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EUROPA E AGROFARMACI: LA PAC NON AIUTA LE API

EUROPA E AGROFARMACI: LA PAC NON AIUTA LE API

A fronte dei propositi del “Farm to Fork” e “Biodiversità”, l’Europa non si sta impegnando come dovrebbe nel preservare gli impollinatori selvatici, che sono essenziali per il nostro ambiente.

Ad affermarlo è la Corte dei Conti Europea, che afferma che l’unione ha fatto troppo poco per il declino di api selvatiche e altri impollinatori. Gli impegni presi in materia ambientale non stanno portando i risultati sperati, l’utilizzo degli agrofarmaci non ha ancora una regolamentazione ferrea che porti il loro utilizzo a una riduzione repentina nei prossimi anni.

La commissione di recente ha proposto una terza revisione del SUD (uso sostenibile dei pesticidi) nel contesto della strategia “Farm to Fork”, ma sembra troppo debole per avere un vero impatto sull’ambiente.

Invece di esaminare nuove tecniche agricole per concentrare e ridurre l’utilizzo dei pesticidi, andrebbero fatti degli studi focalizzati sull’incremento di tecniche agro-ecologiche.
Molti studiosi e componenti della Commissione Europea stanno esprimendo il loro dissenso verso una politica che ancora strizza l’occhio all’agricoltura intensiva.

A tal proposito la Politica Agricola Comune (PAC) sembra essere uno dei principali fattori di questo mancato cambiamento. La nuova proposta di riforma non è in linea con il Green Deal e quindi potrebbe neutralizzare le strategia della Farm to Fork e Biodiversità. Questi due strumenti dovranno raggiungere a breve una vera e propria valenza legale, per garantire la loro vera messa in atto.

 

Il declino delle api e degli altri impollinatori sta destando molta preoccupazione nella comunità scientifica e nell’opinione pubblica. Solo con una forte diminuzione dei pesticidi sintetici si potrà provare a salvare la nostra biodiversità che è minacciata anche dai cambiamenti climatici in atto.

 

L’iniziativa “Salviamo le api e gli agricoltori” è stata lanciata nel 2019 da Pan Europe, e con il sostegno di tutti mira a raccogliere più di 1 milione di firme per portare all’UE un piano di riduzione dei pesticidi nei prossimi 15 anni.

 

Fonte: slow food
Foto di marian anbu juwan da Pixabay

Università di Trento: “L’imidacloprid danneggia il cervello delle api e porta alla perdita dell’olfatto”

api1I pesticidi neonicotinoidi sono da tempo considerati una minaccia per la sopravvivenza delle api. Negli anni, diversi studi hanno evidenziato la pericolosità di tali sostanze per gli imenotteri. Un’ulteriore conferma arriva dall’Università di Trento che per la prima volta ha misurato l’impatto dell’Imidacloprid sul cervello delle api.

Imidacloprid: danni su memoria, orientamento e olfatto

La ricerca è stata condotta dal CIMeC (Centro Interdipartimentale Mente e Cervello) e dal Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento. I risultati raccolti sono stati pubblicati su Scientific Report.

Nel loro lavoro, i ricercatori si sono concentrati sull’Imidacloprid, l’insetticida/aficida sistemico più diffuso al mondo. La sostanza agisce in particolare sugli insetti ad apparato boccale pungente-schiacciatore ed è impiegata su una lunga serie di piantagioni.

Secondo i risultati dello studio, il prodotto ha un effetto dannoso sul cervello delle api. In particolare, sono stati rilevati danneggiamenti alle aree deputate a memoria, orientamento e olfatto.

Ad alte concentrazioni, la sostanza provoca nelle api convulsioni e morte. L’Università di Trento ha però dimostrato che anche concentrazioni più basse possono provocare danni al cervello degli imenotteri.

Ma non è tutto. Secondo i ricercatori, le restrizioni imposte dalle normative non bastano a scongiurare il pericolo. Analizzando il divieto di irrorazione durante la fioritura imposto in Trentino Alto Adige, gli studiosi hanno rilevato comunque un’elevata assimilazione del pesticida da parte delle api.

Sono 3 le ipotesi degli studiosi su tale dato apparentemente contraddittorio:

  • Mancato rispetto delle regole
  • Esposizione tramite altri canali (polvere o guttazione)
  • Persistenza nell’ambiente dell’imidacloprid, anche dopo diversi mesi

Lo studio rientra in un progetto più ampio di CIMeC e Dipartimento di Fisica intitolato  “Effetti subletali di neonicotinoidi sul cervello delle api: dalle immagini a singolo neurone agli studi sulla famiglia”.

L’importanza dell’olfatto per le api

Come spiega Albrecht Haase del CIMeC, “i principi attivi di questo tipo di pesticidi sono altamente neurotossici: si legano ai recettori della nicotina nelle sinapsi e bloccano il trasporto delle informazioni a livello cerebrale”.

E sottolinea i rischi derivanti dal danneggiamento dell’olfatto delle api:

Uno dei più importanti canali di comunicazione tra gli insetti avviene per via chimica, attraverso i feromoni. Una riduzione, anche molto piccola, del senso dell’olfatto può compromettere seriamente la vita di un alveare”.

Un cambiamento che porta a modifiche profonde dell’organizzazione sociale e della capacità riproduttiva di una colonia. Haase fa un esempio per spiegare meglio il pericolo:

Se l’informazione sulla malattia dell’ape regina non arriva correttamente alla colonia, le api non avvieranno i meccanismi che stanno alla base della produzione di nuove regine e l’alveare sarà destinato al collasso”.

Imidacloprid e altri neonicotinoidi: nuovo parere Efsa nel 2017

L’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, ha reso noto nel gennaio scorso che aggiornerà le proprie valutazioni sulla pericolosità dei pesticidi neonicotinoidi entro gennaio del prossimo anno.

Sotto la lente d’ingrandimento, oltre all’imidacloprid, ci sono anche clothianidin e thiamethoxam. Sulle sostanze sono già presenti dei divieti parziali. È attualmente proibito utilizzarli sulle colture che attraggono le api e sui cereali diversi da quelli invernali, fatta eccezione per gli usi in serra.

Proibito anche l’impiego nei trattamenti fogliari. Malgrado le limitazioni, però, gli effetti negativi dei neonicotinoidi continuano a essere registrati.

FONTI:

http://webmagazine.unitn.it/news/ateneo/12983/moria-di-api-la-minaccia-arriva-dai-pesticidi-e-colpisce-l-olfatto

http://www.suoloesalute.it/neonicotinoidi-parere-efsa-nel-2017/

Pesticidi neonicotinoidi dannosi per le api selvatiche: lo studio Uk

Una nuova ricerca scientifica collega l’esposizione ai pesticidi neonicotinoidi con il consistente declino delle popolazioni di api selvatiche. Lo studio è stato realizzato dal Centre for Ecology and Hydrology (CEH) di Wallingford, nel Regno Unito, e pubblicato su Nature Communications.

La ricerca, che è stata finanziata dal governo britannico, ha studiato 62 specie di api selvatiche per 17 anni, dal 1994 al 2011. In particolare, gli studiosi si sono soffermati sui campi britannici coltivati a colza.

I pesticidi neonicotinoidi sono stati introdotti su vasta scala in Gran Bretagna dal 2002. A partire da questa data, gli scienziati hanno osservato un declino nella diffusione geografica delle api, pari al -13%, in media. Le specie che impollinavano e si nutrivano nei campi di colza sono state particolarmente danneggiate dagli agenti chimici. I pesticidi neonicotinoidi sarebbero stati responsabili per un declino medio del 7% nella distribuzione delle api. Nei campi di colza, avrebbero invece causato una perdita del 10% della popolazione.

Per alcune specie studiate l’impatto è stato ancora più grave. Per 5 di esse la diminuzione ha superato il 20%. Per altre, addirittura il 30%.

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I nostri risultati dimostrano che i neonicotinoidi sono dannosi per le api selvatiche: ne siamo certi”, ha affermato Nick Isaac, uno dei ricercatori coinvolti nello studio.

Come ha dichiarato Ben Woodcock, un altro autore della ricerca, sono molte le specie di api in declino in tutto il mondo e le cause sono numerose: “I cambiamenti climatici, la perdita degli habitat naturali, i parassiti e altri insetticidi oltre ai neconicotinoidi sono stati collegati al problema”.

L’Unione Europea ha imposto un divieto temporaneo sull’utilizzo di tre neonicotinoidi: il clothianidin, l’imidacloprid e il thiamethoxam. Alcuni addetti del settore, però, contestano la decisione sostenendo che prodotti simili non hanno la stessa efficacia. Il Regno Unito ha revocato il divieto dei tre insetticidi lo scorso anno, ammettendone l’uso in caso di emergenza. Se il rischio di distruzione causato dai fitofagi è troppo elevato, è il ragionamento, è possibile ricorrere ai neonicotinoidi.

Entro gennaio del 2017, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) dovrebbe completare il riesame dell’impatto dei pesticidi neonicotinoidi sulle api. I dati raccolti dai ricercatori del CEDH dovrebbero rientrare nel processo, fornendo prove ulteriori sulla pericolosità di tali agenti chimici.

FONTI:

http://www.nature.com/articles/ncomms12459

http://www.nature.com/news/controversial-insecticides-linked-to-wild-bee-declines-1.20446

https://www.theguardian.com/environment/2016/aug/16/high-pesticide-levels-on-oilseed-crops-harm-wild-bees-scientists-prove

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2016/08/17/pesticidi-nei-campi-di-colza-legati-a-declino-api_e289d352-92fc-4077-86eb-6bf11d61febc.html

 

I pesticidi neonicotinoidi uccidono il 40% dello sperma delle api. Lo studio

I ricercatori dell’Università svizzera di Berna hanno condotto un nuovo studio sulla pericolosità per le api dei pesticidi neonicotinoidi. In particolare, sono due gli elementi sotto accusa: il thiamethoxam e il clothianidin, che ridurrebbero in maniera significativa la capacità riproduttiva dell’ape maschio.

La ricerca è stata effettuata sull’Apis mellifera, l’ape europea, la più diffusa al mondo. I risultati sono allarmanti: i pesticidi neonicotinoidi citati uccidono il 39% dello sperma dei maschi, mettendo seriamente a rischio le capacità riproduttive dell’insetto.

Sul sito della rivista “Proceedings of the Royal Society B”, i ricercatori hanno introdotto lo studio, spiegando che “ci sono prove chiare sugli effetti subletali degli insetticidi neonicotinoidi” sulle api, ma che era invece “ignoto” l’impatto sulla riproduzione maschile di questi stessi prodotti. “I nostri risultati“, proseguono, “hanno dimostrato per la prima volta che gli insetticidi neonicotinoidi possono colpire la capacità riproduttiva dell’insetto maschio“.

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Anche quando non uccidono direttamente i fuchi, quindi, questi pesticidi ne riducono la fertilità in maniera determinante. I ricercatori hanno studiato due gruppi di api: quelle sottoposte all’esposizione di neonicotinoidi hanno prodotto nel polline circa 1,2 milioni di spermatozoi vivi. Gli insetti non sottoposti all’agente chimico, invece, hanno prodotto in media 1,98 milioni di spermatozoi.

In realtà, anche il dato sulla mortalità è particolarmente preoccupante. I fuchi, in genere, raggiungono la maturità sessuale ai 14 giorni: purtroppo però il 32% di quelli esposti ai pesticidi ha trovato la morte prima di tale scadenza. Tra i fuchi non esposti, invece, il tasso di mortalità si è fermato al 17%.

Clothianidin e thiamethoxam sono attualmente proibiti sul territorio dell’Unione Europea, in particolare sulle colture che attraggono le api e sui cereali diversi da quelli invernali, a eccezione degli usi in serra. È proibito anche il loro impiego nei trattamenti fogliari.

Lo scorso anno, l’EFSA ha pubblicato le proprie valutazioni sui rischi per le api dell’utilizzo di questi due pesticidi e dell’imidacloprid, un altro neonicotinoide. L’Autorità aveva all’epoca confermato che l’utilizzo di tali sostanze sotto forma di spray fogliari rappresenta un rischio per le api.

Peter Cambell, della Sygenta, azienda che produce il thiamethoxam, ha dichiarato che la ricerca dell’Università di Berna è “interessante”, anche se ha voluto sottolineare che “non sono chiare le conseguenze della riduzione della qualità dello sperma sulla fecondità reale delle regine“.

FONTI:

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2016/07/28/sos-api-pesticidi-molto-diffusi-fanno-da-contraccettivo_5a92aa90-e669-4e04-aeef-61aa3143d36d.html

https://www.theguardian.com/environment/2016/jul/27/leading-insecticide-cuts-bee-sperm-by-almost-40-per-cent-study-shows

http://rspb.royalsocietypublishing.org/content/283/1835/20160506

https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/150826

Api e pesticidi: pericosi quelli usati in prati e giardini

api e pesticidiNon solo i campi irrorati di pesticidi, ma anche i giardini e le aiuole pubbliche possono mettere a repentaglio la vita delle api.

Una ricerca della Purdue University (Usa), pubblicata su Nature, ha dimostrato che, anche se nei pressi delle arnie sono presenti campi di mais e soia, il polline raccolto dalle api nell’arco di una stagione è prelevato da diversi tipi di piante, e quel polline è costantemente inquinato sia da pesticidi agricoli che urbani.

Lo studio, dunque, chiama in causa anche le sostanze chimiche usate dai cittadini e dalle amministrazioni in giardini e spazi pubblici.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno esaminato il polline raccolto dalle api mellifere nell’arco di 16 settimane. All’interno del polline, proveniente da una trentina di famiglie di piante diverse, sono stati rilevati i residui di un numero “impressionante” di pesticidi che abbracciano nove classi di sostanze chimiche.

Tra queste, i neonicotinoidi, pesticidi usati nelle colture di mais e soia che nel corso di altri studi si sono rivelati tossici per le api, e i piretroidi, insetticidi che si trovano vicino a case e giardini con una grande varietà di piante in fiore, che hanno fatto registrare la concentrazione più alta nei campioni analizzati.

I ricercatori affermano che “i risultati mostrano che le api sono cronicamente esposte a numerose sostanze chimiche per tutta la stagione rendendo i pesticidi un importante fattore di stress a lungo termine per questi insetti“. Durante lo studio, infatti, gli esperti hanno trovato 29 pesticidi nei prati, 29 nei campi agricoli trattati e 31 nei campi non trattati.

La vita delle api, dunque, non dipende solo dagli agricoltori, ma anche dai cittadini che, se “hanno a cuore le api, devono usare gli insetticidi sono quando sono strettamente necessari, perché le api entrano in contatto con queste sostanze“, spiegano i ricercatori.

Fonti:

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2016/05/31/api-fanno-il-pieno-di-pesticidi-non-in-campi-agricoli_4d0550c2-4ad5-4cba-a02f-945588ce9ec2.html

http://www.focus.it/ambiente/ecologia/le-api-sono-contaminate-da-molti-pesticidi

http://www.nature.com/ncomms/2016/160531/ncomms11629/full/ncomms11629.html

Inaugurato #Efsa4Bees, il sito per monitorare la salute delle api

L’Efsa, L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ha inaugurato un nuovo sito web dedicato alla salute delle api.

#Efsa4Bees, questo il nome del portale, conterrà le informazioni sul progetto della stessa Efsa in merito alla valutazione dei rischi sulla salute degli insetti impollinatori; in pratica, tutto ciò che rappresenta un fattore di stress per le api (MUST-B), ma anche altri lavori scientifici attinenti, in settori come i pesticidi, la salute degli animali e i rischi ambientali. Un modo per rimanere sempre informati sulla salute di questi importantissimi insetti.

Agnès Rortais, la specialista di api che coordina il progetto MUST-B, ha affermato: “L’EFSA sta portando avanti un entusiasmante e ambizioso lavoro scientifico sulla salute delle api. Abbiamo deciso di riunirne gli esiti in un luogo unico, in modo che tutti i nostri partner e portatori d’interesse possano seguirne i progressi, magari dandoci una mano strada facendo“.

La dott.ssa Rortais, insieme ad altri, terrà un blog di notizie dove l’EFSA pubblicherà relazioni sugli ultimi progressi e i link alle più recenti ricerche e altre utili informazioni sull’argomento.

Efsa4Bees – ha aggiunto l’esperta – sarà un sito di riferimento per scienziati, ricercatori e chiunque abbia interesse per questo argomento di vitale importanza. Questo blog è solo l’inizio di quello che speriamo diventi una comunità interattiva e che ci dia accesso a informazioni e conoscenze che vadano oltre il nostro circolo di esperti e partner“.

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Dalla sopravvivenza delle api dipende anche la sopravvivenza dell’ambiente e dell’uomo: basti pensare che la maggior parte delle colture nell’Unione europea dipende dall’impollinazione degli insetti. Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), delle 100 specie di colture che forniscono il 90 % di prodotti alimentari in tutto il mondo, 71 sono impollinate dalle api.

Negli ultimi anni si è assistito però a un drastico impoverimento delle colonie di insetti impollinatori, dovuto a una serie di fattori tra cui: la diffusione dell’agricoltura intensiva e dell’uso di pesticidi, la scarsa o del tutto insufficiente alimentazione delle api, virus, attacchi di agenti patogeni e specie invasive.

Fonti:

http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/160303a

http://efsa4bees.efsa.europa.eu/

http://www.adnkronos.com/sostenibilita/world-in-progress/2016/03/03/efsa-bees-sito-per-salute-delle-api_k4QU7UiXkn9G07NDvdvUbJ.html?refresh_ce

http://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/beehealth