Suolo e Salute

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SUCCESSO PER IL MASTER IN PRODUZIONE BIOLOGICA, L’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA REPLICA

SUCCESSO PER IL MASTER IN PRODUZIONE BIOLOGICA, L’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA REPLICA

Parte a marzo e sfornerà una quindicina di giovani qualificati pronti a potenziare il settore

L’Alma Mater Studiorum Università di Bologna attiva anche per l’anno accademico 2025- 2026, il Master universitario di I livello in “Produzioni biologiche e agroecologia”.
Il master è attivato su proposta del “Dipartimento di scienze e tecnologia agroalimentari” DISTAL in collaborazione con Fondazione Alma Mater e ha come obiettivo la formazione di una figura professionale in grado di organizzare e coordinare la produzione biologica e la gestione sostenibile di un’azienda agricola nel rispetto delle norme stabilite per il settore, con particolare riferimento all’evoluzione delle nuove disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare, introdotte nel testo unico sul biologico e che prevedono l’adozione di un Piano Nazionale atto a favorire lo sviluppo di bio-distretti, l’organizzazione delle filiere e il consumo dei prodotti biologici

Per venerdì 30 gennaio a partire dalle ore 16.30 organizza il primo incontro su Teams con gli studenti e con alcuni docenti che descriveranno brevemente gli argomenti delle lezioni, che saranno avviate a metà marzo.

Il link per partecipare all’incontro è https://shorturl.at/7eANS.

L’università sta cercando aziende in cui inserire gli studenti per un periodo di stage. Chi fosse disponibile o intendesse saperne di più contatti la segreteria del master margherita.gianotti3@unibo.it.

LA FRANCIA VIETA L’IMPORT DI PRODOTTI CON RESIDUI DI ALCUNI PESTICIDI

LA FRANCIA VIETA L’IMPORT DI PRODOTTI CON RESIDUI DI ALCUNI PESTICIDI

Sarà respinta alla dogana la frutta extra UE con residui di fungicidi prodotti dalla UE…

 

Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura francesi hanno annunciato il divieto di importare prodotti agricoli con residui di mancozeb (fungicida per contatto revocato nella UE dal 2021 a causa di rischi di tossicità riproduttiva e potenziale interferenza endocrina), glufosinato (revocato nella UE dal 2018 per la tossicità alla riproduzione), tiofanato-metile (fungicida sistemico revocato nella UE dal 2021), benomyl (un fungidica benzimidazolico bandito nella UE dal 2003) e carbendazim (tossico per la riproduzione e mutageno, revocato dal 2018).

 

La bozza del provvedimento, che prevede il criterio del residuo zero e l’aumento dei controlli alle frontiere, è stata notificata alla Commissione Europea (e non dovrebbe trovare opposizione: la tutela della salute dei consumatori è tra le materie che legittimano interventi autonomi dei singoli Paesi membri).

I prodotti che potrebbero essere interessati sono prevalentemente avocado, mango, guava, ma anche agrumi, uva e mele in contro-stagione.

 

Non mancano aspetti bizzarri: tutte queste sostanze sono state ritirate dalla vendita nell’Unione europea da non meno di cinque anni, ma ben quattro su cinque sono ancora fabbricati nella UE e da qui esportati verso i Paesi terzi.

Secondo la ONG svizzera Public Eye (https://www.publiceye.ch/en/) nell’Europa che ne ha vietato l’uso si producono 30 000 tonnellate di glufosinato, tiofanato-metile e mancozeb, esportate in Paesi che non hanno le stesse preoccupazioni sulla salute degli operatori e dei consumatori.

E proprio dalla Francia che intende stabilire una tolleranza zero si esportano 34 000 kg di mancozeb l’anno.

Al di là della mancanza di coerenza (“Non vogliamo comprare i prodotti per i quali è usato il mancozeb che abbiamo venduto noi ai produttori”),  l’efficacia del provvedimento si preannuncia dubbia: la Francia importa poca frutta da extra UE (non va dimenticato che conta su Dipartimenti e Regioni d’Oltremare che sono i fornitori privilegiati di frutta esotica e che già applicano le norme UE): il suo scopo principale è dare un contentino alla FNSEA con un po’ di fumo negli occhi ad agricoltori in agitazione e a consumatori preoccupati: la decisione, palesemente, è stata presa in seguito alle pesanti pressioni della Fédération nationale des syndicats d’exploitants agricoles che continua a far la voce grossa contro l’accordo commerciale UE-Mercosur.

La soluzione del problema non può essere lasciata a iniziative nazionali, ma deve essere trovata con standard comuni in tutta la UE che riguardino sia le norme che i pertinenti controlli sanitari e ambientali.

O, meglio ancora, sta nell’agricoltura biologica, che sin dal 1991 ha risolto il problema non utilizzando mezzi tecnici tossici o nocivi e proponendo una soluzione concreta per la sovranità alimentare.

 

Per saperne di più: https://www.ilsole24ore.com/art/il-governo-francese-vietato-l-import-ortofrutta-contaminata-pesticidi-banditi-europa-AIAzDrl

UN ASSESSORE BIOLOGICO IN VENETO

UN ASSESSORE BIOLOGICO IN VENETO

Il neo assessore all’agricoltura della Regione Veneto conduce un’azienda biologica

 

Dario Bond, laureato in scienze agrarie, con diploma sia in erboristeria all’università di Urbino che in naturopatia, titolare di erboristeria, è il nuovo assessore all’Agricoltura (più Caccia e Montagna) della Regione Veneto.

A testimonianza del suo radicamento nel territorio, alle elezioni regionali di fine novembre è stato l’unico candidato a superare nella propria circoscrizione il popolare ex presidente della regione Zaia per numero di preferenze.

Il neo assessore conduce da tempo con la famiglia un’azienda agricola biologica di 12 ettari (controllata da Suolo e Salute) all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, dove coltiva circa 40 piante aromatiche e balsamiche utilizzate poi per la produzione di infusi e tisane.

All’assessore i migliori auguri di Suolo e Salute, con l’auspicio che la sua sincera attenzione per la salvaguardia dell’ambiente e la salute umana incida positivamente sull’agricoltura del Veneto, che rappresenta circa il 10% della PLV nazionale (in particolare vitivinicola e zootecnica).

Leggi qui: https://terraevita.edagricole.it/featured/dario-bond-e-il-nuovo-assessore-allagricoltura-del-veneto/

NEANCHE IN FRANCIA VA BENE COI PFAS

NEANCHE IN FRANCIA VA BENE COI PFAS

In meno di 24 ore presentati due rapporti preoccupanti: il 92% delle acque e l’82% degli alimenti a base di cereali contengono acido trifluoroacetico (TFA), prodotto di degradazione dei pesticidi fluorati con PFAS (ma non va meglio da noi: nel 2024 Greenpeace ha trovato il composto su 104 dei 260 campioni acque potabili italiane analizzati)

Il TFA, che è in fase di classificazione come sostanza tossica per la riproduzione a livello europeo è il più diffuso tra i cosiddetti “inquinanti eterni” ed è al centro di due preoccupanti rapporti appena presentati in Francia, che arrivano alla medesima conclusione: la contaminazione è ormai diffusa, massiccia e colpisce sia l’acqua da bere che il cibo consumato quotidianamente.

Secondo la nuova campagna nazionale dell’ANSES (Agence nationale de sécurité sanitaire), nel 92% dei prelievi di acqua potabile in Francia si rileva la presenza di TFA, con livelli di concentrazione talvolta senza precedenti.

A poche ore di distanza PAN Pesticide Network Europe ha presentato uno studio che completa il quadro (che oltre alla Francia comprende anche gli altri Paesi europei): l’81% degli alimenti a base di cereali – in particolare il grano – è contaminato da TFA, con livelli di concentrazione talvolta cento volte superiori a quelli osservati nell’acqua potabile.

Anche se tutte le ricerche sull’argomento concordano nel considerare questo composto un rischio crescente per la salute pubblica, non è ancora stato fissato un limite massimo di residui negli alimenti.

Le due ultime pubblicazioni pongono una domanda molto semplice: per quanto si potrà continuare a tollerare l’inquinamento diffuso che è accertato essere conseguenza dell’uso di certi pesticidi chimici?

La Maison de la Bio, la federazione unitaria del biologico francese (soci Cosmebio, Forebio, Natexbio, Synabio, Synadiet, Biopartenaire, Bio equitable en France, Bio Valeurs, Cebio) nel suo comunicato ribadisce quello che definisce l’ovvio: proteggere la salute pubblica inizia dalla protezione degli ecosistemi e l’agricoltura biologica, l’unico sistema pubblico che vieta l’uso di pesticidi chimici sintetici, è una delle soluzioni.

Leggi qui il rapporto ANSES: https://shorturl.at/uGYvl

Leggi qui il rapporto PAN https://shorturl.at/nfCeV

UN CORSO INTERNAZIONALE PER DIVENTARE ESPERTI IN AGRICOLTURA BIOLOGICA

UN CORSO INTERNAZIONALE PER DIVENTARE ESPERTI IN AGRICOLTURA BIOLOGICA

Uno strumento on-line per imparare (o aggiornarsi) da casa

Finanziato dall’unione europea e dalla Segreteria di Stato svizzera per l’istruzione, la ricerca e l’innovazione e promosso da una trentina di organizzazione biologiche europee (l’unica italiana è la Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica FIRAB, https://www.firab.it/), OrganicAdviceNetwork è un progetto internazionale aperto a tutti, indipendentemente dalla professione, dall’adesione a organizzazioni e background culturale e scolastico che offre gratuitamente strumenti a chi sia interessato ad acquisire o migliorare le sue competenze per la consulenza in materia di produzione biologica.

Dispone della piattaforma on line https://organicadvicenetwork.space/ che offre vari moduli di e-learning e opportunità per lo scambio e il networking per approfondire le conoscenze tecniche sull’agricoltura biologica, sui metodi di consulenza efficaci e altre soft skills.

Ci sono corsi di base (12 lezioni) e avanzati (questi ultimi partiranno nel 2026), tutti on line, tutti in più lingue (inglese, francese e tedesco), tutti accessibili in archivio, per cui chi aderisse a corso già iniziato ha comunque accesso a tutte le lezioni precedenti.

Sono predisposti test di autovalutazione e sono disponibili materiali didattici (schede informative, video, podcast eccetera) a integrazione delle diverse lezioni.

La partecipazione è gratuita, è sufficiente registrarsi a pagina  https://organicadvicenetwork.space/.

INDISCREZIONI SULLE MODIFICHE AL REGOLAMENTO BIOLOGICO

INDISCREZIONI SULLE MODIFICHE AL REGOLAMENTO BIOLOGICO

Tutto nasce da difficoltà con l’equivalenza coi Paesi terzi, ma si estende alla certificazione di gruppo, ai rivenditori, ai prodotti per la pulizia e la disinfezione e al pollame

 

Come già anticipato, la Commissione è al lavoro sulle modifiche al regolamento UE sul biologico n.848/2018.

Si tratta di una revisione necessaria: la Corte di Giustizia europea ha rilevato che l’attuale formulazione non mette sullo stesso piano i produttori europei e quelli dei Paesi terzi (tutto è nato dal ricorso di un produttore tedesco di integratori alimentari, che lamentava una disparità di trattamento con gli operatori statunitensi, che in base all’accordo di equivalenza possono commercializzare nella UE come biologici prodotti con l’aggiunta di Sali minerali e vitamine che invece sono esclusi per gli operatori europei).

A questo punto, già che c’erano, gli uffici della Commissione hanno deciso di metter mano anche ad altri punti del regolamento, su alcuni dei quali IFOAM Organics Europe aveva sollecitato una sistemata.

Risoluzione del caso sulle (limitate) differenze tra normativa UE e dei Paesi terzi

La proposta della Commissione è di estendere l’uso del logo biologico europeo e degli altri riferimenti al biologico agli alimenti e ai mangimi trasformati con ingredienti importati da paesi con i quali sono in corso accordi di equivalenza (USA, Argentina, Costa Rica, Cile, Giappone, Corea del Sud, eccetera) , ma di istituire una lista negativa di prodotti/sostanze/pratiche che, pur consentite dalla legislazione del Paese terzo, non possono essere accettati dall’UE nemmeno nel caso di accordi di equivalenza (tra queste, dovrebbero essere compresi il divieto di coltivazione idroponica, la legatura degli animali, la stimolazione elettrica, l’uso di tranquillanti per il trasporto degli animali, la fortificazione dei prodotti).

Pare anche che gli attuali accordi di equivalenza con i Paesi terzi verranno prorogati fino al 2036.

Alla complicata partita dei prodotti per la pulizia e la disinfezione degli edifici e degli impianti di trasformazione e dei magazzini, che prevedeva una lista positiva dei prodotti utilizzabili (ancora molto lontana dall’approvazione) si è posto rimedio eliminandola.

Per quanto riguarda i gruppi di operatori (prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo) la proposta è la soppressione del limite del fatturato aziendale per l’adesione e l’aumento dei limiti di ammissibilità (10 ettari in generale; 1 ettaro per le serre; 30 ettari nel caso di soli prati permanenti).

Dovrebbero poi poter essere esonerati dagli obblighi di controllo i piccoli rivenditori di prodotti non confezionati sotto le 10 tonnellate di vendite/anno

Viene introdotto (non si è capito per ora su richiesta di chi) un periodo di conversione di 5 settimane, per le quaglie (e un’età minima di 42 giorni alla macellazione) e la precisazione che il pollame giovane deve avere accesso alle aree aperte a partire dalla fase appropriata di piumaggio.

Pare verrà eliminato anche il periodo di 48 ore di sospensione dopo un trattamento veterinario per il quale non sia generalmente prevista una carenza e che sarà precisato che un’unità di produzione di pollame può essere costituita da più gruppi separati (era già l’interpretazione del nostro ministero, ma qualcun altro aveva opinioni diverse).

Naturalmente vi terremo aggiornati (nel frattempo potete consultare https://www.organicseurope.bio/).