Suolo e Salute

Mese: Ottobre 2026

CONTRORDINE, AMMESSO IL LITOTAMNIO NEI PRODOTTI BIOLOGICI

CONTRORDINE, AMMESSO IL LITOTAMNIO NEI PRODOTTI BIOLOGICI

La Corte di Giustizia europea cestina la posizione dei servizi della Commissione, che da anni ritenevano la farina dell’alga rossa calcarea incompatibile con la produzione biologica. Nuovo via libera alle bevande vegetali “fonte di calcio”

 

La settimana scorsa la Corte di giustizia dell’Unione europea ha emesso la sentenza nel caso Lima BV (C-295/25), relativo all’impiego di polvere macinata dall’alga Lithothamnium calcareum certificata come biologica per l’arricchimento in calcio di prodotti alimentari biologici.

La Corte ha stabilito che la polvere dell’alga rossa Lithothamnium calcareum macinata certificata biologica non deve essere classificata come “minerale” ai sensi del Regolamento (UE) 2018/848, come sostenevano i Servizi della Commissione,  ma va invece considerata un comune ingrediente agricolo biologico, come sin dall’inizio IFOAM Organics Europe aveva sostenuto.

La posizione dei servizi della Commissione, alla quale avevano dovuto adeguarsi autorità competenti e organismi di controllo in tutta la UE aveva fatto fuori dal mercato tutte le bevande vegetali il cui contenuto in calcio, da decenni, era aumentato grazie all’aggiunta di una piccola quantità della polvere dell’alga, causando gravi danni alle imprese del settore e ponendo i consumatori di fronte a una scelta tra prodotto biologico con un contenuto limitato di calcio o prodotto convenzionale arricchito con calcio (da alga o meno).

La Corte ha concluso che l’utilizzo della polvere dell’alga nella lavorazione di prodotti alimentari biologici – incluse le bevande a base vegetale sostitutive del latte – ai fini dell’arricchimento in calcio non è vietato da nessuna disposizione del Regolamento: non si devono applicare a questo ingrediente le restrizioni specifiche applicabili a minerali, additivi alimentari, coadiuvanti tecnologici e ingredienti agricoli non biologici
La sentenza arriva dopo anni dall’inizio del contendere, ma l’esito è molto positivo, esattamente il tipo di sentenza che si auspicava.

Ora le aziende potranno riformulare i prodotti, tornando a riproporre le loro bevande vegetali “fonte di calcio“ (se non “ricche di calcio”) che l’opinione priva di fondamento e di ragioni valide dell’ufficio di Bruxelles aveva tolto di mezzo per alcuni anni.

Per dare a Cesare quel che è di Cesare, ricordiamo che all’epoca il ministero agricolo italiano, anche se invano, si era schierato per l’assoluta liceità dei prodotti contenenti la farina d’alga.

Leggi qui la sentenza: https://infocuria.curia.europa.eu/tabs/affair?lang=IT&publishedId=C-295%2F25&searchTerm=C%252D295%252F25

Leggi qui la Nota interpretativa sull’utilizzo del litotamnio nei prodotti trasformati biologici di IFOAM Organics Europe, la cui correttezza è confermata dalla sentenza della Corte: https://www.organicseurope.bio/content/uploads/2020/06/ifoameu_reg_interpretation_note_lithotamnium_201803.pdf

DUBBI DALLA COMMISSIONE E DAGLI STATI MEMBRI SUL «SISTEMA DI QUALITÀ NAZIONALE PER IL BENESSERE ANIMALE» ITALIANO

DUBBI DALLA COMMISSIONE E DAGLI STATI MEMBRI SUL «SISTEMA DI QUALITÀ NAZIONALE PER IL BENESSERE ANIMALE» ITALIANO

Stop temporaneo al nuovo SQNBA, il sistema italiano di certificazione del benessere animale. Se ne riparlerà l’anno prossimo

 

Il «Sistema di qualità nazionale per il benessere animale» istituito dal decreto interministeriale 2 agosto 2022 (modificato poi nell’ottobre 2024 e nel luglio 2025) mira a introdurre gli standard per la certificazione degli allevamenti che rispettano specifici requisiti di benessere animale.

Come previsto dalla procedura TRIS per la prevenzione degli ostacoli tecnici al commercio, il governo

ha notificato il progetto di normativa alla Commissione europea e agli altri Stati membri nel giugno scorso, prima della sua approvazione definitiva.

 

Nel periodo di esame della proposta, diversi Paesi europei e organizzazioni di settore hanno sollevato le loro obiezioni; anche la Commissione europea ha contestato alcuni aspetti (in particolare gli spazi previsti per i vitelli, che ha contestato essere inferiori alla superficie minima stabilita dalla normativa UE: per i vitelli tra le tre e le otto settimane allevati in gruppo il disciplinare italiano prevede almeno un metro quadrato per capo, quando la direttiva europea fissa invece in almeno 1,5 metri quadrati lo spazio minimo per animale di peso inferiore a 150 kg).

Dall’Austria le maggiori preoccupazioni per i possibili ostacoli agli allevatori stranieri e per gli oneri burocratici aggiuntivi.

Secondo Vienna il sistema di certificazione SQNBA è concepito in modo tale che, contrariamente a quanto indicato nella notifica, gli operatori di altri Stati membri non potranno parteciparvi: la certificazione presuppone l’utilizzo del sistema informativo ClassyFarm del Ministero della Salute italiano, direttamente collegato alla Banca Dati Nazionale e al registro elettronico dei trattamenti veterinari, sviluppati esclusivamente per il contesto italiano e non interoperabili con i sistemi informatici degli altri Stati membri: i prodotti realizzati al di fuori dell’Italia non possono essere certificati.

La Spagna ha chiesto chiarimenti sull’accesso al sistema e sulla corretta indicazione dell’origine dei prodotti; la Francia ha sottolineato la necessità di riconoscere certificazioni equivalenti già esistenti, come BoviWell, lo strumento di audit e valutazione francese sviluppato per misurare e migliorare il benessere animale negli allevamenti di bovini da latte e da carne basato sul protocollo europeo Welfare Quality®.

Dalle organizzazioni lattiero-casearie tedesche è stata sollevata la preoccupazione per possibili discriminazioni commerciali. Anche da parte loro è stata sottolineata la criticità dell’obbligo di utilizzare piattaforme e banche dati solo italiane, il che complica l’adesione degli operatori degli altri Paesi membri che utilizzano i rispettivi (e diversi) sistemi informatici nazionali.

Ha sollevato anche contrarietà il mancato riconoscimento automatico di enti di certificazione, veterinari e standard equivalenti in uso negli altri Paesi.

Il parere circostanziato della Commissione e quello dell’Austria hanno comportato che il periodo di standstill (la sospensione della possibilità di adottare il provvedimento) è stato fino al 28 dicembre 2026, termine entro il quale l’Italia non dovrà solo controdedurre, ma anche valutare le modifiche necessarie per garantire il rispetto delle norme europee e la trasparenza delle etichette, la concorrenza leale, con la possibilità per gli allevatori di tutti gli Stati membri di accedere equamente alla certificazione e l’effettiva tutela del benessere animale.

E’ quindi materialmente impossibile che il decreto venga emanato nella sua versione definitiva entro quest’anno.

Non è certo la prima volta che si registrano scollamenti tra i diversi Paesi membri e tra loro e la Commissione, molto più probabili quando, invece di regolamenti (che sono atti giuridici vincolanti che devono essere applicati così come sono nell’intera Unione europea) si adottano Direttive, che devono essere attuate da disposizioni nazionali, su cui può scappare la mano.

Basta pensare alle procedure d’infrazione che la Commissione ha dovuto avviare contro Francia e Spagna) in relazione ai requisiti di etichettatura ambientale degli imballaggi, contestando possibili barriere al mercato unico e incongruenze tra i requisiti nazionali e le normative comunitarie.

Alla fine le questioni si risolveranno, ma vien da chiedersi se non era possibile pensarci prima, evitando di sprecare tempo e di trovarsi con un quadro giuridico non ben determinato.

Leggi di più: https://technical-regulation-information-system.ec.europa.eu/it/notification/28061

https://technical-regulation-information-system.ec.europa.eu/es/notification/28061/message/117076/EN

FRANCE 24: “GLI SCIENZIATI TEMONO UN PASSO INDIETRO SUI PESTICIDI”

FRANCE 24: “GLI SCIENZIATI TEMONO UN PASSO INDIETRO SUI PESTICIDI”

France 24, emittente del gruppo radiotelevisivo pubblico Audiovisuel Extérieur de la France, in un servizio del 10 ottobre ha denunciato i rischi di un possibile allentamento delle norme europee sui pesticidi

 

Scienziati, medici e persone colpite dagli effetti nocivi dei pesticidi temono che alcune sostanze pericolose possano restare sul mercato più a lungo grazie al pacchetto legislativo europeo Omnibus X, che per la Commissione europea serve a semplificare le procedure e ridurre gli ostacoli burocratici.

Secondo i critici, la dichiarata semplificazione si traduce in un indebolimento delle garanzie per la salute pubblica e per l’ambiente.

Il servizio cita la storia dell’ex apicoltore e frutticoltore José Nadan che per anni aveva utilizzato pesticidi che secondo i rappresentanti erano così sicuri che si sarebbero potuti bere, per poi vedersi diagnosticato un cancro alla prostata (malattia che gli è stata ufficialmente riconosciuta dalla Mutualité sociale agricole come professionale e causata dai pesticidi).

Cita anche quella di Edmond Leduc, ex medico in pensione che ha vissuto accanto a campi trattati con pesticidi per 44 anni, occupandosi da hobbista di giardinaggio. Dopo una diagnosi di linfoma, anche a lui è stato recentemente diagnosticato un cancro alla prostata.

Anche altri ex agricoltori e residenti vicino ai campi trattati raccontano alla testata di aver sviluppato gravi patologie: oltre ad alcuni tumori, tra i problemi sanitari associati all’esposizione figurano malattie respiratorie e disturbi neurodegenerativi.

Tant’è che le richieste di riconoscimento delle malattie professionali legate ai pesticidi sono passate da 318 nel 2024 a 975 nel 2025, più che triplicate.

In questo quadro è tutt’altro che peregrino interrogarsi sulla ragionevolezza di una delle modifiche più contestate dell’Omnibus X, ossia l’eliminazione delle rivalutazioni periodiche dei pesticidi, rivalutazioni che invece permettono di riesaminare le autorizzazioni alla luce delle nuove prove scientifiche nel frattempo emerse.

Il messaggio centrale del servizio è che semplificare le norme non dovrebbe comportare una riduzione della protezione sanitaria: quando dalla ricerca scientifica emergono nuovi rischi le autorizzazioni devono poter essere riviste urgentemente.

 

Intanto la scorsa settimana vittime del cancro e agricoltori hanno marciato affiancati, assieme con medici e attivisti, per protestare contro questo potenziale “via libera” a tempo indeterminato. Organizzata da una manciata di organizzazioni non profit, la marcia pacifica ha visto 8.000 partecipanti riunirsi fuori da una fabbrica di Syngenta nel nord della Francia.

 

Puoi approfondire qui (in francese)

https://www.france24.com/en/europe/20261010-so-safe-you-could-drink-it-scientists-and-pesticide-victims-fear-an-eu-rollback

https://www.lemonde.fr/planete/article/2026/10/03/les-victimes-ne-veulent-plus-mourir-en-silence-des-malades-du-cancer-et-des-agriculteurs-mobilisent-l-opinion-pour-la-sortie-des-pesticides_6787824_3244.html

https://www.france24.com/en/tv-shows/france-in-focus/20260507-toxic-beginnings-babies-exposed-to-pesticides-in-the-womb

Qui (in inglese) il rapporto “Food & Feed Omnibus, co-written by the pesticide lobby” curato da Corporate Europe Observatory: https://corporateeurope.org/sites/default/files/2026-10/Food%20Feed%20Omnibus%20co-written%20by%20the%20pesticide%20lobby_0.pdf

Qui l’articolo del Financial Times “Chemical groups succeed in watering down EU pesticide rules”: https://www.ft.com/content/3c86343d-e280-4263-940e-e09b1d75d32a?syn-25a6b1a6=1

UK, MARKS & SPENCER TAGLIA I PREZZI DEI PRODOTTI BIOLOGICI

UK, MARKS & SPENCER TAGLIA I PREZZI DEI PRODOTTI BIOLOGICI

La catena abbassa i cartellini di 50 referenze bio, scommettendo in maggior fidelizzazione del cliente e maggiori volumi di vendita

 

Nel core business M&S (una catena di fascia alta) la vendita di abbigliamento e accessori è centrale, ma non scherzano nemmeno gli alimentari di lusso: del fatturato complessivo UK+ Irlanda del nord, oltre 17 miliardi nell’anno fiscale 2025/2026, poco meno di 10 derivano dal food.

Ma la sua percezione come negozio di alta gamma fa sì che sia poco utilizzato come punto vendita principale per i grandi acquisti settimanali e lo sia di più per acquisti rapidi o quando serve qualcosa di speciale per far bella figura o concedersi una coccola.

L’azienda punta ad aumentare le dimensioni del suo business alimentare e a diventare il punto di riferimento anche per la spesa regolare; dalle sue analisi è emerso che un terzo dei suoi clienti alimentari acquista prodotti biologici occasionalmente.

Con l’operazione di taglio prezzi annunciata mira ad attirare nuovi clienti alla categoria e a incentivare gli attuali acquirenti ad aumentare frequenza e intensità della spesa.

La catena ha dichiarato che si tratta di un investimento proprio, attuato con la riduzione dei margini, che sarà neutro per quanto riguarda i rapporti coi fornitori.

La strategia comporta anche la predisposizione di Foodhalls di maggiori dimensioni, che consentano di offrire ai clienti una gamma più ampia e un’esperienza di acquisto migliorata.

Senza per questo trasformarle in uno shop in shop, in alcuni punti vendita M&S sta testando aree biologiche multi temperatura, in modo da permettere ai clienti di acquistare comodamente in un’unica area prodotti ambient, refrigerati e surgelati.

Alex Freudmann, amministratore delegato di M&S Food, ha dichiarato: “Vogliamo diventare un rivenditore di alimentari a 360 gradi, offrendo ai clienti più motivi per fare acquisti nei nostri punti vendita più spesso e per più prodotti di cui hanno bisogno settimanalmente. Il biologico è una categoria con un enorme potenziale. È il motivo per cui stiamo investendo oltre 4 milioni per abbassare i prezzi su più di 50 articoli biologici di base, mettendo assieme la qualità che il mercato ci riconosce e un approvvigionamento biologico di grande valore. È un altro passo importante per rendere M&S accessibile a più clienti e sostenere la nostra ambizione di far crescere il business alimentare”.

Potete dare un occhio qui https://www.marksandspencer.com/food/l/food-brands/organic?searchRedirect=organic  alla gamma biologica a marchio della catena, che comprende Organic Parmigiano Reggiano Cheese, Organic Italian Plum Tomatoes, Organic Italian Chopped Tomatoes, Organic Balsamic Vinegar of Modena, Organic Italian Fusilli.

PARKINSON’S EUROPE CONTRO LA “CATTIVA SEMPLIFICAZIONE”

PARKINSON’S EUROPE CONTRO LA “CATTIVA SEMPLIFICAZIONE”

Ci sono legami credibili tra tassi più elevati di Parkinson, la malattia neurologica in più rapida crescita al mondo ed esposizione a determinati pesticidi: la loro autorizzazione a tempo indeterminato senza revisioni periodiche è un rischio che non possiamo permetterci

 

Parkinson’s Europe, l’organizzazione ombrello europea del Parkinson conta associazioni socie da più di 20 paesi ed è attiva da oltre 30 anni.

Aiuta le persone con Parkinson e le loro famiglie a ottenere il supporto di cui hanno bisogno, sostenendo i loro diritti, condividendo informazioni e risorse e sensibilizzando sul Parkinson e la ricerca di una cura.

L’associazione ritiene che la proposta di rivedere il meccanismo di autorizzazione dei pesticidi che l’Unione europea sta discutendo eroderà seriamente la già tenue supervisione normativa e cancellerà  la già scarsa protezione che le persone in Europa hanno avuto contro gli effetti nocivi dei pesticidi.

Sull’argomento ha appena rilasciato un position paper in cui  “esorta il Parlamento europeo e il Consiglio a mantenere l’obbligo di una periodica rivalutazione scientifica delle sostanze attive impiegate nei prodotti fitosanitari”.

Il documento continua: “L’esposizione ai pesticidi è associata a un maggiore rischio di sviluppare il morbo di Parkinson, una patologia neurodegenerativa progressiva, incurabile e di lunga durata. Ogni anno, un numero crescente di persone riceve una diagnosi di Parkinson; ciò comporta per il sistema sanitario europeo un costo stimato di 22,8 miliardi di euro l’anno, una cifra destinata a salire ulteriormente se non verranno adottate misure di prevenzione.

Diversi Stati membri dell’UE hanno già riconosciuto il Parkinson indotto da pesticidi come malattia professionale per gli agricoltori.

Le periodiche rivalutazioni obbligatorie della sicurezza dei pesticidi sono fondamentali per integrare i nuovi dati scientifici che emergono nel tempo, tanto più che gli effetti neurologici di alcune sostanze possono manifestarsi molto tempo dopo la loro approvazione e il loro utilizzo.

In virtù del principio di precauzione, i trattati dell’UE e la giurisprudenza richiedono l’adozione di procedure di sicurezza rigorose affinché l’approvazione dei pesticidi sia valida. La proposta di sostituire le revisioni periodiche prestabilite con periodi di approvazione illimitati e revisioni discrezionali effettuate caso per caso significherebbe considerare i pesticidi approvati come sicuri a tempo indeterminato, salvo prova contraria; un approccio che viola il principio di precauzione e annulla qualsiasi incentivo per le aziende chimiche, a sottoporre i propri prodotti a nuove valutazioni alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche.

Un sistema del genere non è in grado di tutelare la salute umana con la stessa efficacia dell’attuale quadro normativo basato su revisioni periodiche. L’UE deve mantenere la propria leadership in termini di elevati standard ambientali e sanitari; pertanto, Parkinson’s Europe esorta i responsabili politici a respingere la proposta”.

Le proposte di Parkinson’s Europe sono, invece:

Mantenere la durata massima dell’approvazione in 10 anni, respingendo approvazione illimitata o a scadenza più lunga: è necessario per recepire i nuovi dati scientifici sulla neurotossicità a lungo termine.

  • prevedere riesami periodici obbligatori che non devono dipendere dalla discrezionalità politica o amministrativa della Commissione europea o degli Stati membri.
  • Definire criteri oggettivi per l’avvio di revisioni immediate della sicurezza, con obbligo di revisioni automatiche ogniqualvolta emergano prove indipendenti relative a malattie croniche, effetti neurodegenerativi, esposizione professionale o persistenza nell’ambiente.
  • Stabilire la salute umana e quella dei lavoratori come priorità giuridica assoluta: la salute umana – con particolare riferimento agli esiti cronici e a quelli che si manifestano dopo un lungo periodo di latenza – deve rimanere il fattore determinante e prevalente in ogni processo di approvazione, rinnovo o concessione di deroghe per i pesticidi.

Potete leggere qui il position paper: https://parkinsonseurope.org/app/uploads/2026/10/Pesticides-Parkinsons.pdf

IL BIO TRA LE RIGHE: QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO

IL BIO TRA LE RIGHE: QUELLO CHE I NUMERI NON DICONO

A un mese dalla presentazione dei dati ISMEA, una rilettura dei numeri per cogliere i segnali, interpretare le dinamiche del mercato e capire dove sta andando il biologico italiano

Il 23 settembre, giornata europea del biologico, ISMEA ha presentato un’anticipazione del rapporto “Bio in Cifre 2026”, curato per conto del MASAF.

Il documento, per quanto non esauriente come nelle versioni complete precedenti, è denso di cifre, sulle quali è possibile trarre alcune considerazioni.

Nel 2025 la superficie che ha concluso la conversione al biologico è rimasta sostanzialmente immutata, con una contrazione dello 0.5%.

È vero che non siamo abituati a riduzioni nemmeno decimali (per quanto rallentando la tendenza emersa negli anni precedenti, con un + 32.4% nel decennio, nel complicato 2024 la superficie biologica già convertita cresceva del 3,4% e nel 2023 del 4,5%), ma anche se van tenuti presenti, gli zero virgola in più o in meno non sono di per sé indicatori attendibili di successo o insuccesso.

Ben più significativa è invece la contrazione delle superfici in fase di conversione, che segnano un netto -24.4%, anche se l’andamento è assai diversificato: la SAU aumenta in Sicilia, Toscana, Basilicata e Liguria, mentre si contrae in Emilia Romagna. Campania, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia. In sostanza nel 2026 e 2027 avremo meno superficie biologica.

E’ comunque da registrare che a calare sono essenzialmente i prati permanenti (-14.4%), di poco i seminativi (-2.6%) e le colture permanenti (-1.6%), mentre aumentano le superfici a colture industriali (+48,6%), colture proteiche da granella (+27,9%), brassicacee (+28,2%), agrumi (+5,1%); sostanzialmente stabili i cereali (+1,5%).

In parallelo all’andamento dei prati permanenti, abbastanza generalizzata è la contrazione del patrimonio zootecnico, salvo che per ovini e numero di arnie.

In contrazione il numero delle imprese agricole (-2,6% produttori esclusivi), ma in crescita (+2.1%) quello dei produttori che effettuano anche attività di trasformazione: una situazione sostanzialmente statica, un anno di attesa. Tutto sta a capire di attesa di che.

Non emerge dai dati presentati, che sono molto sintetici (attendiamo a breve un dettaglio più esaustivo), ma dall’esperienza sul campo è possibile attribuire buona parte del rallentamento, oltre alla contrazione della zootecnia, alla situazione complessa del comparto vitivinicolo, che è analoga a quella del comparto enologico generale: flessione dell’export, penalizzato soprattutto dai dazi e dalla conseguente contrazione della domanda negli Stati Uniti, ma andamento faticoso anche sul mercato interno, influenzato in parte dall’’inflazione, ma soprattutto dalle nuove abitudini di consumo, che hanno condotto alla disaffezione di parte degli ultimi produttori arrivati, meno radicati sul mercato: convinti di intercettare un mercato brillante, ne hanno trovato uno più complicato del previsto.

Non si tratta affatto di crisi sul versante dei consumi: vino a parte (e annata 2024 di scarica per l’olio d’oliva), i consumi domestici continuano a crescere, e ben più dell’inflazione: con una crescita del 9,2% (era stata del 3,8% nel 2024) lo sviluppo non è solo in valore, ma anche in volume, con ISMEA che conclude “Il biologico mostra dinamiche di crescita più favorevoli rispetto al totale agroalimentare in diversi comparti”, con incrementi più significativi per latte e derivati (+17,7% bio vs +5,9% categoria complessiva), uova fresche (+14,9% bio vs +14,2%), il netta dissonanza con la riduzione del patrimonio bovino e avicolo ; crescono anche gli “altri prodotti alimentari (+10,0% bio vs +6,3%).

La tendenza positiva non si è conclusa a dicembre 2025, ma prosegue per il primo semestre 2026, che registra vendite in crescita del 4,0% su base annua, rispetto al +2.3% osservato per l’intero comparto alimentare.

Il regolamento UE 848/2018 (seguito da un’ottantina di regolamenti delegati, di esecuzione e di rettifiche, oltre che da una dozzina di decreti nazionali: è questa la tanto sbandierata semplificazione?) attribuisce alla produzione biologica il compito di provvedere a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici da parte dei consumatori, e con una crescita in valore del mercato del 9.2% è fuor di dubbio che lo abbia svolto.

Ma prende anche atto che fornisce al pubblico beni che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale, grazie all’interazione tra le migliori prassi in materia di ambiente ed azione per il clima, all’alto livello di biodiversità, alla salvaguardia delle risorse naturali, all’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e a norme rigorose per la trasformazione.

Si tratta di beni pubblici, il costo dei quali non può essere lasciato solo sulle tasche dei consumatori di prodotti biologici.

Al di là della comprensibile intenzione di promuovere sempre e comunque la produzione agricola nazionale, va onestamente ammesso che fa disastri ambientali: l’ultimo “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque” redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) denuncia la presenza di residui di pesticidi nel 55.6% delle acque superficiali e nel 23.2% delle acque profonde.

I dati di monitoraggio rilevano presenze superiori ai limiti definiti dalla norma (concentrazioni che non devono essere superate, per tutelare la salute umana e l’ambiente basate sui livelli di tossicità di tipo acuto e cronico) nel 28,3% dei punti di monitoraggio per le acque interne superficiali e nel 6,8% di quelli delle acque sotterranee.

Le esternalità negative dell’agricoltura gravano sulla fiscalità generale, in barba all’articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e del principio “chi inquina paga” che enuncia: i costi dell’inquinamento, della prevenzione e della bonifica devono essere sostenuti da chi ha causato il danno, non dalla collettività.

Nel 1992 Stadtwerke München, la utility pubblica di Monaco di Baviera si è resa conto che i livelli di nitrati nell’acqua potabile della città erano aumentati del 250% in diciotto anni e che nello stesso periodo era aumentata la presenza di pesticidi.

Posta di fronte alla scelta se costruire un costoso impianto di filtrazione oppure pagare i contadini nella valle di Mangfall perché adottassero pratiche biologiche a basso impatto, ha scelto i contadini: era più economico pagare la conversione biologica di 185 agricoltori e allevatori piuttosto che filtrare l’acqua di rete  avvelenata.
Attraverso il programma Ökobauern la città ha iniziato a pagare la conversione degli agricoltori nel bacino di utenza, coprendo perdite di reddito, investimenti e costi di certificazione per diciotto anni. Si sono convertite 185 aziende agricole su circa 4.650 ettari, una delle più grandi aree biologiche omogenee della Germania.
Risultato: i livelli di nitrati sono scesi da 15 mg/l a circa 7 mg/l, così come sono scesi drasticamente i livelli di pesticidi.  Il costo dell’intero schema di protezione è di 0,005 euro per metro cubo d’acqua, contro un costo stimato di 0,23 euro al metro cubo per l’impianto di filtrazione che hanno evitato: sostenere gli agricoltori che adottano pratiche sostenibili è quarantasei volte più economico.

Il costo dell’agricoltura convenzionale c’è sempre stato, solo che non si vedeva, era nascosto nella bolletta dell’acqua, nel sistema sanitario e nelle infrastrutture di sanificazione. Monaco ha deciso di renderlo visibile e di agire prima che fosse troppo tardi.

Ogni città con terreno agricolo nel suo bacino idrico e ogni Paese è di fronte alla stessa scelta, ma in maggior parte sceglie l’impianto di filtrazione e sanificazione, perché non ha una visione complessiva.

Se vuoi risparmiare sul riscaldamento, installi i doppi vetri e metti un cappotto isolante, non lasci le finestre spalancate in pieno inverno.
L’acqua pulita inizia nei campi, progettando paesaggi rigenerativi e sistemi agricoli che proteggono il suolo e producono cibo senza intossicare l’approvvigionamento idrico.

Per cui quando leggiamo che rispetto al 2024 le superfici in fase di conversione al biologico sono diminuite, non dobbiamo cadere nella semplificazione di ritenerlo un fatto interno al settore biologico: riguarda la qualità del suolo e delle acque superficiali e delle falde profonde, nelle quali se non si interviene con decisione aumenterà il carico di sostanze etichettate come “Molto tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”, è una questione che riguarda tutti.

Come ne usciamo?

Intanto, facciamo uscire la semplificazione dalle buone intenzioni e traduciamola in pratica reale: 80 regolamenti fanno tremare i polsi al più preparato degli operatori agricoli e sono tali da scoraggiare i neofiti.

Ripeschiamo la vecchia e sana assistenza tecnica, mettendo in relazione ricerca e produzione, sostenendo le scelte operative degli agricoltori in una fase d clima impazzito.

Sosteniamo in tutti i modi la produzione biologica (acquisti verdi della pubblica amministrazione, campagne d’informazione e promozionali) perché solo attraverso il suo continuo sviluppo garantiremo la sua fornitura di beni pubblici, tutela ambientale, sviluppo rurale e occupazione sostenibile di qualità. E, visto che le organizzazioni agricole generaliste, nonostante ormai abbiano tutte attivato una propria sezione bio, continuano a esprimere timidezza nei confronti della produzione biologica, sarebbe auspicabile che le associazioni storiche del settore ritrovassero un ruolo più attivo e propositivo, recuperando lo spirito e il protagonismo degli esordi.

Se si basa sui costi nascosti della contaminazione dei suoli, delle acque e dei territori (che, a conti fatti, ci costano decine di volte quanto costerebbe sostenere la produzione biologica di qualità) l’eccellenza delle produzioni agroalimentari italiane è solo un’enunciazione, vuota e a ben vedere ingannevole.

 

Fonte: Suolo e Salute