Suolo e Salute

Mese: Marzo 2018

Anche la ricerca punta sul bio

Anche la ricerca punta sul bio

Una rete di laboratori a cielo aperto in tutta Italia per produrre frutta e verdura biologica sempre più amici dell’ambiente, ma anche del portafoglio, per fare in modo di abbassare i costi di produzione e quindi nello scaffale per il consumatore finale. La ricerca scommette così sull’agricoltura bio.

Grazie all’accresciuta coscienza ecologica e al cambiamento degli stili di vita e dei consumi, secondo Federbio nel 2017 il 78% degli italiani ha acquistato almeno un prodotto biologico, contro il 53% del 2012. Un mercato in continua crescita, basti pensare che le vendite dei prodotti biologici sono aumentate del 10,3% nei primi sei mesi del 2017, a conferma del +13,4% registrato nei 12 mesi precedenti. E come altri settori, anche per il biologico la crescita deve essere supportata dall’innovazione di cui le aziende agricole sentono particolarmente bisogno.

I laboratori, dispositivi sperimentali di lungo termine (LTE), sono sette e fanno parte del progetto Retibio finanziato dal Ministero delle Politiche agricole e coordinato dal Crea. Si tratta di appezzamenti controllati dove i ricercatori condurranno in piena sicurezza esperimenti per testare innovazioni e buone pratiche di processo e di prodotto in agricoltura biologica.

Oltre alla Ricerca serve anche tanta professionalità per supportare la rapida crescita del mercato del biologico dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Per questo Federbio e Cepas, l’Istituto leader nella certificazione delle professionalità e competenze, hanno siglato un’intesa per creare un percorso di formazione per ispettori e consulenti impegnati ad attestare l’affidabilità del settore in forte crescita.

Fonte: http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/in_breve/2018/03/19/ricerca-scommette-su-cibi-bio-con-laboratori-sentinella_ed55b696-c041-4863-9192-3adc3fe7ca84.html

IFOAM EU CHIEDE UN QUADRO EUROPEO CHIARO PER UNA RIFORMA AMBIZIOSA DELLA PAC

IFOAM EU CHIEDE UN QUADRO EUROPEO CHIARO PER UNA RIFORMA AMBIZIOSA DELLA PAC

BRUXELLES, 20 MARZO 2018 – Lunedì 19 marzo, i ministri dell’agricoltura non sono stati in grado di concordare conclusioni comuni sulla comunicazione della Commissione su “Il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura“, un’importante pietra miliare nella discussione sulla riforma della politica agricola comune (PAC) per il 2020.

Il disaccordo sui pagamenti del sostegno al reddito ha comportato da un lato, le conclusioni della Presidenza che hanno riconosciuto l’importanza della PAC come uno strumento chiave per raggiungere gli obiettivi europei e globali per la protezione dell’ambiente, l’azione per il clima e lo sviluppo socioeconomico. D’altro canto, i ministri hanno chiesto di semplificare la PAC nel corso degli obiettivi e della pianificazione, nonché di offrire ampia flessibilità a ciascuno Stato membro per scegliere le proprie priorità.

Jan Plagge, vicepresidente IFOAM UE ha dichiarato: “La nuova PAC deve abbandonare gli agricoltori per compensare la perdita di reddito, premiandoli per la consegna di beni pubblici essenziali per tutti gli europei, come acqua pulita, più biodiversità e la prosperità di animal.

Il primo pilastro, in particolare, deve fornire risultati per l’ambiente e “l’inverdimento” dovrebbe essere sostituito da un più ecologico schema ecologico che incoraggi tutti gli agricoltori a passare a pratiche più sostenibili e che consenta lo sviluppo di modelli agricoli altamente sostenibili come l’agricoltura biologica “.

Laurent Moinet, presidente IFOAM EU, del gruppo IFOAM EU Farmers ha ribadito questo messaggio aggiungendo: “È necessario dare ai paesi una certa flessibilità per attuare la PAC, ma ciò non dovrebbe portare a frammentare il sistema agricolo in Europa. La flessibilità e la semplificazione non dovrebbero andare a scapito di un quadro comune europeo che fissi obiettivi chiari, ambiziosi e misurabili. La PAC deve rimanere una politica europea che fissa obiettivi comuni a beneficio degli agricoltori, delle comunità rurali, dei consumatori e dell’ambiente “.

Fonte: http://www.ifoam-eu.org/en/news/2018/03/20/ifoam-eu-calls-clear-eu-framework-ambitious-cap-reform

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 23 febbraio 2018, n. 20 “Disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica”

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 23 febbraio 2018, n. 20 “Disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica”

In G.U . n. 67 del 21 marzo 2018, è pubblicato il Decreto Legislativo 23 febbraio 2018, n. 20: Disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica, predisposto ai sensi dell’articolo 5, comma 2, lett. g), della legge 28 luglio 2016, n. 154, e ai sensi dell’articolo 2 della legge 12 agosto 2016, n. 170.

Fonte: http://www.gazzettaufficiale.it/showNewsDetail%3Bjsessionid=tv1asqTdRdzgE+AZhh-TQQ__.ntc-as3-guri2a?id=1031&provenienza=home

Controlli sulla produzione agroalimentare Bio. Arma a doppio taglio?

Controlli sulla produzione agroalimentare Bio. Arma a doppio taglio?

Stretta in materia di produzione agroalimentare biologica: più sanzioni e più confusione. MIPAAF ha approvato il decreto sui controlli a garanzia delle produzioni biologiche; soddisfatto il ministro Maurizio Martina.

Il decreto però presenta diverse problematiche.

I prodotti biologici importati hanno registrato un incremento del 32% tra il 2012 e il 2015. Sebbene i prodotti biologici siano più costosi rispetto ai prodotti ottenuti con tecniche convenzionali, il mercato stenta a soddisfare la domanda e il sovrapprezzo che i consumatori sono disposti a pagare ha incoraggiato negli anni la vendita di prodotti biologici fraudolenti.

In risposta a tali fenomeni il legislatore italiano ha inteso armonizzare la disciplina dei controlli sulla produzione biologica.

Il decreto del 22 febbraio contiene i principi e le disposizioni per l’armonizzazione, la razionalizzazione e la regolazione del sistema dei controlli e di certificazione delle attività di produzione, trasformazione, commercializzazione, importazione di prodotti ottenuti secondo il metodo di agricoltura biologica, in conformità con la normativa dell’Unione europea e costituisce testo unico in materia di controlli in tale settore, ai sensi dell’articolo 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154.

Ricordiamo che il Ministero è, l’autorità responsabile della vigilanza sugli organismi di controllo e del controllo sugli operatori. Prima di analizzare nello specifico il decreto, in prima battuta occorre precisare che il provvedimento mira a rendere più efficiente l’intero sistema dei controlli, anche a specifica tutela dei consumatori e della leale concorrenza tra gli operatori. La gestazione della normativa in questione è stata fortemente influenzata dal boom delle frodi nel settore biologico oltre che dall’attenzione europea su un sistema italiano che si dimostrava troppo permissivo.

La legislazione d’urgenza però, in qualsiasi settore di interesse, si caratterizza inevitabilmente per lo scarso equilibrio finendo, sovente, per partorire testi normativi mediaticamente apprezzati ma scarsamente efficaci.

Gli obiettivi perseguiti sono quelli di garantire una maggiore tutela del consumatore in un contesto normativo unitario e semplificato, rendendo il sistema dei controlli veramente terzo e più efficace anche sotto il profilo della repressione.

Il decreto conferma che il Mipaaf è l’autorità competente per l’organizzazione dei controlli e che delega tali compiti ad organismi di controllo privati e autorizzati. Diversamente all’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e la repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero, al Comando unità tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri, nonché alle Regioni, negli ambiti territoriali di competenza, spetta la competenza in materia di vigilanza e controllo sugli organismi di controllo.

Il correttivo più significativo è però rappresentato dal divieto di detenere partecipazioni, dirette o indirette, nella struttura proprietaria da parte di operatori e associazioni di operatori negli organismi preposti al controllo, prassi largamente diffusa nel contesto italiano.

Nello svolgimento dell’attività di controllo, gli organismi eseguono ispezioni al fine di accertare eventuali infrazioni e irregolarità, nonché inosservanze, riguardanti la qualificazione biologica dei prodotti.

L’accertamento di una o più infrazioni, irregolarità, inosservanze comporta varie pene che vanno dalla diffida scritta, con l’invito scritto a correggere le inadempienze, alla soppressione delle indicazioni biologiche, che comporta il divieto per l’operatore di riportare le indicazioni relative al metodo di produzione biologica, nell’etichettatura e nella pubblicità.

Il decreto, in profonda discontinuità con il passato, affianca a tali misure di carattere amministrativo, le nuove sanzioni pecuniarie, che rischiano, nella logica scelta, di costituire un limite alla concorrenza per gli operatori italiani.

Ne discende che un operatore nel settore dell’agricoltura e produzione biologica, potrà essere sottoposto a provvedimenti di sospensione, revoca od estromissione ed al contempo per i medesimi fatti costretto a pagare una somma di entità variabile fino ad un massimo di 30.000 Euro. A prescindere da ogni considerazione di ordine tecnico – giuridico il rischio maggiore è quello di aver costituito un sistema sanzionatorio repressivo e limitante la concorrenza, in cui il prezzo per la sanzione è maggiore dei benefici connessi a tale metodo produttivo.

Sembra dunque che gli obiettivi sbandierati dal decreto in concreto non siano stati raggiunti, anzi essendo stato determinato un cortocircuito nella filiera del biologico. Maggiori e migliori controlli erano necessari ma il legislatore ha forse esagerato non ponderando compiutamente gli interessi in gioco.

Fonte: https://www.newsfood.com/ispezione-e-controlli-produzione-agroalimentari-bio-si-ma-a-quale-prezzo/

Annuario dei Dati ambientali Ispra: continua la distruzione del territorio, bene agricoltura bio e qualità dell’aria

Annuario dei Dati ambientali Ispra: continua la distruzione del territorio, bene agricoltura bio e qualità dell’aria

Preoccupanti i dati per il consumo del suolo, ma emergono anche dati positivi, a cominciare dai 300mila ettari di terreno convertiti ad agricoltura biologica nel 2016, con il numero di operatori del settore cresciuto del +20,3%

A un anno dall’entrata in vigore della legge 132/2016, che istituisce il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), è stata presentata anche la prima edizione del Rapporto Ambiente (Snpa), prodotto finale di un complesso lavoro di reporting che, attraverso la presentazione delle attività svolte nel Sistema, fornisce un quadro aggiornato della situazione ambientale nel Paese.

Esplode il consumo di territorio. Bene l’agricoltura bio
Il consumo di suolo in Italia continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni. Circa 23.000 km2 del territorio nazionale sono ormai persi irrimediabilmente e, con loro, i rispettivi servizi ecosistemici. Solo in 6 mesi, tra il 2015 e il 2016, sono stati consumati 5000 ettari di territorio, equivalenti a 5700 campi di calcio. Oltre 300.000 ettari, nel 2016, sono stati convertiti ad agricoltura biologica: un’estensione pari quasi a quella della Regione Valle d’Aosta. E cresce il numero di operatori del settore (+20,3%) che sceglie questa tipologia di agricoltura, che tende a valorizzare e conservare i sistemi biologici produttivi, senza il ricorso a sostanze chimiche di sintesi.

Migliora la qualità dell’aria. Non in città.
In particolare sono numerosi e significativi i segnali di miglioramento della qualità dell’aria: le emissioni dei principali inquinanti continuano infatti a diminuire, così come i livelli atmosferici di alcuni inquinanti mostrano trend generalmente decrescenti.

Diesel, il nemico è particolato
In continua diminuzione le emissioni delle autovetture, grazie alle nuove immatricolazioni: in particolare, nel 2015 le emissioni di CO2 sono scese notevolmente, raggiungendo i 115,1 grammi di CO2 per km (nel 2005 lo stesso valore era 149,5). Riguardo alle emissioni di composti nocivi, i dati relativi a veicoli euro 6 immatricolati nel 2014 mostrano che, per quanto riguarda gli ossidi di azoto, il confronto tra i fattori di emissione vede il diesel caratterizzato da valori sensibilmente maggiori rispetto agli altri carburantit; Gpl, benzina e gas naturale compresso presentano emissioni progressivamente decrescenti, con scostamenti tra loro non elevatissimi..

Riufiti, riciclati per il 45%
In crescita la produzione dei rifiuti urbani (+2%), in linea con l’andamento degli indicatori socio-economici. La discarica non è la forma di gestione più diffusa. Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, infatti, nel suo insieme il 45% della produzione.

Le acque? Contaminate dai pesticidi.
In che condizioni versano le nostre acque? Il 43% dei fiumi e il 20% dei laghi raggiungono l’obiettivo di qualità per stato ecologico; il 75% dei fiumi e il 48% dei laghi, invece, raggiungono l’obiettivo di qualità per lo stato chimico. Non si arresta, inoltre, il livello di contaminazione da pesticidi. Inquinati 370 punti di monitoraggio (23,8% del totale) di acque superficiali, con concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali.

Fonte: http://www.lastampa.it/2018/03/20/scienza/ambiente/inchiesta/ispra-migliora-laria-ma-boom-per-il-consumo-del-suolo-b7rJbOScafhwjhgNdDUJlL/pagina.html

Nell’agricoltura sociale vince il biologico. La Rete rurale presenta il rapporto sull’agricoltura sociale in Italia.

Nell’agricoltura sociale vince il biologico. La Rete rurale presenta il rapporto sull’agricoltura sociale in Italia.

L’agricoltura sociale  attraverso iniziative promosse in ambito agricolo e alimentare da aziende agricole, ma anche cooperative sociali, intende favorire il reinserimento terapeutico di soggetti svantaggiati nella comunità e al contempo produrre beni.

Negli ultimi cinque anni in Italia si è registrato un incremento significativo delle esperienze di agricoltura sociale che sempre meglio riescono a coniugare gli elementi che la caratterizzano da sempre quali, inclusione, legalità, attenzione all’ambiente, a una forma innovativa di sviluppo sostenibile

Il Rapporto, presentato oggi al Mipaaf, prova a fotografare il fenomeno, una mappatura parziale svolta nel 2016 su 1.200 realtà censite; l’indagine è stata realizzata da CreaPB e Inapp.

L’agricoltura sociale è diffusa su tutto il nostro territorio ma con intensità differenti. E’ una realtà complessa, diversificata per territorio, forma giuridica e finalità.

La forma giuridica prevalente è la cooperativa sociale che rappresenta il 46% sul totale, seguita dall’azienda individuale (19%).Forte la propensione alle coltivazioni biologiche o biodinamiche, tecniche colturali adottate dal 68% delle aziende. Tra i canali di vendita per i prodotti di agricoltura sociale, il più utilizzato è quello della vendita diretta (60%), seguito dai gruppi di acquisto (35%). L’elaborazoine dei dati evidenzia, inoltre, che l’attività sociale maggiormente praticata è quella relativa all’inserimento socio lavorativo (71%).

ll 54% del totale delle aziende svolge attività rivolte a persone con disabilità. L’analisi economica dimostra che le realtà censite sono aziende di piccole-medie dimensioni tra 8mila-25mila euro di fatturato (13,4% delle aziende).

La distribuzione delle fonti di finanziamento per l’agricoltura sociale è per il 60% da fondi pubblici. Per quanto riguarda gli investimenti, poco più della metà delle aziende (55%) dichiara di aver fatto investimenti economici in proprio o facendo ricorso a finanziamenti privati negli ultimi 5 anni nell’ambito dell’agricoltura sociale.

Fonte: https://terraevita.edagricole.it/featured/dallagricoltura-sociale-coesione-sviluppo-economico/