Suolo e Salute

Anno: 2021

FOOD SYSTEMS SUMMIT – DIALOGHI PER UN CAMBIAMENTO DEI SISTEMI ALIMENTARI DEL MONDO

FOOD SYSTEMS SUMMIT – DIALOGHI PER UN CAMBIAMENTO DEI SISTEMI ALIMENTARI DEL MONDO

È stato convocato per l’autunno: il Food Sistems Summit 2021, da parte del segretario generale delle Nazioni Unite.

Il Vertice, appena preceduto da un appuntamento preparatorio tenutosi alla fine di luglio, rientra come parte del Decennio di azione delle Nazioni Unite, per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati per il 2030.

L’incontro intende avviare azioni rivoluzionarie, utili a trasformare le modalità di produzione degli alimenti.

Rappresentanti di rilievo del mondo scientifico, business men, politici, medici e accademici saranno coinvolti a partecipare, assieme ad agricoltori, organizzazioni giovanili, popolazioni indigene, gruppi di consumatori e attivisti ambientali; con lo scopo di aprire un dialogo e costruire un discorso pragmatico, che sia l’avvio di una nuova direzione per i sistemi alimentari del mondo.

Il Summit sarà delineato da 5 linee d’azione, le Action Tracks, che offriranno ai collegi elettorali uno spazio per apprendere, condividere e promuovere nuove iniziative, ampliare partnership e mobilitare le giuste leve di cambiamento.

Tra i preparativi funzionali al Vertice, vi è la costituzione di 3 differenti gruppi di Dialoghi: i Dialoghi al vertice degli Stati membri (ONU), organizzati dai governi nazionali; i Dialoghi al vertice indipendenti, organizzati da individui singoli e organizzazioni indipendenti da quelle nazionali; i Dialoghi del vertice globale.

Strumento fondamentale sarà inoltre, il Champions Network, una rete di campioni dei sistemi alimentari multi-attore. Il CN, servirà a mobilitare una vasta gamma di persone provenienti da differenti parti del mondo, leader di istituzioni e reti che promuovono la trasformazione dei sistemi alimentari e la leadership del pensiero che lo sostiene. Si ingegneranno nel generare idee e discussioni sostanziali, intraprendere azioni di cambiamento sul tema del Summit.

IFOAM è parte dei Dialoghi dal 2018, si è così, impegnata formalmente a tutela della voce del movimento biologico all’interno dell’evento; affinché trovi spazio d’ascolto.

Con l’ausilio dell’Asian Farmers Organization e della Biovision Foundation, ha elaborato due documenti, come spunto di argomentazione per il Summit. Aspirano ad essere soluzioni rivoluzionarie per aumentare la produzione rispettosa della natura.

Le proposte sono intitolate: Agroecologia Game-Change e soluzione sistemica e Allineare le politiche alla produzione favorevole alla natura (i testi sono disponibili in lingua inglese sul sito di IFOAM).

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito del Food Systems Summit.

 

Fonte: IFOAM

BIO-DISTRETTI, L’IDENTIKIT IDEALE ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL COORDINATORE DELLA RETE AIAB

BIO-DISTRETTI, L’IDENTIKIT IDEALE ATTRAVERSO GLI OCCHI DEL COORDINATORE DELLA RETE AIAB

“Più che saldare e incollare, il filo unisce. È la traccia di un’intenzione comune, che cucita insieme diventa comune azione”, scriveva l’artista Maria Lai, molto vicina all’arte tessile.

Sebbene non è di arte tessile che ci andiamo a occupare, l’identikit del Bio-distretto, tracciato da Alessandro Triantafyllidis, coordinatore rete Aiab e Presidente del Bio-distretto Val di Vara, sembra esplicitare le linee guida di un progetto non troppo distante dall’immagine restituita da Maria Lai.

All’interno di questo progetto forte, infatti – come lui lo definisce – il bio sembra essere il forte fil rouge che tiene insieme i diversi attori di un territorio.

Agricoltori biologici, amministrazioni e associazioni locali, abitanti, sono tutti uniti da un patto, che genera lo sviluppo di una vera e propria economia verde.

Il bio è ciò che lega chi amministra il territorio con chi lo gestisce in senso pratico, a chi infine, lo abita.

L’unione avviene secondo le linee guida dello sviluppo ecologico, si costruisce a partire dal basso e in un’ottica di inclusività. È la stessa agricoltura a metodo bio a risultare inclusiva, perché attraverso questo processo, impara a legarsi al turismo come all’artigianato, quindi a differenti settori economici.

Il delinearsi di questa struttura si è generato da una vera e propria esigenza, racconta Triantafyllidis, questo spiega il nascere dei numerosi bio-distretti: 23 dei quali, hanno fatto proprie le linee guida Aiab – impegnata dal 2000 nello sviluppo di una rete in merito -; un’altra quindicina sono nati invece in autonomia o nell’ambito di altre associazioni.

Il coordinatore della rete continua l’identikit dal punto di vista della gestione del progetto.

Quasi sempre il bio-distretto è un’associazione non a scopo di lucro, per questo ricade nell’ambito del codice del Terzo Settore.

Aiab prevede che la maggioranza del consiglio direttivo di un bio-distretto, sia in mano al settore privato e agli operatori biologici, lo stesso vale per il presidente. Questa linea guida, garantisce che i produttori rimangano i veri protagonisti.

Molto lavoro di gestione dei distretti biologici, aggiunge, si basa sul volontariato, ma il passaggio a una gestione professionale delle attività è fondamentale per una buona efficienza del sistema.

Punto di arrivo ottimale per un progetto di questo tipo infatti, sarebbe il 100% di superficie coltivata a metodo biologico, ciò significa un territorio privo di pesticidi di sintesi.

La Val di Vara, fiore all’occhiello tra i bio-distretti Aiab, procede in questa direzione, con il 60% di superficie bio realizzata.

In origine l’agricoltura di questa zona non solo era poco impattante, ma si basava sul pascolo. Il Biologico, a partire dagli anni ’90 ha mantenuto il tessuto produttivo, fatto desistere dall’abbondono delle campagne alcuni giovani e ha permesso alle due grosse cooperative regionali presenti, di espandere il fatturato. Ciò ha favorito la fioritura di nuove realtà produttive.

Suolo e Salute, fin dal 1998, ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo del biologico in Val di Vara. Infatti, da oltre vent’anni ha istituito la sede regionale Liguria proprio a Varese Ligure, il Comune più importante della valle, e da allora ha avviato una stretta collaborazione con l’amministrazione locale, in particolare con il compianto Maurizio Caranza, l’allora sindaco, vero ideatore del progetto, e un presidio continuo delle attività. Oggi Suolo e Salute certifica quasi l’80% degli operatori biologici afferenti al Bio-distretto della Val di Vara.

Differente è il caso del bio-distretto Grecanico (Reggio Calabria), dove l’azione di Aiab si concretizza nel fare formazione affinché le famiglie presenti sul territorio si dedichino all’autoproduzione, seguendo il metodo biologico.

Non esiste ancora un bio-distretto a chiara tradizione biodinamica, aggiunge l’esperto, sebbene nei distretti biologici, le aziende biodinamiche ci siano, anche se non in vasto numero.

In termini di tutela legislativa dei bio-distretti, molto è stato aggiunto nella nuova e tanto attesa legge sul biologico, ora ferma alla Camera, racconta Triantafyllidis. Molto altro andrà definito nei decreti attuativi dove verranno fissati i criteri per il riconoscimento di un bio-distretto. È importante che venga riconosciuto, al fine di poter accedere a finanziamenti come i piani di sviluppo rurale.

A conclusione di questo viaggio, il coordinatore di Aiab ne cita un paio, da non perdere assolutamente per decifrare a occhio nudo il fenomeno nelle sue varianti: il Bio-distretto sociale di Bergamo, per la bellezza cittadina e le tante attività che vi si svolgono all’interno; e quello dei Colli Euganei, in provincia di Padova. Dove è possibile seguire gli itinerari dei vini biologici nel complesso termale locale.

Fonte: Il Manifesto

EARTH OVERSHOOT DAY 2021: SIAMO OSPITI INGOMBRANTI CHE POSSONO (ANCORA) AGIRE

EARTH OVERSHOOT DAY 2021: SIAMO OSPITI INGOMBRANTI CHE POSSONO (ANCORA) AGIRE

Siamo ospiti, recita il titolo di una canzone contemporanea, ma se potessimo aggiungere un aggettivo che qualifica il nostro modo di esserlo, sarebbe ingombranti.

Siamo ospiti ingombranti che il 29 luglio hanno già esaurito le risorse biologiche che gli ecosistemi del pianeta possono rinnovare nell’arco dell’intero anno.

Ad annunciarlo è la consigliera Susan Aitken, leader del consiglio comunale di Glasgow, portavoce per la Global Footprint Network e per SEPA – Agenzia scozzese per la protezione dell’ambiente.

Siamo già in debito di risorse alimentari, CO2, spazio occupato e di tantissimo altro.

Siamo ospiti bizzarri anche, perché a questa faccenda dell’esaurimento delle risorse, abbiamo dato un nome: Earth Overshoot Day. Letteralmente, Giorno dell’over sfruttamento della Terra.

Nomi che servono, come a ricordare: “che siamo nella morsa di un’emergenza climatica ed ecologica”, sottolinea Susan Aitken.

Ma la storia si ripete, poiché nel 2019 l’Overshoot day era scattato esattamente lo stesso giorno. Come monito questa volta, che due anni e una Pandemia non sono stati sufficienti a contenere il nostro modo di essere ospitati da questo pianeta, o addirittura comprendere, che non ne siamo i padroni.

Nel 2020 infatti, la biocapacità forestale complessiva è calata dello 0,5%.
4,2 milioni di ettari di foresta primaria tropicale umida – cruciale per la custodia della biodiversità –, sono andati distrutti. Foresta diffusa prevalentemente in Brasile e nella Repubblica Democratica del Congo.

La ripresa delle attività economiche principali nel 2021, ha comportato un aumento delle emissioni di CO2 legate al consumo di energia, quasi del 5%; si rende sempre più necessario il contenimento del carbone, combustibile fossile di grande impatto (40%) nel contributo alle emissioni di CO2.

Alcune varianti attuali rispetto al 2019, causate dalla Pandemia ancora presente, sono: la riduzione delle emissioni legate ai voli soprattutto internazionali (33% in meno) e più in generale, ai trasporti di tipo stradale (5 % in meno).

Se proviamo a stilare una classifica dei paesi “più ingombranti”, ovvero quelli che consumano maggiormente su questo pianeta: in pole position troviamo gli Stati Uniti, che hanno esaurito le risorse annue già il 14 marzo 2021. Lo seguono Australia, Corea del Sud, Russia e Italia.

Secondo un calcolo effettuato, servirebbero ben 1,7 pianeti per soddisfare la voracità con cui gli esseri umani consumano risorse primarie all’interno dell’universo.

Di contro, esistono paesi che riescono in qualche modo a contenere i consumi: tra questi spicca la Colombia, Cuba e il Nicaragua. Una concentrazione di stati del centro e sud America, che con i suoi dati, contribuisce all’emersione del divario delle modalità di utilizzo delle risorse e del procedere delle economie dei paesi.

E a proposito di dialogo tra differenti modelli, forte è l’attesa per la Conferenza delle Parti sul cambiamento climaticoCop 26, appuntamento in programma a Glasgow, atteso come momento di occasione prezioso per la finalizzazione di un’azione collettiva contro i cambiamenti climatici.

In quest’ottica, il 29 luglio, ha visto il lancio della campagna dal titolo “100 days of possibility”.

L’iniziativa prevede la pubblicazione, sul sito dell’Earth Overshoot day, di una soluzione concreta al giorno per invertire la rotta del sovrasfruttamento delle risorse.

L’obiettivo è ritardare così, la data dell’overshoot – annualmente registrata, a mo’ di campanello d’allarme del nostro modo di “consumare” il pianeta -.

Azioni tangibili dunque, per prevenire fenomeni frequenti come lo spreco alimentare. Piccole grandi iniziative rivoluzionarie, quali la produzione di cemento low carbon, la promozione dell’ecoturismo, una rivisitata gestione dei gas refrigeranti.

Siamo ospiti agenti, che possono farsi trovare preparati. Determinante, sarà la velocità d’organizzazione che dimostreremo da questo momento in poi.

 

Fonte: Lifegate

IL PRE-VERTICE SUI SISTEMI ALIMENTARI E LA TRANSIZIONE ECOLOGICA DEGLI ALLEVAMENTI

IL PRE-VERTICE SUI SISTEMI ALIMENTARI E LA TRANSIZIONE ECOLOGICA DEGLI ALLEVAMENTI

Si è tenuto presso la sede romana della FAO, dal 26 al 28 luglio, il Pre-Food Systems Summit, Pre-Vertice sui Sistemi Alimentari, preparatorio al Summit principale convocato in autunno.

L’incontro, di partecipazione internazionale, ha coinvolto attori differenti tra governi, organizzazioni intergovernative, organizzazioni di sviluppo ambientale e scienziati per ricercare soluzioni in termini di sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile.

La sfida prevede la creazione di processi economici circolari sempre più diffusi, al fine di innescare un circolo virtuoso che si distingua per sostenibilità, alimentazione equa e salvaguardia del benessere del pianeta.

Una vera e propria transizione del sistema alimentare.

Il WWF, importante organizzazione internazionale non governativa, in prima fila per la tutela dell’ambiente, ha preso parte anche a questa occasione, promuovendo – a sostegno degli obiettivi fissati – il tema dell’agroecologia, caratterizzato dall’applicare e progettare in ambito agricolo e agro-alimentare, i principi cardine dell’ecologia.

Secondo il parere del WWF, questa pratica favorisce infatti, regimi alimentari sani, equilibrati e in linea con la stagionalità.

Da molti anni l’organizzazione svolge un lavoro di tipo istituzionale, per fare in modo che le politiche agricole possano essere un’opportunità di conservazione della biodiversità e di sviluppo sostenibile, invece che un fattore di impatto “aggressivo”.

Food4Future è una delle campagne portate avanti, promuovendo, in questo specifico caso, la sostenibilità del cibo.

Nell’occasione del Pre-Summit, il WWF ha rinnovato il suo impegno nella condivisione della pratica agroecologica, declinando il tema in una nuova direzione di approfondimento: la zootecnia biologica.

Quest’ultima risulta il modello di allevamento più affine ai principi generali, etici e sociali dell’agroecologia. L’organizzazione ha sottolineato a consumatori e istituzioni, l’importanza di una nuova attenzione e cura, verso sistemi alimentari più responsabili, che coinvolga anche questa declinazione del settore.

La zootecnia biologica, pone infatti particolare riguardo a tracciabilità e trasparenza, all’interno di tutto il ciclo produttivo; al fine di conservare e valorizzare le tipicità e caratteristiche naturali, storiche e sociali d un determinato territorio.

Affinché questi aspetti possano essere tutelati, un elemento da preservare è certamente la sostenibilità economica. Il riconoscimento del giusto valore economico dei prodotti, da parte dei consumatori, è infatti uno dei fattori che possono sorreggere la zootecnia sostenibile.

Sono in tal senso necessarie, sottolinea il WWF, politiche di incentivo a produzione e consumo, rinforzate da un sostegno fiscale per i prodotti biologici.

Altro ingrediente fondamentale, aggiunge, è una comunicazione chiara, fornita attraverso l’etichetta, che offra consapevolezza al consumatore riguardo il metodo di allevamento e il livello di benessere dell’animale.

Solo questi fattori nel loro insieme, possono concorrere a una transizione ecologica che non escluda gli allevamenti.

Fonte: Sinab

STG “LATTE FIENO”: SUOLO E SALUTE PUO’ CERTIFICARE

STG “LATTE FIENO”: SUOLO E SALUTE PUO’ CERTIFICARE

Con i decreti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali n. 0337787 del 22/07/2021 (latte vaccino), n. 0345406 del 28/07/2021 (latte di pecora) e n. 0345390 del 28/07/2021 (latte di capra), Suolo e Salute riceve l’autorizzazione a certificare l’STG “Latte Fieno”.

La produzione del “Latte Fieno” è regolamentata da un disciplinare dell’Unione europea che lo ha dichiarato: Specialità Tradizionale Garantita (STG).

Il “Latte Fieno” STG è quindi una produzione regolamentata a livello comunitario ed è ottenuto da allevamenti tradizionali, sostenibili e con capi alimentati esclusivamente ad erba fresca, legumi, cereali e fieno, in particolare nel periodo invernale; senza l’utilizzo di alimenti fermentati e la somministrazione di mangimi contenenti ogm.

Dall’allevamento di animali così nutriti, si ottiene un latte pregiato dalle particolari proprietà organolettiche. E’ facile intravedere le sinergie con il metodo di produzione biologico e con la qualità dei suoi prodotti.

Suolo e Salute, primo organismo di controllo e certificazione del biologico in Italia e primo ente di certificazione della zootecnica bio, con oltre il 30% degli allevamenti certificati nel nostro paese, è in grado di svolgere i controlli richiesti dalla normativa europea per l’utilizzo della denominazione “Latte Fieno” e l’indicazione del marchio SGT.

Per informazioni:

Direzione Generale – Bologna

Area Certificazione Denominazioni di Origine – Ufficio D.O. (dott. Saverio Giglio)
Tel. 051-6751265
E-mail: ufficio.do@suoloesalute.it

Sito web: www.suoloesalute.it

 

Fonte: Suolo e Salute

BIODIVERSITÀ E AGRICOLTURA: ALCUNI OPZIONI POLITICHE SUGGERITE DA IFOAM

BIODIVERSITÀ E AGRICOLTURA: ALCUNI OPZIONI POLITICHE SUGGERITE DA IFOAM

IFOAM Organics Europe, la Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica, ha stilato un nuovo rapporto, dal titolo “Agricoltura biologica e biodiversità – Opzioni politiche”.

Il rapporto mette in evidenza quattro obiettivi fondamentali, necessari da perseguire nell’ambito delle politiche che sottendono il comparto biologico.

Primo tra tutti, il rapporto sottolinea: la revisione di evidenze e risultati che riguardano l’impatto che l’agricoltura biologica ha sulla biodiversità europea; un’analisi accurata delle conseguenze di questo tipo di pratiche agricole sull’ambiente; un controllo rispetto alle modalità di utilizzo delle risorse europee a sostegno dell’agricoltura biologica e del pianeta; un pronostico sulle modifiche da apportare alle future politiche della Pac e dell’Ue, in ottica di espansione dell’agricoltura biologica e dei suoi impatti sull’ambiente e la biodiversità.

IFOAM ha premura di trasmettere agli Stati membri, l’importanza di utilizzare a pieno i regimi ecologici e le misure agroambientali presenti nei piani strategici della Pac; ciò al fine di massimizzare il più possibile il lavoro degli agricoltori bio attraverso gli strumenti portati dalla Politica agricola comune.

“In tal senso è necessario esplicitare il più possibile, nei piani strategici della Pac di ciascuno stato, le opportunità e i benefici apportati alla biodiversità da parte delle pratiche di agricoltura biologica”. Questo quanto ha affermato Nick Lampkin, principale autore del rapporto. Continua Lampkin: “la finalità è quella di far comprendere i benefici di un maggior sostegno all’agricoltura biologica, come strumento di politica pubblica fondamentale, per garantire la finalizzazione della prossima PAC verso gli obiettivi fissati da Farm to Fork e Biodiversità.

Misure corrette, sosterrebbero incentivi rilevanti per gli agricoltori convenzionali nel passaggio all’agricoltura biologica e, viceversa, gli agricoltori che già praticano il metodo bio dovrebbero venire ricompensati in modo adeguato per la tipologia di prodotti che producono in totale rispetto della natura e per le esternalità positive, ambientali e socio-economiche, legate allo sviluppo del biologico.

È ormai comprovato infatti, che l’agricoltura biologica, genera un aumento in termini di ricchezza e abbondanza, di specie, all’interno degli habitat rigenerati da questo tipo di agricoltura.

In particolare nelle colture a pieno campo, la biodiversità di specie vegetali migliora dal 20 al 95% e fino al 150% di specie in più, sia all’interno del campo che ai suoi margini.

Diversità microbica del suolo, popolazioni di uccelli e insetti, sono influenzati positivamente dalla gestione biologica del suolo. Nei contesti arabili gli impollinatori aumentano del 30%; innegabile inoltre, risulta la maggiore diversificazione dei prodotti all’interno dei campi coltivati. Persino gli effetti sul paesaggio, rispondono positivamente.

IFOAM raccoglie dunque, in un unico testo, la sommatoria dei benefici a difesa della biodiversità di cui l’agricoltura biologica è portatrice. Il rapporto intende anche fornire suggerimenti ulteriori agli Stati membri, allo scopo di massimizzare i risultati già confermati ed espandere quelli che in qualche modo ci attendiamo si verifichino.

Fonte: Cambia la terra