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CONFERMATO: I CONSERVANTI NON FANNO PER NIENTE BENE

CONFERMATO: I CONSERVANTI NON FANNO PER NIENTE BENE

Uno studio francese appena pubblicato sul British Medical Journal lega una dozzina di conservanti alimentari all’incidenza di tumori (in particolare a seno e prostata)

l 7 gennaio il British Medical Journal ha pubblicato l’articolo “Intake of food additive preservatives and incidence of cancer: results from the NutriNet-Santé prospective cohort” (BMJ 2026; 392 doi: https://doi.org/10.1136/bmj-2025-084917) realizzato analizzando i dati di 105 260 partecipanti di età superiore ai 15 anni.

Lo studio ha esaminato le associazioni tra l’assunzione di tre categorie di conservanti e l’incidenza del cancro.

I ricercatori hanno osservato che su 17 conservanti ampiamente utilizzati negli alimenti trasformati presi in considerazione, sei (prevalentemente antiossidanti) non sono associati all’incidenza di cancro, mentre un’assunzione più elevata degli altri – in prevalenza non antiossidanti – è associata a un aumento del rischio di specifici tumori.

In particolare i sorbati e, in particolare, il sorbato di potassio, risultano associati a un aumento del 14% del rischio di cancro complessivo e del 26% del rischio di cancro al seno, per i solfiti si registra un incremento del 12% del rischio di cancro complessivo.

Per i discussi nitriti e nitrati (utilizzato in particolare nella trasformazione della carne), il nitrito di sodio è associato a un aumento del 32% del rischio di cancro alla prostata, mentre il nitrato di potassio lo è a un aumento del rischio di cancro complessivo (13%) e di cancro al seno (22%).

Tra le sostanze antiossidanti, solo l’eritorbato di sodio (E316), di origine sintetica è risultato associati a una maggiore incidenza di cancro.

I risultati suggeriscono che per aumentare la protezione dei consumatori è necessario rivalutare la normativa che disciplina l’uso di questi additivi.

Nel frattempo, però, sostengono la raccomandazione ai consumatori di favorire alimenti freschi, minimamente trasformati o per la cui trasformazione non si sia ricorso ai conservanti incriminati (come i prodotti biologici).

LA BBC SUL BIOLOGICO

LA BBC SUL BIOLOGICO

Meno residui di pesticidi, miglior composizione nutrizionale di carne e latticini, risultati non definitivi sulla superiorità delle produzioni vegetali.

Mai benefici ambientali valgono la spesa.

Il programma della BBC “Morning live” di lunedì 6 ottobre ha mandato in onda il servizio “Is Organic Food Better for You?”.

Alcuni punti sostenuti dal dr. Xand (un famoso medico abituale ospite di programmi TV):

 

Nel Regno Unito, il cibo e le bevande possono essere etichettati come biologici solo se soddisfano rigorosi standard di produzione e benessere.

Gli alimenti biologici devono essere prodotti con:

  • Soltanto pochi prodotti fitosanitari autorizzati, di derivazione naturale, e solo come ultima risorsa.
  • Niente fertilizzanti di sintesi
  • Niente coloranti o conservanti di sintesi
  • Nessuna modificazione genetica
  • Nessun uso di routine di antibiotici negli allevamenti
  • Standard più elevati di benessere degli animali, compresi i sistemi free range per il pollame.

 

Il cibo biologico è meglio per te?

È allettante pensarlo, ma le prove non sono chiare. Quel che sappiamo è che frutta e verdura biologiche tendono ad avere meno residui di pesticidi, e molte persone le preferiscono per tranquillità.

Alcuni studi indicano che le produzioni biologiche contengono livelli leggermente più elevati di alcuni nutrienti, come la vitamina C, il ferro, il magnesio e composti utili come gli antociani presenti nella frutta e nella verdura colorati, ma i risultati non sono definitivi: le differenze possono dipendere da fattori come la salute del suolo e i metodi di agricoltura, ma anche dal tempo che passa tra raccolta e consumo.

È diverso il caso della carne e dei latticini: qui la ricerca mostra che il latte e la carne biologici in genere contengono più acidi grassi omega-3, a volte fino al 50% in più rispetto ai prodotti convenzionali, e questo grazie alla dieta del bestiame, che si basa sul pascolo, su erba e trifoglio. Gli studi dimostrano anche che è meno probabile che i batteri nella carne biologica siano resistenti agli antibiotici, il che è un vantaggio per la salute pubblica.

Ci sono anche prime evidenze che i latticini biologici potrebbero ridurre il rischio di allergie cutanee come la dermatite.

Se dal punto di vista nutrizionale è difficile tirare conclusioni definitive, la questione cambia se esaminiamo le prestazioni ambientali.

L’agricoltura biologica sostiene la biodiversità, riduce le emissioni di gas serra ed evita l’uso di fertilizzanti sintetici che danneggiano i suoli. I sistemi di produzione si basano su compost, letame e colture di copertura, si riduce il consumo di energia e l’inquinamento da azoto. Le restrizioni sulla fertilizzazione aiutano a proteggere le riserve di carbonio e gli habitat della fauna selvatica.

Per molti, questi benefici ambientali da soli giustificano una spesa maggiore.

 

Potete leggere qui il servizio: https://www.bbc.com/articles/c24rm0d3993o

IL FATTORE “BIO” AUMENTA LA SALUBRITÀ DELLA DIETA MEDITERRANEA

IL FATTORE “BIO” AUMENTA LA SALUBRITÀ DELLA DIETA MEDITERRANEA

La campagna social “Il Bio dentro di noi” per far conoscere i risultati della ricerca dell’Università di Tor Vergata. La dieta bio-mediterranea aumenta i batteri buoni

Assumere vegetali, cereali, legumi, frutta e poche proteine animali, specie se biologici, migliora la salute di chi lo fa. Lo studio condotto dal dipartimento di Biodinamica e Prevenzione dell’università di Tor Vergata nasce dal protocollo IMOD (Italian Mediterranean Organic Diet), realizzato per il progetto “MOdello di prOgettazione della rete dei sistemi di sicurezza alimentare, qualità nutrizionale e nutrigenomica della Dieta Mediterranea per la difesa della salute in Italia: applicazione del processo Nutrient Analysis of Critical Control Point-MOOD”.

Nello specifico, l’obiettivo della ricerca, i cui risultati sono stati presentati alla Camera dei Deputati, è stato verificare gli effetti della Dieta Mediterranea Italiana (IMD), composta da alimenti biologici rispetto a quelli convenzionali, sulla composizione corporea e sui parametri biochimici in individui sani e pazienti con Malattia Renale Cronica (CKD) e valutare la riduzione dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolari (CVD) e la progressione delle malattie renali.

I risultati mostrano che un regime alimentare mediterraneo, basato su cibi ottenuti con metodi di coltivazione biologica, apporta benefici al microbiota intestinale e riduce l’insorgenza di malattie.

Per Approfondimenti:

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20388092/ https://www.ilbiodentrodinoi.it/

 

IL CHECK UP DELLA SALUTE DEL SUOLO EUROPEO

IL CHECK UP DELLA SALUTE DEL SUOLO EUROPEO

Il progetto di ricerca transnazionale interdisciplinare “Benchmarks” punta a monitorare in cinque anni lo stato di salute dei suoli europei. Un’iniziativa che si inserisce dentro al piano della Commissione Ue di migliorare la condizione del 75% dei suoli entro il 2030

A metà febbraio è stato lanciato presso l’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, il progetto interdisciplinare “Benchmarks” (punti di riferimento). Questo progetto di ricerca quinquennale punta al monitoraggio dello stato di salute del suolo in tutta Europa. Ne dà notizia l’Istituto di ricerca svizzero FiBL che è una delle 29 organizzazioni europee partner del progetto. Sono coinvolti anche la Commissione europea, il Centro comune di ricerca e i rappresentanti dei settori delle imprese e della gestione del territorio.

Il degrado dei suoli

Il progetto si inserisce nell’obiettivo Ue di contrastare il degrado dei suoli Ue (non solo di quelli agricoli). Da una valutazione congiunta effettuata dal comitato di missione Soil Health and Food (SH&F) e dal Centro comune di ricerca (JRC) emerge infatti che il 60-70% dei suoli in Europa non è in salute a causa: dell’inquinamento, dell’eccesso di nutrienti, della compattazione e del degrado del suolo.

La politica Ue

La missione SH&F della Commissione europea ha fissato l’obiettivo del 75% dei suoli europei sani o significativamente migliorati entro il 2030, in linea con una nuova legge dell’Ue sulla protezione della salute del suolo. Anche il settore privato sta investendo sullo sviluppo di sistemi alimentari sostenibili, come la piattaforma 100 milioni di agricoltori del World Economic Forum (World Economic Forum, 2022) e il Regen10 iniziativa del World Business Council on Sustainable Development (WBCSD, 2022).

Ventiquattro paesaggi diversi

Misurare il successo di queste iniziative pubbliche e private attraverso il monitoraggio armonizzato dei suoli europei è un compito essenziale, ma enormemente complesso. Richiede un’analisi su più scale, per molteplici tipi di uso del suolo e in tutti i paesi europei. Il progetto Benchmarks si concentrerà su 24 diversi paesaggi per definire come monitorare la salute del suolo in tutta Europa, considerando anche il contesto locale della gestione del territorio .

Gli obiettivi

  • Fornire uno strumento chiaro e facile da usare per valutare la salute del suolo,
  • Definire indicatori appropriati per una serie di usi del suolo e zone climatiche in tutta Europa.
  • Sviluppare un “cruscotto” sulla salute del per gli ambienti agricoli, forestali e urbani.
  • Contribuire a migliorare le politiche e le normative europee esistenti relative alla salute del suolo.
CON LA NOCELLARA DEL BELICE PARTE LA CAMPAGNA OLEARIA DI ENZO SIGNORELLI

CON LA NOCELLARA DEL BELICE PARTE LA CAMPAGNA OLEARIA DI ENZO SIGNORELLI

La siccità non ha condizionato il risultato quali-quantitativo degli oliveti secolari cresciuti sulle pendici dell’Etna di questa azienda certificata da Suolo e Salute

«Oggi faremo la prima molitura del nostro Nocellara del Belice, iniziando la campagna di raccolta 2022-23». «Tra pochi giorni toccherà al Nocellara Etnea dei nostri oliveti di Ragalna e Santa Maria di Licodia, sul vulcano e alla varietà Biancolilla».

Lo scrive a Suolo e Salute Enzo Signorelli, premiato produttore di esclusivi oli extravergini bio sulle pendici dell’Etna (ne abbiamo parlato qui).

Parte così una nuova campagna caratterizzata dalla siccità estiva che comunque, negli olivi secolari di Signorelli, non ha condizionato il risultato quali-quantitativo.

Il fascino del prodotto che fa bene alla salute

«Lo scorso settembre a Torino – racconta Signorelli – i nostri extravergini d’oliva siciliani sono stati protagonisti del Laboratorio del Gusto sulla Biodiversità dell’Etna». Un evento sold out voluto da Slow Food Italia durante il Salone del Gusto/Terra Madre 2022.

L’importanza dell’olio Evo nell’alimentazione è universalmente riconosciuta, e l’attenzione rivolta all’olio italiano di qualità lo dimostra. «Molti si sono compiaciuti nell’apprendere che tutti i nostri Evo Biologici hanno l’Health Claim europeo EU 432/2012 per gli oli ad alto valore nutrizionale».

«Una caratteristica a cui prestiamo grande attenzione, ottenuta grazie alle buone pratiche applicate in campo, in oleificio, nella conservazione e nel trasporto degli extravergini».

Per il secondo anno consecutivo Signorelli ha ricevuto la Chiocciola di Slow Food, il riconoscimento più importante della Guida agli Extravergini di Slow Food, riservato a pochissimi produttori italiani che raggiungono valori elevati in Qualità e Sostenibilità.

Testimonial dell’extravergine di qualità

«Pochi giorni prima a Milano – continua Enzo Signorelli nella sua lettera – mi ero trovato in una situazione piacevole, divertente quanto unica: essere fotografato dal grande Oliviero Toscani».

Per il secondo anno consecutivo l’azienda familiare di Signorelli sarà infatti Volto dell’Olio 2023 di LODO (L’Orciolo d’Oro), la guida e il concorso internazionale più antico e prestigioso del mondo. «In due anni LODO ha assegnato tre premi Orciolo D’Oro ai nostri EVO e all’azienda. Un riconoscimento e uno stimolo potente a continuare sulla strada che abbiamo intrapreso».

Il processo produttivo seguito da Signorelli prevede che l’extravergine riposi a lungo in atmosfera controllata prima di andare in bottiglia. «Una pratica che osserviamo scrupolosamente, che serve a raggiungere l’equilibrio ottimale dell’olio d’oliva».

PRODUTTIVITÀ AGRICOLA A RISCHIO: L’INQUINAMENTO RIDUCE LE POTENZIALITA’ DEI SUOLI DEL 25%

PRODUTTIVITÀ AGRICOLA A RISCHIO: L’INQUINAMENTO RIDUCE LE POTENZIALITA’ DEI SUOLI DEL 25%

Il successo dei sistemi agroalimentari futuri, dipende dall’attenzione che riserviamo alla protezione dei suoli nel mondo.

Ad affermarlo è il direttore della FAO, Qu Dongyu, che sottolinea l’urgenza di una risposta coordinata per affrontare l’inquinamento del terreno, attraverso il miglioramento della salute del suolo e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

L’intervento di Dongyu è avvenuto in occasione della presentazione da parte della FAO, del Global Assessment of Soil Pollution, il rapporto sull’inquinamento dei terreni presenti nel mondo.

Secondo i risultati forniti dal rapporto, la contaminazione dei suoli operata da agenti inquinanti, può diminuirne il tasso di produttività dal 15 al 25%.

Le conseguenze penalizzano diversi fronti: prime fra tutte, le popolazioni più fragili del pianeta; queste, vivono prevalentemente le aree rurali e da tali territori, traggono sussistenza alimentare diretta, dal terreno.

Inoltre ben 15 dei 17 obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo Sostenibile, sono penalizzati nella realizzazione dalla ridotta capacità di esercizio, da parte dei suoli inquinati, di offrire servizi ecosistemici fondamentali.

Infine, i terreni danneggiati, contribuiscono all’inquinamento delle acque dolci e marine fino all’80%, limitando l’accesso a beni primari per buona parte della popolazione e riducendo così, la capacità di ritenzione di CO2; capacità imprescindibile per il contributo alla lotta del cambiamento climatico.

Pesticidi, fertilizzanti e alcuni contaminanti (tra questi ultimi: arsenico, rame, cromo, mercurio, nichel, piombo, zinco e cadmio) sono gli altri fattori co-responsabili nella minaccia alla salubrità del suolo.

Nei diciassette anni successivi al 2000, l’uso dei pesticidi ha riscontrato un aumento del 75%. Glifosato, fungicidi, ddt e altre sostanze hanno lasciato tracce nell’80% dei suoli coltivati in tutta Europa.

Per quanto riguarda i fertilizzanti, solo nell’anno 2018 sono stati registrati circa 109 milioni di tonnellate di sostanze di tipo sintetico utilizzate, a base di azoto.

Una delle conseguenze di questo impiego in Europa, consiste nei valori critici che la presenza di azoto raggiunge nel deflusso verso acque di superficie nel 65-75% dei terreni agricoli.

La produzione annua di prodotti chimici di tipo industriale, dall’inizio del XXI secolo, è raddoppiata in tutto il mondo; raggiungendo i 2,3 miliardi di tonnellate.
La previsione indica un aumento notevole: fino all’85% entro il 2030.

Inger Andersen, segretario esecutivo dell’Unep, ha identificato, tra le soluzioni ai risultati riportati nel rapporto, alcune direzioni di movimento, oltre all’ovvio taglio sull’utilizzo di prodotti chimici. Tra queste figurano: l’adozione di un’agroeconomia di tipo circolare; la rotazione delle colture e un consumo diffuso, in linea generale, più sostenibile.

 

Fonte: Cambia la Terra