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FILIERE BIO CORTE, LOCALI, STAGIONALI E INTELLIGENTI

FILIERE BIO CORTE, LOCALI, STAGIONALI E INTELLIGENTI

Sono uno degli ingredienti richiesti dal Parlamento europeo in seduta congiunta a Strasburgo per il piano d’azione europeo per il bio in via di pubblicazione

Il Parlamento Europeo punta forte sul biologico. Nella riunione assembleare del 3 maggio a Strasburgo i deputati europei hanno infatti adottato una risoluzione sule piano d’azione Ue per l’agricoltura biologica, con 611 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni.

L’elemento chiave

Nel documento i parlamentari europei sottolineano che l’agricoltura biologica è un elemento chiave per il raggiungimento degli obiettivi ambientali e climatici e chiedono uno sviluppo orientato al mercato del settore biologico attraverso adeguate azioni nazionali e regionali nonchè il sostegno alla ricerca nell’agricoltura biologica. La risoluzione evidenzia i molti vantaggi dell’agricoltura biologica per la mitigazione dei cambiamenti climatici, la biodiversità e la protezione del suolo.

Fondi dalla Pac

Il testo sottolinea che lo sviluppo e la crescita del settore biologico devono essere guidati dal mercato, richiede anche un sostegno sufficiente degli agricoltori dai fondi della Politica agricola comune.

La risoluzione sottolinea l’importante ruolo della filiera per l’agricoltura biologica, che dovrebbe essere corta, locale, stagionale e intelligente.

L’equilibrio tra produzione e mercato

Una filiera che richiede investimenti per facilitare lo sviluppo delle filiere alimentari corte. Riconoscendo il ruolo svolto dal settore privato nello stimolare la domanda di prodotti biologici, il Parlamento afferma che gli Stati membri dovrebbero incoraggiare le catene di vendita al dettaglio a promuovere il consumo biologico.

Spazio per strategie nazionali

Secondo la risoluzione non esiste un unico modello agricolo che si adatti a tutti i paesi e le regioni. Gli Stati membri dovrebbero quindi definire le proprie strategie nazionali o regionali per l’agricoltura biologica. queste strategie dovrebbero includere procedure di appalto pubblico che promuovono le catene di approvvigionamento locali e appalti pubblici verdi volti a un’alimentazione più sana e rispettosa dell’ambiente nelle istituzioni pubbliche e alla riduzione degli sprechi di prodotti.

NUOVA PAC, PARZIALE RISARCIMENTO PER IL BIO

NUOVA PAC, PARZIALE RISARCIMENTO PER IL BIO

Secondo le indiscrezioni sulla bozza del Piano strategico nazionale che deve essere consegnato a Bruxelles entro fine anno, il ministro Stefano Patuanelli punta a un prelievo da 90 milioni all’anno da spostare dagli aiuti diretti allo Sviluppo Rurale in favore del bio. Una misura che compensa solo parzialmente la decisione di sopprimere l’ecoschema dedicato

Entro il 1 gennaio l’Italia dovrà presentare a Bruxelles la proposta di Psn (Piano Strategico Nazionale per l’attuazione della nuova politica agricola comunitaria 2023-2027). Il tempo stringe e le prime indiscrezioni sulla bozza uscita dal confronto del tavolo nazionale tra Mipaaf, Regioni e stakeholder conferma purtroppo la paventata soppressione dell’ecoschema dedicato all’agricoltura biologica (ne avevamo parlato qui).

Ecoschemi indispensabili

Secondo le indiscrezioni sulle bozze del Psn gli ecoschemi saranno infatti cinque, dedicati a:

  • zootecnia (riduzione antibiotici e pascolo-allevamento semibrado);
  • inerbimento delle colture pluriennali;
  • olivi di rilevanza paesaggistica;
  • sistemi foraggeri estensivi;
  • colture a perdere di interesse mellifero.

Risorse che complessivamente riguardano il 25% della dotazione riservata agli aiuti diretti (3,63 miliardi di euro all’anno per l’Italia) e che saranno indispensabili per gli agricoltori per ottenere un’entità di sostegno paragonabile all’attuale.

Un taglio del 50% degli aiuti diretti

Secondo i calcoli di Confagricoltura Piemonte i titoli non verranno soppressi dal 2023 ma riassegnati anche sulla base di un meccanismo di convergenza interna, ma rispetto all’attuale ammontare del complesso titoli+greening la riduzione sarà superiore al 50%.

E questo anche per l’effetto dei prelievi dal primo al secondo pilastro.

Il bio nello Sviluppo rurale

Oltre infatti ai 36,2 milioni di euro (1% dei 3,63 miliardi annui totali) per il sostegno ai giovani agricoltori, il ministro Stefano Patuanelli intende applicare un prelievo di 90 milioni di euro (meno di 500 milioni se si considera tutto il quinquennio 2023-2027, circa il 2,5% della dotazione), dal massimale dei pagamenti diretti per incentivare l’agricoltura biologica, spostandolo appunto alla dotazione dello sviluppo rurale.

Una sorta di parziale compensazione per il biologico, che però non bilancia completamente la penalizzazione, anche simbolica, della soppressione dell’ecoschema.

I prelievi verso lo Sviluppo rurale danno infatti più forza alle Regioni, risultando però condizionati dalle scelte locali e dai sempre possibili errori di programmazione e rischi di disimpegno.

UN PIANO STRATEGICO NAZIONALE POCO BIO?

UN PIANO STRATEGICO NAZIONALE POCO BIO?

Il documento che deve indirizzare la politica agricola nazionale è poco bio, un’accusa che viene da più parti, ma il sottosegretario Battistoni rassicura: «La crescita del settore sarà uno degli obiettivi della prossima Pac». 

«Questo governo sta puntando molto sul sostegno al settore agricolo».

«Abbiamo oltre sette miliardi di euro di fondi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza da investire, ma anche 2 miliardi dalla legge di bilancio, con il risultato di un miliardo in più rispetto al 2021 ed un miliardo e mezzo in più rispetto al 2020». Lo ha riferito il Sottosegretario al Mipaaf, Francesco Battistoni, nel suo intervento al convegno “Ripresa economica, la sfida è adesso” organizzato da Confagricoltura Siena.

Eppure da più parti si levano critiche per il ruolo marginale riservato al biologico nella predisposizione del piano strategico nazionale, lo strumento di indirizzo della prossima Pac 2023-27.

«Crediamo fortemente nel biologico – replica il sottosegretario -, la sua crescita sarà uno degli obiettivi della prossima Pac e sono contento che anche la Toscana ci stia investendo».

La crescita boom in Toscana

La Regione oggi rappresenta infatti quasi il 9% del totale nazionale, con un incremento del 25% nel 2020 rispetto all’anno precedente. «Considerando che in Italia, nello stesso anno, la crescita è stata del 5,1% e nel Centro Italia del 14,4%, il dato regionale è molto significativo».

UNA RIFORMA DELLA PAC POCO AMBIZIOSA SUL FRONTE AMBIENTALE?

UNA RIFORMA DELLA PAC POCO AMBIZIOSA SUL FRONTE AMBIENTALE?

Il Parlamento Europeo in seduta plenaria vota in favore dei tre regolamenti costitutivi della Pac 2023-2027. Secondo il gruppo dei verdi europei la mancanza di vincoli rispetto a pratiche agricole più sostenibili dal punto di vista climatico vanifica l’obiettivo di una Pac più legata agli obiettivi di transizione ecologica del Green deal.

Via libera alla nuova Politica Agricola Comune (Pac). Il Parlamento Europeo in seduta plenaria si è infatti espresso favorevolmente con il voto finale ai tre regolamenti che danno corpo alla riforma che entrerà in vigore nel 2023. Nei sei anni della programmazione che terminerà nel 2027 all’agricoltura europea saranno destinati circa 387 miliardi di euro, il 33% del bilancio complessivo dell’Unione.

Dal confronto parlamentare sono emersi, come mette in evidenza una nota prodotta dall’ufficio stampa dell’EuroParlamento, alcuni punti salienti:

  • la nuova politica rafforza la biodiversità nel rispetto degli impegni ambientali e climatici del Green deal attraverso gli ecoschemi, a cui è destinato almeno il 25% dei pagamenti diretti;
  • il 10% dei pagamenti diretti è ridistribuito in favore delle piccole e medie aziende agricole;
  • viene fissata una riserva di crisi permanente da 450 milioni di euro da usare in caso di crisi dei prezzi o mercati instabili;
  • aumenta il monitoraggio sul rispetto delle norme sul lavoro agricolo e vengono stabilite sanzioni per chi le viola.

 

Una Pac allineata con il Green Deal 

Durante i negoziati sulla riforma i deputati hanno ribadito l’importanza del rafforzamento della biodiversità e degli impegni ambientali e climatici dell’Ue nell’attuazione della nuova Pac.

La Commissione ha già iniziato a valutare se i piani strategici nazionali sono in linea con questi impegni, raccomandando agli agricoltori di conformarsi a pratiche rispettose del clima e dell’ambiente. I Paesi membri dovranno infatti garantire che almeno il 35% del bilancio per lo sviluppo rurale e almeno il 25% dei pagamenti diretti siano destinati a misure ambientali e climatiche.

La conta dei voti

Il “regolamento sui piani strategici della PAC” è stato approvato con 452 voti favorevoli, 178 contrari e 57 astensioni, il “regolamento orizzontale” con 485 voti favorevoli, 142 contrari e 61 astensioni e il “regolamento sull’organizzazione comune dei mercati” con 487 voti favorevoli, 130 contrari e 71 astensioni.

Verdi schierati contro

Il risultato raggiunto evidenzia un’ampia maggioranza a favore del compromesso, malgrado il gruppo dei Verdi europei si sia schierato contro, dichiarandosi insoddisfatto per l’obiettivo climatico ed ambientale poco ambizioso, per la riproduzione di schemi già visti e per uno scarso sostegno a favore delle piccole aziende. «La mancanza di obblighi precisi – è stato affermato a Strasburgo – riguardo all’adozione di pratiche in grado di ridurre le emissioni di gas serra vanifica l’obiettivo di un cambiamento radicale nell’agricoltura europea».

I prossimi passi

In seguito all’approvazione formale del Consiglio dell’Ue attesa nei primi giorni di dicembre, le nuove regole saranno applicabili dal primo gennaio 2023. Ad entrare in gioco questa volta saranno gli Stati membri, che dovranno elaborare i propri Piani Strategici di Sviluppo Rurale e determinarne l’attuazione.

METTERE A SISTEMA GLI STRUMENTI PAC PER FARE CRESCERE IL BIO

METTERE A SISTEMA GLI STRUMENTI PAC PER FARE CRESCERE IL BIO

“L’agricoltura biologica negli interventi non agroambientali del piano strategico nazionale”: la proposta di Ismea e di Rete Rurale Nazionale per raggiungere gli obiettivi del 25% di superficie agraria bio imposti dalla strategia Farm to Fork

La Pac post 2023 è chiamata a fare crescere il bio. Nel dibattito in corso tra Governo e Regioni per la stesura del Piano strategico nazionale occorre infatti tenere conto che il modello dell’agricoltura biologica dovrà essere protagonista nella Pac 2023-2027. Un impegno che deriva dagli obiettivi della strategia Farm to Fork che impongono l’ampliamento delle superfici certificate fino al 25% della Sau entro il 2030, l’aumento della produzione di agroalimentare bio e l’accesso ai prodotti biologici per tutti i consumatori pur garantendo la sostenibilità economica delle aziende agricole.

Sinergie tra primo e secondo pilastro

Una sfida che si vince solo mettendo a sistema i diversi strumenti previsti sia dal primo che dal secondo Pilastro della nuova Pac.  A tal fine Ismea ha messo a punto un documento per la Rete Rurale Nazionale che presenta delle proposte per il sostegno all’agricoltura biologica.

Interventi che dovranno operare in sinergia con quelli previsti sia negli ecoschemi dei pagamenti diretti che nell’intervento dello Sviluppo rurale per gli impegni ambientali e climatici.

Le esternalità del bio

Nel documento Ismea afferma che «le esternalità positive del modello biologico non si esauriscono in termini di sostenibilità ambientale ma interessano trasversalmente la redditività d’impresa, la diversificazione produttiva e l’innovazione tecnologica».

Secondo l’istituto economico del Mipaaf «Lo sviluppo dell’agricoltura biologica nell’ambito del PSN non va dunque limitato al pagamento a superficie ma deve prevedere precise azioni di supporto».

Azioni che devono andare in una duplice direzione:

  1. a) priorità d’accesso ai fondi;
  2. b) premialità intese come maggiorazioni delle aliquote di sostegno agli interventi.

L’articolazione dei sostegni

Nel report (disponibile al link: https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/23174 ) Ismea elenca una serie di interventi che vanno inseriti nel Piano Strategico Nazionale all’interno dei capitoli relativi a:

– OCM/Politiche settoriali;

– Misure a investimenti;

– Insediamento giovani;

– Cooperazione;

– Gestione del rischio;

– Akis (sistema per lo Scambio di conoscenze e la diffusione di informazioni).

La lista di azioni a cui vanno aggiunti gli interventi indiretti in favore del bio contenuti anche in altri tipi di intervento (per es. benessere animale e Leader) o pacchetti di misure nell’ambito delle filiere e Accordi di Area che stimolano l’aggregazione di imprese.

STRATEGIA FARM TO FORK: OK AL PILASTRO CENTRALE DEL GREEN DEAL DA PARTE DI ENVI E AGRI

STRATEGIA FARM TO FORK: OK AL PILASTRO CENTRALE DEL GREEN DEAL DA PARTE DI ENVI E AGRI

È stata pubblicata a maggio 2020 la strategia Farm to Fork, uno dei pilastri dell’European Green Deal, elaborato dalla Commissione con il fine di trasformare il sistema alimentare europeo.

 

Un piano decennale, che cerca di traghettare la transizione ecologica verso una politica alimentare più sostenibile e che il 10 settembre, ha trovato riscontro positivo da parte delle Commissioni del Parlamento europeo ENVI e AGRI, con 94 voti a favore, 20 contrari e 10 astenuti.

 

L’impianto generale descritto nel rapporto della strategia è stato quindi approvato, sebbene alcune precise sottolineature siano emerse, nel tentativo di aggiustare il tiro su alcuni aspetti non trascurabili.

 

Tra questi, uno dei primi portato all’attenzione da parte dei deputati, è il processo di approvazione dei pesticidi: la cui attuazione deve essere monitorata al meglio e preceduta da obiettivi di riduzione sull’utilizzo di questi, che risultino vincolanti.

 

Stati membri e Commissione dovrebbero lavorare in maniera coordinata: i primi realizzando l’attuazione di questi obiettivi all’interno della revisione dei piani strategici della PAC e i secondi, cercando l’elaborazione di un piano che agevoli la significativa riduzione di questo tipo di sostanze in agricoltura.

 

Il monitoraggio da parte degli Stati membri, dovrebbe inoltre essere sistematico e interessare la biodiversità dei terreni agricoli; impollinatori compresi.

 

Una protezione “aggiornata” delle api, attraverso la revisione della Bee Guidance – in linea con la guida dell’EFSA e la relativa obiezione dell’ottobre 2019 – è un altro dei punti evidenziati dai deputati e portata all’attenzione della Commissione, assieme alle emissioni di gas a effetto serra.

 

Queste ultime devono essere ridotte, insieme a un miglioramento da apportare rispetto ai pozzi naturali di assorbimento del carbonio.

 

Esistono già diverse proposte di miglioramento, delineate all’interno del “Fit for 55 in 2030 package” – che mira a ridurre le emissioni nette di gas serra del 55% entro il 2030 -, ma gli europarlamentari insistono sull’idea di alzare l’asticella della regolamentazione in materia di emissioni dell’agricoltura e relativamente all’utilizzo dei suoli.

 

L’introduzione di sistemi per la produzione di energia rinnovabile, basati sulla biomassa, potrebbe essere, a parere dei deputati, la strada da battere; da approfondire nell’ambito della revisione della già esistente Renewable Energy Directive.

 

Il benessere degli animali è un’altra priorità sottolineata all’interno del rapporto, benessere che deve essere sostenuto da indicatori comuni all’interno dell’Unione europea, scientificamente fondati.

 

A tal proposito, i deputati suggeriscono la revisione dell’attuale legislazione UE, per la valutazione di aggiornamenti e modifiche eventuali. Propongono inoltre l’obiettivo basato sull’eliminazione dell’uso delle gabbie nell’allevamento degli animali entro il 2027.

 

Aggiungono, che al fine di un’armonizzazione di sistema, le importazioni di prodotti animali da paesi terzi, dovrebbero essere consentite; ma a patto che gli standard di produzione dei paesi in questione, siano gli stessi elaborati dall’Unione europea.

 

Infine, poiché l’aumento entro il 2030 della SAU nell’UE, è un elemento centrale della strategia Farm to Fork, risulta fondamentale un miglioramento della filiera nei suoi punti più fragili.

 

I deputati, portano per esempio l’attenzione sul reddito degli agricoltori, inferiore rispetto a quello di altre figure parte della catena. Chiedono un impegno in questa direzione, attraverso l’adeguamento delle regole sulla concorrenza, al fine di allineare il compenso di questi professionisti a una quota proporzionale al lavoro investito per produrre cibo in termini sostenibili.

 

Una variazione dovrebbe essere apportata anche rispetto alle norme che regolano gli appalti pubblici; da modificare proprio in funzione di un incoraggiamento alla produzione alimentare di tipo sostenibile.

 

Il testo presentato è stato dunque valutato come equilibrato, in termini generali; consono a proseguire nel perseguimento degli obiettivi per cui è stato elaborato. Restano tuttavia le criticità segnalate, che saranno visionate e discusse durante le sessioni plenarie previste nel mese di ottobre.

 

Fonte: Ruminantia