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Import selvaggio di riso asiatico: pressing italiano in UE per bloccarlo

La crisi del riso italiano è nota. Nelle ultime 5 campagne, i prezzi si sono praticamente dimezzati. Un disastro, se consideriamo che l’Italia è la principale produttrice europea del cereale: 1,8 milioni di tonnellate ogni anno, 4mila aziende, 234mila ettari coltivati.

La responsabilità sarebbe da attribuire all’import dai Paesi extra-Ue.

Il problema sarebbe nato con l’Eba, l’accordo “EverythingButArms” che l’Unione Europea ha siglato nel 2009 con 49 Paesi cosiddetti Pma (Paesi meno avanzati). L’abbattimento dei dazi ha consentito quindi un import selvaggio in tutto il continente. Nel 2016, sarebbero arrivati dai Pma, circa 1,4 milioni di tonnellate di riso.

Per porre un freno a questo afflusso massiccio, il governo italiano ha chiesto all’Unione Europea di applicare la clausola di salvaguardia. L’obiettivo? Fermare le importazioni a dazio zero, soprattutto dalla Cambogia.

“Stop all’import selvaggio”: la proposta italiana all’UE

Per correre ai ripari, il Ministero dello Sviluppo Economico, insieme al Ministero delle Politiche Agricole, si è mosso sia a livello nazionale che comunitario. Il 23 maggio scorso, si è tenuto un incontro presso il MISE con una rappresentanza della filiera risicola nazionale, guidata da Paolo Carrà, presidente dell’Ente risi. In quell’occasione, i rappresentanti del dicastero avevano confermato la propria disponibilità a chiedere all’UE l’attivazione della clausola di salvaguardia, per fermare l’import a dazio zero dalla Cambogia.

Una risolutezza confermata anche dal Ministro per le Politiche Agricole, Maurizio Martina. Quest’ultimo, in una nota diffusa ad aprile, si diceva pronto “a integrare il dossier già aperto con la Commissione per rinnovare la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia”.

In una nota dei giorni scorsi, l’Ente Risi conferma la richiesta italiana all’UE:

«Alla riunione del 23 maggio al Ministero dello sviluppo economico – leggiamo – abbiamo avuto la conferma della determinazione con cui il Governo italiano pone la questione e della serietà con cui Bruxelles la prenderà in esame. È ormai certo che si attiverà la procedura della richiesta, anche se la questione non è destinata a risolversi in poche settimane, perché si tratta di un iter complesso sotto il profilo tecnico».

La domanda ora è: la richiesta sarà accolta? Secondo quanto rivela La Stampa, la Commissione sembra intenzionata ad andare avanti con la politica “Everything but Arms”. Una valutazione che si basa sul fatto che nell’ultima campagna agricola, l’import dai Pma si sarebbe ridotto del 6%. Per l’Ente Risi, però, la flessione è dovuta esclusivamente al rialzo dei prezzi internazionali, che ridurrebbe la convenienza di esportare in UE.

FONTI:

http://www.informatoreagrario.it/ita/News/scheda.asp?ID=3352

http://www.lastampa.it/2017/05/23/italia/cronache/agricoltura/crisi-del-riso-europeo-vertice-a-roma-sulle-importazioni-a-dazio-zero-LXUNtYNmmJ8NkZ9eWLtueJ/pagina.html

Riso, il Ministro Martina annuncia: “Introdurremo obbligo per l’indicazione di origine in etichetta”

Riso, il Ministro Martina annuncia: “Introdurremo obbligo per l’indicazione di origine in etichetta”

«Vogliamo introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine del riso in etichetta»: il Ministro per le Politiche Agricole, Maurizio Martina, ha annunciato così un piano d’azione in 5 punti per tutelare il reddito dei produttori risicoli del nostro Paese e per valorizzare le produzioni italiane ed europee.

Un provvedimento a lungo sollecitato dalle principali organizzazioni agricole, dall’Ente nazionale risi e dalla filiera tutta.

Ecco cosa c’è all’origine della crisi del comparto e come il Mipaaf intende affrontare il problema, introducendo l’obbligo di indicazione dell’origine del prodotto.

L’abbattimento dei dazi e la crisi del riso

Nel 2009, nella Comunità Europea entrava in vigore l’Eba, “Everythingbutarms”, un accordo tra l’Unione e 49 Paesi cosiddetti Pma (Paesi meno avanzati), che sopprimeva i dazi precedentemente in vigore per quei pasi in via di sviluppo che volevano esportare il proprio riso in Europa. Una scelta che ha spianato la strada alle importazioni del prodotto nel nostro continente. Secondo alcune stime di Confagricoltura, il riso importato in Ue dai Pma sarebbe passato dalle circa 10mila tonnellate del biennio 2008/2009 alle più di 500mila tonnellate del 2016/2017. Secondo l’Anga (Associazione nazionale giovani agricoltori), le stime sarebbero ancora più preoccupanti: i chicchi introdotti nel mercato comunitario dai Pma arriverebbero a quasi 1,4 milioni di tonnellate solo nel 2016.

Oggi i consumi di riso in Europa sarebbero coperti al 50% da prodotti importati. Prodotti che per i due terzi del totale non pagherebbero alcun dazio per l’ingresso in Ue. L’Italia, in questo senso, è il Paese più esposto. Su un fatturato di circa 3 miliardi di euro che la filiera europea produce ogni anno, l’Italia pesa infatti per circa un terzo del totale. È, il nostro, il principale produttore comunitario, con le sue 1,8 milioni di tonnellate annue, i suoi 234mila ettari coltivati e le più di 4mila aziende risicole.

Tra gli altri Paesi europei produttori di riso, troviamo Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Bulgaria e Ungheria. I rappresentanti di queste nazioni, si sono riuniti a Milano a febbraio, nel “Primo forum del riso europeo”, per fare il punto della situazione e proporre alcune soluzioni per fronteggiare la crisi. Nello scorso mese di marzo, invece, era la Commissione politiche agricole – costituita dagli assessori regionali all’Agricoltura di tutti gli enti locali italiani – a riunirsi per lanciare l’allarme sul comparto, chiedendo l’introduzione dell’origine obbligatoria in etichetta.

Rilanciare la filiera del riso: i 5 punti del Ministro Martina

Qualche giorno fa, a Roma, alla presenza del Ministro Martina si è svolta la riunione del tavolo di filiera del riso. Oltre al titolare del dicastero, erano presenti l’assessore all’agricoltura della regione Piemonte, Giorgio Ferrero, l’assessore all’agricoltura della regione Veneto, Giuseppe Pan, le principali organizzazioni agricole, i rappresentanti dell’industria e l’Ente nazionale risi. Dopo aver analizzato l’andamento del mercato, Martina ha proposto un piano in 5 punti per affrontare la crisi.

  1. Decreto per l’etichettatura d’origine obbligatoria

Insieme al Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, il Mipaaf ha preparato uno schema di decreto «per la sperimentazione dell’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per il riso». Il provvedimento dovrebbe prevedere l’obbligo di indicare in etichetta sia il Paese di coltivazione che quello di trasformazione. Indicazioni che dovranno essere apposte in maniera evidente, «in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili».

  1. Clausola di salvaguardia

Visto l’andamento dei prezzi e l’aumento delle importazioni a dazio zero, il Ministero si dice «pronto ad integrare il dossier già aperto con la Commissione per rinnovare la richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia prevista dal regolamento UE n. 978/2012». Gli ultimi trend negativi verranno quindi integrati nel «dossier per il rinnovo della richiesta di attivazione della clausola».

  1. Lettera a Hogan

Terzo provvedimento previsto: il ministro Martina ha già «disposto l’invio di comunicazioni al Commissario Ue Phil Hogan e ai Paesi Produttori», per richiedere
«una revisione del regolamento 978/2012 in modo da prevedere meccanismi più forti di tutela dei redditi dei produttori». Il Ministro chiede inoltre il sostegno formale da parte dei Paesi che hanno partecipato al Forum milanese di febbraio.

  1. La polizza ricavi

Avviata già per il settore del grano, Martina si impegna a «estendere la sperimentazione della polizza ricavi» anche al settore risicolo. Si tratta di un indennizzo per la perdita di reddito degli agricoltori, corrisposto dalla compagnia assicurativa nel caso in cui il ricavo scenda del 20% rispetto alla media triennale del ricavo per ettaro. Il premio alle assicurazioni per la sottoscrizione della polizza sarà coperto al 65% dal Ministero stesso.

  1. Due milioni di euro per la promozione

Ultimo punto del piano ministeriale, la creazione di «campagne di comunicazione dedicate da sviluppare in coordinamento con l’Ente risi». L’obiettivo? Diffondere «maggiore conoscenza delle caratteristiche del prodotto» e rilanciare i «consumi di riso, valorizzando il lavoro dei produttori agricoli». Allo scopo, il Mipaaf si impegna a stanziare due milioni di euro.

Martina: appello all’Ue sul riso

A margine dell’incontro Martina ha rilasciato una dichiarazione in cui auspica il coinvolgimento della Commissione europea nelle strategie di rilancio dei prodotti risicoli italiani e comunitari:

«Vogliamo introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine del riso in etichetta. Lo chiediamo a livello europeo e, in accordo con il Ministro Calenda, siamo pronti a sperimentare questo strumento in Italia. Oltre l’80% dei cittadini che hanno partecipato alla nostra consultazione pubblica ci chiede informazioni chiare sulla provenienza di questo prodotto. Per rispondere alla crisi del riso che sta mettendo in difficoltà migliaia di agricoltori in tanti nostri territori chiediamo alla Commissione Ue di fermare le importazioni a dazio zero che hanno creato uno squilibrio di mercato evidente, peraltro senza generare effetti positivi per i piccoli produttori dei paesi asiatici dai quali importiamo. Chiediamo l’attivazione urgente della clausola di salvaguardia. Allo stesso tempo siamo pronti ad estendere anche al settore risicolo la sperimentazione dell’assicurazione agevolata salva ricavi, come fatto per il grano. Può essere uno strumento concreto di protezione del reddito a fronte di forte oscillazioni dei prezzi delle materie prime. Per sostenere il settore investiremo 2 milioni di euro sulla promozione delle qualità del riso».

FONTI:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11196

http://www.lastampa.it/

http://www.ansa.it/

http://www.agricultura.it/

 

Seconda Conferenza Internazionale dei sistemi di produzione di riso biologico

risaieLa conferenza è rivolta a tutti coloro che si occupano di riso: produttori, ricercatori, studenti e docenti, ma anche a tutte le organizzazioni di categoria, alle associazioni dei vari settori, dal commercio al consumo, agli enti territoriali, alle autorità locali. Il comitato organizzatore si augura che la conferenza possa rappresentare un momento importante di incontro, di scambio di conoscenze e di approfondimento delle tematiche che riguardano il mondo del riso biologico, dell’alimentazione e della qualità della vita. Benvenuti alla prossima conferenza che inizierà l’1 settembre ad EXPO Milano, Parco della Biodiversità Auditorium “IL CENTRO DELLA TERRA” e proseguirà in Lomellina (Pavia) fino al 4 settembre 2015.

Il Convegno si realizza sotto la guida del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, delle Unità di ricerca per l’innovazione dell’INRA (Istituto Nazionale Francese per la Ricerca in Agricoltura), CIRAD, di Montpellier e si avvarrà della collaborazione di FederBio, della Regione Lombardia e della Provincia di Pavia.

I lavori della Conferenza, iniziano all’Auditorium del Parco Biodiversità in EXPO 2015 il giorno 1 settembre 2015alle ore 14.30.

Il giorno successivo si  prosegue con le Sessioni Scientifiche in Lomellina (PV) a Mezzana Bigli (PV) in Chateau Form nei giorni 2 -3-4 settembre 2015

In rappresentanza del Comitato Organizzatore
Stefano Bocchi

Obiettivi

Il principale obiettivo della conferenza è stimolare lo scambio di informazioni e conoscenze fra ricercatori, produttori e i numerosi componenti del mondo della risicoltura biologica. Con questo scambio culturale e scientifico, focalizzato sulla produzione e consumo del riso biologico nelle diverse regioni del mondo, si vorrebbero raggiungere i seguenti obiettivi:

  1. Stabilire uno stato dell’arte delle conoscenze e competenze scientifiche e operative sul funzionamento della produzione di sistemi risicoli biologici, del loro rapporto con l’ambiente, il paesaggio, le tradizioni e le risorse naturali.
  2. Identificare innovazioni su base agro-ecologica che agiscono sullo sviluppo di questi sistemi in diverse regioni del mondo;
  3. Analizzare l’impatto dei sistemi di produzione di riso biologico sulla dieta e sulla salute e il loro contributo alla costruzione dei pilastri dello sviluppo sostenibile;
  4. Analizzare i risultati della attuali politiche pubbliche e fornire linee guida coerenti con le aspettative del settore e della società.

La conoscenza prodotta verrà disseminata attraverso diversi media, così da raggiungere non solo tecnici ed esperti del settore, ma anche consumatori.

Comitato scientifico

  • Jean-Marc BARBIER : Agronomo
    Inra – Montpellier / France
  • Stefano BOCCHI : Agronomo
    University Milan / Italy
  • Sylvestre DELMOTTE : Agronomo
    Inra- Montpellier / France
  • Jean-Claude MOURET : Agronomo
    Inra – Montpellier / France
  • Manuel AGUILAR : Agronomo
    Unità di Ricerca Agronomica / Siviglia, Spagna
  • Barry MAMADOU BILLO : Genetista
    Unità di Ricerca Agronomica / Guinea

 

Comitato organizzatore

  • Stefano Bocchi – Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, Milano
  • Paolo Carnemolla – Federbio, Bologna
  • Maria Gabriella Di Cali, Provincia di Pavia, Assessorato Agricoltura
  • Aldo Paravicini, Azienda Cascine Orsine, Pavia
  • Marco Acutis, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, Milano
  • Francesca Orlando, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, Milano
  • Claudia Sorlini, Comitato Scientifico EXPO 2015
  • Luca Sormani, GAL Lomellina
  • Roberto Spigarolo, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali, Milano
  • Lucio Cavazzoni – Alce Nero, Monterenzio (BO)
  • Rosalia Caimo Duc – Terre di Lomellina S.A., Candia Lomellina (PV)
  • In collaborazione con Regione Lombardia
  • In collaborazione con Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali di Milano

 

Fonte:  http://www.orpconference.eu/it/