Suolo e Salute

Mese: Marzo 2018

Il monopolio del grano Senatore Cappelli

Il monopolio del grano Senatore Cappelli

Quest’anno molti agricoltori biologici non potranno seminare il grano duro varietà Cappelli. Un’azienda sementiera si è aggiudicata infatti la licenza in esclusiva per questa antica varietà di frumento, creando di fatto un regime di monopolio.

Il Crea – proprietaria del Cappelli – ha affidato i diritti  sulla moltiplicazione e sulla commercializzazione di questa varietà alla SIS per i prossimi 15 anni. Con questo accordo, la fornitura del seme all’azienda agricola è condizionata alla sottoscrizione di un contratto con la ditta sementiera nel quale si prevede il conferimento dell’intera produzione agricola. E in seguito a questa esclusiva, gli imprenditori agricoltori sono privati della possibilità di sviluppare e promuovere filiere fino al prodotto finito.

Un frumento antico, riscoperto in un momento in cui era stato abbandonato, non sarà più commerciabile dagli agricoltori, ma utilizzabile solo per fini personali.

Si tratta di un’ingiustizia dettata da una gestione disfunzionale del settore primario, che porta i piccoli commercianti a soffrire e le grandi aziende a riempirsi le tasche.

L’ennesima vergogna della quale subiscono le conseguenze solo i piccoli commercianti impegnati nella continua lotta alla rinascita del settore agricolo.

Fonte: http://www.ecomulo.it/2018/03/grano-senatore-cappelli-venduto-monopolio/

Decreto boomerang sul biologico: tutela o duro colpo?

Decreto boomerang sul biologico: tutela o duro colpo?

Lo scorso 22 febbraio il Consiglio dei Ministri, in una delle ultime sedute prima delle elezioni, ha approvato in via definitiva il decreto legislativo sul sistema dei controlli per la produzione agricola e agroalimentare biologica ma l’analisi del testo fatta da esperti e da alcune grandi aziende fa ritenere che il decreto possa tradursi in un boomerang per i produttori biologici.

I truffatori che mettono in commercio falso bio non si fermerà certo davanti a multe di qualche migliaio di euro, che invece potrebbero complicare l’attività di piccoli produttori agricoli, la vera base del bio italiano. Gli operatori italiani che hanno investito nel biologico saranno tenuti a pagare sanzioni in aggiunta a quelle comminate dagli organismi di controllo. Facciamo alcuni esempi: in caso di meri errori di etichettatura la sanzione va da 600 a 3.000 euro; in caso di sospensione/revoca (anche a seguito di recidive per soppressioni dovute a residui causati da trattamenti fatti da vicini) le sanzioni vanno da 6.000 a 30.000 euro. Si tratta di sanzioni amministrative automaticamente irrogate a seguito dei provvedimenti emessi dagli organismi di controllo.Lo stesso decreto prevede inoltre sanzioni amministrative per gli organismi di certificazione che finiranno per ricadere sugli operatori aumentandone i costi di produzione e riducendone la capacità competitiva.

Operatori e organismi di controllo avevano chiesto un coinvolgimento nella messa a punto del provvedimento ma, nella stragrande maggioranza, non sono stati presi in considerazione. Così oggi prendono piede delusione, incertezza e preoccupazione in un settore che sta andando al massimo e che chiedeva alle autorità nazionali qualcosa di diverso.

Fonte: http://www.greenplanet.net/controlli-sul-biologico-una-mazzata-il-settore

AIAB pretende risposte sui contributi AGEA

AIAB pretende risposte sui contributi AGEA

AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, rivendica il suo ruolo di rappresentante di molte aziende biologiche che da troppo tempo ormai aspettano i pagamenti di AGEA per i PSR.

E’ il presidente stesso di AIAB, Vincenzo Vizioli, a firmare in prima persona una lettera, scritta dai legali di AIAB, dove si chiede espressamente che AGEA:
completi la definizione operativa delle procedure di pagamento, per rendere ordinaria la presentazione delle domande, la loro istruttoria e il loro pagamento in qualità di organismo pagatore nazionale;

sblocchi le procedure dei pagamenti degli arretrati e disponga l’immediato pagamento dei contributi, quanto meno per l’annualità 2015; renda formalmente noti quali sono gli eventuali ostacoli burocratici che impedirebbero la conclusione delle istruttorie e la liquidazione dei premi agli agricoltori, per ogni annualità sospesa.

AIAB, che rappresenta prioritariamente gli interessi dei produttori biologici e che li sostiene anche negli aspetti tecnici e burocratici, definisce, tramite il suo presidente Vizioli, “inaccettabile la situazione di stallo che si è venuta a creare per inspiegabili e dannosi ritardi burocratici, che di fatto impediscono la liquidazione dei contributi agli agricoltori”.

In mancanza di una risposta ufficiale entro 15 giorni da parte di AGEA, AIAB promette di adire le vie legali con richiesta di danno in difesa dei suoi soci.

A questo link è possibile leggere la lettera sull’appalto dei servizi tecnici e informatici
A questo link è possibile leggere la lettera sul ritardo dei pagamenti

fonte: https://aiab.it/aiab-scrive-ad-agea-vogliamo-lo-sblocco-dei-pagamenti-laccesso-agli-atti/

Suolo e Salute e Biodiversity.Bio insieme al Cosmoprof

Suolo e Salute e Biodiversity.Bio insieme al Cosmoprof

Suolo e Salute oggi è il primo organismo di controllo e certificazione per il biologico in Italia: oltre 18.000 aziende, tra produttori e trasformatori, quasi il 27% del totale nazionale e quasi 600.000 ettari, il 30% della superficie italiana coltivata in biologico.

Organismo di Controllo e Certificazione per l’Agroalimentare e l’Ambiente, nasce dall’Associazione Suolo e Salute – fondata a Torino nel 1969, grazie all’opera del Prof. Garofalo – che in Italia ha realizzato la prima esperienza di promozione del metodo organico-minerale, dal quale l’agricoltura biologica ha tratto i suoi fondamenti. Nel 2000 dall’Associazione Suolo e Salute è stata costituita Suolo e Salute, società a responsabilità limitata, attuale Organismo di Controllo e Certificazione.

Suolo e Salute può inoltre certificare le produzioni biologiche da esportare direttamente nei più importanti mercati del mondo (es. Stati Uniti, Giappone, Canada, Brasile e Cina).

Incontriamo il dr. Alessandro D’Elia, agronomo e direttore di Suolo e Salute e scopriamo alcuni momenti che hanno caratterizzato la storia di Suolo e Salute:

Il 31 marzo 1969 nasce in Italia l’Associazione Suolo e Salute, ad opera del professore Francesco Garofalo, docente di fitoiatria dell’Università di Torino, che ne fu l’ispiratore principale, insieme a un gruppo di medici, di agronomi, di agricoltori e consumatori che credevano in un agricoltura in grado di produrre alimenti sani nel rispetto e salvaguardia dell’agroecosistema, mantenendo la fertilità del terreno e preservando le falde acquifere dall’inquinamento. Erano tempi in cui si faceva un largo uso di diserbanti, fungicidi e di insetticidi, per lo più organofosforati ed organoclorurati, tra cui il DDT, dimostratisi a distanza di anni tossici per l’ambiente e per l’uomo. L’Associazione Suolo e Salute, rappresentava la voce fuori dal coro, grazie ad un’appassionata opera di divulgazione, è stata nei fatti la prima voce in Italia a promuovere l’agricoltura biologica come modello alternativo all’agricoltura convenzionale, dimostrando con ricerche e sperimentazioni che l’applicazione del metodo organico-minerale portava ad ottenere prodotti agroalimentari con una valenza nutrizionale superiore, nel rispetto dell’agroecosistema”. Continua il dr. D’Elia: “Infatti, prendendo spunto sia da alcune pratiche proposte da Alfonso Draghetti (1948), che dal metodo Lamaire-Boucher (1959), utilizzando il Litothamnium come integratore, Garofalo arrivò alla definizione del metodo di agricoltura organico-minerale, dal quale l’agricoltura biologica ha tratto le sue basi tecnico-scientifiche. Le pratiche del disciplinare di produzione proposto dall’Associazione Suolo e Salute, nel caso della concimazione, prevedevano in via preliminare un’analisi del terreno per verificare la quantità di sostanza organica, di anidride fosforica e ossido di potassio assimilabili, nonché la reazione del terreno (pH), come base per l’organizzazione produttiva aziendale. Il fondamento della concimazione è la sostanza organica ritenendo che la quantità di humus sia l’elemento indispensabile per una fertilità durevole”.

E ancora: “Per quanto sopra detto “la salute del suolo e la salute dell’uomo” sono strettamente correlati e in questo binomio virtuoso si racchiude il nostro nome e la nostra storia.

L’Associazione Suolo e Salute contribuì in maniera importante allo sviluppo dell’agricoltura biologica in Italia e in Europa, insieme a Nature et Progress in Francia e SoilAssociation in Inghilterra, tramite una vera e propria “cattedra ambulante”, con convegni e incontri itineranti in tutte le Regioni italiane; inoltre per un lungo periodo ha pubblicato decine di volumi sulle tecniche sostenibili applicate all’agricoltura. Tutto ciò senza fondi ma con l’autofinanziamento dei soci sostenitori. L’operato dell’Associazione Suolo e Salute è stato fonte di ispirazione per un gran numero di tecnici che negli anni a seguire hanno dato impulso all’agricoltura biologica italiana.

L’Associazione Suolo e Salute è stata autorizzata dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, con decreto del 21 Dicembre 1992, all’esercizio delle attività di controllo e certificazione del metodo di produzione biologica ai sensi del Reg. CEE 2092/91. Da quel momento, con la passione di sempre, ha iniziato la sua attività di Ente di controllo e certificazione. Nel 2000 dall’Associazione Suolo e Salute è stata costituita Suolo e Salute s.r.l., organismo di controllo e certificazione nel settore agroalimentare ed ambientale, portatore della tradizione e degli stessi valori che hanno animato l’Associazione sin dalla sua nascita”.

Tenuto conto della crescita attuale del biologico, in termini di aziende, superfici e di fatturato globale è fondata la convinzione che la scelta del biologico rappresenti, oltre a un modello remunerativo per le imprese agricole, anche un modello capace di indirizzare in senso ecologico i comportamenti di produttori e cittadini a vantaggio socio economico del territorio e dell’ambiente. Su questi presupposti muove il progetto “BioTerr” che intende coinvolgere comuni, province, comunità montane e altre istituzioni impegnate nello sviluppo del territorio: «Il progetto – spiega Alessandro D’Elia, direttore di Suolo e Salute – punta a qualificare il sistema agricolo locale, soprattutto nelle aree rurali più marginali del nostro Paese, attraverso la certificazione del biologico e attraverso la creazione di filiere agroalimentari organizzate».

 di Marcella Marzari

fonte: http://www.biodiversitywar.it/suolo-salute-biodiversity-bio-cosmoprof/

Convegno finale del progetto RETIBIO

Convegno finale del progetto RETIBIO

Reti in BIO: condivisione di percorsi, confronto e dialogo per la crescita dell’agricoltura biologica

L’agricoltura biologica ha acquisito un elevato valore economico e sociale ed una risonanza politica, tale da essere oggetto di interventi mirati di carattere normativo e per la promozione della ricerca.

In tale ambito si inserisce il convegno conclusivo del progetto RETIBIO che ha tra i suoi obiettivi quello di fornire supporto al settore della ricerca per l’agricoltura biologica anche attraverso il rafforzamento delle reti di relazioni esistenti a livello nazionale e internazionale.

Riportiamo qui di seguito il programma:

Primo giorno (13 marzo)
Workshop
: gli esperimenti di lunga durata (Long Term Experiments – LTE) per l’agricoltura biologica nel contesto italiano ed europeo

11.00-13.00
Gli esprimenti italiani di lunga durata per l’agricoltura biologica: obiettivi, risultati, prospettive.
Prima parte

13.00-14.00
Pausa Pranzo

14.00-15.00
Gli esprimenti italiani di lunga durata per l’agricoltura biologica: obiettivi, risultati, prospettive.
Seconda parte

15.00-15.30
Gli esprimenti di lunga durata per l’agricoltura biologica nel contesto Europeo

15.30-16.00
Pausa caffè

16.00-17.30
Fishbowl: gli esprimenti di lunga durata per l’agricoltura biologica e per l’agroecologia: ruolo e traiettorie di sviluppo delle attività

17.30
Fine dei lavori del primo giorno

Secondo giorno (14 marzo)

9:00 – 9:30
Apertura dei lavori

9:30 – 11:00
I sessione: i temi emergenti

  • – Agricoltura biologica e Agroecologia
  • – Il nuovo Regolamento per l’agricoltura biologica
  • – Agricoltura Biologica e PAC – Discussione

11:00 – 11:30
Pausa caffè

11:30 – 13:00
II sessione – RETIBIO: la visione e le azioni

  • – Gli scambi internazionali
  • – La promozione della rete degli esprimenti di lunga durata
  • – Il contributo scientifico alla normativa di settore – Discussione

13.00-14.00
Pausa Pranzo

14.00-16.00
Tavola rotonda: il ruolo e l’impegno delle Società Scientifiche per la ricerca in agricoltura biologica ed in agroecologia.
Interventi di: GRAB-IT, RIRAB, SIA, SOI, Osservatorio su agroecologia, ISOFAR, Agroecology Europe

Discussione

16:00
Fine lavori

(Seguirà una terza circolare, con il programma definitivo dell’evento)

Comitato organizzatore:

Monica Ranuzzi (CREA-AC)
Olga Grasselli (CREA-AC)
Francesco Montemurro (CREA-OF)
Giancarlo Roccuzzo (CREA-OFA)
Stefano Canali (CREA-AA)
Paola Fiore (CREA-AC)

Segreteria organizzativa:
Monica Ranuzzi monica.ranuzzi@crea.gov.it
Marina Natalini marina.natalini@crea.gov.it

fonte: http://www.sinab.it/sites/default/files/share/Convegno%20RetiBio_13%20e%2014%20marzo%202018_seconda%20circolare.pdf

Più arance, più buona l’aranciata

Più arance, più buona l’aranciata

Da oggi sale dal 12 al 20% il contenuto di succo d’arancia nelle aranciate a seguito della legge 161/2014. Si tratta di un provvedimento che tutela la salute di tutti ma anche la produzione italiana di un settore, quello agrumicolo, che sta attraversando un  momento difficile.

Secondo il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo «si va a migliorare la qualità dell’alimentazione e a ridurre le spese sanitarie dovute alle malattie connesse all’obesità in forte aumento; il prossimo passo verso la trasparenza è quello di rendere obbligatoria l’indicazione di origine in etichetta della frutta utilizzata nelle bevande per impedire di spacciare succhi concentrati importati da Paesi lontani come Made in Italy».

«L’innalzamento del contenuto di succo d’arancia – si legge in una nota di Coldiretti – modifica dopo 60 anni una norma del 1958 e mira, in primo luogo, a tutelare la salute dei consumatori adeguandosi ad un contesto programmatico europeo che tende a promuovere una alimentazione più sana ed a diffondere corretti stili alimentari. In tale ambito, alcuni studi hanno posto in evidenza che una bevanda con il 20% di succo di arancia aiuti a soddisfare il fabbisogno giornaliero di vitamina C raccomandato dalle diverse Accademie scientifiche e la sua assunzione veicola un variegato mix di sostanze fitochimiche che possono incidere positivamente sulle difese del sistema immunitario. Con la nuova norma si contribuisce, inoltre, ad offrire il giusto riconoscimento alle bevande di maggior qualità riducendo l’utilizzo di aromi artificiali e soprattutto di zucchero la cui elevata concentrazione potrebbe essere utilizzata per sopperire alla minore qualità dei prodotti».

«Non va dimenticato – continua la Coldiretti – l’impatto economico sulle imprese agricole poiché l’aumento della percentuale di frutta nelle bibite andrà a salvare oltre diecimila ettari di agrumeti italiani con una estensione equivalente a circa ventimila campi da calcio, situati soprattutto in regioni come la Sicilia e la Calabria. Ad oggi per ogni aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute, del tutto insufficienti a coprire i costi di produzione e di raccolta. Una situazione che alimenta una intollerabile catena dello sfruttamento che colpisce lavoratori, agricoltori e i trasformatori attenti al rispetto delle regole».

Fonte: https://terraevita.edagricole.it/ortofrutta/oggi-stop-alle-aranciate-senza-arancia/