Suolo e Salute

Tag Archives: commercio internazionale

NUOVI CODICI DOGANALI PER IL BIOLOGICO USA

NUOVI CODICI DOGANALI PER IL BIOLOGICO USA

29 nuovi codici per una miglior gestione delle informazioni

Uno dei maggiori problemi quando si affronta il tema delle statistiche sugli scambi internazionali di prodotti biologici è quello dei codici doganali, che a livello globale non distinguono lo stesso prodotto nella versione convenzionale e biologica.

E’ vero che nei maggiori mercati (USA e UE) l’importazione è possibile solo con il NOPIC (NOP Import Certificate, per gli USA) e con il COI (Certificate Of Inspection, per la UE), che registrano le informazioni sull’origine biologica dei prodotti e la conformità del processo produttivo e di certificazione, però parlano lingue diverse, rendendo complicata l’aggregazione e poco tempestiva la conseguente lettura dei dati.

Da tempo operatori e analisti invocano una codifica specifica per i prodotti biologici che automatizzi le registrazioni e renda più immediate l’analisi dei flussi. Se la prospettiva di una standardizzazione continua a non presentarsi come imminente, gli USA fanno qualche passo avanti, introducendo nuovi Harmonized Tariff Schedule (HTS) specifici per i prodotti biologici che sono stati approvati dalla U.S. International Trade Commission (ITC).

Dal 1 luglio gli importatori statunitensi nelle dichiarazioni doganali presentate alla U.S. Customs and Border Protection dovranno utilizzare 29 nuovi codici che sono specifici per le versioni biologiche dei prodotti importati.

I nuovi codici spaziano dai cavoletti di Bruxelles al mix di ortaggi surgelati, dallo zucchero al cacao in polvere, dalla pasta (non all’uovo) al succo d’arancia (non concentrato), dalla vodka alla tequila.

La codifica specifica consentirà l’inserimento nei nuovi 29 prodotti nelle statistiche del sistema USDA GATS (Global Agricultural Trade System), che fornisce informazioni su import ed export da mondo/aree regionali/singoli Paesi per le diverse produzioni selezionate e per anno dal 2021, un passo avanti alla UE che gestisce le informazioni soltanto sulle sue importazioni (anche se con ottimo dettaglio ).

Leggi di più: https://www.ams.usda.gov/services/organic-certification/international-trade/Electronic-Organic-Import-Certificates

LA FRANCIA VIETA L’IMPORT DI PRODOTTI CON RESIDUI DI ALCUNI PESTICIDI

LA FRANCIA VIETA L’IMPORT DI PRODOTTI CON RESIDUI DI ALCUNI PESTICIDI

Sarà respinta alla dogana la frutta extra UE con residui di fungicidi prodotti dalla UE…

 

Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura francesi hanno annunciato il divieto di importare prodotti agricoli con residui di mancozeb (fungicida per contatto revocato nella UE dal 2021 a causa di rischi di tossicità riproduttiva e potenziale interferenza endocrina), glufosinato (revocato nella UE dal 2018 per la tossicità alla riproduzione), tiofanato-metile (fungicida sistemico revocato nella UE dal 2021), benomyl (un fungidica benzimidazolico bandito nella UE dal 2003) e carbendazim (tossico per la riproduzione e mutageno, revocato dal 2018).

 

La bozza del provvedimento, che prevede il criterio del residuo zero e l’aumento dei controlli alle frontiere, è stata notificata alla Commissione Europea (e non dovrebbe trovare opposizione: la tutela della salute dei consumatori è tra le materie che legittimano interventi autonomi dei singoli Paesi membri).

I prodotti che potrebbero essere interessati sono prevalentemente avocado, mango, guava, ma anche agrumi, uva e mele in contro-stagione.

 

Non mancano aspetti bizzarri: tutte queste sostanze sono state ritirate dalla vendita nell’Unione europea da non meno di cinque anni, ma ben quattro su cinque sono ancora fabbricati nella UE e da qui esportati verso i Paesi terzi.

Secondo la ONG svizzera Public Eye (https://www.publiceye.ch/en/) nell’Europa che ne ha vietato l’uso si producono 30 000 tonnellate di glufosinato, tiofanato-metile e mancozeb, esportate in Paesi che non hanno le stesse preoccupazioni sulla salute degli operatori e dei consumatori.

E proprio dalla Francia che intende stabilire una tolleranza zero si esportano 34 000 kg di mancozeb l’anno.

Al di là della mancanza di coerenza (“Non vogliamo comprare i prodotti per i quali è usato il mancozeb che abbiamo venduto noi ai produttori”),  l’efficacia del provvedimento si preannuncia dubbia: la Francia importa poca frutta da extra UE (non va dimenticato che conta su Dipartimenti e Regioni d’Oltremare che sono i fornitori privilegiati di frutta esotica e che già applicano le norme UE): il suo scopo principale è dare un contentino alla FNSEA con un po’ di fumo negli occhi ad agricoltori in agitazione e a consumatori preoccupati: la decisione, palesemente, è stata presa in seguito alle pesanti pressioni della Fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles che continua a far la voce grossa contro l’accordo commerciale UE-Mercosur.

La soluzione del problema non può essere lasciata a iniziative nazionali, ma deve essere trovata con standard comuni in tutta la UE che riguardino sia le norme che i pertinenti controlli sanitari e ambientali.

O, meglio ancora, sta nell’agricoltura biologica, che sin dal 1991 ha risolto il problema non utilizzando mezzi tecnici tossici o nocivi e proponendo una soluzione concreta per la sovranità alimentare.

 

Per saperne di più: https://www.ilsole24ore.com/art/il-governo-francese-vietato-l-import-ortofrutta-contaminata-pesticidi-banditi-europa-AIAzDrl