Suolo e Salute

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FATTORIA NICODEMI, PARTE DAL BIO IL RILANCIO DEI VINI ABRUZZESI

FATTORIA NICODEMI, PARTE DAL BIO IL RILANCIO DEI VINI ABRUZZESI

Valorizzare il territorio: la ricetta indicata da Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio di tutela per rilanciare i vini d’Abruzzo. Proprio come viene fatto nella sua azienda sulle colline Teramane, biologica e certificata da Suolo e Salute

Il rilancio dei vini d’Abruzzo parte dall’impegno di produttori come Alessandro Nicodemi. Il presidente del Consorzio di tutela dei vini d’Abruzzo è tra gli artefici della recente modifica del disciplinare che punta a rafforzare il legame territoriale della produzione enologica di questa Regione attraverso 4 appellazioni territoriali (Colline Teramane, Colline Pescaresi, Terre de L’Aquila, Terre di Chieti) che da quest’anno in poi rappresenteranno il vertice della piramide della qualità delle doc abruzzesi. Ne parla un recente articolo del mensile VVQ, Vigne, Vini & Qualità che mette in luce il ruolo di battistrada che può giocare Nicodemi in questo nuovo percorso.

La tutela della tipicità

Fattoria Nicodemi, l’azienda di Notaresco (Te) che Alessandro dirige assieme alla sorella Elena è infatti una realtà vitivinicola famigliare impegnata nella tutela della tipicità, della biodiversità e paladina del biologico, legata a Suolo e Salute per il servizio di certificazione.

Una tenuta di 38 ettari complessivi, di cui 30 vitati a corpo unico, che beneficia di una fortunata esposizione verso sud-est a un’altitudine media di 300 metri. «Qui i filari di Montepulciano e Trebbiano d’Abruzzo – spiega Alessandro Nicodemi -, protetti dal massiccio del Gran Sasso alle spalle e spettinati dall’umida brezza dell’Adriatico lontano solo 10 km, godono di un’escursione termica e di una ventilazione salutari per la maturazione dell’uva». «E il suolo ricco di calcare e argilla imprime ai nostri vini una forte personalità distintiva».

Alessandro ed Elena hanno ereditato dal padre Bruno, scomparso prematuramente più di venti anni fa, la stessa passione per la salvaguardia dell’ambiente e degli elementi che caratterizzano la tipicità di un territorio unico.

Paladini del biologico

Per questo hanno scelto di gestire i vigneti seguendo i dettami del metodo biologico senza l’impiego di erbicidi, agrofarmaci o fertilizzanti chimici. «L’agricoltura biologica – dice Alessandro citando Jeremy Rifkin – tratta il terreno come una comunità vivente e la nostra attenzione è massima nella tutela della biodiversità di quello che sta sopra e sotto il suolo».

Da qui la scelta coerente dell’inerbimento spontaneo permanente dell’interfila, riducendo al massimo le lavorazioni e lasciando che siano gli apparati radicali delle specie erbacee a garantire la necessaria ossigenazione del suolo e l’arricchimento della fertilità organica. E per la gestione della chioma Nicodemi punta su una progressiva adozione della pergola modificata, dove la copertura delle strisce di chioma orizzontale sorrette da fili e bracci metallici montati su pali è alternata a strisce di terreno scoperto. Una soluzione che aumenta la circolazione dell’aria tra i filari, preservando l’uva dalle alte temperature e dagli attacchi dei patogeni fungini come la peronospora, assicurando anche migliori condizioni di lavoro agli operatori.

Vini che parlano la lingua del territorio

Una filosofia aziendale che si ritrova anche nella gestione della fase di cantina. Dove, tra le diverse linee di Montepulciano Colline Teramane Docg e Trebbiano d’Abruzzo Doc si stanno facendo largo le lunghe macerazioni nel Cocciopesto, uno degli ultimi progetti di Nicodemi. Una piccola produzione da 1.200 bottiglie l’anno ottenuta da una vinificazione in giare di cocciopesto che consente di rispettare l’espressione territoriale riducendo al minimo gli interventi enologici.

APPUNTAMENTO A BOLOGNA CON IL VINO “SLOW”

APPUNTAMENTO A BOLOGNA CON IL VINO “SLOW”

La seconda edizione dell’evento dedicato al vino buono, pulito e giusto organizzato da BolognaFiere e Slowfood dal 26 al 28 febbraio 2023

Il vino slow torna a Bologna. Dopo il successo dell’anno scorso (con 500 cantine da 18 Paesi) torna dal 26 al 28 febbraio 2023 Slow Wine Fair, l’evento internazionale dedicato al vino buono, pulito e giusto, organizzato da Bologna Fiere con la collaborazione di Slow Food.

Il manifesto del vino buono, pulito e giusto

Le cantine che si riconoscono nei criteri stabiliti dal manifesto di Slowfood devono adottare una filosofia produttiva positiva e sostenibile.

Una filosofia che mira a creare vini che siano lo specchio del terroir di provenienza, che valorizzino la biodiversità e rispettino il paesaggio, che siano il frutto di una rete di collaborazione con la comunità agricola del territorio in cui sono prodotti. Che siano amici dell’ambiente, e dunque prodotti secondo un uso sostenibile e cosciente delle risorse ambientali e senza utilizzare sostanze chimiche di sintesi.

Le novità

Durante i tre giorni della manifestazione si riuniranno centinaia di produttori da tutto il mondo in laboratori, dibattiti, degustazioni e con l’esposizione di migliaia di etichette provenienti da ogni parte del globo.

Tra le novità del 2023, lo spazio dedicato alle bevande spiritose e l’area dei partner della sostenibilità, con soluzioni tecnologiche, impianti, attrezzature e servizi connessi alla filiera del vino. #SlowWineFair2023

AL MERANO WINEFESTIVAL L’AZIENDA DI GIOVANNA RACCONTA IL VINO CON L’ARTE

AL MERANO WINEFESTIVAL L’AZIENDA DI GIOVANNA RACCONTA IL VINO CON L’ARTE

Tre i vini premiati della storica realtà siciliana bio certificata da Suolo e Salute alla 31aesima edizione della kermesse altoatesina che ha proiettato per l’occasione un inedito cortometraggio

Raccontare il vino siciliano attraverso l’arte, la bellezza della natura e l’energia del territorio. É quello che ha fatto al Merano Wine Festival l’azienda agricola siciliana Di Giovanna. Realtà storica del bio (lo fa da 25 anni) certificata da Suolo e Salute.

Nel corso della manifestazione dedicata alla qualità esclusiva del made in italy enologico italiano sono stati tre vini premiati da The WineHunter Award:

  • Helios Grillo 830 mt DOC Sicilia 2020,
  • il Vurrìa Nerello Mascalese Rosato,
  • Helios Nero d’Avola DOC Sicilia 2019, tra i più importanti vini rossi prodotti dall’azienda.

 

Wine is sunlight

La cantina siciliana produttrice di vini autoctoni e internazionali tra Sambuca di Sicilia (AG) e Contessa Entellina (PA), non è nuova a premi e riconoscimenti; ma questa volta oltre ai vini portati in degustazione si è aggiunto un evento inedito: l’azienda ha proiettato nel corso della kermesse, presso il teatro Puccini di Merano,  il cortometraggio del regista Carlo Guttadauro ( Anam Cara comunicazione) dal titolo “Wine is sunlight” con protagonista Helios Grillo 830 mt, sugli scenari naturali siciliani, che introduce a una bellezza senza tempo e alla dimensione di biodiversità.

 

Un progetto totalmente ispirato dal luogo siciliano dove l’azienda sorge: «Pper me la Sicilia – afferma Melissa Di Giovanna, responsabile marketing & export – è un’isola magica, un posto speciale al centro del Mediterraneo e credo che il punto di forza sia proprio la sua luce, che conferisce una biodiversità unica, ed é quello che abbiamo voluto trasmettere fortemente con questo cortometraggio».

 

L’amore della Sicilia nel vino

«Sciascia – aggiunge Gunther Di Giovanna, che gestisce l’azienda di famiglia, insieme al fratello Klaus -diceva che la Sicilia intera ha una dimensione fantastica che colpisce tutti». «Abbiamo la fortuna di lavorare in questa terra dell’amore. Ed è quello che vogliamo mettere nel nostro vino ogni anno quando lo produciamo».

IN VENETO CRESCONO GLI ETTARI BIO

IN VENETO CRESCONO GLI ETTARI BIO

In un anno crescita a doppia cifra per vigneti, oliveti e colture proteiche. La superficie regionale arriva così a toccare i 50mila ettari

In Veneto vigneti, oliveti e seminativi a leguminose sono sempre più bio. Andiamo con ordine: secondo Veneto Agricoltura dall’elaborazione dei dati Sinab (Sistema nazionale agricoltura biologica) e dell’agenzia regionale Avepa emerge infatti che i vigneti biologici in regione sono passati da 8.712 ettari del 2020 a 9.607 ettari del 2021 (+10,27%).

Il patrimonio viticolo green

Al primo posto in termini numerici è la provincia di Verona, che passa da 3.339,98 a 3.563,92 ettari (+6,70%), seguita da Treviso che da 1.929,58 ettari a sale a 2.265,90 (+17,43%), Padova da 1.331,15 a 1.478,46 ettari (+11,07), Venezia da 1.265,34 a 1.305,84 (+3,20), Vicenza da 811,20 a 889,12 (+9,60). Fanalini di coda Rovigo e Belluno, che però registrano la maggior crescita in termini percentuali, seppure con numeri ridotti in termini di ettari: Rovigo passa da 24,91 a 79,45 ettari bio (+218,93%) e Belluno da 9,83 a 24,31 ettari (+147,31%).

A spingere in favore delle conversioni è la crescente domanda di vino bio nei Paesi europei, soprattutto in quelli del Nord, dove i consumatori si caratterizzano per la sensibilità per i prodotti sostenibili. Un trend che emerge anche nel mercato degli spumanti bio, per il quale si prevede una grande crescita nei prossimi anni.

Boom per gli oliveti e le colture proteiche

Ma in Veneto non sono solo i vigneti a crescere sul fronte biologico. Veneto Agricoltura segnala infatti anche la forte avanzata degli oliveti, che segnano un +15% dal 2020 al 2021 e delle colture proteiche, come leguminose e da granella, che marcano un buon +25%. La frutta a guscio fa segnare un +3,4, i cereali +3%. Anche il latte segue il trend: 77 gli allevamenti bio, con primato a Vicenza (29), seguita da Belluno (27) e Verona (15). Un fronte, quello biologico, in continua crescita in estensione dei terreni e in produttività, sia sulla spinta degli obiettivi fissati dall’Unione europea sulla sostenibilità, sia per i favori dei consumatori nei confronti di tutto ciò che è coltivato con metodi più naturali.

Negli ultimi dieci anni il biologico in Veneto ha registrato una crescita importante, passando da poco più di 1.500 operatori del 2009 a più di 3.500 del 2019, con un incremento del 126,9% rispetto alla media nazionale del 63% (dati sistema d’informazione bio Sinab). Sono quasi 50.000 gli ettari coltivati con il metodo biologico (dati 2021), con il traino della viticoltura e il mondo delle erbe officinali in forte crescita, con un 30% in più di vendite per quanto riguarda tisane e affini.

Si può crescere ancora

«I dati evidenziano una situazione in continua evoluzione, ma anche uno spazio di ulteriore crescita in Veneto sia in termini di operatori che di superfici -evidenzia Laura Barduca, del settore biologico di Confagricoltura Veneto e presidente provinciale di Padova –. L’agricoltura biologica, con il suo regolamento e i recepimenti nazionali, rappresenta una risposta oggettiva al contrasto dei cambiamenti climatici. Il contesto socioeconomico attuale, unitamente alla complessità burocratica e normativa che interessa il settore, non incentiva però l’entrata di nuovi operatori all’interno del comparto».

TIPICITÀ, MA ANCHE SOSTENIBILITÀ: I VINI AL RISTORANTE SI TINGONO DI VERDE

TIPICITÀ, MA ANCHE SOSTENIBILITÀ: I VINI AL RISTORANTE SI TINGONO DI VERDE

L’Ufficio Studi di Fipe Confcommercio rileva che nella ricerca di socializzazione nei canali on-trade piace bere vini di qualità, tipici e biologici

Riparte la ristorazione e crescono i consumi di vino di qualità. E a caratterizzare i brindisi post covid è la ricerca di tipicità ma anche di sostenibilità.

Lo rileva l’Ufficio Studi di Fipe Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, in una relazione sui consumi di vino on-trade (ristoranti, hotel, catering) diffusa in occasione della Milano Wine Week. Con il ritorno delle occasioni di socializzazione dopo la crisi pandemica che si tinge decisamente di “green”.

L’exploit dei brindisi bio

Secondo i ristoratori infatti gli italiani scelgono i vini soprattutto sulla base del territorio di provenienza (68,2%) e fin qui nulla di nuovo, ma ora apprezzano particolarmente anche le etichette certificate bio (42,2%), spingendo i professionisti della ristorazione a cercare nuove professionalità e organizzare nuovi servizi in favore dei consumatori curiosi riguardo alla sostenibilità dei metodi di produzione. Una riorganizzazione che deve però tenere conto anche degli effetti della crisi economica, visto che i consumatori, secondo Fipe, tengono sempre più d’occhio il prezzo della bottiglia (48,9%).

La ricerca di alta qualità

Non solo in termini di propensione al risparmio: entrando nel dettaglio dei numeri, dopo la pesante battuta d’arresto del 2020, con ristoranti e wine bar chiusi per le misure di mitigazione degli effetti della pandemia, il 2021 ha fatto infatti registrare una ripresa del mercato del vino, in particolare delle bottiglie classificate come premium e super premium. E a beneficiare della riapertura dei ristoranti sono stati i prodotti di maggior pregio: l’analisi Mediobanca sulle società vitivinicole evidenzia che le vendite di vini premium sono cresciute del 14,5% in valore assoluto, i super premium addirittura del 24,5%, gli ultra premium del 32,7% e gli icon (bottiglie dal costo per il ristoratore superiore ai 50 euro) del 33,2%.

Prezzi della bottiglia

Così il 98% dei ristoratori ha sostenuto una crescita dei prezzi di acquisto del vino che in media, secondo l’analisi Fipe, è pari a un +12%. Ma oltre ai prezzi anche la crisi pandemica ha suggerito di modificare la gestione della cantina. Il 55,5% dei ristoratori ha ridotto i quantitativi acquistati, mentre il 29,9% ha deciso di limitare il numero di etichette presenti in cantina e dunque nella carta. In generale, si predilige l’acquisto di vini il cui costo varia tra le 5 e le 20 euro, con una spesa media a bottiglia da parte dei gestori di circa 17 euro. Il 73,9% dei ristoratori italiani seleziona le bottiglie da tenere in cantina sulla base delle regioni dei vitigni: Trentino Alto Adige, per i vini bianchi, Toscana per i rossi e Puglia per i rosé.

I VINI BIO CONQUISTANO LA GUIDA SLOW WINE

I VINI BIO CONQUISTANO LA GUIDA SLOW WINE

Il 56% delle 1957 cantine dell’edizione 2023 sono biologiche

Fare vino è un atto civico: vuol dire prendersi cura del territorio e delle comunità che lo vivono. Con questa premessa la guida Slow Wine 2023, presentata al Blue Note di Milano nella tredicesima edizione, vuole dare voce ai viticoltori “buoni puliti e giusti”. «Raccontiamo l’Italia del vino – precisano i curatori -grazie ai 200 collaboratori che ci permettono di mappare tutta la Penisola e soprattutto di scoprire nuove aziende in sintonia con la filosofia Slow Food.

L’impatto del climate change

Sono 110 su 1957 le novità della 13esima edizione. Il tema che ha guidato l’edizione 2022 è quello del cambiamento climatico e della siccità, cui i viticoltori hanno risposto mettendo in campo la propria esperienza.

Nella guida 2023, oltre il 56% delle aziende sono bio a testimoniare non solo una grande consapevolezza dei vignaioli ma anche che il vino bio è buono e si può fare, un’intuizione della prima ora della guida con un trend in crescita confermato in queste 13 edizioni.

L’aumento dei costi

Calano però “i Vini quotidiani”, cioè quelle etichette di altissima qualità che hanno un ottimo rapporto qualità prezzo. «Colpa dell’aumento dei costi – evidenzia Giancarlo Gariglio, curatore della guida – lungo tutta la filiera».

Le tre aziende top

Durante la presentazione sono stati consegnati i tre Premi Slow Wine: Il Premio al giovane vignaiolo è stato consegnato a Gloria Mayr, della cantina Nusserhof – Heinrich Mayr di Bolzano (Alto Adige). Il Premio per la viticoltura sostenibile è stato assegnato alla Cantina Possa, di Rio Maggiore (Liguria). Il premio alla carriera è stato consegnato a Emidio Pepe della cantina omonima, di Torano Nuovo (Abruzzo).