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BIOLOGICO, CRESCE ANCHE L’IMPORT

BIOLOGICO, CRESCE ANCHE L’IMPORT

Appena presentato un rapporto che analizza in dettaglio le importazioni da parte degli operatori italiani di prodotti biologici da Paesi terzi

Nell’ambito del progetto di ricerca PRO4DATI BIO per il monitoraggio dei dati del settore dell’agricoltura biologica finanziato dal MASAF, il CIHEAM Bari in collaborazione dell’Università Politecnica delle Marche ha presentato il rapporto “INTERSCAMBIO COMMERCIALE DEI PRODOTTI BIOLOGICI Importazioni da Paesi terzi: Dati e Tendenze” aggiornato al 31 dicembre 2024.

Il rapporto è più analitico sui movimenti diretti tra importatori italiani e fornitori dei Paesi terzi (esempio: le banane dall’Ecuador sbarcate a Genova) e più sintetico sui movimenti di prodotti da Paesi terzi che siano stati immessi in libera pratica in altri Paesi UE (cioè i prodotti sbarcati a Rotterdam o a Amburgo e successivamente forniti a operatori italiani dagli importatori olandesi o tedeschi, comunque in quantità contenuta in meno di 750 tonnellate).

Non si tratta di trascuratezza da parte degli autori: l’attuale situazione della normativa e dell’organizzazione degli scambi consente un quadro complessivo molto dettagliato delle importazioni da parte del complesso degli operatori europei (fornito regolarmente ogni anno da parte dei servizi della Commissione), ma le analisi delle cosiddette triangolazioni (cioè dei prodotti extra UE forniti però in seconda battuta da un altro Paese UE) diventano meno agevoli e continueranno a esserlo finchè non saranno istituiti codici doganali specifici per i prodotti biologici.

Fatta questa doverosa premessa, il rapporto è comunque assolutamente prezioso e consente di individuare le principali categorie merceologiche e i relativi paesi di origine

Il lavoro evidenzia che nel 2024, 313 operatori italiani hanno importato un volume totale di 270mila tonnellate di merce biologica, superiore del 7% rispetto all’anno precedente, praticamente raddoppiando le quantità negli ultimi dieci anni.

In buona parte si tratta di prodotti che non sono in concorrenza con le produzioni europee: basta pensare alle 25mila tonnellate di banane dall’Ecuador, alle 27mila tra Peru e Colombia, alle 15mila tonnellate fra caffè verde e cacao, alle oltre 16mila di zucchero di canna. Ma sono importate anche produzioni tipicamente mediterranee come l’olio vergine d’oliva (24mila tonnellate, in gran parte dalla Tunisia), il riso (33mila tonnellate, ma in buona parte riso Basmati) e il grano duro (27mila tonnellate).

In volume le categorie più significative sono cereali e frutta, con provenienza più significativa da America latina, Europa non UE, Africa e Asia. Se invece si analizza la situazione dei singoli Paesi fornitori, al primo posto c’è la Turchia, seguita da Pakistan ed Ecuador.

La pubblicazione, ricca di dati, si può scaricare gratuitamente a pagina

https://sinab.it/wp-content/uploads/2026/09/PRODATIBIO_Importazioni-da-Paesi-terzi_2025_14.09.2026.pdf

NUOVI DOCUMENTI PER LE MERCI IMPORTATE DA PAESI TERZI

NUOVI DOCUMENTI PER LE MERCI IMPORTATE DA PAESI TERZI

Reg. (UE) 2024/2104: Attivazione del NOA (Notification of Arrival) per talune merci importate da Paesi terzi

In seguito all’entrata in vigore del Reg. (UE) 2024/2104 per le merci di origine non animale, quindi per merce soggetta ai controlli sanitari non armonizzati (disciplinati dalla legislazione nazionale) sarà prevista l’emissione da parte dei Posti di Controllo Frontalieri (PCF) di un nuovo documento denominato “NOA” (Notification of Arrival).

Il NOA sostituirà il Documento Sanitario Comune di Entrata-D (DSCE-D/CHED-D), attualmente utilizzato per la maggior parte degli alimenti e dei mangimi di origine non animale e dei materiali destinati al contatto con gli alimenti (MOCA) in arrivo da Paesi terzi.

Con riferimento ai controlli ufficiali sulle partite biologiche destinate ad essere importate in Italia, per i prodotti per i quali è prevista l’emissione dei NOA, non è previsto il collegamento ai relativi COI e non sussiste l’obbligo di attendere l’esito dei controlli sul biologico per rilasciare il NOA.

Rimane, invece, l’obbligo di collegamento tra COI e CHED per i prodotti disciplinati dalla normativa dell’Unione (es. Reg. (UE) 2019/1793, ecc.) che stabilisce che i controlli sul biologico siano effettuati prima di quelli sanitari.

Per approfondimenti:

https://sinab.it/bionovita/importazioni-reg-ue-2024-2104-attivazione-in-traces-del-noa-notification-of-arrival-per-talune-merci-importate-da-paesi-terzi/