Suolo e Salute

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NUOVO REGOLAMENTO SUI FITOFARMACI

NUOVO REGOLAMENTO SUI FITOFARMACI

Introdotto un nuovo ed eloquente pittogramma sulla pericolosità per le api

Il 26 maggio è stato pubblicato il regolamento (UE) 2026/1123 della Commissione che stabilisce i requisiti relativi all’etichettatura dei prodotti fitosanitari e abroga il regolamento (UE) n. 547/2011.

Il testo si si applicherà a tutte le nuove domande di prodotti per la protezione vegetale presentate a partire da gennaio 2028

Il nuovo regolamento prevede requisiti di etichettatura (tradizionale e digitale, una novità) standardizzati che riguardano in particolare informazioni sull’identificazione del prodotto, condizioni d’uso, frasi tipo per lo smaltimento sicuro dei prodotti e del loro contenitore, frasi tipo per la comunicazione dei pericoli per la salute umana e per le api (la pericolosità per le api andrà segnalata con un apposito pittogramma introdotto proprio dal regolamento), con la novità anche della frase tipo “Contiene un microrganismo. Può provocare reazioni di sensibilizzazione” come consiglio di prudenza da inserire sulle confezioni di tutti i prodotti fitosanitari contenenti microrganismi.

Leggete qui il regolamento: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202601123

NOTA DOLENTE: ANCHE L’ITALIA DÀ IL VIA LIBERA AI NUOVI OGM

NOTA DOLENTE: ANCHE L’ITALIA DÀ IL VIA LIBERA AI NUOVI OGM

L’Italia tra i 18 Paesi che in Consiglio europeo hanno approvato il nuovo regolamento sulle tecniche genomiche (NGT) che supera l’obbligo di etichettatura della presenza di alimenti geneticamente modificati.

Croazia, Ungheria, Austria, Romania, Slovenia e Slovacchia hanno votato contro, Belgio, Bulgaria, Germania si sono astenuti, gli altri 18 (Italia compresa) il 21 aprile hanno votato a favore, quindi, il Consiglio europeo ha approvato il regolamento sui nuovi OGM (NGT), il cui testo finale sarà sottoposto al vaglio del parlamento europeo il 18 maggio. Con tutta probabilità le norme si applicheranno dal 2028.

Il testo non prevede l’obbligo di indicare in etichetta se il prodotto o i suoi ingredienti derivano da semi geneticamente modificati in laboratorio, calpestando la normativa generale in materia di informazione del consumatore, secondo la quale “è opportuno garantire che i consumatori siano adeguatamente informati sugli alimenti che consumano. Le scelte dei consumatori possono essere influenzate, tra l’altro, da considerazioni di natura sanitaria, economica, ambientale, sociale ed etica” e disattendendo i risultati dei sondaggi, secondo i quali oltre l’85% dei consumatori Ue vuole la chiara indicazione dell’origine geneticamente modificata in etichetta.

L’indicazione della modifica genetica apparirà soltanto sui sacchi delle sementi, non sui documenti di vendita del grano, né tantomeno su quelli della farina (e di conseguenza sul pane che il consumatore acquista).

 

Un altro buco nero è rappresentato dalla questione dei diritti brevettuali: il testo approvato dai rappresentanti dei governi nazionali non vieta i brevetti sulle piante NGT, calpestando la precisa richiesta che il Parlamento europeo aveva avanzato nella prima lettura del 2024.

C’è quindi il rischio che chi si trovasse il campo contaminato da materiale geneticamente modificato a causa di derive, invece di essere indennizzato, possa venir chiamato a rispondere dell’uso di patrimonio genetico sotto brevetto dalle tre multinazionali delle sementi che da sole controllano oltre il 60% del mercato mondiale.

 

Contattate il vostro parlamentare europeo e spiegategli i rischi della norma e per sottolineare che la trasparenza non ostacola certamente l’innovazione, ma la rafforza, che i cittadini europei non vogliono essere tenuti all’oscuro di quel che mangiano e che le NGT non si conciliano con la “DOP economy” su cui l’Italia punta (o almeno così dichiara).

 

Intanto, il comune di Isola del Piano (piccolo, ma importante nel biologico: ospita la sede e il pastificio della Cooperativa Girolomoni) ha messo le mani avanti ed è tra i primi in Italia a vietare semi NGT nel proprio territorio, una mossa simbolica (il regolamento non c’è ancora), ma significativa.

 

Qui i testi di interesse:  https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/04/21/new-genomic-techniques-council-adopts-new-rules-to-boost-sustainable-and-competitive-eu-food-systems/

VENDITA DIRETTA, UN’IDEA PER IL MASAF…

VENDITA DIRETTA, UN’IDEA PER IL MASAF…

Stati Uniti: una directory con più di 25mila opportunità di acquistare direttamente in campagna, un utile servizio per i consumatori (e per gli agricoltori)

L’Agricultural Marketing Service dello USDA (cioè del dipartimento statunitense per l’agricoltura, l’equivalente del nostro Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) ha presentato un’app utilizzabile da pc e da smartphone che consente di esplorare tutte le opzioni alimentari intorno a sè: farmers market (a oggi più di 7mila), agriturismi (più di 13mila), vendite dirette in azienda (quasi 5mila), CSA- Comunità a supporto dell’agricoltura (quasi 2mila) e food-hub, strutture che concentrano e distribuiscono prodotti locali tracciati e identificati (circa 500).

È sufficiente digitare nella barra di ricerca la località, indicare il raggio di ricerca (10 miglia, 30 miglia…) il nome dell’attività o il tipo di prodotto, eventualmente scegliendo tra numerose opzioni (giorni e orari di apertura, metodi di pagamento accettati, modalità d’ordine…). E’ possibile indicare anche il metodo di produzione, scegliendo tra “biologico con certificazione USDA”, “biologico non certificato” (negli USA è possibile per le piccole aziende), certificato “Naturally Grown”, Global-GAP, senza antibiotici. La query restituisce mappa, telefono ed E-mail, link al sito o al profilo facebook e altri dettagli.

Un ottimo servizio per sviluppare filiere corte tra consumatori e agricoltori saltando le intermediazioni, un suggerimento anche per il ministero e gli assessorati regionali!

Ecco il portale: https://www.usdalocalfoodportal.com/

CORTE DI GIUSTIZIA: LECITI I DIVIETI NAZIONALI DI COLTIVAZIONE DI OGM

CORTE DI GIUSTIZIA: LECITI I DIVIETI NAZIONALI DI COLTIVAZIONE DI OGM

La Corte in Lussemburgo dà ragione all’Italia: il divieto nazionale di seminare OGM rientra tra le prerogative dell’autorità e non viola il diritto europeo

Qualcuno ricorderà il caso dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato, militante pro OGM che nel 2021 aveva sfidato il divieto in vigore a livello nazionale seminando mais geneticamente modificato MON 810. Di conseguenza, le autorità gli avevano ordinato di trinciare e interrare le piante (ingiunzione alla quale Fidenato non aveva dato esecuzione, per cui all’abbattimento delle colture avevano dovuto provvedere gli agenti del Corpo forestale dello Stato) e gli avevano inflitto sanzioni per 50 mila euro.

Fidenato aveva presentato ricorso ai giudici nazionali, che si erano risolti a chiedere alla Corte di giustizia UE la verifica della validità delle disposizioni nazionali di divieto, anche alla luce dei principi di libera circolazione delle merci, libertà d’impresa, non discriminazione e proporzionalità.

La Corte di Giustizia Ue ha respinto le contestazioni dell’attivista pro OGM, confermando che la procedura attivata dall’Italia nel 2015 è perfettamente in linea con il diritto dell’Unione, che riconosce agli Stati membri un ampio margine di manovra nella gestione dei propri territori agricoli, ivi compresa la facoltà di vietare la coltivazione di OGM senza nemmeno fornire giustificazioni, sempre che il titolare dell’autorizzazione (in questo caso la multinazionale Monsanto, poi acquistata da Bayer nel 2018) non si sia opposto entro trenta giorni dal provvedimento.

Secondo la sentenza, divieti nazionali non creano discriminazioni tra agricoltori né violano la libertà d’impresa, ma tutelano la scelta di un Paese di preservare i propri modelli agricoli tradizionali, senza la necessità di giustificare le proprie decisioni di politica agricola nazionale.

Potete leggere la sentenza in italiano a pagina https://infocuria.curia.europa.eu/tabs/jurisprudence?lang=IT&searchTerm=%22C-364%2F24%22&sort=DOC_DATE-DESC

IL CONTO NASCOSTO DELL’AGRICOLTURA

IL CONTO NASCOSTO DELL’AGRICOLTURA

Un nuovo studio olandese rivela i costi reali – e le opportunità – del sistema agricolo. La nuova analisi del rapporto tra costi e benefici sociali offre una chiarezza senza precedenti sugli impatti dell’agricoltura

 

Il leader mondiale della consulenza e dei servizi professionali Deloitte, il think tank agroalimentare Transitiecoalitie Voedsel e il coordinamento delle aziende sostenibili Robin Food Coalition hanno pubblicato un rapporto i cui risultati sono difficili da ignorare.

Analizzando il sistema agroalimentare olandese, il rapporto rileva che l’attuale modello crea un valore economico pari a 13,3 miliardi di euro, ma causa anche costi sociali pari a 18,6 miliardi di euro.

In sostanza, tra emissioni di gas serra (7,9 miliardi), inquinamento da azoto (7,2 miliardi) e perdita di biodiversità (2,58 miliardi), il sistema lascia un buco a carico della società, un deficit annuale di 5,3 miliardi di euro.

Questi 5,3 miliardi di euro non si vedono sui cartellini del prezzo a scaffale, ma si pagano in ogni modo, con maggiori costi a carico della fiscalità generale, sottraendo risorse per una spesa pubblica più utile o comunque depauperando il patrimonio pubblico ambientale.

 

Ciò che colpisce di più nel rapporto non sono solo i dati, ma la direzione che indica: la via da seguire è chiara, una conversione totale al biologico dell’agricoltura olandese ridurrebbe i costi sociali del 41%.

Il biologico, combinato con le innovazioni già disponibili e una migliore efficienza delle risorse, porterebbe il bilancio in positivo per 2,7 miliardi di euro.

Un mix di produzione più spinto sulle proteine vegetali migliorerebbe ulteriormente le prestazioni del sistema.

 

La conclusione è inequivocabile: i sistemi agricoli biologici non solo riducono le pressioni ambientali, ma, con gli strumenti giusti, creano valore netto per la società.

Ciò è in linea con quanto osserviamo da anni: le pratiche biologiche rafforzano la salute del suolo, riducono le dipendenze dall’esterno, migliorano la resilienza e sostengono la competitività a lungo termine.

 

Mentre l’Europa si prepara alla prossima PAC e al quadro finanziario pluriennale, questo studio offre un promemoria tempestivo: investire nell’innovazione biologica e sostenibile non è un costo, ma migliora il ritorno anche economico alla società.

Non si tratta solo di sostenibilità; si tratta di responsabilità, pensiero sistemico e coraggio per ridefinire il futuro.

 

Il rapporto in inglese si può scaricare a pagina https://grondbeginsel.nl/wp-content/uploads/2025/11/20251016-The-Hidden-Bill-final.pdf

GREENWASHING E CARBON CREDIT, UNA DIRETTIVA PER FARE CHIAREZZA

GREENWASHING E CARBON CREDIT, UNA DIRETTIVA PER FARE CHIAREZZA

Il Consiglio dei ministri dell’Ambiente dei 27 Paesi membri dell’Unione traccia la cornice della Direttiva Green Claims: gli slogan ambientali e climatici devono essere dimostrati

Non solo la Nature Restoration Law (vedi la prima notizia di questa newsletter), il Consiglio Ue sdogana anche la nuova Direttiva Green Claims.

Nodi green da sciogliere

I ministri dell’Ambiente europei hanno infatti voluto affrontare i più spinosi nodi “green” ancora da sciogliere nel corso della riunione del Consiglio Ue svolto in Lussemburgo il 17 giugno.

Una riunione particolarmente prolifica, visto che i ventisette Paesi membri hanno raggiunto l’accordo su una serie di proposte relative alla Direttiva Green Claims, un provvedimento volto a contrastare il greenwashing e a fornire ai consumatori informazioni affidabili e verificabili per decisioni d’acquisto più ecologiche, proposto per la prima volta nel marzo 2023 e approvato dall’Europarlamento un anno dopo (Suolo e Salute ne ha parlato qui).

Alcuni recenti casi giudiziari (vedi il ricorso di Ifoam Organics Eu contro il sistema Ecoscore) mostrano che la necessità di portare chiarezza riguardo alle indicazioni ambientali presenti sulle etichette dei prodotti agroalimentari è ormai inderogabile. L’orientamento generale espresso il 17 giugno dal Consiglio costituirà la base per i triloghi sulla forma finale della direttiva, i cui negoziati inizieranno nel nuovo ciclo legislativo.

Dichiarazioni da dimostrare

La proposta di Direttiva si rivolge alle dichiarazioni ambientali esplicite e alle etichette ambientali volontarie utilizzate dalle aziende per promuovere i loro prodotti. Include anche i sistemi di etichettatura ambientale esistenti e futuri, sia pubblici che privati, specificando gli obblighi per ciascun comparto. Le aziende devono utilizzare criteri chiari e prove scientifiche aggiornate per corroborare le loro asserzioni. Le dichiarazioni e le etichette devono essere chiare, comprensibili e specifiche rispetto alle caratteristiche ambientali dichiarate. Un principio fondamentale ribadito dalla bozza di direttiva è la verifica ex ante delle dichiarazioni ambientali da parte di esperti indipendenti, per garantire la loro veridicità prima della pubblicazione. Tuttavia, è prevista una procedura semplificata per esentare alcune tipologie di asserzioni dalla verifica di terze parti, purché le imprese forniscano un documento tecnico di conformità.

I sistemi di etichettatura ecologica EN ISO 14024 tipo 1 riconosciuti ufficialmente in uno Stato membro saranno esentati dalla verifica se rispettano le nuove norme. Il riconoscimento in un Paese permette dunque la validità in tutta la UE.

Crediti di carbonio, il ruolo dell’agricoltura

La direttiva affronta anche il tema spinoso delle dichiarazioni relative al clima, comprese quelle che coinvolgono i crediti di carbonio, introducendo nuovi requisiti. Le aziende devono fornire dettagli sul tipo e la quantità di questi crediti, dichiarando anche se sono permanenti o temporanei. Verrà fatta una distinzione fra crediti per azioni climatiche e crediti di compensazione, cioè tra quelli che dovrebbero avere un effetto “addizionale” e quelli che invece bilanciano un’attività inquinante. In entrambi i casi, i problemi di metodologia hanno finora dimostrato la fallacia del sistema di “finanziarizzazione” del clima. Positivo, al riguardo, il commento di Copa-Cogeca, la centrale di rappresentanza delle associazioni agricole a Bruxelles. «Questo approccio sui carbon credit prende in considerazione la realtà delle aziende agricole e dà la giusta flessibilità all’uso dei crediti di carbonio nel mercato volontario».