Suolo e Salute

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REVISIONE DEL REGOLAMENTO BIOLOGICO EUROPEO

REVISIONE DEL REGOLAMENTO BIOLOGICO EUROPEO

La Commissione è al lavoro per aggiornare il regolamento alla sentenza della Corte europea, ma l’occasione va colta anche per altri aggiustamenti

 

Tutto è nato da una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che ha rilevato una disparità di trattamento tra imprese europee ed extra UE (salvo che per il baby food, nella UE non è possibile additivare i prodotti biologici con sali minerali e vitamine, mentre è ammesso negli USA, con cui vige un rapporto di equivalenza: i prodotti USA additivati potevano esibire il logo biologico, a differenza di quelli realizzati in Europa e la situazione di squilibrio andava risolta).

Dovendo metter mano al regolamento per adeguarsi alla sentenza, la Commissione europea ha deciso di rivedere anche altri punti, con l’obiettivo della semplificazione di alcuni aspetti che si erano rivelati problematici.

Le organizzazioni del settore auspicano che non si tratti solo di una semplice formalità legale e che si possa sfruttare l’occasione per altri adeguamenti tecnici su questioni che gravano sugli operatori e ostacolano la crescita del settore.

Tra le questioni più sensibili è l’introduzione dell’elenco dei prodotti per l’igiene e la pulizia degli impianti disinfettanti: secondo il regolamento di base dovrebbe essere emanata una lista positiva (che contiene cioè i prodotti autorizzati, che sono migliaia nei 27 Paesi UE), mentre sarebbe certamente più gestibile una lista negativa (cioè che vieta le sostanze a maggior impatto contrassegnate da precise indicazioni di rischio).

Altro obiettivo è conservare il principio dell’”equivalenza”, fondamentale per salvaguardare il flusso del commercio internazionale: se in qualche maniera si ostacola (per limitate e ben chiare differenze minori) la circolazione dei prodotti statunitensi, ci si può attendere analogo atteggiamento dagli USA (verso i quali la sola Italia esporta prodotti biologici per circa 300 milioni, al netto di pasta, formaggi e salumi).

Serve anche semplificare la certificazione dei gruppi di produttori (prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo nell’ambito del commercio equo e solidale per banane, cacao, caffè, zucchero di canna), in capo ai quali il regolamento 848/2018 ha posto maggiore burocrazia e maggiori costi, che li stanno scoraggiando.

Opportuno anche uniformare le modalità di gestione della presenza di residui di sostanze non autorizzate: non si tratta di abbassare gli standard, ma di uniformarli, evitando che ogni Paese tratti la questione a modo suo, anche in questo modo perturbando il mercato.

Non si tratta di riscrivere regole che sono state definite con tanta fatica, ma di trarre insegnamenti dall’esperienza e migliorarne l’attuazione.

 

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L’AGENZIA EUROPEA DELL’AMBIENTE CHIEDE INTERVENTI STRATEGICI E MIRATI A FAVORE DELLA PRODUZIONE BIOLOGICA

L’AGENZIA EUROPEA DELL’AMBIENTE CHIEDE INTERVENTI STRATEGICI E MIRATI A FAVORE DELLA PRODUZIONE BIOLOGICA

La superficie agricola biologica nell’Unione europea continua ad aumentare, ma il ritmo di crescita è troppo lento per centrare l’obiettivo del 25% entro il 2030 fissato dal Green Deal europeo

L’Agenzia europea dell’Ambiente rileva che la quota di terreni biologici nell’Ue è passata dal 5,9% del 2012 al 10,8% nel 2023, per circa 17,4 milioni di ettari.

Tra i Paesi membri, l’Austria è l’unica ad aver già superato l’obiettivo del 25%, passando dal 18,6% al 27% nello stesso periodo. Seguono l’Estonia (dal 14,9% al 22,8%), il Portogallo (dal 5,5% al 22,5%) e l’Italia (dal 9,3% al 18,8%). All’estremo opposto si collocano Malta (dallo 0,3% allo 0,8%), la Bulgaria (dallo 0,8% al 3%), l’Irlanda (dall’1,2% al 4,3%) e la Polonia, che registra un calo dal 4,5% al 4,3%, pur mostrando segnali di ripresa dopo il 2020.

Anche la Norvegia, Paese non Ue ma che adotta il regolamento, ha visto una riduzione della quota, dal 5,6% al 4,6%.

 

Secondo l’agenzia, l’espansione del biologico è legata sia all’aumento della domanda di prodotti sostenibili sia al sostegno politico (in primis premi PAC), ma questi fattori non bastano più: nel 2023, dieci Stati membri hanno registrato un calo rispetto all’anno precedente, il numero più alto dal 2012.

 

L’ Aea avverte che, per rispettare le strategie del Green Deal, la crescita dovrà più che raddoppiare nei prossimi anni: il tasso medio annuo dal 2012 al 2023 è stato del 5,7%, ma servirebbe un incremento del 12,7% annuo tra il 2023 e il 2030, equivalente alla conversione di circa 3,26 milioni di ettari all’anno (22,8 milioni in totale).

In conclusione, l’agenzia ritiene “altamente probabile” che l’obiettivo del 25% non venga raggiunto, poiché la domanda di prodotti biologici è diventata più instabile dal 2022 e le attuali politiche di sostegno non sembrano sufficienti a garantire l’accelerazione necessaria.

 

Secondo l’Agenzia, “l’agricoltura biologica offre vantaggi significativi per la biodiversità, la salute del suolo e la qualità delle acque, contribuendo a una “transizione verde” più inclusiva nel settore agricolo e favorendo il ricambio generazionale”. Nel 2020, infatti, nell’Unione europea circa il 21% delle aziende agricole biologiche aveva un responsabile sotto i 40 anni, contro appena il 12% delle aziende convenzionali.

Oltre alle iniziative del Green Deal – in particolare le strategie “Dal produttore al consumatore” e “Biodiversità UE per il 2030” e la “Visione per l’Agricoltura e l’Alimentazione” – l’agenzia ribadisce l’importanza di un sostegno costante all’agricoltura biologica.

Invece anche la Corte dei conti europea ha evidenziato nel 2024 alcune carenze nelle politiche sia europee che nazionali dedicate al settore.

Per questo motivo, l’Aea sottolinea che, per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030, servono interventi più strategici e mirati: è necessario accelerare l’elaborazione e l’attuazione di politiche più chiare e ambiziose, capaci di promuovere una trasformazione profonda nei modelli di produzione e consumo alimentare.

Leggi di più: https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/agricultural-area-used-for-organic

https://www.eunews.it/2025/02/19/agricoltura-ue-commissione-visione/

AVVIATO UN PROGETTO PER SOSTENERE GLI OLIVICOLTORI PALESTINESI

AVVIATO UN PROGETTO PER SOSTENERE GLI OLIVICOLTORI PALESTINESI

Un progetto di cooperazione che vede operatori biologici italiani in prima fila

In un periodo certamente non facile per le comunità rurali palestinesi, è nata “Olivi – Cultura di Pace in Palestina”, nuova iniziativa che vuole unire gli olivicoltori del Mediterraneo per rafforzare la solidarietà tra produttori, cooperative e territori. Il progetto, che coincide con l’inizio della stagione di raccolta delle olive, mira a sostenere la resilienza dell’agricoltura in Palestina, anch’essa gravemente danneggiata dalle operazioni militari.

Nei mesi scorsi, esperti agronomi, cooperative, produttori biologici, amministrazioni locali e gruppi della società civile hanno partecipato a una serie di incontri con rappresentanti delle comunità agricole palestinesi, con lo scopo di costruire un’alleanza concreta.

La campagna, coordinata dalla padovana ACS ong – Associazione di Cooperazione e Solidarietà e dall’Arab Agronomists Association palestinese, è supportata da una rete ampia e variegata di realtà italiane e palestinesi impegnate nella cooperazione internazionale, nell’agricoltura responsabile e nella promozione della giustizia economica e sociale.

“I promotori dell’iniziativa – dice Nicola Manno, agroecologo e cooperante di ACS Italia – sono organizzazioni, cooperative e aziende che da anni sostengono concretamente le filiere agricole palestinesi, fornendo supporto tecnico quotidiano alle comunità rurali, promuovendo campagne etiche e prezzi solidali per garantire un reddito dignitoso ai produttori, oltre a pratiche agricole sostenibili e trasparenti per i consumatori. Non si tratta solo di commercio equo e solidale, ma di un impegno concreto per l’autodeterminazione delle comunità palestinesi. L’adesione a questa campagna comporta azioni tangibili: gli agricoltori promuovono iniziative di solidarietà nei loro territori e, dove possibile, applicano un sovrapprezzo solidale sui prodotti. I fondi raccolti sono destinati direttamente alle organizzazioni agricole palestinesi che difendono il territorio e ricostruiscono gli oliveti danneggiati”.

I primi sostenitori dell’iniziativa solo

Agricultural Development Association – PARC

Palestinian Farmers’ Union (PFU)

ACAD: The Arab Center for Agricultural Development

Rete Humus

Con.Pro.Bio. Lucano

UPBIO – Unione Produttori Biologici

Cooperativa agricole El Tamiso

La Molazza

BiOl

Cooperativa Nuovo Cilento

 

Per ampliare la rete di solidarietà, è stata avviata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso, su cui potete leggere di più qui: www.produzionidalbasso.com/project/olivi-cultura-di-pace-sostieni-gli-olivicoltori-palestinesi-nella-difesa-della-loro-terra/

TRE SITI PER SAPERE TUTTO (O QUASI) SULL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

TRE SITI PER SAPERE TUTTO (O QUASI) SULL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Sia la Commissione europea che il ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste mettono a disposizione on-line risorse per aggiornare gli operatori. Ma c’è anche una biblioteca scientifica

 

La direzione generale DG AGRI della Commissione europea mette a disposizione una sezione del suo sito dedicata alla produzione biologica.

Da pagina https://agriculture.ec.europa.eu/farming/organic-farming_it si può accedere alla segnalazione di iniziative ed eventi, approfondimenti  sulla politica agricola comune, sulla visione europea su agricoltura e alimentazione, legislazione specifica, commercio agricolo e cooperazione internazionale, dati e analisi sui mercati agricoli e l’economia delle aziende agricole e delle zone rurali. La maggior parte del materiale è disponibile anche in italiano, grazie a un servizio di traduzione automatica.

 

Da pagina https://sinab.it/, invece, si accede al Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Il sito è organizzato nelle sezioni Cos’è Bio, Politiche, Normativa (nazionale e europea, navigabile con un motore di ricerca), Dati e analisi, Importazioni Biologiche, Ricerca e Sperimentazione.

Dalle diverse sezioni si può accedere all’ Elenco degli Operatori Biologici Italiani gestito dal SIAN (fondamentale per verificare lo status biologico dei propri fornitori), a una rassegna stampa e a un discreto numero di pubblicazioni, dalle ricerche scientifiche alle guide pratiche, tutte liberamente scaricabili.

 

Chi fosse alla ricerca di materiale essenzialmente scientifico può accedere a Organic Eprints (https://orgprints.org/), un prezioso archivio internazionale ad accesso libero che raccoglie articoli e progetti relativi alla ricerca nel campo dell’agricoltura e dell’alimentazione biologica.

L’archivio contiene articoli in formato elettronico con testo completo, informazioni bibliografiche, abstract e altri metadati, oltre a offrire informazioni su organizzazioni, progetti e strutture nel contesto della ricerca sull’agricoltura biologica.

È interessante non solo la parte tecnica agronomica e zootecnica, ma anche quella economica, che raccoglie oltre 1.800 testi (comprese numerose indagini sui consumatori dei diversi Paesi). In linea con la produzione scientifica nei diversi Paesi, i testi sono prevalentemente in inglese (ma molti anche in tedesco e francese).

THE LANCET: IL SISTEMA ALIMENTARE? TUTTO SBAGLIATO, TUTTO DA RIFARE

THE LANCET: IL SISTEMA ALIMENTARE? TUTTO SBAGLIATO, TUTTO DA RIFARE

Per salute delle persone e del pianeta, clima e giustizia non si può più rinviare un cambiamento profondo dei metodi produttivi

Nel decennio scorso The Lancet (una tra le più prestigiose riviste scientifiche di ambito medico, pubblicata dal 1823) aveva dato vita a una commissione di alto livello composta da 37 scienziati provenienti da 16 Paesi, chiamata a delineare una dieta salubre e sostenibile.

 

Da una revisione completa della letteratura scientifica, già il primo rapporto della Commissione indicava come sostenere e accelerare la trasformazione del sistema alimentare: per la salute del pianeta e dei suoi abitanti è necessario un raddoppio del consumo di ortaggi, frutta, frutta a guscio e legumi, con un contestuale dimezzamento di zuccheri e carni rosse entro il 2050.

 

Ora la commissione ha presentato il nuovo rapporto 2025, aggiornando la proposta della planetary health diet (la dieta planetaria della salute), che con approccio rigoroso misura e valuta l’impatto che i sistemi alimentari hanno nel determinare il superamento dei limiti planetari, esplora le questioni complesse legate alla giustizia alimentare, propone nuove ricerche e approfondimenti, e formula raccomandazioni sulle azioni da intraprendere, con tanto di tabelle di marcia.

Tra i punti salienti del documento:

  • I sistemi alimentari sono il principale fattore di superamento dei limiti planetari e sono responsabili di circa il 30% delle emissioni di gas serra dovute all’uomo
  • Il 30% dei consumatori più ricchi è responsabile di quasi il 70% della pressione ambientale legata all’alimentazione, mentre 3,7 miliardi di persone non possono permettersi una dieta sana.
  • Il passaggio a diete più sane e ricche di vegetali potrebbe prevenire 15 milioni di morti premature all’anno a livello mondiale
  • La trasformazione dei sistemi alimentari richiede un’azione coordinata: diete più sane, dimezzamento delle perdite e degli sprechi alimentari, aumento della produttività e pratiche di produzione sostenibili.

 

Non si tratta solo di cibo, si tratta di clima, salute e giustizia. In Europa abbiamo già una strada da seguire, che è quella dell’agricoltura biologica, uno standard rigoroso e trasparente, un sistema che combina salute, ambiente ed equità e uno strumento pronto per essere implementato su larga scala per ridurre le emissioni, ripristinare gli ecosistemi e dare ai cittadini accesso a diete più sane.

 

Per leggere il rapporto e saperne di più: https://www.thelancet.com/commissions-do/EAT-2025

PIACENZA, CONFERENZA INTERNAZIONALE SUL VINO BIOLOGICO

PIACENZA, CONFERENZA INTERNAZIONALE SUL VINO BIOLOGICO

Le novità per la difesa del vigneto biologico: ricerca e esperienze pratiche

 

Dal 24 al 26 ottobre si tiene a Piacenza il salone Tecnovitis, mostra convegno sull’innovazione tecnologica in viticoltura, che comprende anche la conferenza internazionale Enoforum Bio 2025, che mira a diffondere le conoscenze più aggiornate sulle pratiche di produzione di uva e vino secondo i principi dell’agricoltura biologica.

Nel contesto europeo, il vino biologico ha ormai superato la soglia delle nicchie di mercato, con aree di vigneto biologico che raggiungono il 22% in Italia, il 14% in Francia e percentuali analoghe in Spagna e Germania; tra le difficoltà legate ai cambiamenti climatici e le sfide del mercato, il comparto dimostra resilienza e offre soluzioni tecniche anche ai produttori non biologici.

Nella mattinata di venerdì 24 si terrà la conferenza internazionale con relatori e pubblico collegati online e presenti in sala.

Tra i relatori  Johanna Döring (HochSchule Geisenheim University), Franco Meggio (dipartimento di Agronomia animali alimenti risorse naturali e ambiente dell’università di Padova), Fabrizio Battista (R&D Lallemand Oenology), Tiziana Nardi (ricercatrice CREA), Benedetta Del Rosso (Stazione sperimentale per la viticoltura SPEVIS) e Stéphane Becquet (Vignerons Bio Nouvelle Aquitaine & Institut Technique de l’Agriculture Biologique), che presenterà quanto c’è di nuovo nella difesa del vigneto biologico in Francia.

 

La partecipazione è gratuita.

La conferenza è valida come riconoscimento di crediti formativi professionali per gli iscritti al Collegio nazionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati e come riconoscimento di quattro crediti formativi per i soci Assoenologi.

 

Per saperne di più:

https://enoforum.eu/enoforumbio-2025/

https://www.vigneto.bio/