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FRANCE 24: “GLI SCIENZIATI TEMONO UN PASSO INDIETRO SUI PESTICIDI”

FRANCE 24: “GLI SCIENZIATI TEMONO UN PASSO INDIETRO SUI PESTICIDI”

France 24, emittente del gruppo radiotelevisivo pubblico Audiovisuel Extérieur de la France, in un servizio del 10 ottobre ha denunciato i rischi di un possibile allentamento delle norme europee sui pesticidi

 

Scienziati, medici e persone colpite dagli effetti nocivi dei pesticidi temono che alcune sostanze pericolose possano restare sul mercato più a lungo grazie al pacchetto legislativo europeo Omnibus X, che per la Commissione europea serve a semplificare le procedure e ridurre gli ostacoli burocratici.

Secondo i critici, la dichiarata semplificazione si traduce in un indebolimento delle garanzie per la salute pubblica e per l’ambiente.

Il servizio cita la storia dell’ex apicoltore e frutticoltore José Nadan che per anni aveva utilizzato pesticidi che secondo i rappresentanti erano così sicuri che si sarebbero potuti bere, per poi vedersi diagnosticato un cancro alla prostata (malattia che gli è stata ufficialmente riconosciuta dalla Mutualité sociale agricole come professionale e causata dai pesticidi).

Cita anche quella di Edmond Leduc, ex medico in pensione che ha vissuto accanto a campi trattati con pesticidi per 44 anni, occupandosi da hobbista di giardinaggio. Dopo una diagnosi di linfoma, anche a lui è stato recentemente diagnosticato un cancro alla prostata.

Anche altri ex agricoltori e residenti vicino ai campi trattati raccontano alla testata di aver sviluppato gravi patologie: oltre ad alcuni tumori, tra i problemi sanitari associati all’esposizione figurano malattie respiratorie e disturbi neurodegenerativi.

Tant’è che le richieste di riconoscimento delle malattie professionali legate ai pesticidi sono passate da 318 nel 2024 a 975 nel 2025, più che triplicate.

In questo quadro è tutt’altro che peregrino interrogarsi sulla ragionevolezza di una delle modifiche più contestate dell’Omnibus X, ossia l’eliminazione delle rivalutazioni periodiche dei pesticidi, rivalutazioni che invece permettono di riesaminare le autorizzazioni alla luce delle nuove prove scientifiche nel frattempo emerse.

Il messaggio centrale del servizio è che semplificare le norme non dovrebbe comportare una riduzione della protezione sanitaria: quando dalla ricerca scientifica emergono nuovi rischi le autorizzazioni devono poter essere riviste urgentemente.

 

Intanto la scorsa settimana vittime del cancro e agricoltori hanno marciato affiancati, assieme con medici e attivisti, per protestare contro questo potenziale “via libera” a tempo indeterminato. Organizzata da una manciata di organizzazioni non profit, la marcia pacifica ha visto 8.000 partecipanti riunirsi fuori da una fabbrica di Syngenta nel nord della Francia.

 

Puoi approfondire qui (in francese)

https://www.france24.com/en/europe/20261010-so-safe-you-could-drink-it-scientists-and-pesticide-victims-fear-an-eu-rollback

https://www.lemonde.fr/planete/article/2026/10/03/les-victimes-ne-veulent-plus-mourir-en-silence-des-malades-du-cancer-et-des-agriculteurs-mobilisent-l-opinion-pour-la-sortie-des-pesticides_6787824_3244.html

https://www.france24.com/en/tv-shows/france-in-focus/20260507-toxic-beginnings-babies-exposed-to-pesticides-in-the-womb

Qui (in inglese) il rapporto “Food & Feed Omnibus, co-written by the pesticide lobby” curato da Corporate Europe Observatory: https://corporateeurope.org/sites/default/files/2026-10/Food%20Feed%20Omnibus%20co-written%20by%20the%20pesticide%20lobby_0.pdf

Qui l’articolo del Financial Times “Chemical groups succeed in watering down EU pesticide rules”: https://www.ft.com/content/3c86343d-e280-4263-940e-e09b1d75d32a?syn-25a6b1a6=1

IL BIO TRA LE RIGHE: QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO

IL BIO TRA LE RIGHE: QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO

A un mese dalla presentazione dei dati ISMEA, una rilettura dei numeri per cogliere i segnali, interpretare le dinamiche del mercato e capire dove sta andando il biologico italiano

Il 23 settembre, giornata europea del biologico, ISMEA ha presentato un’anticipazione del rapporto “Bio in Cifre 2026”, curato per conto del MASAF.

Il documento, per quanto non esauriente come nelle versioni complete precedenti, è denso di cifre, sulle quali è possibile trarre alcune considerazioni.

Nel 2025 la superficie che ha concluso la conversione al biologico è rimasta sostanzialmente immutata, con una contrazione dello 0.5%.

È vero che non siamo abituati a riduzioni nemmeno decimali (per quanto rallentando la tendenza emersa negli anni precedenti, con un + 32.4% nel decennio, nel complicato 2024 la superficie biologica già convertita cresceva del 3,4% e nel 2023 del 4,5%), ma anche se van tenuti presenti, gli zero virgola in più o in meno non sono di per sé indicatori attendibili di successo o insuccesso.

Ben più significativa è invece la contrazione delle superfici in fase di conversione, che segnano un netto -24.4%, anche se l’andamento è assai diversificato: la SAU aumenta in Sicilia, Toscana, Basilicata e Liguria, mentre si contrae in Emilia Romagna. Campania, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia. In sostanza nel 2026 e 2027 avremo meno superficie biologica.

E’ comunque da registrare che a calare sono essenzialmente i prati permanenti (-14.4%), di poco i seminativi (-2.6%) e le colture permanenti (-1.6%), mentre aumentano le superfici a colture industriali (+48,6%), colture proteiche da granella (+27,9%), brassicacee (+28,2%), agrumi (+5,1%); sostanzialmente stabili i cereali (+1,5%).

In parallelo all’andamento dei prati permanenti, abbastanza generalizzata è la contrazione del patrimonio zootecnico, salvo che per ovini e numero di arnie.

In contrazione il numero delle imprese agricole (-2,6% produttori esclusivi), ma in crescita (+2.1%) quello dei produttori che effettuano anche attività di trasformazione: una situazione sostanzialmente statica, un anno di attesa. Tutto sta a capire di attesa di che.

Non emerge dai dati presentati, che sono molto sintetici (attendiamo a breve un dettaglio più esaustivo), ma dall’esperienza sul campo è possibile attribuire buona parte del rallentamento, oltre alla contrazione della zootecnia, alla situazione complessa del comparto vitivinicolo, che è analoga a quella del comparto enologico generale: flessione dell’export, penalizzato soprattutto dai dazi e dalla conseguente contrazione della domanda negli Stati Uniti, ma andamento faticoso anche sul mercato interno, influenzato in parte dall’’inflazione, ma soprattutto dalle nuove abitudini di consumo, che hanno condotto alla disaffezione di parte degli ultimi produttori arrivati, meno radicati sul mercato: convinti di intercettare un mercato brillante, ne hanno trovato uno più complicato del previsto.

Non si tratta affatto di crisi sul versante dei consumi: vino a parte (e annata 2024 di scarica per l’olio d’oliva), i consumi domestici continuano a crescere, e ben più dell’inflazione: con una crescita del 9,2% (era stata del 3,8% nel 2024) lo sviluppo non è solo in valore, ma anche in volume, con ISMEA che conclude “Il biologico mostra dinamiche di crescita più favorevoli rispetto al totale agroalimentare in diversi comparti”, con incrementi più significativi per latte e derivati (+17,7% bio vs +5,9% categoria complessiva), uova fresche (+14,9% bio vs +14,2%), il netta dissonanza con la riduzione del patrimonio bovino e avicolo ; crescono anche gli “altri prodotti alimentari (+10,0% bio vs +6,3%).

La tendenza positiva non si è conclusa a dicembre 2025, ma prosegue per il primo semestre 2026, che registra vendite in crescita del 4,0% su base annua, rispetto al +2.3% osservato per l’intero comparto alimentare.

Il regolamento UE 848/2018 (seguito da un’ottantina di regolamenti delegati, di esecuzione e di rettifiche, oltre che da una dozzina di decreti nazionali: è questa la tanto sbandierata semplificazione?) attribuisce alla produzione biologica il compito di provvedere a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici da parte dei consumatori, e con una crescita in valore del mercato del 9.2% è fuor di dubbio che lo abbia svolto.

Ma prende anche atto che fornisce al pubblico beni che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale, grazie all’interazione tra le migliori prassi in materia di ambiente ed azione per il clima, all’alto livello di biodiversità, alla salvaguardia delle risorse naturali, all’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e a norme rigorose per la trasformazione.

Si tratta di beni pubblici, il costo dei quali non può essere lasciato solo sulle tasche dei consumatori di prodotti biologici.

Al di là della comprensibile intenzione di promuovere sempre e comunque la produzione agricola nazionale, va onestamente ammesso che fa disastri ambientali: l’ultimo “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque” redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) denuncia la presenza di residui di pesticidi nel 55.6% delle acque superficiali e nel 23.2% delle acque profonde.

I dati di monitoraggio rilevano presenze superiori ai limiti definiti dalla norma (concentrazioni che non devono essere superate, per tutelare la salute umana e l’ambiente basate sui livelli di tossicità di tipo acuto e cronico) nel 28,3% dei punti di monitoraggio per le acque interne superficiali e nel 6,8% di quelli delle acque sotterranee.

Le esternalità negative dell’agricoltura gravano sulla fiscalità generale, in barba all’articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e del principio “chi inquina paga” che enuncia: i costi dell’inquinamento, della prevenzione e della bonifica devono essere sostenuti da chi ha causato il danno, non dalla collettività.

Nel 1992 Stadtwerke München, la utility pubblica di Monaco di Baviera si è resa conto che i livelli di nitrati nell’acqua potabile della città erano aumentati del 250% in diciotto anni e che nello stesso periodo era aumentata la presenza di pesticidi.

Posta di fronte alla scelta se costruire un costoso impianto di filtrazione oppure pagare i contadini nella valle di Mangfall perché adottassero pratiche biologiche a basso impatto, ha scelto i contadini: era più economico pagare la conversione biologica di 185 agricoltori e allevatori piuttosto che filtrare l’acqua di rete  avvelenata.
Attraverso il programma Ökobauern la città ha iniziato a pagare la conversione degli agricoltori nel bacino di utenza, coprendo perdite di reddito, investimenti e costi di certificazione per diciotto anni. Si sono convertite 185 aziende agricole su circa 4.650 ettari, una delle più grandi aree biologiche omogenee della Germania.
Risultato: i livelli di nitrati sono scesi da 15 mg/l a circa 7 mg/l, così come sono scesi drasticamente i livelli di pesticidi.  Il costo dell’intero schema di protezione è di 0,005 euro per metro cubo d’acqua, contro un costo stimato di 0,23 euro al metro cubo per l’impianto di filtrazione che hanno evitato: sostenere gli agricoltori che adottano pratiche sostenibili è quarantasei volte più economico.

Il costo dell’agricoltura convenzionale c’è sempre stato, solo che non si vedeva, era nascosto nella bolletta dell’acqua, nel sistema sanitario e nelle infrastrutture di sanificazione. Monaco ha deciso di renderlo visibile e di agire prima che fosse troppo tardi.

Ogni città con terreno agricolo nel suo bacino idrico e ogni Paese è di fronte alla stessa scelta, ma in maggior parte sceglie l’impianto di filtrazione e sanificazione, perché non ha una visione complessiva.

Se vuoi risparmiare sul riscaldamento, installi i doppi vetri e metti un cappotto isolante, non lasci le finestre spalancate in pieno inverno.
L’acqua pulita inizia nei campi, progettando paesaggi rigenerativi e sistemi agricoli che proteggono il suolo e producono cibo senza intossicare l’approvvigionamento idrico.

Per cui quando leggiamo che rispetto al 2024 le superfici in fase di conversione al biologico sono diminuite, non dobbiamo cadere nella semplificazione di ritenerlo un fatto interno al settore biologico: riguarda la qualità del suolo e delle acque superficiali e delle falde profonde, nelle quali se non si interviene con decisione aumenterà il carico di sostanze etichettate come “Molto tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”, è una questione che riguarda tutti.

Come ne usciamo?

Intanto, facciamo uscire la semplificazione dalle buone intenzioni e traduciamola in pratica reale: 80 regolamenti fanno tremare i polsi al più preparato degli operatori agricoli e sono tali da scoraggiare i neofiti.

Ripeschiamo la vecchia e sana assistenza tecnica, mettendo in relazione ricerca e produzione, sostenendo le scelte operative degli agricoltori in una fase d clima impazzito.

Sosteniamo in tutti i modi la produzione biologica (acquisti verdi della pubblica amministrazione, campagne d’informazione e promozionali) perché solo attraverso il suo continuo sviluppo garantiremo la sua fornitura di beni pubblici, tutela ambientale, sviluppo rurale e occupazione sostenibile di qualità. E, visto che le organizzazioni agricole generaliste, nonostante ormai abbiano tutte attivato una propria sezione bio, continuano a esprimere timidezza nei confronti della produzione biologica, sarebbe auspicabile che le associazioni storiche del settore ritrovassero un ruolo più attivo e propositivo, recuperando lo spirito e il protagonismo degli esordi.

Se si basa sui costi nascosti della contaminazione dei suoli, delle acque e dei territori (che, a conti fatti, ci costano decine di volte quanto costerebbe sostenere la produzione biologica di qualità) l’eccellenza delle produzioni agroalimentari italiane è solo un’enunciazione, vuota e a ben vedere ingannevole.

 

Fonte: Suolo e Salute

OBIETTIVO CRESCITA PER IL BIOLOGICO DEI PAESI BASSI

OBIETTIVO CRESCITA PER IL BIOLOGICO DEI PAESI BASSI

Il governo assume impegni, il settore alza l’asticella con proposte concrete

Il governo dei Paesi bassi ha ribadito l’impegno a raggiungere una quota biologica del 15% della superficie agricola totale e ha stanziato 30,5 milioni di euro di nuovi fondi sia per la transizione agricola e il sostegno alla conversione che per lo sviluppo del mercato. Ma non solo: il biologico è stato individuato come soluzione preferenziale da adottare nelle zone ecologiche estensive nel quadro della strategia nazionale per la lotta all’inquinamento da azoto.

BioNederland, l’associazione delle aziende biologiche di trasformazione alimentare ha commentato positivamente la posizione espressa dall’esecutivo, che si è dimostrato consapevole del contributo dell’agricoltura biologica alla messa in sicurezza delle acque superficiali e profonde, all’adattamento climatico, alla rigenerazione del suolo e alla biodiversità e al fatto che per incentivare gli agricoltori alla conversione è necessario orientare anche lo sviluppo del mercato.

Prendendo spunto dalla Danimarca, BioNederland ha colto però l’occasione delle dichiarazioni proponendo una strategia in sei punti e un investimento di 140 milioni di euro in quattro anni.

100 milioni dovrebbero essere destinati alla creazione di un Fondo per lo Sviluppo del Biologico, con lo scopo di stimolare la domanda e lo sviluppo del mercato.

Altri dieci servono per sostenere l’attività di un Team per lo sviluppo del mercato biologico che avvii collaborazioni con gli operatori della vendita al dettaglio e della ristorazione, catalizzando azioni concrete.

Con 20 milioni si dovrebbero livellare le attuali situazioni di disparità, riducendo i costi di certificazione e semplificando il processo di conversione.

10 milioni dovrebbero essere destinati a una ricerca sull’impatto del biologico sulla salute e sul clima (10 milioni di euro).

Altre iniziative sono di più diretta competenza pubblica, come lo stabilire una quota del 50% di prodotti biologici negli appalti pubblici per la ristorazione e l’integrazione dell’agricoltura biologica come piattaforma preferenziale in politiche più ampie per l’ambiente, che comprendano anche la promozione di diete a maggior componente vegetale, l’agricoltura rigenerativa e la protezione delle risorse idriche, dotandosi di una tabella di marcia per estendere le attività rigenerative all’intera produzione biologica nazionale.

Secondo BioNederland, pensare che campagne di sensibilizzazione mirate siano in grado da sole di influenzare il mercato è un’illusione: è necessario un ecosistema di attori più solido, il che richiede investimenti diretti nelle capacità del settore biologico.

L’esperienza della Danimarca, che da anni registra il maggior consumo pro capite di prodotti biologici, dimostra che la chiave di volta è la collaborazione con le organizzazioni del settore biologico e i retailer. E’ il lavoro a stretto contatto di tutta la filiera che è in grado di rendere i prodotti biologici più disponibili, visibili, accessibili e interessanti per i consumatori, stimolando la crescita.

Si tratta di investire nelle capacità delle organizzazioni del settore biologico come motori di crescita del mercato: la crescita del biologico può passare in modo molto economico con piccoli investimenti pubblici che sfruttino il potenziale delle piattaforme di vendita al dettaglio.

La proposta è sostenuta dall’associazione degli agricoltori Biohuis, da quella degli operatori del commercio al dettaglio Biowinkelvereniging e dalla federazione ombrello Bionext.

Il documento (ahimè, solo in olandese) si può scaricare a pagina https://www.bionederland.nl/uploads/versnellingspakket_biologische_vraag_-_BioNederland.pdf_finaal.pdf

STRAGE SILENZIOSA NEI CAMPI: OGNI ANNO I PESTICIDI AVVELENANO QUASI LA META’ DEGLI AGRICOLTORI DEL MONDO

STRAGE SILENZIOSA NEI CAMPI: OGNI ANNO I PESTICIDI AVVELENANO QUASI LA META’ DEGLI AGRICOLTORI DEL MONDO

400 milioni di avvelenamenti acuti, 11mila morti all’anno


Un nuovo studio pubblicato su Frontiers on Public Health mostra che ogni anno oltre 400 milioni di agricoltori e braccianti agricoli del mondo sono colpiti da avvelenamento acuto da pesticidi.

Questo numero non tiene conto degli 84 milioni di bambini che lavorano nell’agricoltura globale e che sono ancora più vulnerabili alle sostanze chimiche tossiche rispetto agli adulti, così come non considera le famiglie nelle aree rurali soggette all’esposizione ambientale e alla deriva dei trattamenti.
Il numero di morti totale in tutto il mondo da avvelenamenti non intenzionali da pesticidi è stimato in circa 11.000 all’anno; più di metà di questi si è verificato in un solo paese, l’India, il che evidenzia gravi problemi legati ai controlli, alla formazione degli operatori e all’uso di pesticidi su colture non solo destinate al mercato domestico, ma in gran parte destinato all’export globale.

Lo studio ha rilevato che il maggior numero di casi di avvelenamento non fatali si è registrato nell’Asia meridionale, seguito dal sud-est asiatico e dall’Africa orientale; la più alta incidenza nazionale singola è stata in Burkina Faso (le cui principali produzioni sono sorgo, miglio, mais, arachidi, riso, cotone e karitè), dove quasi l’84% degli agricoltori e dei lavoratori agricoli ha sperimentato avvelenamenti acuti non intenzionali da pesticidi (UAPP) ogni anno.

Con tutta probabilità i dati sono anche sottostimati, per la difficoltà nella raccolta e per la debolezza dei sistemi sanitari, in particolare nei Paesi in via di sviluppo

Lo studio conferma la necessità di un bando ai pesticidi agricoli più pericolosi, fornendo agli agricoltori sostegno, formazione e accesso ad alternative più sicure per proteggere la loro salute e quella delle loro famiglie.

Leggi di più: Boedeker W, Watts M, Clausing P and Marquez E (2026) Worldwide unintentional acute pesticide poisonings: reassessing the occupational and non-occupational burden. Front. Public Health 14:1825899. doi: 10.3389/fpubh.2026.1825899

https://www.frontiersin.org/journals/public-health/articles/10.3389/fpubh.2026.1825899/full

CINA, DISERBARE SENZA CHIMICA CON IL LASER

CINA, DISERBARE SENZA CHIMICA CON IL LASER

Pronto un robot che potrebbe mandare in soffitta i diserbanti

Un team di ricercatori cinesi ha sviluppato un robot autonomo che opera sostenuto dall’intelligenza artificiale che elimina le infestanti usando laser ad alta energia, riducendo le lavorazioni e eliminando del tutto gli erbicidi chimici di sintesi.

Il progetto è stato realizzato dalla Changchun University of Science and Technology e da Ningbo Yibin Electronic Technology grazie a un finanziamento di 20 milioni di yuan, circa 2 milioni e mezzo di EUR.

Una volta concluse le prove in campo, il robot entrerà in produzione in serie entro la fine dell’anno.

Il sistema è ad avanzamento autonomo e utilizza l’IA per riconoscere le infestanti e colpirle con precisione grazie a laser ad alta energia.

Il team di ricerca è stato costituito nel 2023 e da allora ha realizzato quattro prototipi, migliorando progressivamente precisione, autonomia e velocità operativa.

La quarta generazione riduce il tempo tra riconoscimento e emissione laser a meno di 10 millisecondi.

Il robot distingue tra colture e infestanti con un’accuratezza superiore al 99,5%, per ora i modelli sono stati addestrati su una dozzina di colture.

La velocità d’operazione può raggiungere i 3,6 km/h; a seconda dell’infestante (e dell’infestazione) può distruggere da 50.000 a 100.000 piante all’ora, oltre 50 volte più del lavoro manuale.

La tecnologia ha già portato alla richiesta di sette brevetti nazionali, quattro dei quali sono già stati approvati.

L’obiettivo è ridurre i danni ambientali causati dagli erbicidi (particolarmente rilevanti nelle aree ad agricoltura intensiva non solo in Cina) proteggendo il suolo e migliorando la sostenibilità dell’agricoltura.

In futuro il team punta a integrare sensori avanzati, gestione tramite cloud e collaborazione tra più robot per aumentare ulteriormente l’efficienza.

Una soluzione intelligente, che sembra ridurre notevolmente i costi di manodopera, migliorare l’efficienza nella gestione, creando un modello più sostenibile per un’agricoltura moderna.

L’idea non è venuta solo ai cinesi: non mancano produttori qua e là nel mondo, tra cui la società svizzera Caterra AG, che ha sviluppato il suo robot Honeybee, con un peso di 1.300 kg, relativamente contenuto, che dovrebbe ridurre il compattamento del suolo.

Vedi qui su China Daily: https://www.chinadaily.com.cn/a/202607/08/WS6a4d9e83a310986e2b464082.html

Vedi qui il modello svizzero: https://caterra.ch/

BENE IL MERCATO BIOLOGICO IN FRANCIA

BENE IL MERCATO BIOLOGICO IN FRANCIA

Crescita in tutti i canali (soprattutto nel canale specializzato, ma anche nella GDO), è biologica un’azienda agricola su sette

 

L’Agence Bio ha pubblicato i dati sul mercato francese dei prodotti biologici nel 2025.

L’agenzia registra un aumento della fiducia dei consumatori nei benefici ambientali e salutistici del biologico, il cui fatturato ha raggiunto 12,6 miliardi di euro, con una crescita del 3,6% rispetto al 2024.

La crescita si è registrata in tutti i canali di vendita e non solo per effetto dell’inflazione e del conseguente aumento dei prezzi: anche i volumi sono aumentati del 2%, meglio di quanto non sia successo al mercato alimentare complessivo.

Il peso dei prodotti importati è sceso al 28,3% (il livello più basso dal 2017), quindi dello sviluppo del mercato hanno goduto gli operatori domestici.

Per quanto riguarda i canali, dopo quattro anni di contrazione, la GDO è tornata a crescere (+1,2%), anche se è l’agguerrito canale dei negozi specializzati ad aver registrato la performance migliore, con un confortante incremento dell’8,5%.

Positivo anche l’andamento della vendita diretta (in azienda o nei mercati in area pubblica), che coinvolge oltre 28.000 agricoltori, e quello del rimanente retail (Agence Bio censisce separatamente artigiani, macellerie, fornai e simili), con il segno più a 1.4%, segnali positivi anche dalla ristorazione.

La categoria più dinamica, con un aumento del 7,3% delle vendite in valore è quello dell’ortofrutta, ma crescono anche uova, latticini, prodotti da forno, carne e generi alimentari confezionati.

Meno roseo il risultato sul versante del numero delle aziende biologiche, diminuito dell’1,3% (ci si consola con la considerazione che il calo è inferiore rispetto a quello dell’agricoltura nel suo complesso): è a conduzione biologica il 17.3% di tutte le aziende agricole francesi.

Le superfici sono leggermente diminuite, ma restano pari a 2,69 milioni di ettari, il 10% della superficie agricola nazionale, con in più il segnale positivo dell’aumento delle superfici in conversione, soprattutto per ortaggi freschi (+44%) e colture estensive (+24%), confermando le prospettive di sviluppo del settore.

Trovate l’analisi (e molto altro) sul sito https://www.agencebio.org/