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IL BIO TRA LE RIGHE: QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO

IL BIO TRA LE RIGHE: QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO

A un mese dalla presentazione dei dati ISMEA, una rilettura dei numeri per cogliere i segnali, interpretare le dinamiche del mercato e capire dove sta andando il biologico italiano

Il 23 settembre, giornata europea del biologico, ISMEA ha presentato un’anticipazione del rapporto “Bio in Cifre 2026”, curato per conto del MASAF.

Il documento, per quanto non esauriente come nelle versioni complete precedenti, è denso di cifre, sulle quali è possibile trarre alcune considerazioni.

Nel 2025 la superficie che ha concluso la conversione al biologico è rimasta sostanzialmente immutata, con una contrazione dello 0.5%.

È vero che non siamo abituati a riduzioni nemmeno decimali (per quanto rallentando la tendenza emersa negli anni precedenti, con un + 32.4% nel decennio, nel complicato 2024 la superficie biologica già convertita cresceva del 3,4% e nel 2023 del 4,5%), ma anche se van tenuti presenti, gli zero virgola in più o in meno non sono di per sé indicatori attendibili di successo o insuccesso.

Ben più significativa è invece la contrazione delle superfici in fase di conversione, che segnano un netto -24.4%, anche se l’andamento è assai diversificato: la SAU aumenta in Sicilia, Toscana, Basilicata e Liguria, mentre si contrae in Emilia Romagna. Campania, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia. In sostanza nel 2026 e 2027 avremo meno superficie biologica.

E’ comunque da registrare che a calare sono essenzialmente i prati permanenti (-14.4%), di poco i seminativi (-2.6%) e le colture permanenti (-1.6%), mentre aumentano le superfici a colture industriali (+48,6%), colture proteiche da granella (+27,9%), brassicacee (+28,2%), agrumi (+5,1%); sostanzialmente stabili i cereali (+1,5%).

In parallelo all’andamento dei prati permanenti, abbastanza generalizzata è la contrazione del patrimonio zootecnico, salvo che per ovini e numero di arnie.

In contrazione il numero delle imprese agricole (-2,6% produttori esclusivi), ma in crescita (+2.1%) quello dei produttori che effettuano anche attività di trasformazione: una situazione sostanzialmente statica, un anno di attesa. Tutto sta a capire di attesa di che.

Non emerge dai dati presentati, che sono molto sintetici (attendiamo a breve un dettaglio più esaustivo), ma dall’esperienza sul campo è possibile attribuire buona parte del rallentamento, oltre alla contrazione della zootecnia, alla situazione complessa del comparto vitivinicolo, che è analoga a quella del comparto enologico generale: flessione dell’export, penalizzato soprattutto dai dazi e dalla conseguente contrazione della domanda negli Stati Uniti, ma andamento faticoso anche sul mercato interno, influenzato in parte dall’’inflazione, ma soprattutto dalle nuove abitudini di consumo, che hanno condotto alla disaffezione di parte degli ultimi produttori arrivati, meno radicati sul mercato: convinti di intercettare un mercato brillante, ne hanno trovato uno più complicato del previsto.

Non si tratta affatto di crisi sul versante dei consumi: vino a parte (e annata 2024 di scarica per l’olio d’oliva), i consumi domestici continuano a crescere, e ben più dell’inflazione: con una crescita del 9,2% (era stata del 3,8% nel 2024) lo sviluppo non è solo in valore, ma anche in volume, con ISMEA che conclude “Il biologico mostra dinamiche di crescita più favorevoli rispetto al totale agroalimentare in diversi comparti”, con incrementi più significativi per latte e derivati (+17,7% bio vs +5,9% categoria complessiva), uova fresche (+14,9% bio vs +14,2%), il netta dissonanza con la riduzione del patrimonio bovino e avicolo ; crescono anche gli “altri prodotti alimentari (+10,0% bio vs +6,3%).

La tendenza positiva non si è conclusa a dicembre 2025, ma prosegue per il primo semestre 2026, che registra vendite in crescita del 4,0% su base annua, rispetto al +2.3% osservato per l’intero comparto alimentare.

Il regolamento UE 848/2018 (seguito da un’ottantina di regolamenti delegati, di esecuzione e di rettifiche, oltre che da una dozzina di decreti nazionali: è questa la tanto sbandierata semplificazione?) attribuisce alla produzione biologica il compito di provvedere a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici da parte dei consumatori, e con una crescita in valore del mercato del 9.2% è fuor di dubbio che lo abbia svolto.

Ma prende anche atto che fornisce al pubblico beni che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale, grazie all’interazione tra le migliori prassi in materia di ambiente ed azione per il clima, all’alto livello di biodiversità, alla salvaguardia delle risorse naturali, all’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e a norme rigorose per la trasformazione.

Si tratta di beni pubblici, il costo dei quali non può essere lasciato solo sulle tasche dei consumatori di prodotti biologici.

Al di là della comprensibile intenzione di promuovere sempre e comunque la produzione agricola nazionale, va onestamente ammesso che fa disastri ambientali: l’ultimo “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque” redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) denuncia la presenza di residui di pesticidi nel 55.6% delle acque superficiali e nel 23.2% delle acque profonde.

I dati di monitoraggio rilevano presenze superiori ai limiti definiti dalla norma (concentrazioni che non devono essere superate, per tutelare la salute umana e l’ambiente basate sui livelli di tossicità di tipo acuto e cronico) nel 28,3% dei punti di monitoraggio per le acque interne superficiali e nel 6,8% di quelli delle acque sotterranee.

Le esternalità negative dell’agricoltura gravano sulla fiscalità generale, in barba all’articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e del principio “chi inquina paga” che enuncia: i costi dell’inquinamento, della prevenzione e della bonifica devono essere sostenuti da chi ha causato il danno, non dalla collettività.

Nel 1992 Stadtwerke München, la utility pubblica di Monaco di Baviera si è resa conto che i livelli di nitrati nell’acqua potabile della città erano aumentati del 250% in diciotto anni e che nello stesso periodo era aumentata la presenza di pesticidi.

Posta di fronte alla scelta se costruire un costoso impianto di filtrazione oppure pagare i contadini nella valle di Mangfall perché adottassero pratiche biologiche a basso impatto, ha scelto i contadini: era più economico pagare la conversione biologica di 185 agricoltori e allevatori piuttosto che filtrare l’acqua di rete  avvelenata.
Attraverso il programma Ökobauern la città ha iniziato a pagare la conversione degli agricoltori nel bacino di utenza, coprendo perdite di reddito, investimenti e costi di certificazione per diciotto anni. Si sono convertite 185 aziende agricole su circa 4.650 ettari, una delle più grandi aree biologiche omogenee della Germania.
Risultato: i livelli di nitrati sono scesi da 15 mg/l a circa 7 mg/l, così come sono scesi drasticamente i livelli di pesticidi.  Il costo dell’intero schema di protezione è di 0,005 euro per metro cubo d’acqua, contro un costo stimato di 0,23 euro al metro cubo per l’impianto di filtrazione che hanno evitato: sostenere gli agricoltori che adottano pratiche sostenibili è quarantasei volte più economico.

Il costo dell’agricoltura convenzionale c’è sempre stato, solo che non si vedeva, era nascosto nella bolletta dell’acqua, nel sistema sanitario e nelle infrastrutture di sanificazione. Monaco ha deciso di renderlo visibile e di agire prima che fosse troppo tardi.

Ogni città con terreno agricolo nel suo bacino idrico e ogni Paese è di fronte alla stessa scelta, ma in maggior parte sceglie l’impianto di filtrazione e sanificazione, perché non ha una visione complessiva.

Se vuoi risparmiare sul riscaldamento, installi i doppi vetri e metti un cappotto isolante, non lasci le finestre spalancate in pieno inverno.
L’acqua pulita inizia nei campi, progettando paesaggi rigenerativi e sistemi agricoli che proteggono il suolo e producono cibo senza intossicare l’approvvigionamento idrico.

Per cui quando leggiamo che rispetto al 2024 le superfici in fase di conversione al biologico sono diminuite, non dobbiamo cadere nella semplificazione di ritenerlo un fatto interno al settore biologico: riguarda la qualità del suolo e delle acque superficiali e delle falde profonde, nelle quali se non si interviene con decisione aumenterà il carico di sostanze etichettate come “Molto tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”, è una questione che riguarda tutti.

Come ne usciamo?

Intanto, facciamo uscire la semplificazione dalle buone intenzioni e traduciamola in pratica reale: 80 regolamenti fanno tremare i polsi al più preparato degli operatori agricoli e sono tali da scoraggiare i neofiti.

Ripeschiamo la vecchia e sana assistenza tecnica, mettendo in relazione ricerca e produzione, sostenendo le scelte operative degli agricoltori in una fase d clima impazzito.

Sosteniamo in tutti i modi la produzione biologica (acquisti verdi della pubblica amministrazione, campagne d’informazione e promozionali) perché solo attraverso il suo continuo sviluppo garantiremo la sua fornitura di beni pubblici, tutela ambientale, sviluppo rurale e occupazione sostenibile di qualità. E, visto che le organizzazioni agricole generaliste, nonostante ormai abbiano tutte attivato una propria sezione bio, continuano a esprimere timidezza nei confronti della produzione biologica, sarebbe auspicabile che le associazioni storiche del settore ritrovassero un ruolo più attivo e propositivo, recuperando lo spirito e il protagonismo degli esordi.

Se si basa sui costi nascosti della contaminazione dei suoli, delle acque e dei territori (che, a conti fatti, ci costano decine di volte quanto costerebbe sostenere la produzione biologica di qualità) l’eccellenza delle produzioni agroalimentari italiane è solo un’enunciazione, vuota e a ben vedere ingannevole.

 

Fonte: Suolo e Salute

MARCHIO BIOLOGICO ITALIANO, AL VIA LE DOMANDE

MARCHIO BIOLOGICO ITALIANO, AL VIA LE DOMANDE

Il marchio identifica i prodotti biologici ottenuti con materie prime agricole nazionali. Gli operatori interessati possono presentare la richiesta attraverso il SIAN-SIB

Il Marchio Biologico Italiano entra nella sua fase operativa. Dal 15 settembre 2026, infatti, gli operatori biologici interessati possono presentare al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) l’istanza per l’utilizzo del nuovo marchio, previsto dalla legge n. 23/2022 e disciplinato dal DM 26 maggio 2026, n. 251972. Si tratta di un passaggio atteso dal comparto, perché introduce un ulteriore strumento per distinguere e valorizzare sul mercato le produzioni biologiche legate alla filiera agricola nazionale.

Il Marchio Biologico Italiano è di proprietà esclusiva del MASAF e può essere utilizzato per contraddistinguere i prodotti biologici realizzati con materie prime agricole nazionali, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.

Il segno distintivo si affianca alle informazioni già previste per i prodotti biologici e si collega alle indicazioni ufficiali riportate in etichetta: “Agricoltura Italia” o “Acquacoltura Italia”.

L’obiettivo è rendere più immediato per il consumatore il riconoscimento dell’origine italiana delle materie prime utilizzate, rafforzando il rapporto tra prodotto biologico, territorio e tracciabilità.

L’istanza deve essere presentata attraverso il Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), accedendo al Sistema Informativo Biologico (SIB). L’accesso avviene mediante identità digitale, utilizzando SPID, CIE o CNS. Una volta entrati nel sistema, l’operatore dovrà attivare il servizio dedicato al Marchio Biologico Italiano e procedere con la compilazione e l’invio della domanda secondo le modalità previste. L’operatore ha l’obbligo di avvisare il proprio Organismo di Controllo e Certificazione. L’adesione non è obbligatoria: il sistema è infatti basato sulla partecipazione volontaria degli operatori biologici che intendono valorizzare le proprie produzioni attraverso il nuovo marchio.

La nascita del Marchio Biologico Italiano si inserisce in un mercato nel quale l’origine delle materie prime rappresenta un elemento sempre più importante nelle scelte di acquisto.

Per le aziende agricole e agroalimentari, poter comunicare in maniera riconoscibile il legame tra biologico e produzione nazionale significa disporre di un ulteriore strumento di identificazione sul mercato.

Con l’apertura delle istanze prende dunque avvio concretamente il percorso previsto per il nuovo marchio. Gli operatori biologici interessati sono chiamati a verificare i requisiti previsti e ad accedere al SIAN-SIB con la propria identità digitale per presentare la richiesta.

Per maggiori informazioni si chiede di contattare Suolo e Salute:

www.suoloesalute.it – info@suoloesalute.it – tel. +39 051 6751265

 

Fonte: https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/25140

BIOLOGICO, A ROMA LA GIORNATA EUROPEA: FOCUS SU CRESCITA E FUTURO DEL SETTORE

BIOLOGICO, A ROMA LA GIORNATA EUROPEA: FOCUS SU CRESCITA E FUTURO DEL SETTORE

Il biologico s’incontra a Roma per la Giornata Europea dedicata al settore

“Nasce bio, cresce italiano” è lo slogan della Giornata Europea del Biologico, in programma a Roma il 23 settembre 2026. L’appuntamento sarà dedicato all’andamento del comparto, alle politiche di sostegno e alle prospettive del biologico italiano, attraverso il confronto tra istituzioni, esperti, operatori della filiera e aziende.

I lavori si apriranno alle 9.30 con la registrazione dei partecipanti e proseguiranno con i saluti istituzionali e l’apertura dei lavori, alla presenza dell’On. Ministro Francesco Lollobrigida. A moderare l’incontro sarà Eleonora Iacovoni, Direttore della Direzione generale per la promozione della qualità agroalimentare.

Al centro della giornata la presentazione dei dati del biologico 2025, con un approfondimento sul monitoraggio strutturale e di mercato affidato a Fabio Del Bravo, Dirigente Filiere e Analisi di mercato di ISMEA.

Il programma prevede inoltre un focus sugli interventi nazionali a favore del biologico e sul Marchio biologico italiano, con particolare attenzione al percorso di adesione e all’applicativo SIAN. Si parlerà anche di biologico nella ristorazione, con un approfondimento dedicato a conoscenza, consapevolezza e formazione.

Spazio quindi alle imprese con il talk con le aziende biologiche, dedicato a esperienze, storytelling e prospettive di sviluppo del comparto.

A concludere i lavori sarà Luigi D’Eramo, Sottosegretario di Stato. La giornata terminerà con un light lunch a base di prodotti biologici e uno showcooking, dedicati alla valorizzazione delle produzioni biologiche italiane.

L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sull’evoluzione del settore e sugli strumenti per accompagnarne lo sviluppo, mettendo in dialogo istituzioni e mondo produttivo e valorizzando il contributo del biologico al sistema agroalimentare italiano. Suolo e Salute parteciperà all’evento.

Fonte: Suolo e Salute

SUOLO E SALUTE A “BUONO E BIO IN FESTA”

SUOLO E SALUTE A “BUONO E BIO IN FESTA”

L’evento si svolgerà all’orto botanico di Roma: due giorni dedicati al biologico, al cibo sano e sostenibile

Due giorni dedicati all’agroecologia, alle politiche alimentari sostenibili e al futuro del cibo. Il 2026 di “Buono e Bio in Festa” approda all’Orto Botanico di Roma con un programma ricco di incontri, laboratori, mercato e attività aperte al pubblico, promosso da FederBio, Slow Food Italia e dall’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale. Tra i protagonisti dell’evento ci sarà anche Suolo e Salute, presente con un proprio stand per incontrare operatori, cittadini e appassionati del biologico.

Al centro della manifestazione, i temi chiave della transizione agroecologica: il futuro della ristorazione scolastica, il rapporto tra città e aree interne, il legame tra dieta mediterranea e salute, la giustizia nella filiera agroalimentare e il ruolo delle donne nei processi di cambiamento del sistema agricolo e alimentare. A confrontarsi saranno istituzioni, ricercatori, produttori e comunità locali, in un dialogo aperto sulle sfide e le opportunità del settore.

L’edizione 2026 segna un ulteriore passo avanti nel dibattito sulle politiche del cibo. Accanto al tema dell’agroecologia, infatti, cresce l’attenzione verso il ruolo strategico delle amministrazioni locali nella valorizzazione delle produzioni biologiche provenienti dalle aree interne e nella costruzione di modelli alimentari più sostenibili. In questo contesto si inserisce l’esperienza del Comune di Roma, che negli ultimi anni ha rilanciato le politiche alimentari urbane attraverso l’istituzione del Consiglio del Cibo. Un modello di governance che punta a superare logiche estrattive, restituendo valore ai territori, alla biodiversità e alle comunità custodi di saperi e tradizioni agricole.

Non mancheranno gli spazi dedicati al pubblico e alle famiglie. Il Villaggio del Bio di FederBio e il Mercato della Terra di Slow Food Lazio porteranno all’Orto Botanico decine di produttori e trasformatori provenienti da tutta Italia, offrendo l’opportunità di conoscere da vicino esperienze virtuose del biologico italiano.

Ampio spazio anche ai più piccoli con il Baby Bio Park, un’area dedicata a laboratori, giochi e percorsi educativi sulla stagionalità, l’agricoltura e il valore del cibo.

Suolo e Salute vi invita a partecipare all’evento e a visitare il proprio stand. Vi aspettiamo.

📍 Orto Botanico di Roma

📅 6 e 7 giugno 2026

Fonte: https://www.buonoebioinfesta.it/programma/

BIOLOGICO: IN ARRIVO IL MARCHIO NAZIONALE

BIOLOGICO: IN ARRIVO IL MARCHIO NAZIONALE

A breve sarà presentato in un evento nazionale che sarà ripetuto in ogni singola regione

Il marchio del biologico nazionale ormai è una realtà. Il sottosegretario Luigi D’Eramo, con delega al biologico, ha dichiarato ad AGRICOLAE: “Stiamo lavorando – così come prevede la normativa – al Regolamento, il quale dovrà essere poi licenziato dalla conferenza stampa della Conferenza Stato-Regioni. A quel punto saremo pronti per una presentazione attraverso un evento nazionale del marchio biologico italiano, ma non solo: abbiamo scelto di ripetere questo evento in ogni singola regione perché io credo che poter raccontare in maniera capillare su tutto il territorio nazionale l’importanza della certificazione del marchio biologico italiano per i nostri prodotti sia assolutamente un’azione da fare, perché non racconteremo soltanto la qualità, racconteremo anche la nostra capacità di certificare e anche la potenzialità di ogni singolo territorio”.

https://agricolae.eu/biologico-deramo-masaf-marchio-pronto-e-in-arrivo-sara-presentato-in-tutte-le-regioni-videointervista/

ASSOBIO A TUTTOFOOD 2025: IL BIOLOGICO ITALIANO CONQUISTA I MERCATI INTERNAZIONALI

ASSOBIO A TUTTOFOOD 2025: IL BIOLOGICO ITALIANO CONQUISTA I MERCATI INTERNAZIONALI

Il 7 maggio AssoBio presenta dati aggiornati su produzione, export e strategie del Made in Italy bio: un’eccellenza agricola sostenibile che piace al mondo

Il biologico italiano continua a distinguersi come modello di eccellenza nel panorama agroalimentare europeo. Con quasi il 20% della superficie agricola nazionale destinata al biologico e per numero di referenze immesse sul mercato, l’Italia si conferma leader nella produzione e trasformazione di prodotti biologici.

Nonostante una domanda interna ancora in crescita, è sui mercati internazionali che il Made in Italy Bio si afferma come simbolo di qualità, biodiversità e legame con il territorio. Per raccontare questa eccellenza, AssoBio organizza un importante evento all’interno della fiera TUTTOFOOD 2025.

Convegno: “Il biologico italiano che piace al mondo”

Quando: 7 maggio 2025, ore 16:30

Dove: TUTTOFOOD – Fiera Milano

Modera: Armando Garosci (Direttore di Largo Consumo)

Durante l’incontro saranno presentati dati aggiornati sul mercato europeo del biologico e sulla percezione dei consumatori. Inoltre, tre imprese di successo porteranno la loro testimonianza concreta su strategie di internazionalizzazione e valorizzazione del marchio biologico italiano.

L’evento si propone come un’occasione di confronto tra associazioni, aziende e attori della filiera, con l’obiettivo di costruire una visione condivisa per il futuro dell’agroalimentare biologico italiano.

 

https://greenplanet.net/a-tuttofood-assobio-presenta-i-dati-del-bio-italiano-che-piace-al-mondo-save-the-date-7-maggio/