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ROMANIA, 8 MILIONI IN UN ALLEVAMENTO BIOLOGICO DI POLLI

ROMANIA, 8 MILIONI IN UN ALLEVAMENTO BIOLOGICO DI POLLI

Anche in Europa orientale il biologico offre prospettive agli operatori, che investono nello sviluppo

Intendiamoci, non è una piccola azienda agricola familiare, anche se così è nata.

La Carmistin (https://carmistin.ro) riunisce ormai oltre 50 aziende agricole, fattura circa 400 milioni di euro ed è per il terzo anno consecutivo al primo posto per fatturato nella sua categoria di business; tuttora interamente a capitale romeno, anche tramite acquisizioni di allevamenti e piattaforme (non ultima la divisione mangimistica rumena di Cargill), è diventata il primo operatore nazionale nella carne di pollo, con oltre 10mila tonnellate al mese vendute in 40 Paesi; è anche il maggior produttore nazionale di mangimi, con una capacità attuale di oltre 735.000 tonnellate all’anno e con l’obiettivo di raggiungere il milione di tonnellate entro il 2030.

L’azienda ha annunciato in questi giorni l’apertura del suo terzo allevamento biologico (il primo era stato inaugurato nel 2023) a Săhăteni, composto da 12 rifugi mobili; il sistema consente agli uccelli di razzolare all’aperto tutto il giorno su terreno che concimano con le proprie deiezioni; i rifugi proteggono i volatili da intemperie e predatori. Gli animali crescono lentamente in condizioni naturali e l’età minima di macellazione è di 71 giorni.

Anche la produzione biologica è completamente integrata: l’azienda controlla tutte le fasi essenziali della filiera, dalla coltivazione della materia prima alla trasformazione nel proprio mangimificio.

L’azienda dichiara che l’investimento di 8 milioni arriva in un contesto in cui i consumatori sono sempre più attenti all’origine degli alimenti e al modo in cui vengono prodotti, alla ricerca di cibo di buona qualità, il meno possibile lavorato, da produttori che abbiano cura di come producono cibo e del benessere degli animali.

Oltre al pollo, il portafoglio comprende anche uova biologiche, allevamenti di suini e bovini.

La superficie agricole biologica in Romania è di poco inferiore agli 800mila ettari (per metà seminativi) ed è pari al 5.7% della SAU totale, le aziende agricole biologiche sono meno di 15mila; i consumi domestici sono contenuti (sotto l’1% della spesa alimentare, contro circa il 4% dell’Italia), ma in crescita costante anche se moderata, il che motiva gli investimenti delle aziende più attente all’evoluzione del mercato.

 

Vedi https://www.zf.ro/companii/retail-agrobusiness/carmistin-the-food-company-a-investit-8-milioane-de-euro-intr-o-ferma-de-pui-de-carne-bio-23246070

https://carmistin.ro/

UK, IL MERCATO BIOLOGICO IN PIENA ESPANSIONE

UK, IL MERCATO BIOLOGICO IN PIENA ESPANSIONE

L’analisi di The Guardian: una maggiore consapevolezza sulle diete sane e le preoccupazioni sul cibo di cui fidarsi: le vendite crescono al ritmo più veloce degli ultimi vent’anni

Anche se il costo della vita aumenta e l’economia non è floridissima, il mercato biologico britannico sta godendo del suo più grande boom degli ultimi due decenni.

Non solo frutta e verdura, ma anche un aumento definito “massiccio” per le vendite di carne: quelle di pollo sono aumentate del 15% in valore del 13% in volume rispetto all’anno scorso, nonostante costi tre volte tanto rispetto a quello convenzionale. Per il salmone, addirittura del 21% e del 18% rispettivamente.

La britannica Soil Association ha anticipato alcuni dati sull’andamento (il report completo sarà presentato a marzo in un evento riservato ai soci). Per l’anno dal 1 ottobre al 30 settembre 2025 le vendite dio alimenti e bevande biologiche in Gran Bretagna e Irlanda del nord sono aumentate di quasi l’8%, e l’aumento non dipende solo dall’inflazione: in termini di volume le vendite sono crescite del 2.5%, cinque volte la crescita del mercato alimentare nel complesso.

Con la crisi finanziaria conseguente la Brexit prima e il COVID poi, la grande distribuzione si era concentrata sui prodotti a primo prezzo o comunque aveva smesso di scommettere sui prodotti biologici, più costosi, e dato che due terzi delle vendite passano per la GDO, il cambio relle politiche commerciali si era fatto sentire a livello di produzione.

Ma questa politica guardinga sembra appartenere al passato.

Tesco ha recentemente rinnovato la gamma di prodotti biologici a marchio privato per oltre 100 prodotti e la catena sostiene che “trovare alimenti biologici di qualità e di grande gusto è davvero importante” per i suoi clienti.

Waitrose ha investito nell’espansione e nel rilancio del suo marchio biologico Duchy, che arriva a 250 referenze e dichiara aumenti di vendite sia in valore che in volume (per esempio piccoli frutti e banane a +15%, uova 9%).

Gli analisti indicano anche l’entusiasmo dei giovani per il biologico e le scelte sostenibili: da un recente sondaggio risulta che il 42% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni acquista biologico almeno una volta al mese.

Per Tor Crockatt, responsabile marketing presso il produttore di yogurt Yeo Valley “Una famiglia su tre è preoccupata per gli alimenti ultra-processati e passa a prodotti più puliti”. Non è un caso che negli ultimi tre anni l’azienda abbia visto un aumento della domanda di yogurt del 40%.

Leggi qui l’articolo: https://www.theguardian.com/environment/2026/feb/06/quality-really-matters-why-the-organic-food-market-is-booming-again