Suolo e Salute

Mese: Marzo 2022

LA TOSCANA PROLUNGA L’IMPEGNO ECONOMICO SUL BIO

LA TOSCANA PROLUNGA L’IMPEGNO ECONOMICO SUL BIO

Settanta milioni di euro per le seimila aziende bio toscane anche nell’ultimo anno del regime transitorio. L’Assessora Saccardi: «Vogliamo irrobustire i record della Toscana nell’agricoltura biologica»

«Tutte le 6.000 aziende toscane che aderiscono ai metodi di coltivazione biologica potranno accedere al sostegno previsto anche per l’annualità 2022».

È quanto annuncia con soddisfazione  Stefania Saccardi, Vicepresidente e Assessora all’agroalimentare della Regione Toscana.

La lunga rincorsa del Psr toscano

Il bilancio della Regione è entrato nel secondo e ultimo anno del periodo transitorio prima dell’avvio della prossima programmazione Pac e la manovra è stata resa possibile dal prolungamento del periodo di impegno relativo alla misura 11 del Psr per le aziende già beneficiarie del bando 2021.

«Ciò – specifica Saccardi – consentirà di coprire la dotazione necessaria, pari a circa 70 milioni di euro».

Scadenza al 15 maggio

Le aziende dovranno presentare la seconda domanda di pagamento entro il termine del 15 maggio prossimo.

La possibilità di proroga si è resa operativa con la decisione del 14 marzo scorso che, tra le proposte di modifiche al piano finanziario del Piano di Sviluppo rurale, ha previsto, tra l’altro, di utilizzare parte delle economie provenienti da alcune misure a favore di quelle per il sostegno dell’agricoltura biologica.

Il record del 32%

«Grazie a questa manovra – ribadisce l’assessora – si rafforza l’impegno della Regione a favore delle aziende agricole che operano secondo i metodi della coltivazione biologica che sia in grado di sviluppare una agricoltura particolarmente attenta al rispetto di modelli sostenibili a basso impatto ambientale».

Una scelta che vede la toscana tra le prime Regioni in Italia per la presenza di biologico con il 32% di produzione biologica.

«Un primato che intendiamo mantenere e irrobustire».

CRISI DEL LATTE, GARANTIRE UN DIFFERENZIALE DI ALMENO 15 CENT PER QUELLO BIO

CRISI DEL LATTE, GARANTIRE UN DIFFERENZIALE DI ALMENO 15 CENT PER QUELLO BIO

L’appello di Anaprobio Copagri per consentire ai produttori la possibilità di coprire almeno i costi di produzione

Le difficoltà in cui versano tutte le aziende di produzione del latte bovino, comuni agli allevamenti convenzionali così come a quelli biologici, sono acuite dall’impennata dei costi energetici e dei mangimi.

Riconvocare il tavolo di filiera

«È quindi necessario e auspicabile che il tavolo di filiera del settore lattiero-caseario arrivi urgentemente a definire un prezzo equo che tenga conto dei costi di produzione per tutte le aziende bovine da latte italiane».

Lo ha detto Ignazio Cirronis, presidente di Anaprobio Italia, l’Associazione nazionale dei produttori biologici della Copagri, ricordando che sono passati ormai diversi giorni dall’ultima riunione del tavolo.

«Bisogna agire nel breve periodo e portare avanti il ragionamento sul prezzo del latte alla stalla, dando ossigeno agli allevatori che sono sempre più stretti nella morsa tra l’aumento dei costi di produzione certificato dall’Ismea e l’incremento delle tariffe energetiche».

Costi di produzione alle stelle

«È fondamentale valorizzare i costi di produzione del latte bovino convenzionale e di quello biologico, in quanto sono alcuni dei principali elementi dai quali partire per definire un prezzo equo per il latte bovino». «Non possiamo più tollerare che i produttori ottengano una remunerazione sul mercato inferiore a quello che spendono per produrre: il latte bovino biologico, al pari di quello convenzionale, deve avere il giusto riconoscimento del maggiori costi di produzione e delle minori rese derivanti proprio dall’utilizzo del metodo biologico».

Il giusto differenziale

Secondo Cirronis il differenziale da garantire ai produttori biologici è di almeno 15 centesimi al litro per produzione alla stalla.

NON SI UTILIZZI LA CRISI UCRAINA PER FERMARE LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

NON SI UTILIZZI LA CRISI UCRAINA PER FERMARE LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Scontro in Commissione tra Timmermans e Wojciechowski sulla possibilità di posticipare l’applicazione di Green Deal e Farm to Fork per fare fronte al rischio di emergenza alimentare legata alla crisi ucraina. 17 associazioni del settore scrivono al ministro Patuanelli e al premier Draghi

La sicurezza alimentare in Europa e in Italia si difende puntando sulla transizione ecologica dell’agricoltura non indebolendo le norme della nuova PAC post 2022 e le Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità”.

Lo ribadiscono le 17 associazioni della coalizione “Cambiamo agricoltura” in una lettera inviata al Presidente del Consiglio Mario Draghi e ai Ministri Stefano Patuanelli e Roberto Cingolani.

Un errore fermare la tabella di marcia

«Indebolire le Strategie UE Farm to Fork e Biodiversità 2030 dell’Unione Europea – sostengono le associazioni – e rivedere le norme ambientali della nuova PAC post 2022 sarebbe un grave errore e non risolverebbe i problemi collegati all’aumento dei prezzi e disponibilità di materie prime, problemi ulteriormente aggravati dalla guerra in Ucraina che stanno mettendo in grave difficoltà le aziende agroalimentari europee e nazionali». «Serve, invece, accelerare la transizione ecologica della nostra agricoltura rivedendo i modelli di produzione e consumo del cibo».

La proposta del Consiglio Agricolo

Nella riunione del Consiglio agricolo del 21 marzo il ministro Patuanelli ha presentato la proposta di procedere velocemente all’approvazione dei Piani strategici nazionali ma di posticiparne l’applicazione a dopo la fine del 2023, introducendo un regime transitorio per il prossimo anno e mezzo che consenta di derogare ai vincoli della Farm to Fork per accrescere la produzione di materie prime strategiche e diminuire la dipendenza dall’export.

I contrasti in Commissione Ue

Una linea appoggiata anche dal Commissario all’Agricoltura Janusz Wojciechowski mentre il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans è di parere decisamente contrario.

In una recente riunione presso la Commissione ambiente dell’Europarlamento Timmermans ha respinto qualsiasi idea di allentamento degli obiettivi di sostenibilità nella politica alimentare dell’Ue. «Non credete nell’illusione – ha detto – che si possa aiutare la produzione alimentare rendendola meno sostenibile».

BATTISTONI: «IL MIPAAF CREDE MOLTO NEL BIO»

BATTISTONI: «IL MIPAAF CREDE MOLTO NEL BIO»

«L’approvazione della legge, attesa dal settore da 13 anni, consente ora di dare nuovo impulso a partite come il varo del marchio bio 100% made in Italy, l’istituzione del tavolo tecnico, il sostegno alla ricerca e il raggiungimento dell’obiettivo del 25% di superficie agraria bio entro il 2030». È quanto afferma il sottosegretario Francesco Battistoni intervistato dal settimanale Terra e Vita

«ll Ministero delle Politiche agricole punta molto sul comparto del biologico, abbiamo fatto un ottimo lavoro nell’ultimo periodo e ora è importante premere sull’acceleratore per realizzare l’obiettivo del 25% di superficie bio come indicato dalla strategia Farm to Fork».

Lo ribadisce Francesco Battistoni, sottosegretario con delega al settore biologico, in un’intervista di Laura Saggio pubblicata sul settimanale Terra e Vita.

Gli interventi da attuare

Secondo Battistoni un passo atteso da tanto tempo come l’approvazione al Senato della Legge sul bio consente ora di imprimere un’accelerazione su interventi fermi nel cassetto come:

  • l’istituzione di un tavolo tecnico per la produzione biologica;
  • il varo del marchio bio italiano per i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana;
  • il sostegno alla ricerca tecnologica e applicata nel settore,
  • la previsione di un piano d’azione nazionale per la produzione biologica con cadenza triennale;
  • un piano nazionale per le sementi biologiche;
  • un fondo per lo sviluppo della produzione biologica.
  • lo sviluppo dei distretti biologici.

«Parliamo – afferma Battistoni – di una legge attesa dal comparto da ben tredici anni, che ora assicura le condizioni per uno sviluppo del bio sia nel mercato interno che per l’export ma, soprattutto, che ci permette di dare seguito alle indicazioni europee per favorire una maggiore sostenibilità ambientale così come previsto nella Farm to Fork e nell’Agenda 2030 dell’Onu».

La “controriforma” minacciata dalla Cattaneo

Il sottosegretario non è preoccupato riguardo alla “controriforma” minacciata dalla Senatrice a vita Elena Cattaneo, nonostante un suo ordine del giorno, non sottoposto al voto dell’Aula ma accolto dell’Esecutivo intenda arrivare all’eliminazione di tutti i riferimenti “residui” alla pratica dell’agricoltura con metodo biodinamico ancora presenti nel testo della legge approvata.

«Per quanto riguarda il biodinamico – ha detto Battistoni – c’è stata una presa di posizione dettata da alcune sensibilità emerse dalla comunità scientifica. Il relatore ha approfondito nel merito queste perplessità, favorendo un dialogo costruttivo, ma, alla fine, è prevalsa la volontà di procedere rapidamente all’approvazione della legge: era questa la priorità».

Positivo anche il commento del sottosegretario riguardo alla scelta di concentrare il sostegno al biologico solo nel secondo pilastro della Pac, evitando di costruire uno specifico ecoschema.

Meglio il secondo pilastro

«Si tratta di una scelta a mio avviso vincente, in quanto per accedere al sostegno previsto per il biologico si continueranno a utilizzare procedure molto simili a quelle utilizzate finora nei Psr, che hanno dimostrato di funzionare bene e con le quali l’amministrazione e gli operatori hanno maggiore dimestichezza».

«I circa 2,2 miliardi di euro a disposizione del comparto sono comprensivi delle risorse previste nel II pilastro, dei 90 milioni che ogni anno verranno trasferiti dal I al II pilastro e, infine, del cofinanziamento nazionale. Si tratta di risorse importanti per l’agricoltura biologica del nostro Paese, che concorreranno senza dubbio al raggiungimento dell’obiettivo del 25% di superficie agricola nazionale coltivata con metodo biologico entro il 2030».

LA LEGGE SUL BIO È REALTÀ, LA SODDISFAZIONE DI ASSOCERTBIO E DELLE ALTRE ASSOCIAZIONI DEL SETTORE

LA LEGGE SUL BIO È REALTÀ, LA SODDISFAZIONE DI ASSOCERTBIO E DELLE ALTRE ASSOCIAZIONI DEL SETTORE

AssocertBio assieme a Aiab, AssoBio, Associazione Biodinamica e FederBio ringrazia i Parlamentari che con il loro lavoro hanno consentito di giungere alla fine di un travagliato iter approvativo e sottolinea i punti di forza di una legge che consente al nostro Paese di allinearsi agli obiettivi di crescita del settore tracciati da Bruxelles

La legge sul biologico è finalmente realtà. Il Senato ha approvato lo scorso 3 marzo in via definitiva il Ddl n. 988 “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”.

 

AssocertBio, l’Associazione Nazionale che raggruppa i principali Organismi di Certificazione italiani del Biologico esprime il suo plauso assieme a Aiab, AssoBio, Associazione Biodinamica e FederBio per il lavoro di tutti i parlamentari che ha portato alla conclusione in tempi estremamente rapidi – meno di un mese dall’ultima votazione alla Camera dei Deputati del 9 febbraio – una norma chiave per supportare la transizione ecologica dei sistemi agricoli e per l’intero comparto agroalimentare italiano.

L’Italia si allinea agli obiettivi europei

In un comunicato congiunto le associazioni del bio italiano ribadiscono come la nuova legge arrivi in un momento strategico e consenta anche all’Italia di allinearsi alle politiche Ue che, con il Green Deal, la strategia Farm to Fork e il Piano d’azione Europeo per il biologico, puntano a una crescita consistente del settore.

Grazie a questo provvedimento sarà possibile utilizzare le risorse economiche per il sostegno all’agricoltura, la promozione dei prodotti alimentari e la ricerca che l’Unione europea ha espressamente vincolato all’agricoltura biologica e biodinamica. Dopo 15 anni e 3 legislature è passata una norma fondamentale, tanto attesa dal settore.

I punti caldi della legge

 

Il nostro Paese ha un primato nel biologico conquistato grazie all’impegno di tanti agricoltori, spesso giovani, e di operatori della filiera che hanno creduto nella scommessa di conciliare il legittimo interesse d’impresa con il bene pubblico della difesa del suolo, della biodiversità e della salute dei cittadini. Oggi questo impegno viene finalmente riconosciuto con l’approvazione della legge sul bio. La norma contiene elementi particolarmente significativi come la possibilità di registrare il marchio biologico “Made in Italy”, istituire distretti biologici che consentono di sviluppare l’agricoltura e l’economia dei territori rurali e adottare un Piano d’Azione nazionale er favorire lo sviluppo del biologico italiano come metodo avanzato dell’approccio agroecologico.

L’impegno unitario delle associazioni del bio

Il biologico rappresenta un’occasione concreta per creare opportunità di occupazione per i giovani e per lo sviluppo economico e sociale dei territori rurali, inoltre ha un ruolo centrale per il clima, per la tutela della biodiversità e per offrire soluzioni innovative per il resto dell’agricoltura.

 

«L’impegno unitario delle associazioni del bio – recita il comunicato- ha consentito di ottenere un grande risultato che, nonostante gli innumerevoli attacchi strumentali e gli argomenti utilizzati per screditare la biodinamica e cercare d’indebolire tutto il settore del biologico, ha permesso di approvare il testo di legge».

«Questa norma, attesa da oltre 15 anni, è essenziale per sostenere la conversione agroecologica, consentendo anche all’Italia di avvalersi del sostegno economico dedicato a questa agricoltura sostenibile certificata per far crescere il settore sia in termini di produzione che di consumi». Grazie a questa legge il biologico può diventare il motore di rilancio dell’intero comparto agroalimentare. «L’Italia – concludono AssocertBio, FederBio, AIAB, AssoBio e Associazione Biodinamica – ha una forte vocazione al biologico, che va incrementata e valorizzata con investimenti in ricerca, innovazione, formazione e comunicazione per continuare ad essere leader tra i Paesi europei che stanno investendo fortemente in questa forma di agricoltura che tutela l’uomo e l’ambiente, oltre a creare concrete opportunità di occupazione per i giovani e le donne».

OLIO BIO: ISMEA, RADDOPPIA LA SUPERFICIE IN ITALIA

OLIO BIO: ISMEA, RADDOPPIA LA SUPERFICIE IN ITALIA

In dieci anni passate da 120 a 240mila ettari. Lo rileva uno studio di Ismea che mette però in evidenza il rallentamento della crescita dell’ultimo periodo. La Puglia guida classifica per ettari coltivati

In dieci anni sono raddoppiate le superfici biologiche italiane di olivo da olio. Lo rileva uno studio condotto nel 2021 da Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare). L’olivicoltura biologica sottolineano i ricercatori – rappresenta in Italia la terza coltura per estensione (escludendo i prati pascoli) dopo le colture foraggere ed i cereali: con 242.708 ettari (ha) nel 2019 rappresenta il 12% di tutta la Superficie agricola utilizzata (Sau) biologica italiana, pari ad 1.993.263 di ettari.

La fase di rallentamento

Lo studio evidenzia però la fase di stabilità delle superfici nell’ultimo periodo «come per il resto delle colture l’incremento tra il 2018 ed il 2019 delle superficie biologiche (comprese quelle in conversione) è stato del 1,5% mentre nel complesso la Sau biologica italiana è cresciuta dell’1,8%». L’analisi della distribuzione per area geografica delle superfici ad olivo da olio biologico in Italia indica una concentrazione sul totale del 67,5% al Sud, del 17,1% nelle Isole (con circa il 16% in Sicilia) e del 14,1% al Centro.

La top seven

Le prime sette regioni in termini di ettari di superficie coltivata ad olivo da olio biologico sono Puglia (72.282), Calabria (70.981), Sicilia (38.389), Toscana (16.036), Campania (9.643), Lazio (8.921) e Umbria (6.151).