Suolo e Salute

Anno: 2026

SPRECHIAMO TROPPO CIBO

SPRECHIAMO TROPPO CIBO

Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ogni anno nel mondo vengono sprecati 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo della produzione, dando vita a un paradosso insostenibile: ogni persona butta via quasi 80 kg di cibo all’anno, mentre più di 670 milioni di persone soffrono la fame

 

Gli sprechi pesano anche sull’ambiente: incidono per quasi il 10% delle emissioni di gas serra e consumano un quarto dell’acqua utilizzata in agricoltura. E se lo spreco alimentare fosse un paese, sarebbe il terzo maggior emettitore di gas serra dopo Cina e Stati Uniti.

Insomma, per restare nei limiti del pianeta, invece di cercare cibo più economico a tutti i costi per poi buttarlo via, sembrerebbe più saggio orientarsi versi prodotti di qualità e gestirli bene…

L’Italia è sul poco invidiabile podio: ogni italiano spreca in media 555,8 grammi di cibo a settimana, più di quanto registrato in Francia (459,9 g), Spagna (446,5 g), Paesi Bassi (469,6 g) e Germania (512,9 g).

Lo evidenzia il Cross Country Report 2025 di Waste Watcher International, presentato in occasione della tredicesima Giornata nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare.

Per carità c’è’ qualche segnale incoraggiante (dal 2015 lo spreco settimanale pro capite nel nostro Paese si è ridotto di quasi 100 grammi, passando da 650 agli attuali 555,8 grammi). Ma nonostante la crescente consapevolezza dell’impatto ambientale legato allo spreco, l’obiettivo fissato per il 2030 — che prevede di scendere a 369,7 grammi a settimana — appare ancora lontano.

Il percorso non si esaurisce nei campi e negli allevamenti: la sfida prosegue tra gli scaffali dei supermercati e, soprattutto, nelle nostre case, dove si decide la partita più importante.

Quel che è sicuro è che acquistare cibo apparentemente economico e poi sprecarne più di mezzo chilo a settimana può costare di più che acquistare cibo di elevata qualità gestito con intelligenza.

Leggi di più: https://en.ilsole24ore.com/art/food-waste-italy-black-jersey-europe-according-to-waste-watcher-AIqWDUGB

RIDURRE I SOLFITI NEL VINO SI PUÒ

RIDURRE I SOLFITI NEL VINO SI PUÒ

Le ricerche sulle strategie di riduzione dell’anidride solforosa nella produzione vinicola in genere si basano su prove a breve termine, singole annate o vinificazione su scala di laboratorio. L’Università di Pisa fa un passo avanti e pubblica i risultati di quattro anni di sperimentazione di un suo protocollo

 

La riduzione o l’eliminazione dell’anidride solforosa nella vinificazione rappresenta una sfida importante dal punto di vista tecnologico e della sostenibilità, dato il ruolo fondamentale dell’additivo come antimicrobico e antiossidante.

Uno studio dell’Università di Pisa ha valutato la fattibilità tecnologica e la stabilità chimica di un protocollo di vinificazione senza aggiunta di SO2 applicato in condizioni controllate in cantina per quattro annate consecutive, confrontato con un protocollo convenzionale a base di solfiti.

Il protocollo senza aggiunta di SO2 ha integrato operazioni a circuito chiuso, gestione controllata dei gas inerti, fermentazione a temperatura controllata, pratiche igieniche rigorose, aggiunta di estratti di semi d’uva come agenti antiossidanti alternativi e monitoraggio in tempo reale della produzione di CO2 e della disponibilità di O2 tramite un serbatoio intelligente.

In tutte le annate, i vini prodotti utilizzando il protocollo senza aggiunta di SO2 hanno mostrato fermentazioni alcoliche e malolattiche regolari e valori di acidità volatile costantemente al di sotto della soglia di percezione sensoriale (1,2 g/L). I livelli totali di SO2 variavano tra 0,3 e 86 mg/L e quelli di SO2 libera tra 0,4 e 16 mg/L, attribuibili esclusivamente alla produzione endogena di lieviti.

L’analisi multivariata ha confermato che l’annata era il fattore dominante che influenzava la maggior parte dei parametri composizionali, in particolare i profili fenolici e antociani, mentre la gestione dell’anidride solforosa rappresentava una fonte di variabilità secondaria, ma chiaramente identificabile di variabilità.

I risultati confermano quanto alcune aziende biologiche già dimostrano nei fatti, e cioè che la vinificazione senza anidride solforosa è tecnicamente fattibile se supportata da un controllo preciso del processo e da un monitoraggio continuo in tempo reale all’interno di un quadro di enologia di precisione.

Qui l’articolo: Mercanti, N.; Macaluso, M.; Marianelli, A.; Mannucci, I.; Casu, B.; Palla, F.; Verdini, P.G.; Fedel, M.; Zinnai, A. Precision Vinification Without Added Sulphur Dioxide: Real-Time Gas Monitoring Across Multiple Vintages. Foods 2026, 15, 563. https://doi.org/10.3390/foods15030563

BIOFACH 2026: LA GRANDE FIERA MONDIALE DEL BIOLOGICO GUARDA AL FUTURO

BIOFACH 2026: LA GRANDE FIERA MONDIALE DEL BIOLOGICO GUARDA AL FUTURO

La kermesse tedesca ha ribadito la sua centralità per l’intero comparto del biologico. Un’edizione ricca di stimoli professionali per Suolo e Salute e per le altre aziende co-espositrici del Gruppo Cotecna.

 

BIOFACH 2026, svoltasi dal 10 al 13 febbraio a Norimberga, in Germania, ha confermato ancora una volta il suo ruolo di piattaforma leader mondiale per il settore dei prodotti biologici, con un successo di pubblico e partecipazione internazionale. Con circa 2.200 espositori provenienti da quasi 90 paesi e quasi 32.000 visitatori professionali, di cui circa la metà dall’estero, la manifestazione ha attirato l’attenzione di aziende, buyer, istituzioni e realtà della filiera bio. A dispetto delle difficoltà nei trasporti aerei e ferroviari, i padiglioni della fiera si sono mantenuti ben frequentati, offrendo numerose opportunità di incontro e confronto.

Il filo conduttore dell’edizione 2026 è stato il tema “Growing Tomorrow: Young Voices, Bold Visions!”, che ha posto al centro l’importanza delle nuove generazioni e le idee per costruire sistemi produttivi più resilienti e sostenibili.

Oltre ai padiglioni espositivi, BIOFACH ha offerto un ricco programma congressuale con dibattiti su innovazione, sostenibilità, certificazione e nuove tendenze di mercato. Particolare attenzione è stata dedicata alle tecnologie green e alle soluzioni di packaging sostenibile, come dimostrato dalle presentazioni di materiali e processi a basso impatto ambientale.

L’internazionalità dell’evento è emersa anche dalla partecipazione di delegazioni nazionali: l’India è stata designata “Country of the Year”, con uno spazio espositivo di rilievo dedicato alla sua ampia offerta di prodotti biologici e alle specialità regionali

Il successo italiano non è mancato: diverse aziende italiane, molte certificate da Suolo e Salute, hanno partecipato con prodotti come oli, pasta, riso e specialità regionali, sfruttando la vetrina internazionale per rafforzare la propria presenza sui mercati esteri.

BIOFACH 2026 ha così ribadito la sua centralità per l’intero comparto biologico, non solo come spazio espositivo, ma come luogo di dialogo e definizione delle strategie future per un’agricoltura e un’alimentazione sostenibili a livello globale.

“Per noi di Suolo e Salute – commenta Alessandro D’Elia, Amministratore Delegato della società – è stata un’edizione davvero superlativa, anche grazie alla condivisione degli spazi espositivi con Neotron, Fitosoil, GeoChem e NofaLab, realtà che, insieme a noi hanno rappresentato il Gruppo Cotecna. I nostri spazi espositivi realizzati in cartone speciale riciclabile al 95%, sono stati una testimonianza concreta dello spirito con cui il Gruppo Cotecna ha partecipato alla fiera: un impegno verso una sostenibilità reale e tangibile, non semplicemente dichiarata. È stato un BIOFACH intenso – continua D’Elia – ricco di appuntamenti, confronti e incontri all’interno della grande galassia del biologico: un’occasione preziosa per rafforzare relazioni, costruire nuove sinergie e condividere visioni sul futuro del settore. E poi, naturalmente, tanto divertimento: un ingrediente che a questa fiera non manca mai.”

 

Per approfondimenti: https://www.biofach.de/en/press/press-releases/2026/02/biofach-2026-closing-report

 

BIOLOGICO: NEL 2024 CONSUMI IN ALTO MA RALLENTA LA CRESCITA DELLE SUPERFICI COLTIVATE

BIOLOGICO: NEL 2024 CONSUMI IN ALTO MA RALLENTA LA CRESCITA DELLE SUPERFICI COLTIVATE

Di seguito il quadro che emerge dall’analisi dei dati 2024 presentati da FiBL a Biofach 2026

Il biologico corre veloce nei consumi, ma rallenta nell’espansione delle superfici coltivate. Questa è la fotografia che emerge dal rapporto “The World of Organic Agriculture 2026”, relativo ai dati 2024, presentato a Biofach dagli svizzeri dell’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica (FiBL) in collaborazione con IFOAM.

In Europa le superfici coltivate a bio restano sostanzialmente stabili a 19,6 milioni di ettari. Di questi, 18,1 milioni si trovano nell’Unione europea, dove il biologico rappresenta l’11,1% della superficie agricola totale, a fronte del 3,9% dell’intero continente europeo.

Sul fronte dei Paesi leader, la Spagna si conferma al primo posto per estensione, con quasi 2,9 milioni di ettari, seguita dalla Francia con 2,7 milioni e dall’Italia con 2,5 milioni. Il nostro Paese, però, detiene il primato per incidenza della superficie agricola utilizzata in biologico, con il doppio della media europea: il 20%. L’Italia guida anche la classifica per numero di operatori agricoli bio: circa 87.000 su 490.600 attivi in Europa.

Il settore è trainato dai consumi. Nel 2024 le vendite al dettaglio di prodotti biologici in Europa hanno raggiunto il massimo storico di 58,7 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto all’anno precedente. La Germania si conferma il primo mercato europeo con 17 miliardi di euro di vendite, seguita da Francia (12,2 miliardi) e Italia (5,2 miliardi). La Svizzera detiene invece il record mondiale di spesa pro capite, con 481 euro per persona.

Lo scenario globale ricalca quello europeo: superfici ferme e domanda in aumento. Nel 2024 i terreni biologici nel mondo restano stabili a 99 milioni di ettari, mentre le vendite globali di alimenti e bevande bio toccano i 145 miliardi di euro. Gli Stati Uniti guidano il mercato con 60,4 miliardi di euro, davanti a Germania (17 miliardi) e Cina (15,5 miliardi).

Un segnale forte arriva dal mercato: i consumatori europei mostrano una crescente attenzione verso scelte alimentari salutari e sostenibili. Un orientamento che, secondo Alessandro D’Elia, amministratore delegato di Suolo e Salute, non può essere ignorato dalle istituzioni comunitarie.

Il messaggio è netto: mentre i cittadini scelgono la sostenibilità, le politiche europee non possono permettersi di indietreggiare, sottolinea D’Elia. Al centro del dibattito non c’è soltanto la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, ma anche la competitività dell’intero sistema agroalimentare europeo che dovrà coniugare redditività e impatto della produzione sull’agro-ecosistema. Il futuro, quindi, dipenderà dalla capacità dell’Unione europea di accompagnare con coerenza la transizione ecologica, sostenendo un modello produttivo sempre più orientato alla qualità, alla trasparenza e alla sostenibilità. Una sfida che richiede politiche stabili e lungimiranza.”

Per approfondimenti: https://www.fibl.org/en/info-centre/news/europes-organic-market-sets-another-record-in-2024-farmland-stable

TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SULL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SULL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Il Paese con più agricoltori biologici? L’India. Quello con la maggior superficie? L’Australia.

Il maggior mercato mondiale? Gli USA. I Paesi col maggior consumo pro capite? Svizzera, Danimarca, Austria.

E molto di più…

 

Come tradizione, a Biofach l’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica FiBL e IFOAM Organics International hanno presentato la pubblicazione “The World of Organic Agriculture” (Il mondo dell’agricoltura biologica), giunta alla 27ma edizione.

La pubblicazione (che si può scaricare gratuitamente al link indicato più avanti è uno strumento prezioso per gli operatori, i responsabili politici, le autorità competenti, per i ricercatori e i professionisti del settore. Presenta ogni statistica immaginabile: superfici, operatori, scambi internazionali, mercati nazionali, analisi e previsioni per le diverse aree geografiche, approfondimenti sulle principali produzioni (cereali, agrumi, cacao, caffè, legumi secchi, frutta temperata, frutta tropicale e subtropicale, uva, semi oleosi, olive, ortaggi…)

Il volume non si limita a presentare questi dati, ma sottolinea il potenziale dell’agricoltura biologica di contribuire al futuro nell’ambito delle strategie generali di sostenibilità, come gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ONU e la strategia Farm to Fork della UE il suo ruolo nella trasformazione dei sistemi alimentari nel loro complesso.

Si può scaricare (volendo, sono disponibili anche le edizioni degli anni precedenti) a pagina https://www.organic-world.net/yearbook.html.

UK, IL MERCATO BIOLOGICO IN PIENA ESPANSIONE

UK, IL MERCATO BIOLOGICO IN PIENA ESPANSIONE

L’analisi di The Guardian: una maggiore consapevolezza sulle diete sane e le preoccupazioni sul cibo di cui fidarsi: le vendite crescono al ritmo più veloce degli ultimi vent’anni

Anche se il costo della vita aumenta e l’economia non è floridissima, il mercato biologico britannico sta godendo del suo più grande boom degli ultimi due decenni.

Non solo frutta e verdura, ma anche un aumento definito “massiccio” per le vendite di carne: quelle di pollo sono aumentate del 15% in valore del 13% in volume rispetto all’anno scorso, nonostante costi tre volte tanto rispetto a quello convenzionale. Per il salmone, addirittura del 21% e del 18% rispettivamente.

La britannica Soil Association ha anticipato alcuni dati sull’andamento (il report completo sarà presentato a marzo in un evento riservato ai soci). Per l’anno dal 1 ottobre al 30 settembre 2025 le vendite dio alimenti e bevande biologiche in Gran Bretagna e Irlanda del nord sono aumentate di quasi l’8%, e l’aumento non dipende solo dall’inflazione: in termini di volume le vendite sono crescite del 2.5%, cinque volte la crescita del mercato alimentare nel complesso.

Con la crisi finanziaria conseguente la Brexit prima e il COVID poi, la grande distribuzione si era concentrata sui prodotti a primo prezzo o comunque aveva smesso di scommettere sui prodotti biologici, più costosi, e dato che due terzi delle vendite passano per la GDO, il cambio relle politiche commerciali si era fatto sentire a livello di produzione.

Ma questa politica guardinga sembra appartenere al passato.

Tesco ha recentemente rinnovato la gamma di prodotti biologici a marchio privato per oltre 100 prodotti e la catena sostiene che “trovare alimenti biologici di qualità e di grande gusto è davvero importante” per i suoi clienti.

Waitrose ha investito nell’espansione e nel rilancio del suo marchio biologico Duchy, che arriva a 250 referenze e dichiara aumenti di vendite sia in valore che in volume (per esempio piccoli frutti e banane a +15%, uova 9%).

Gli analisti indicano anche l’entusiasmo dei giovani per il biologico e le scelte sostenibili: da un recente sondaggio risulta che il 42% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni acquista biologico almeno una volta al mese.

Per Tor Crockatt, responsabile marketing presso il produttore di yogurt Yeo Valley “Una famiglia su tre è preoccupata per gli alimenti ultra-processati e passa a prodotti più puliti”. Non è un caso che negli ultimi tre anni l’azienda abbia visto un aumento della domanda di yogurt del 40%.

Leggi qui l’articolo: https://www.theguardian.com/environment/2026/feb/06/quality-really-matters-why-the-organic-food-market-is-booming-again