Suolo e Salute

Mese: Marzo 2022

UNA GAMMA DI BIRRE BIO NELLA VAL DI VARA

UNA GAMMA DI BIRRE BIO NELLA VAL DI VARA

La tipicità del primo storico Biodistretto della Val di Vara si arricchisce con le tre birre biologiche create da Elisa Lavagnino, de ”La taverna della Val di Vara” prodotte con luppolo e altri ingredienti bio locali

Luppolo e altri ingredienti tipici del biodistretto della Val di Vara per produrre la prima birra 100% bio e made in Liguria. È la scommessa vincente di un piccolo birrificio, La Taverna del Vara a Torza, piccola frazione del Comune di Maissana (Sp) nell’entroterra ligure.

Piccoli produttori che fanno rete

«Un progetto che prende forma quest’anno – spiega Elisa Lavagnino, fondatrice del birrificio e ideatrice delle birre – dopo la conclusione nel 2021 del percorso di conversione al biologico, certificato da Suolo e Salute».

La Val di Vara, nel Levante ligure, territorio montuoso attraversato dalla statale 523 che collega l’Emilia con le Cinque Terre, è la patria del biologico italiano, dove è partita la prima vera esperienza di biodistretto, con l’aggregazione di un elevato numero di aziende bio, quasi tutte certificate, fin dal 1998, da Suolo e Salute.

«L’aggregazione – spiega Lavagnino- è la carta vincente che ha dato visibilità al nostro territorio, consentendoci di affermarne le peculiarità». «La nostra vocazione è quella di produrre birre che rappresentino questa tipicità. Per questo abbiamo costituito sin dal 2015 una rete informale di piccoli produttori come noi che producono le materie prime dei nostri prodotti».

La gamma bio

Saranno tre le birre messe a punto entro la fine del 2022 da Elisa per la gamma bio de la “Taverna della Val di Vara”.

Vaise è la prima e sarà pronta per i primi di giugno. «È il nome con cui nel dialetto locale viene chiamato Varese ligure, il capoluogo del Biodistretto. Una golden ale biologica chiara, con sentori luppolati e i malti della malteria Monferrato».

Lampo, una pale ale aromatizzata con lamponi biologici della vicina Lunigiana verrà spillata in luglio.

Per la Castelu occorrerà invece aspettare ottobre e sarà una birra ambrata, calda e speziata prodotta con il miele bio della Val di Vara (Cascina le Bosche), e della Val Susa (Granja Farm).

La produzione di luppolo

“I Paloffi” è il nome dell’azienda agricola nata sempre a Torza assieme al birrificio. Qui Elisa Lavagnino, ex ricercatrice universitaria, coltiva il luppolo. «Dopo aver recuperato nel 2015 – ricorda- l’antico meleto famigliare composto da un centinaio di piante, ci siamo dedicati alla coltivazione del luppolo».

«Abbiamo iniziato testando 23 piante di diverse varietà. Oggi sono 500 quelle che costituiscono l’impianto, principalmente di varietà Cascade».

Il luppolo viene direttamente trasformato in azienda e riutilizzato nel birrificio, nato sempre nel 2015 convertendo il laboratorio dove i nonni di Elisa producevano spume e vino.

Tra i progetti di cui Elisa va fiera ci sono anche le birre prodotte “conto terzi” come quella alla castagna, la Casta, creata per l’agriturismo lunigianese Montagna Verde del borgo di Apella.

PROSEGUE LO SCONTRO SULL’ACQUAPONICA BIO NEGLI STATES

PROSEGUE LO SCONTRO SULL’ACQUAPONICA BIO NEGLI STATES

Una pratica che mette insieme acquacoltura e coltivazione idroponica, non certificabile in Europa, mentre negli Usa sì, nonostante i continui ricorsi. Ma il fronte dei contrari inizia a disgregarsi

In Europa non è bio, negli Usa sì ma a costo di continui scontri a suon di ricorsi. L’acquaponica è una particolare tecnica che coniuga l’acquacoltura, ovvero l’allevamento di pesci e crostacei, alla coltivazione idroponica di vegetali (ne avevamo già parlato qui).

Risparmio di fertilizzanti e di suolo

In un impianto acquaponico l’acqua della vasca dove vengono allevati i pesci viene utilizzata per irrigare speciali letti di crescita, privi di terra e concime, dove si trovano le piante risparmiando fertilizzanti e senza occupare terreno. Le piante a loro volta purificano l’acqua delle vasche, garantendo il benessere degli animali e determinando un continuo scambio reciproco di benefici. Questo sistema porta con sé diversi vantaggi, perché si traduce in un risparmio idrico del 90% e la fertilizzazione costante accelera notevolmente la crescita dei vegetali.

Cinque anni fa il governo federale statunitense ha messo in discussione la certificazione biologica di questo sistema senza suolo.

Le pronunce della Corte

Lo scorso anno il giudice Richard Seeborg del tribunale distrettuale della California del Nord ha stabilito che la “certificazione in corso dei sistemi idroponici conformi a tutte le normative applicabili da parte del Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti va considerata saldamente inserita nella Legge federale sulla produzione di alimenti biologici”.

Una decisione che ha innescato numerosi ricorsi alla Corte d’Appello degli Stati Uniti, a causa della forte diffuzione di questo sistema di allevamento che metterebbe a rischio il comparto agricolo tradizionale. Ma ora un’importante associazione biologica americana, la coalizione per il biologico sostenibile si è unita ad Aquaponics Association, Western Growers Association, International Fresh Produce Association, Mulch & Soil Council e The Scotts Co in favore della “biologicità” e sostenibilità ambientale di questa pratica.