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IL BIOLOGICO? PER SETTE EUROPEI SU DIECI LA SUA QUALITÀ È SUPERIORE

IL BIOLOGICO? PER SETTE EUROPEI SU DIECI LA SUA QUALITÀ È SUPERIORE

La maggioranza dei cittadini europei sa che i prodotti biologici rispettano norme specifiche, ritiene che siano ottenuti con pratiche migliori e siano più buoni, ma anche che siano più costosi.

Lo svela un’indagine di Eurobarometro

 

La Direzione generale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (DG AGRI) della Commissione europea ha commissionato un Eurobarometro sulla percezione dei cittadini sull’agricoltura e sulla politica agricola europea.

Gli Eurobarometro sono sondaggi sull’opinione pubblica condotti regolarmente su una vasta gamma di argomenti a partire dagli anni ’70 in tutti gli Stati membri: contano così su di un archivio formidabile che consente di conoscere non solo le opinioni dei cittadini europei, ma anche come si sono evolute nell’arco di oltre cinquant’anni.

 

Secondo il rapporto, più di otto intervistati su dieci concordano sul fatto che i prodotti biologici rispettano norme specifiche in materia di pesticidi, fertilizzanti, antibiotici e OGM (84%, +2% rispetto alla precedente indagine dell’estate 2024), sono ottenuti con migliori pratiche ambientali (82%, +3%) e rispettano standard più elevati di benessere animale (82%, +3%).

Poco più di sette su dieci (72%, dato invariato) dichiarano che i prodotti biologici sono di qualità superiore rispetto agli altri prodotti alimentari, mentre sono più di sei su dieci (62%, -2%) quelli che sostengono che hanno un sapore migliore.

 

Plebiscitaria la valutazione sul prezzo d’acquisto: il 91% (dato invariato rispetto all’indagine 2024) concorda sul fatto che i prodotti alimentari biologici sono più costosi rispetto agli altri prodotti alimentari.

Il diverso livello di sviluppo del mercato biologico nei Paesi membri è testimoniato dalle percentuali di chi ritiene che i prodotti alimentari biologici siano difficili da reperire nei supermercati, nei negozi o nei mercati della propria zona di residenza (44%, -1% rispetto alla precedente indagine) e la maggioranza di chi non è d’accordo (52%, +1%).

 

Alla richiesta di indicare le due principali responsabilità degli agricoltori nei confronti della società, poco più della metà degli intervistati cita la fornitura di alimenti sicuri, sani, sostenibili e di alta qualità (52%, +5 punti percentuali rispetto all’estate 2024). Si tratta della responsabilità indicata più di frequente, al primo posto in tutti gli Stati membri;

Tre intervistati su dieci citano come importante la garanzia di un approvvigionamento alimentare stabile nell’UE in ogni momento (30%, +3%), seguiti da chi indica la tutela del benessere degli animali allevati (27%, +1%) e la fornitura alla popolazione di una varietà di prodotti di qualità (24%, dato invariato).

Circa un intervistato su cinque cita la protezione dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici (21%, +%), mentre una quota leggermente inferiore indica la creazione di crescita e posti di lavoro nelle zone rurali (18%, -%) e la promozione e il miglioramento della vita nelle aree rurali (16%, -2%).

Per quanto riguarda gli italiani, il 57% conosce il logo biologico europeo, il 32% il logo del commercio equo e solidale, il 31% il marchio DOP e il 30% quello IGP (sempre un po’ meno della media europea).

 

Questa è una sintesi davvero estrema, la pubblicazione (64 pagine, più le schede di sintesi per ogni Paese) è ricca d’informazioni e merita il download.

 

Da questa pagina accedi al rapporto complessivo e alle schede di ciascun Paese: https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3687

INDISCREZIONI SULLE MODIFICHE AL REGOLAMENTO BIOLOGICO

INDISCREZIONI SULLE MODIFICHE AL REGOLAMENTO BIOLOGICO

Tutto nasce da difficoltà con l’equivalenza coi Paesi terzi, ma si estende alla certificazione di gruppo, ai rivenditori, ai prodotti per la pulizia e la disinfezione e al pollame

 

Come già anticipato, la Commissione è al lavoro sulle modifiche al regolamento UE sul biologico n.848/2018.

Si tratta di una revisione necessaria: la Corte di Giustizia europea ha rilevato che l’attuale formulazione non mette sullo stesso piano i produttori europei e quelli dei Paesi terzi (tutto è nato dal ricorso di un produttore tedesco di integratori alimentari, che lamentava una disparità di trattamento con gli operatori statunitensi, che in base all’accordo di equivalenza possono commercializzare nella UE come biologici prodotti con l’aggiunta di Sali minerali e vitamine che invece sono esclusi per gli operatori europei).

A questo punto, già che c’erano, gli uffici della Commissione hanno deciso di metter mano anche ad altri punti del regolamento, su alcuni dei quali IFOAM Organics Europe aveva sollecitato una sistemata.

Risoluzione del caso sulle (limitate) differenze tra normativa UE e dei Paesi terzi

La proposta della Commissione è di estendere l’uso del logo biologico europeo e degli altri riferimenti al biologico agli alimenti e ai mangimi trasformati con ingredienti importati da paesi con i quali sono in corso accordi di equivalenza (USA, Argentina, Costa Rica, Cile, Giappone, Corea del Sud, eccetera) , ma di istituire una lista negativa di prodotti/sostanze/pratiche che, pur consentite dalla legislazione del Paese terzo, non possono essere accettati dall’UE nemmeno nel caso di accordi di equivalenza (tra queste, dovrebbero essere compresi il divieto di coltivazione idroponica, la legatura degli animali, la stimolazione elettrica, l’uso di tranquillanti per il trasporto degli animali, la fortificazione dei prodotti).

Pare anche che gli attuali accordi di equivalenza con i Paesi terzi verranno prorogati fino al 2036.

Alla complicata partita dei prodotti per la pulizia e la disinfezione degli edifici e degli impianti di trasformazione e dei magazzini, che prevedeva una lista positiva dei prodotti utilizzabili (ancora molto lontana dall’approvazione) si è posto rimedio eliminandola.

Per quanto riguarda i gruppi di operatori (prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo) la proposta è la soppressione del limite del fatturato aziendale per l’adesione e l’aumento dei limiti di ammissibilità (10 ettari in generale; 1 ettaro per le serre; 30 ettari nel caso di soli prati permanenti).

Dovrebbero poi poter essere esonerati dagli obblighi di controllo i piccoli rivenditori di prodotti non confezionati sotto le 10 tonnellate di vendite/anno

Viene introdotto (non si è capito per ora su richiesta di chi) un periodo di conversione di 5 settimane, per le quaglie (e un’età minima di 42 giorni alla macellazione) e la precisazione che il pollame giovane deve avere accesso alle aree aperte a partire dalla fase appropriata di piumaggio.

Pare verrà eliminato anche il periodo di 48 ore di sospensione dopo un trattamento veterinario per il quale non sia generalmente prevista una carenza e che sarà precisato che un’unità di produzione di pollame può essere costituita da più gruppi separati (era già l’interpretazione del nostro ministero, ma qualcun altro aveva opinioni diverse).

Naturalmente vi terremo aggiornati (nel frattempo potete consultare https://www.organicseurope.bio/).