Suolo e Salute

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LA DEGRADAZIONE DEI SUOLI: A RISCHIO LA SICUREZZA ALIMENTARE E AMBIENTALE

LA DEGRADAZIONE DEI SUOLI: A RISCHIO LA SICUREZZA ALIMENTARE E AMBIENTALE

Accademia dei Georgofili – Logge Uffizi Corti, Firenze – Giornata Studio sulla degradazione del suolo e dei rischi connessi. Parteciperà anche Suolo e Salute

La progressiva degradazione dei suoli è un tema che negli ultimi anni sta attirando crescente attenzione anche sul piano istituzionale. Nel 2025 l’Unione europea ha infatti approvato la Direttiva europea sul Monitoraggio e la Resilienza del Suolo, la prima normativa comunitaria dedicata alla protezione e al recupero dei suoli entro il 2050.

In questo contesto l’Accademia dei Georgofili ha organizzato per il 24 marzo una Giornata di studio dedicata al contributo della scienza del suolo alla storia agricola e forestale italiana. Una disciplina che, pur restando spesso poco visibile, rappresenta da sempre una base scientifica fondamentale per affrontare questioni cruciali come la sicurezza alimentare, la gestione delle risorse idriche e la prevenzione del rischio idrogeologico. Negli ultimi anni il suo ruolo è diventato ancora più centrale anche per la mitigazione dei cambiamenti climatici, la tutela della biodiversità, i ripristini ambientali e la valorizzazione dei prodotti tipici.

I dati europei delineano però un quadro allarmante: oltre l’83% dei suoli italiani è interessato da uno o più processi di degradazione, tra cui la riduzione della sostanza organica, l’erosione idrica, il compattamento e la perdita di biodiversità, con conseguenze sulla fertilità e sulla capacità produttiva dei terreni agricoli.

A questo si aggiunge il consumo di suolo, che continua a crescere e riguarda spesso le aree più fertili. Nell’ultimo anno sono stati coperti altri 72,5 km² di territorio, portando la superficie artificializzata al 7,16% del totale nazionale.

La situazione è ulteriormente aggravata dalla crisi climatica, con lunghi periodi di siccità alternati a piogge intense che accentuano l’erosione e il ruscellamento superficiale, con perdite d’acqua che possono arrivare fino al 90%.

Tra gli obiettivi dell’iniziativa c’è anche quello di sensibilizzare operatori del settore e decisori pubblici sulla necessità di avviare azioni concrete per il ripristino della salute dei suoli italiani, in una prospettiva di lungo periodo.

All’evento parteciperà anche Alessandro D’Elia, direttore generale e amministratore delegato di Suolo e Salute. «La nostra azienda – sottolinea – ha una forte vicinanza con il tema trattato dall’Accademia. Tutto è racchiuso nel nostro nome: dal naturale equilibrio del suolo dipende la salute dell’uomo, degli animali e dell’agroecosistema in generale. È una visione che ci accompagna fin dal 1969, anno di nascita dell’Associazione Suolo e Salute da cui trae origine la nostra azienda».

«Accogliamo quindi con grande interesse questa iniziativa – conclude D’Elia – e confermiamo il nostro pieno supporto e la collaborazione alle organizzazioni nazionali e internazionali impegnate nella tutela del suolo».

Per il programma della giornata, l’iscrizione e gli approfondimenti: https://www.georgofili.it/contenuti/la-degradazione-del-suolo-una-minaccia-alla-sicurezza-alimentare-e-ambientale/26841

GERMANIA, CRESCE L’ORTICOLTURA BIOLOGICA

GERMANIA, CRESCE L’ORTICOLTURA BIOLOGICA

Ormai è biologico un sesto delle superfici a ortaggi; rape rosse, zucche, zucchine e piselli sugli scudi

Nel 2025 la produzione di ortaggi in Germania ha raggiunto 4,5 milioni di tonnellate, registrando un aumento dell’8,1% rispetto al 2024 e del 13,2% rispetto alla media del periodo 2019-2024, il livello più alto registrato dall’inizio delle rilevazioni nel 1990. Le superfici coltivate sono aumentate del 3,9%, arrivando a 131.700 ettari.

Aumentato anche il peso dell’orticoltura biologica: nel 2025 sono stati coltivati con metodo biologico circa 20.600 ettari, cioè oltre il 15% della superficie totale a ortaggi.

La produzione biologica ha raggiunto 597.000 tonnellate, ovvero il 13,2% del raccolto complessivo. Il tasso di crescita è superiore al convenzionale sia in termini di superfici (l’aumento è stato del 6.4%) che di produzione (+12,6%). Confrontando i dati con la media 2019-2024, l’aumento è ancora più evidente: +17,3% per la superficie e +33,7% per il volume di raccolta.

Tra le colture biologiche più diffuse si trovano le carote con 3.340 ettari, seguite dalle zucche con 2.200 ettari e dalle cipolle con 2.150 ettari.

Anche la rapa rossa occupa una superficie significativa con 1.790 ettari. Alcuni ortaggi biologici presentano una quota particolarmente elevata sul totale: la rapa rossa è al 48,7%, le zucche al 35,6%, le zucchine al 34,9% e i piselli al 30,5%.

La coltivazione biologica è relativamente più diffusa nelle serre rispetto al pieno campo; circa il 24% delle superfici protette è infatti gestito con metodo biologico, una quota superiore di circa 8 punti percentuali rispetto alle coltivazioni all’aperto.

In totale, la produzione biologica sotto copertura ha raggiunto 33.800 tonnellate, pari al 15,4% della produzione biologica complessiva di ortaggi.

Se le estati tedesche continueranno a diventare più calde, dovremo cercare clienti più a nord…

Leggi di più: https://www.freshplaza.de/article/9814645/grosste-gemuseernte-seit-36-jahren/

BIOFACH 2026: LA GRANDE FIERA MONDIALE DEL BIOLOGICO GUARDA AL FUTURO

BIOFACH 2026: LA GRANDE FIERA MONDIALE DEL BIOLOGICO GUARDA AL FUTURO

La kermesse tedesca ha ribadito la sua centralità per l’intero comparto del biologico. Un’edizione ricca di stimoli professionali per Suolo e Salute e per le altre aziende co-espositrici del Gruppo Cotecna.

 

BIOFACH 2026, svoltasi dal 10 al 13 febbraio a Norimberga, in Germania, ha confermato ancora una volta il suo ruolo di piattaforma leader mondiale per il settore dei prodotti biologici, con un successo di pubblico e partecipazione internazionale. Con circa 2.200 espositori provenienti da quasi 90 paesi e quasi 32.000 visitatori professionali, di cui circa la metà dall’estero, la manifestazione ha attirato l’attenzione di aziende, buyer, istituzioni e realtà della filiera bio. A dispetto delle difficoltà nei trasporti aerei e ferroviari, i padiglioni della fiera si sono mantenuti ben frequentati, offrendo numerose opportunità di incontro e confronto.

Il filo conduttore dell’edizione 2026 è stato il tema “Growing Tomorrow: Young Voices, Bold Visions!”, che ha posto al centro l’importanza delle nuove generazioni e le idee per costruire sistemi produttivi più resilienti e sostenibili.

Oltre ai padiglioni espositivi, BIOFACH ha offerto un ricco programma congressuale con dibattiti su innovazione, sostenibilità, certificazione e nuove tendenze di mercato. Particolare attenzione è stata dedicata alle tecnologie green e alle soluzioni di packaging sostenibile, come dimostrato dalle presentazioni di materiali e processi a basso impatto ambientale.

L’internazionalità dell’evento è emersa anche dalla partecipazione di delegazioni nazionali: l’India è stata designata “Country of the Year”, con uno spazio espositivo di rilievo dedicato alla sua ampia offerta di prodotti biologici e alle specialità regionali

Il successo italiano non è mancato: diverse aziende italiane, molte certificate da Suolo e Salute, hanno partecipato con prodotti come oli, pasta, riso e specialità regionali, sfruttando la vetrina internazionale per rafforzare la propria presenza sui mercati esteri.

BIOFACH 2026 ha così ribadito la sua centralità per l’intero comparto biologico, non solo come spazio espositivo, ma come luogo di dialogo e definizione delle strategie future per un’agricoltura e un’alimentazione sostenibili a livello globale.

“Per noi di Suolo e Salute – commenta Alessandro D’Elia, Amministratore Delegato della società – è stata un’edizione davvero superlativa, anche grazie alla condivisione degli spazi espositivi con Neotron, Fitosoil, GeoChem e NofaLab, realtà che, insieme a noi hanno rappresentato il Gruppo Cotecna. I nostri spazi espositivi realizzati in cartone speciale riciclabile al 95%, sono stati una testimonianza concreta dello spirito con cui il Gruppo Cotecna ha partecipato alla fiera: un impegno verso una sostenibilità reale e tangibile, non semplicemente dichiarata. È stato un BIOFACH intenso – continua D’Elia – ricco di appuntamenti, confronti e incontri all’interno della grande galassia del biologico: un’occasione preziosa per rafforzare relazioni, costruire nuove sinergie e condividere visioni sul futuro del settore. E poi, naturalmente, tanto divertimento: un ingrediente che a questa fiera non manca mai.”

 

Per approfondimenti: https://www.biofach.de/en/press/press-releases/2026/02/biofach-2026-closing-report

 

BIOLOGICO: NEL 2024 CONSUMI IN ALTO MA RALLENTA LA CRESCITA DELLE SUPERFICI COLTIVATE

BIOLOGICO: NEL 2024 CONSUMI IN ALTO MA RALLENTA LA CRESCITA DELLE SUPERFICI COLTIVATE

Di seguito il quadro che emerge dall’analisi dei dati 2024 presentati da FiBL a Biofach 2026

Il biologico corre veloce nei consumi, ma rallenta nell’espansione delle superfici coltivate. Questa è la fotografia che emerge dal rapporto “The World of Organic Agriculture 2026”, relativo ai dati 2024, presentato a Biofach dagli svizzeri dell’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica (FiBL) in collaborazione con IFOAM.

In Europa le superfici coltivate a bio restano sostanzialmente stabili a 19,6 milioni di ettari. Di questi, 18,1 milioni si trovano nell’Unione europea, dove il biologico rappresenta l’11,1% della superficie agricola totale, a fronte del 3,9% dell’intero continente europeo.

Sul fronte dei Paesi leader, la Spagna si conferma al primo posto per estensione, con quasi 2,9 milioni di ettari, seguita dalla Francia con 2,7 milioni e dall’Italia con 2,5 milioni. Il nostro Paese, però, detiene il primato per incidenza della superficie agricola utilizzata in biologico, con il doppio della media europea: il 20%. L’Italia guida anche la classifica per numero di operatori agricoli bio: circa 87.000 su 490.600 attivi in Europa.

Il settore è trainato dai consumi. Nel 2024 le vendite al dettaglio di prodotti biologici in Europa hanno raggiunto il massimo storico di 58,7 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto all’anno precedente. La Germania si conferma il primo mercato europeo con 17 miliardi di euro di vendite, seguita da Francia (12,2 miliardi) e Italia (5,2 miliardi). La Svizzera detiene invece il record mondiale di spesa pro capite, con 481 euro per persona.

Lo scenario globale ricalca quello europeo: superfici ferme e domanda in aumento. Nel 2024 i terreni biologici nel mondo restano stabili a 99 milioni di ettari, mentre le vendite globali di alimenti e bevande bio toccano i 145 miliardi di euro. Gli Stati Uniti guidano il mercato con 60,4 miliardi di euro, davanti a Germania (17 miliardi) e Cina (15,5 miliardi).

Un segnale forte arriva dal mercato: i consumatori europei mostrano una crescente attenzione verso scelte alimentari salutari e sostenibili. Un orientamento che, secondo Alessandro D’Elia, amministratore delegato di Suolo e Salute, non può essere ignorato dalle istituzioni comunitarie.

Il messaggio è netto: mentre i cittadini scelgono la sostenibilità, le politiche europee non possono permettersi di indietreggiare, sottolinea D’Elia. Al centro del dibattito non c’è soltanto la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, ma anche la competitività dell’intero sistema agroalimentare europeo che dovrà coniugare redditività e impatto della produzione sull’agro-ecosistema. Il futuro, quindi, dipenderà dalla capacità dell’Unione europea di accompagnare con coerenza la transizione ecologica, sostenendo un modello produttivo sempre più orientato alla qualità, alla trasparenza e alla sostenibilità. Una sfida che richiede politiche stabili e lungimiranza.”

Per approfondimenti: https://www.fibl.org/en/info-centre/news/europes-organic-market-sets-another-record-in-2024-farmland-stable

TUTTO QUEL CHE C’È DA SAPERE SULL’AGROECOLOGIA

TUTTO QUEL CHE C’È DA SAPERE SULL’AGROECOLOGIA

La direzione generale per i partenariati internazionali della Commissione europea ha pubblicato la Guida operativa UE sull’agroecologia che costituisce un riferimento fondamentale per la trasformazione dei sistemi alimentari

Del concetto di agroecologia non esiste un’unica definizione, ma un gran numero, che riflette le preoccupazioni e le situazioni dei diversi autori e operatori.

Quella concordata dal Gruppo di esperti di alto livello (HLPE) nel 2016 «l’applicazione di concetti e principi ecologici ai sistemi agricoli, concentrandosi sulle interazioni tra piante, animali, esseri umani e ambiente, al fine di promuovere uno sviluppo agricolo sostenibile per garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale per tutti oggi e domani» è diventata ormai un po’ stretta e ora si preferisce un approccio transdisciplinare, partecipativo e orientato all’azione, con un insieme di pratiche, ma anche un movimento sociale.

La guida combina un quadro teorico e una metodologia pratica per aiutare i decisori politici, i professionisti e i ricercatori a integrare l’agroecologia nei programmi, nel dibattito politico e nelle decisioni di investimento; copre 13 principi agroecologici e li collega alle principali sfide globali, tra cui la resilienza climatica, la biodiversità, la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza sostenibili.

Il documento tratta anche della relazione tra agricoltura biologica e agroecologia, trovando punti di convergenza, ma anche possibili divergenze.

I primi: l’agricoltura biologica esclude i prodotti agrochimici di sintesi, mentre l’agroecologia mira a ridurli o sostituirli, anche se alcune delle sue correnti li rifiutano in toto; la corrente più avanzata dell’agricoltura biologica si avvicina all’agroecologia cercando di migliorare la biodiversità, combattere l’erosione, aumentare le sinergie tra i sistemi, utilizzare gli ecosistemi naturali come modelli, ecc.

Di contro, un’altra corrente della cosiddetta agricoltura biologica “industriale” sviluppa pratiche più intensive, con forte meccanizzazione e, sostanzialmente un approccio di sostituzione degli input chimici con input biologici, con minor focus sulla biodiversità, non sfruttando compitamente tutti i benefici (mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici, riduzione delle emissioni di gas serra e miglioramento del sequestro del carbonio nel suolo); diversi possono essere anche gli approcci in termini di equità sociale o diritti.

Ricchissima la bibliografia, in massima parte accessibile on line.

La guida è disponibile in inglese e in francese e si può scaricare gratuitamente a pagina https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/bebf7879-bb8c-11f0-b37f-01aa75ed71a1.

I PESTICIDI ALTERANO LA BIODIVERSITÀ TASSONOMICA E FUNZIONALE DEI SUOLI

I PESTICIDI ALTERANO LA BIODIVERSITÀ TASSONOMICA E FUNZIONALE DEI SUOLI

Un allarmante nuovo studio pubblicato su “Nature”

Uno studio pubblicato su Nature dimostra che i pesticidi sono diffusi nei suoli europei (il 70% dei suoli esaminati ne conteneva tracce) e che hanno un impatto su un’ampia gamma di organismi del suolo (sono il secondo fattore più importante per la biodiversità del suolo dopo le sue proprietà intrinseche).

Numerosi precedenti lavori hanno già dimostrato che diversi pesticidi hanno un impatto negativo sugli organismi che vivono in superficie, come api, specifiche specie di uccelli e insetti, lo studio appena pubblicato estende tali risultati a quello che c’è sotto, effettuando misurazioni su scala continentale in Europa.

I pesticidi sembrano costituire un grave disturbo per l’ecosistema del suolo e modificare la composizione e la diversità delle comunità del sottosuolo. Alcuni microbi ne traggono beneficio (aumenta la ricchezza di batteri), ma altri, come i funghi micorrizici arbuscolari benefici, vengono soppressi o mostrano comunque relazioni negative.

L’impatto negativo dei pesticidi sui funghi micorrizici arbuscolari osservato conferma lavori precedenti.

Il lavoro cerca di individuare la relazione tra pesticidi e parametri di biodiversità del suolo utilizzando strumenti statistici (modelli lineari generali e partizionamento della varianza), utilizzando un ampio set di dati e indagando collegamenti e associazioni tra le variabili con l’obiettivo di identificare i fattori determinanti.

Il lavoro dimostra che gli studi di valutazione del rischio e le normative sui pesticidi devono considerare gli ecosistemi del suolo nel loro complesso e includere i funghi micorrizici arbuscolari, quando si valutano gli effetti, piuttosto che limitarsi ad alcune specie modello selezionate, come avviene attualmente.

L’articolo è Köninger, J., Labouyrie, M., Ballabio, C. et al. Pesticide residues alter taxonomic and functional biodiversity in soils. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09991-z