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AGRIWORLD, LA SOSTENIBILITÀ DELL’AGRICOLTURA AL CENTRO

AGRIWORLD, LA SOSTENIBILITÀ DELL’AGRICOLTURA AL CENTRO

Quattro giorni per parlare di sostenibilità, innovazione, biologico e filiere a Potenza dal 18 al 21 maggio. Suolo e Salute è partner dell’evento che coinvolge 9 tra Università ed enti di ricerca per migliorare il nostro modo di produrre cibo

«Il settore agricolo può diventare il custode del nostro pianeta o esserne il primo distruttore». «Migliorare l’uso delle risorse, la qualità dei prodotti, utilizzare le giuste tecniche sono gli strumenti per andare nella giusta direzione». È la riflessione che ha spinto a organizzare AgriWorld 2023, l’evento che coinvolge 9 Università ed enti di ricerca, 28 espositori e 63 relatori suddivisi in 15 workshop che si terranno il 18,19, 20 e 21 maggio presso il Campus Universitario di Macchia Romana a Potenza, in Basilicata.

Il contributo di Suolo e Salute

Quattro giorni densi di appuntamenti dedicati alla sostenibilità e alle innovazioni nel settore agricolo e agroalimentare. Suolo e Salute è partner dell’evento che dedica all’”Agricoltura biologica, i mezzi tecnici e le operazioni ammesse” l’approfondimento del 19 maggio alle ore 10.30 con gli interventi di Alessandro D’Elia, direttore generale di Suolo e Salute (“Controllo e certificazione del biologico: cosa c’è da sapere?”) e Michele Staiano, sempre di Suolo e Salute (“Agricoltura biologica: prodotti ammessi per la difesa e la concimazione”).

Nocciolo, la conferenza internazionale

Tra i numerosi altri appuntamenti da segnalare anche la conferenza internazionale “Resilienza e sostenibilità della coltivazione del nocciolo: un approccio rigenerativo” che si terrà nel pomeriggio del 19 e nella mattinata del 20 maggio.

Transizione ecologica, la giusta direzione

Ma non vanno trascurati tutti gli appuntamenti incentrati su sostenibilità, agroecologia, economia circolare, protezione del suolo, delle risorse e dell’’ambiente. «Porremo l’attenzione – testimonia Carlo Cosentino dell’Università degli Studi della Basilicata – sulla transizione ecologica e digitale». «Tracceremo le linee future di tutto ciò che appartiene al settore primario. Ci rivolgiamo a imprenditori, tecnici, al mondo della ricerca e della formazione, agli studenti, agli ordini professionali e alle associazioni di categoria».

MACFRUT, UN’EDIZIONE DA RECORD NONOSTANTE L’ALLUVIONE

MACFRUT, UN’EDIZIONE DA RECORD NONOSTANTE L’ALLUVIONE

Record di presenze, biologico protagonista con un’offerta sempre più ricca per la bioprotezione e la nutrizione sostenibile delle colture ortofrutticole e con il focus del Biosolutions International Congress dedicato al kiwi. La visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha messo in evidenza il ruolo centrale della nostra agricoltura nel fronteggiare emergenze climatiche e tensioni sociali

Macfrut più forte del calo dei consumi ortofrutticoli e persino dell’alluvione. Si è chiuso infatti con il record di presenze il salone internazionale dell’ortofrutta, giunto alla sua 40a edizione. Nella tre giorni andata in scena a Rimini dal 3 al 5 maggio sono stati registrati 49.700 gli ingressi con un incremento del 29% rispetto all’anno precedente, nonostante le difficoltà di collegamento registrate il primo giorno a causa degli allagamenti dell’entroterra romagnolo che ha causato vittime, danni ingenti e la soppressione di numerosi treni. La kermesse ha visto scendere in campo 1.100 espositori in rappresentanza dell’intera filiera – dalla produzione, alle tecnologie, al packaging – il 30% di operatori esteri, raddoppiati rispetto alla scorsa edizione e 300 buyer internazionali in rappresentanza di 57 Paesi.

Una formula vincente

Un successo legato ad una formula indovinata che unisce all’aspetto commerciale quello di approfondimento tecnico e normativo con i numerosi concomitanti eventi come il Blueberry Days, Pianeta Rosso, il Salone delle piante officinali, il Salone del vivaismo e dell’innovazione Varietale. Anche quest’anno il bio ha fatto la parte del leone con il Biosolutions International Congress, incentrato sulle soluzioni di biocontrollo e bionutrizione per il kiwi e la folta presenza di espositori del settore degli agenti di biocontrollo.

La visita del Presidente della Repubblica

La manifestazione  ha avuto quest’anno un’ouverture veramente speciale a Cesena con il saluto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ha evidenziato come «l’agricoltura rappresenti la frontiera di quelle che sono le sfide più importanti che dobbiamo affrontare: i mutamenti climatici, la sicurezza alimentare, le difficoltà nell’approvvigionamento idrico, le tante sfaccettature del tema della sostenibilità».

«Il primo pensiero – commenta Renzo Piraccini, patron di Macfrut, – è un immenso grazie a tutti gli espositori, le istituzioni, le organizzazioni di settore, lo staff di Cesena Fiera e il team di specialisti che hanno lavorato a questa edizione di successo: il grande gioco di squadra ci ha consentito di realizzare una fiera straordinaria». «Macfrut – aggiunge – è la dimostrazione di cosa può fare il sistema ortofrutticolo quando si unisce per un obiettivo comune per dare valore all’intera filiera». La prossima edizione del salone si terrà sempre a Riminifiere dall’8 al 10 maggio 2024.

 

LE BIOSOLUTIONS PREMIATE AL MACFRUT

LE BIOSOLUTIONS PREMIATE AL MACFRUT

Focus sulla produzione sostenibile del kiwi all’international biosolution congress. Due le novità premiate con il Biosolutions Innovation Award

Premiate a Macfrut, Fiera internazionale dell’ortofrutta, le innovazioni dei prodotti naturali per la difesa, nutrizione e biostimolazione delle piante. Quest’anno delle Biosolutions ha ospitato nella sua area espositiva oltre 50 aziende. Tra le soluzioni presentate da queste realtà la terza edizione del Biosolutions Innovation Award, promosso da Agri2000, ha premiato Crop+ e Farina di Basalto XF.

I due prodotti premiati

Il primo è un fertilizzante ad azione biostimolante prodotto da Agricola internazionale. Il secondo un corroborante prodotto mediante macinazione meccanica del minerale puro, proveniente dal giacimento della Basalti Orvieto srl. I produttori hanno ricevuto il premio dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida.

I problemi del kiwi bio

Sempre al Rimini Expo Centre, nell’ambito del Salone delle Biosolutions, si è tenuta la quarta edizione dell’International Congress del Macfrut dedicato al kiwi bio che ha visto la partecipazione di quasi 300 persone.

Suolo impoverito, nuove malattie, siccità, mancanza di ore di freddo, eventi climatici estremi: sono alcune delle problematiche affrontate in occasione dell’evento organizzato da Agri2000 Net.

Le biosolutions proposte dalle aziende presenti all’evento, puntano soprattutto a rafforzare l’apparato radicale per dare maggiore vigore alla pianta ed a migliorare le condizioni del suolo attraverso l’introduzione di microrganismi utili e altri micronutrienti. Questo tipo di interventi diventa necessario nel percorso di cambiamento verso una maggiore sostenibilità delle produzioni agricole richiesta dai consumatori europei.

I mezzi tecnici bio sono il futuro

«I mezzi tecnici bio – ha spiegato Camillo Gardini, ideatore dell’evento e coordinatore del Salone – rappresentano il futuro dell’agricoltura». Nel 2022, in Italia, si sono prodotte 316.173 tonnellate di kiwi di cui l’80% di tipo verde e circa il 20% di giallo, che è in forte espansione. Si sta introducendo adesso la coltura del kiwi rosso. Tuttavia si perdono ettari produttivi per gravi problematiche produttive.

Da alcuni Paesi, si segnala l’emergere di nuove fitopatologie non conosciute in Italia come il Verticillium in Cile, causato dalla severa siccità, e il Phomopsis actinidie e il Diaporthe actinidie in Spagna, favorite dall’umidità e dalle alte temperature primaverili troppo elevate.

Di rilievo le indicazioni tecniche emerse nell’evento che potrebbero portare a cambiamenti significativi nella gestione della coltura facendo diventare il kiwi da coltura impattante per gli alti consumi di acqua a opportunità per la crescita della sostanza organica nei terreni e capace di ridurre del 50% le proprie necessità irrigue.

«Sono stati tanti gli spunti di riflessione – conclude Gardini – sulle nuove tecnologie per una produzione green e sostenibile. Il tutto in un’ottica di mercato».

CRESCE IL VIGNETO BIO E PURE L’EXPORT

CRESCE IL VIGNETO BIO E PURE L’EXPORT

La superficie vitata bio è oltre un quinto del totale del vigneto Italia ma Spagna e soprattutto Francia ci tallonano da vicini grazie al migliore tasso di crescita. Di 626 milioni il valore dell’export secondo l’indagine Nomisma -Ice-Federbio

Crescono, in Italia, le superfici dedicate alla produzione di vino biologico, un settore che vede il Paese tra gli attori principali a livello internazionale. È quanto emerge da “Vinobio”, piattaforma online di dati e informazioni per l’internazionalizzazione del vino biologico Made in Italy curata da Nomisma e promossa da Ice Agenzia e FederBio.

Incidenza record

Nel dettaglio con 126mila ettari di vite coltivata con metodo biologico nel 2021, l’Italia detiene il primato per incidenza di superficie vitata biologica, pari al 21% del totale. Nel giro di un decennio – tra il 2010 e il 2020 – le superfici bio in Italia sono cresciute del 141% ma la Spagna ha fatto meglio con un +148% e la Francia addirittura +218% arrivando a tallonarci sui mercati di riferimento.

Il peso nell’export

Il ruolo del vino bio italiano rimane comunque rilevante sui mercati internazionali: secondo le stime di Nomisma ammonta a 626 milioni il valore dell’export nel 2021 (+18% rispetto al 2021) e un peso sul totale dell’export vitivinicolo italiano (bio + convenzionale) pari all’8%.

Germania e Scandinavia destinazioni top

Per quanto riguarda i mercati presidiati, dall’ultima indagine condotta da Nomisma per Ice Agenzia e FederBio su 110 imprese vitivinicole italiane, è quello della Germania il mercato di destinazione principale (67% delle aziende vitivinicole bio lo indica come primo mercato di riferimento), seguita dai Paesi Scandinavi (61%). Al di fuori dei confini comunitari, invece, la fanno da padrone Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito, seguiti da Canada e Giappone. Negli ultimi tre mesi, in particolare, Nomisma ha condotto due indagini sui consumatori svedesi e giapponesi: nel Paese scandinavo, in base ai numeri raccolti, l’Italia è leader assoluto con un peso sul totale delle vendite di vino bio del 42% sia a valore che a volume mentre in Giappone il dato si attesta sul 10%. Tuttavia l’Italia si trova al secondo posto, dietro la Francia, tra i produttori di vino di maggiore qualità a giudizio dei consumatori nipponici.

IL PIANO D’AZIONE EUROPEO SUL BIO E LE AZIONI DI PROMOZIONE

IL PIANO D’AZIONE EUROPEO SUL BIO E LE AZIONI DI PROMOZIONE

Il progetto Being Organic di Ifoam, Federbio e Naturland spinge a promuovere un livello di consumo in armonia con ‘obiettivo di triplicare la superficie bio europea

Con circa 2,2 milioni di ettari coltivati a bio, l’Italia è tra i Paesi europei più green. Ha la più elevata percentuale di superfici bio sul totale (17,4%), contro una media europea del 9%, e il primato degli operatori dedicati a questo, ovvero 86.144. Numeri che rafforzano il nostro sistema produttivo bio rendendoci il primo Paese in Europa, e secondo al mondo, per l’export di alimenti biologici, con oltre 2,9 miliardi di euro, il 6% di tutto l’export agroalimentare nazionale.

Il piano

Un record che agevola il nostro Paese nella realizzazione dell’obiettivo del New Green deal europeo di arrivare al 25% di superficie bio entro la fine del decennio.

Proprio per supportare il al Piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica dell’Ue, Ifoam Organics Europe (Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura bio), FederBio e Naturland hanno promosso il progetto transnazionale Being Organic.

La promozione

Da metodo agricolo il biologico sta infatti diventando uno strumento al centro delle politiche dell’Unione, che con il Piano d’azione ha definito gli strumenti per un incremento, non solo della produzione ma anche dei consumi, per poter cogliere i benefici ambientali, economici e sociali che comporta questa forma di agricoltura sostenibile e certificata. Al fine di incrementare produzioni e consumi di prodotti bio, il Piano d’azione Ue ritiene fondamentali anche le iniziative dedicate alla promozione del biologico, cui la Commissione intende destinare almeno il 30% dei prossimi bandi relativi all’area “Agricoltura, silvicoltura e zone rurali”. In questo contesto si inserisce il progetto Being Organic che, come piattaforma di iniziative e programmi a supporto della realizzazione del Piano d’azione Ue, punta a comunicare i valori del biologico europeo.

IL PRIMO BOSCO MANGIA-SMOG

IL PRIMO BOSCO MANGIA-SMOG

Piantato in occasione della giornata della Terra il primo dei 3mila alberi pianificati nella Valle dell’Aniene per mitigare il clima di Roma. Un’iniziativa sostenuta da Coldiretti e Rete Clima

Nasce il bosco che mangia smog e salva il clima anche dalle ondate di calore di Roma. Proprio in occasione della Giornata della Terra del 22 aprile sono infatti stati piantati 3 mila alberi dando avvio al progetto di forestazione nel Parco Regionale Urbano di Aguzzano, 52 ettari a fianco della Riserva Naturale della Valle dell’Aniene.

L’iniziativa “Foresta Italia”

L’iniziativa pilota è stata realizzata nell’ambito della Campagna “Foresta Italia”, da Rete Clima con Coldiretti e partner privati. Un’occasione per lanciare un appello alle città italiane per mettere a disposizioni aree dove creare nuove foreste urbane. Un’iniziativa che punta ad aumentare la naturalità dei territori e le connessioni ecologiche locali, ridurre le emissioni di CO2, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità, ridurre le temperature e proteggere dalle ondate di calore.

Ondate di calore

Il satellite Copernicus ha registrato nel 2022 il numero più alto mai registrato di giorni con stress termico molto forte nel Sud dell’Europa.

Il bosco salva-smog viene realizzato con alberi da filiera 100% italiana, scelti tra le specie tipiche e autoctone, tra cui: la farnia, il leccio, il carpino bianco, l’acero campestre, il tiglio, il frassino maggiore, il pioppo, mentre tra gli arbusti la rosa canina, l’alloro, il ligustro, il corniolo, il biancospino.

La classifica delle città meno verdi

La messa a dimora permette di affrontare la ridotta disponibilità di spazi verdi nelle città di appena 33,8 metri quadrati, puntando su un grande piano di riqualificazione urbana di parchi e giardini, dando una spinta ad economia e occupazione. La situazione è peggiore nelle metropoli dove i valori vanno dai 17,1 di Roma, dai 17,8 di Milano ai 22,2 di Firenze, dai 42,4 di Venezia ai 9,2 di Bari, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Ogni pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili, mentre 1 ettaro di piante riesce ad aspirare 20 mila chili di anidride carbonica (CO2) all’anno.