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NUOVA ZELANDA, UN MINISTERO PER L’AGRICOLTURA BIOLOGICA!

NUOVA ZELANDA, UN MINISTERO PER L’AGRICOLTURA BIOLOGICA!

Primo caso al mondo di un dicastero che ha come compito esclusivo lo sviluppo del settore biologico

La Nuova Zelanda ha nominato il parlamentare Mike Butterick ministro all’agricoltura biologica; per quanto ne sappiamo si tratta del primo ruolo ministeriale dedicato al biologico, se si esclude il minuscolo Sikkim (ufficialmente biologico al 100% nel 2016, ma si tratta di uno stato federato con poco più di 600mila abitanti che fa parte dell’India, nella regione himalayana) che produce cardamomo e tè.

Nemmeno la Nuova Zelanda è intensamente popolata (ha poco più di 5 milioni di abitanti), ma ha un PIL pro capite di 29.491 $ contro gli 8.900 del Sikkim ed è una potenza agricola: carne, latte e derivati (in prevalenza da animali al pascolo), kiwi, mele, vino, lana.

Il settore biologico neozelandese genera una produzione di $ 1,2 miliardi all’anno, di cui poco meno di metà da esportazione, grazie al fatto che è in controstagione col nostro emisfero (68.500 tonnellate di prodotti – di cui 13.000 verso la UE- di cui 53.000 tonnellate di kiwi), con una crescita annuale che è il doppio di quella del tasso dell’export di alimenti e fibre convenzionali.

Nel commentare l’istituzione della nuova figura ministeriale, l’associazione biologica neozelandese, Organics Aotearoa New Zealand (OANZ) ha espresso la sua soddisfazione: in questa fase di forte incremento della domanda globale di alimenti con certificazione biologica, l’esigenza di una voce ministeriale dedicata era più forte che mai.

Si tratta del passo più importante per il settore dall’approvazione del Organic Products and Production Act del 2023.

La SAU biologica della Nuova Zelanda è di 90.000 ettari (lo 0.9% della SAU totale), con 685 produttori agricoli, 345 aziende di trasformazione e 119 esportatori; se confrontiamo i dati della Nuova Zelanda con quelli italiani (2,5 milioni di ettari di SAU, circa il 20% del totale, 87mila agricoltori, 25mila aziende di trasformazione, oltre 1000 esportatori), altro che un ministro per l’agricoltura biologica, dovremmo avere mezzo governo…

Leggi di più: https://www.oanz.org/new-blog/new-zealand-organic-sector-secures-dedicated-voice-in-parliament-

 

A CHE PUNTO SIAMO SULLE SEMENTI BIOLOGICHE

A CHE PUNTO SIAMO SULLE SEMENTI BIOLOGICHE

Il CREA incaricato del coordinamento del Piano Nazionale Sementi Biologiche

In Italia la disponibilità di sementi biologiche (che è resa pubblica con la Banca Dati Sementi Biologiche, pensata per agevolare il contatto domanda e offerta ed è costantemente aggiornata) non è sempre sufficiente a soddisfare le esigenze delle aziende agricole, che a norma di regolamento europeo richiedono di poter utilizzare in deroga sementi convenzionali, ma non trattate.

Con l’obiettivo di superare questa criticità aumentando la disponibilità di sementi biologiche certificate il ministero ha quindi finanziato il Piano Nazionale Sementi Biologiche (PNSB), coordinato dal CREA.

E il CREA Difesa e Certificazione sta effettuando prove sperimentali in campo per la selezione di varietà più adatte ai sistemi di coltivazione biologica e ai diversi ambienti produttivi, con attenzione anche al Materiale Eterogeneo Biologico (MEB), risorsa genetica caratterizzata da maggiore diversità e adattabilità.

A fine maggio 2026 presso l’azienda agricola “Emilia” del Crea Dc di Tavazzano (Lodi) si è tenuta una giornata dimostrativa sulle prove varietali e sui criteri utilizzati per selezionare varietà più adatte al metodo biologico, più rustiche, resilienti e meno dipendenti dagli input.

Si tratta di una bella sfida: le imprese sementiere sono generalmente orientate a cultivar uniformi e standardizzate, ma il criterio della “taglia unica” mal si adatta alla produzione biologica, che piuttosto ha necessità di materiali riproduttivi in grado di adattarsi a territori, climi e sistemi di gestione diversificati.

Leggi qui tutto quel che c’è da sapere sulle sementi biologiche: https://www.crea.gov.it/web/difesa-e-certificazione/-/sementi-biologiche

I MICROBIOMI PER ELEVARE LA RESILIENZA DELLE COLTURE E LA FERTILITÀ DEL SUOLO

I MICROBIOMI PER ELEVARE LA RESILIENZA DELLE COLTURE E LA FERTILITÀ DEL SUOLO

Il ruolo del microbiota è fondamentale nella salute e nelle malattie anche delle piante

l microbiomi del suolo e delle piante sono fondamentali per la resilienza, la produttività e la salute degli ecosistemi agricoli.  Comprendono comunità microbiche presenti nella rizosfera, nella filosfera e nell’endosfera delle piante che contribuiscono al ciclo dei nutrienti, alla crescita vegetale e alla prevenzione delle malattie.

Tra i principali meccanismi biologici vi sono l’immunità mediata dai microbi e la simbiosi micorrizica, ma sono importanti anche la solubilizzazione del fosfato e la fissazione biologica dell’azoto, processi che migliorano la produttività delle colture e riducono la dipendenza da fertilizzanti e pesticidi chimici.

Va da sé che le pratiche agricole (lavorazione del terreno, monocoltura, pesticidi e fertilizzazione di sintesi) influenzano fortemente equilibrio, diversità e funzione dei microbiomi e vanno quindi progettate con cura.

Il capitolo “Role of Soil and Plant Microbiome in Sustainable Agriculture” del volume appena pubblicato “Microbiota Unveiled: Science, Health, and Future Therapie” analizza diversi casi di studio che dimostrano l’efficacia degli inoculanti microbici nel migliorare fertilità e resilienza delle colture, anche se rimangono lacune nella comprensione delle dinamiche ecologiche dei microbiomi in campo aperto.

Attualmente sia le prestazioni dei prodotti commerciali che i quadri normativi sono ancora poco standardizzati, ma appare comunque evidente che il futuro dell’agricoltura sostenibile dipenderà sempre più dall’integrazione anche del microbioma con la competenza degli agricoltori, con pratiche climatiche intelligenti e con le nuove tecniche rese possibili dall’intelligenza artificiale.

Il volume costituisce una guida di riferimento, ma anche uno strumento educativo in diverse discipline, dalla nutrizione e dalla scienza alimentare alla farmaceutica e alla medicina offrendo una visione a 360 gradi del ruolo fondamentale del microbiota nella salute e nelle malattie.

 

Vedi qui volume e articolo: https://link.springer.com/book/10.1007/978-981-95-9031-5

L’IRLANDA PREMIA I MIGLIORI AGRICOLTORI BIOLOGICI (E NOI?)

L’IRLANDA PREMIA I MIGLIORI AGRICOLTORI BIOLOGICI (E NOI?)

Dublino vuole valorizzare agricoltori e imprese del suo (piccolo) settore biologico

C’è l’European Organic Award, il premio annuale istituito dalla Commissione europea per i migliori agricoltori biologici (donna e uomo), la miglior impresa di trasformazione, il miglior ristorante, la città più biologica eccetera (premiazioni a settembre a Bruxelles). Ma agli irlandesi sembrava poco, così il ministro all’Agricoltura, Martin Heydon, ha lanciato i National Organic Awards 2026, organizzati dal Dipartimento dell’Agricoltura irlandese insieme al Bord Bia, l’ente governativo dedicato allo sviluppo dei mercati di esportazione dei prodotti alimentari irlandesi.
L’iniziativa punta a valorizzare agricoltori, produttori e imprese del settore biologico del Paese e la cerimonia di premiazione si terrà a settembre al Bord Bia Global Hub di Dublino.

In tutto l’Irlanda conta su 178mila ettari biologici, il 4% della SAU nazionale e poco più di 4mila agricoltori.

Se fosse una regione italiana, sarebbe al settimo posto come entità di superficie, al nono posto per numero di operatori e di gran lunga l’ultima come incidenza della SAU biologica sul totale regionale.

Ciò nonostante organizza un premio nazionale per riconoscere il lavoro delle aziende agricole e alimentari biologiche del Paese e il governo ha annunciato un piano per raggiungere 750 milioni di euro di PLV biologica entro il 2030.

Se qualche dirigente regionale o del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ci legge e vuole trarre ispirazione dall’iniziativa irlandese, trova qui tutti i dettagli:
https://www.bordbia.ie/industry/events/national-organic-awards-2026/

I BENEFICI DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA PER L’AMBIENTE E IL BENESSERE DEGLI ANIMALI NEI CLIMI TEMPERATI, UNA RASSEGNA SISTEMATICA

I BENEFICI DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA PER L’AMBIENTE E IL BENESSERE DEGLI ANIMALI NEI CLIMI TEMPERATI, UNA RASSEGNA SISTEMATICA

Conclusioni: netti vantaggi per la protezione ambientale e la conservazione delle risorse  

Non mancano studi sull’impatto dell’agricoltura biologica sull’ambiente e sul benessere degli animali, ma sono abbastanza eterogenei e le conclusioni tratte dalla comunità scientifica non sono definitive.

Questa revisione analizza tutti gli studi scientifici comparativi tra l’agricoltura biologica e quella convenzionale pubblicati negli ultimi trent’anni. Si tratta dello studio più ampio del suo genere e il primo che aggiunge l’aspetto del benessere degli animali alla gamma di categorie di impatto.

La revisione sistematica della letteratura scientifica ha rilevato che la gestione biologica ha mostrato chiari vantaggi rispetto a quella convenzionale nell’ambito della protezione ambientale e della conservazione delle risorse. Le conclusioni sono che l’agricoltura biologica può contribuire a risolvere le attuali sfide ambientali e delle risorse ed è da considerare un approccio chiave per l’uso sostenibile del suolo. Gli effetti positivi dovrebbero essere ulteriormente rafforzati migliorando le rese produttive dei sistemi biologici e modificando la rilevanza dei consumi come alimenti a uso umano e zootecnico,

 

Leggi qui la ricerca: Sanders, J., Brinkmann, J., Chmelikova, L. et al. Benefits of organic agriculture for environment and animal welfare in temperate climates. Org. Agr. 15, 213–231 (2025). https://doi.org/10.1007/s13165-025-00493-w

NEL 2024 +8% LA VENDITA DI PESTICIDI NELLA UE

NEL 2024 +8% LA VENDITA DI PESTICIDI NELLA UE

Dati Eurostat: “Più vendite in Francia (22%), Spagna (19%), Germania (14%) e Italia (13%)”

La quantità di pesticidi venduti nella UE nel 2024 raggiunge le 316mila tonnellate; questo è il dato che emerge nella relazione appena presentata da Eurostat.

Nel 2024 la categoria principale è stata quella dei “fungicidi e
battericidi” (40%), seguita da “erbicidi, disseccanti e antimuschio” (35%) e “insetticidi e acaricidi”.

In pratica, ogni abitante della UE ha avuto in dote circa 700 grammi di sostanze chimiche di sintesi.

 

In Italia sono stati venduti (e acquistati) 40.093.897 kg, contro i 39.571.269 del 2023 (+1,32%).

La SAU italiana è 12,4 milioni di ettari, 2,5 dei quali a condizione biologica e 3.140.000 a prati e pascoli.

In media, quindi, su ciascuno dei 6.7 milioni di ettari restanti sono stati utilizzati 6 kg tondi tondi di pesticidi di sintesi, il che smentisce amaramente la narrativa che presenta la riduzione dei fitosanitari come tendenza consolidata.

Nonostante la diffusione dell’agricoltura biologica e le strategie PAC 2023-2027 (in particolare l’intervento SRA19 “Riduzione dell’impatto dell’uso di prodotti fitosanitari”) tese a incentivare tecniche di agricoltura sostenibile, difesa integrata e uso di agrofarmaci a basso rischio, le quantità complessive non calano, al contrario.

E, ahimè, non si tratta di una situazione priva di impatto ambientale: secondo l’ultimo report dell’ISPRA la presenza di pesticidi supera i limiti di legge il 28% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali italiane e nel 6.8% di quelle di falda, ma pesticidi sono presenti fino al 30% del massimo di legge nel 27.3% delle acque di superficie e nel 16.4% delle acque profonde.

 

Vedi qui i dati Eurostat:

https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/aei_fm_salpest09/default/table