’ambiente è appunto non solo quello di sapere che cosa è, o prevedibilmente sarà, rilasciato nell’ambiente, ma anche di comprendere il modo in cui l’ambiente rischia di essere danneggiato dalle emissioni in questione”.

“La sentenza è una pietra miliare, è una vittoria nella lotta contro la segretezza quando si tratta dei rischi ambientali e sanitari di prodotti pericolosi come il glifosato. D’ora in poi, il pubblico e gli scienziati indipendenti potranno vedere come i giganti chimici scrivono le loro relazioni sulla sicurezza dei loro prodotti per ottenere l’autorizzazione. Grazie alla pubblicazione di tutti gli studi disponibili, in futuro scienziati indipendenti saranno in grado di ricontrollare le ricerche alla base delle valutazioni dei pesticidi. È fondamentale avere a disposizione un sistema di regolamentazione che funzioni nell’interesse della salute umana, della biodiversità e dell’ambiente, e non per il profitto aziendale”, dichiara in una nota Marco Affronte, europarlamentare del gruppo europeo Verdi-ALE.

 

Fonte: https://www.eunews.it/2019/03/07/glifosato-tribunale-ue-efsa-aprire-studi-tossicita/114263

Roma: “Biologico, una scelta di campo”

Roma: “Biologico, una scelta di campo”

Lo scorso 6 marzo si è tenuto il convegno “Biologico, una scelta di campo”, organizzato dall’onorevole Maria chiara Gadda, deputata e promotrice legge sulle produzioni biologiche.

“L’approvazione alla Camera della Legge sul Biologico e il suo iter di conversione al Senato sono l’occasione giusta per uscire da alcuni luoghi comuni: non si tratta più di un settore di nicchia, ma è ormai la scelta di imprese che rappresentano una quota rilevante nel made in Italy” dichiara Gadda.

Al convegno hanno partecipato il vicepresidente della Camera, Ettore Rosato, il sottosegretario Franco Manzato, e il presidente della Commissione Agricoltura Filippo Gallinella, oltre a professori ed esperti del settore.

 

Fonte: https://www.blitzquotidiano.it/societa/biologico-esperti-convegno-gadda-3007067/