Suolo e Salute

Mese: Gennaio 2020

Agenda 2020: le priorità per l’agricoltura secondo Legambiente

Agenda 2020: le priorità per l’agricoltura secondo Legambiente

È necessario prendere atto che, stando ai recenti dati diffusi dall’Eea (Agenzia Europea per l’Ambiente), l’agricoltura dell’Europa del sud e dunque anche dell’Italia sarà presto e ancor più di oggi messa in ginocchio dalla crisi climatica”, esordisce Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente.

“Senza alcun dubbio, si tratta di un allarme che deve vedere tutti in prima linea e che deve essere affrontato e gestito ponendo al centro del dibattito le modalità attraverso cui salvaguardare la produzione primaria e mettere definitivamente da parte l’agricoltura intensiva e industriale, tra le principali cause dell’attuale crisi. In quest’ottica, è necessario incentivare significativamente politiche agricole sia a livello nazionale che europeo attraverso le quali consentire alle aziende di difendersi di più e meglio dai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di CO2 del comparto di riferimento. La proposta è quella di creare un meccanismo premiante che dovrà servire per dare un nuovo impulso alla drastica riduzione dell’utilizzo di pesticidi e molecole pericolose di sintesi, dannosi per la conservazione della biodiversità, per il ruolo prezioso delle api e degli insetti pronubi e per la salute umana. Dalle nuove politiche agricole e dalla PAC in particolare, inoltre, dovrà passare anche il rafforzamento delle pratiche agricole sostenibili, dell’innalzamento significativo dell’asticella attraverso la drastica riduzione della chimica per l’agricoltura integrata e dell’agricoltura biologica come vero e proprio apripista dell’intero settore. Per comprendere l’importanza dell’attivazione di questi percorsi è sufficiente far parlare i dati: il tasso di assorbimento della CO2 dei suoli nell’agricoltura convenzionale è pari all’1%, in quelli bio sale al 3,5%. A fronte di ciò, l’agroecologia mette al bando con determinazione sostanze di sintesi, evitando inoltre l’inutile consumo di combustibili fossili e diminuendo le emissioni climalteranti. Ciò vuol dire che l’agroecologia non solo ci consentirà di fronteggiare la crisi del settore agricolo ma rappresenta anche un valido alleato nel rallentamento delle conseguenze della crisi climatica. Alla luce di questo ragionamento, appare irrimandabile l’apertura di un tavolo permanente ad ogni livello proprio sull’agroecologia circolare attraverso il quale giungere ad una vera e propria ridefinizione dell’intero settore sia per quanto riguarda il sistema Paese che nei singoli territori».

  1. Puntare sui biodisidtretti agroalimentari in chiave eco-sostenibile: questo permetterà di avere un rilancio economico green e un nuovo modo di fare agricoltura sostenibile.
  2. Usare innovazione e sperimentazione all’avanguardia in modo da ridurre gli imput chimici e sprechi energetici ed idrici;
  3. Individuare strategie per sostenere l’agricoltura e garantire lo sviluppo dei territori, abbattendo, così, il fenomeno dell’abbandono delle aree coltivate;

“Ridurre l’uso di sostanze inquinanti e dannose e contrastare con forza agricoltura e zootecnia intensiva, eliminando gli incentivi a pioggia, combattere le sacche di illegalità purtroppo ancora presenti nel comparto agricolo, sostenere le iniziative volte al contrasto del caporalato, incentivare con convinzione innovazione e ricerca in chiave sostenibile, aiutare gli agricoltori che guardano all’agroecologia con convinzione attraverso meccanismi premianti: sono queste in sintesi le priorità dell’agenda 2020 di Legambiente”, conclude Gentili.

Fonte: http://www.greenreport.it/news/agricoltura/lagricoltura-nel-2020-ridurre-luso-di-sostanze-inquinanti-e-dannose-favorire-agroecologia-e-biologico-no-incentivi-a-pioggia/

UE: il biologico può tagliare del 7% le emissioni

UE: il biologico può tagliare del 7% le emissioni

Il settore agricolo e alimentare incide come impatto ambientale per il 23% e allo stesso tempo è la prima vittima del cambiamento climatico.

A parlare è il presidente di NaturaSì, il maggior distributore di biologico in Italia, che per combattere la crisi climatica ha posto al centro della questione le aziende e le scelte dei cittadini.

“Si tratta di un dato destinato a non diminuire se non si cambia rotta a livello di scelte politiche ma soprattutto di stili di vita. Gli strumenti finora indicati dai governi non sono stati sufficienti a mettere in sicurezza il clima del Pianeta, mentre dall’agricoltura biologica e biodinamica arriva da anni un contributo concreto. Se tutta l’Europa arrivasse a coltivare in maniera biologica almeno il 10% dei terreni, le emissioni di gas serra dal settore agricolo potrebbero diminuire del 7%. Si tratta di una quantità molto elevata, soprattutto se paragonata all’impegno richiesto. In Italia abbiamo raggiunto quasi il 16% di superficie coltivata a biologico e biodinamico e questo numero deve crescere ancora per tutelare suolo e clima, oltre che la qualità dei cibi e la salute dei cittadini”.

“Il consumatore deve ‘saper’ scegliere ma deve anche ‘poter’ scegliere. È compito dei produttori assumersi delle responsabilità nei confronti del Pianeta e offrire alternative sostenibili”, conclude Brescacin.

Per ridurre sensibilmente le emissioni climalteranti sarebbe sufficiente coltivare secondo i dettami dell’agricoltura biologica circa il 20 per cento dei campi del Vecchio continente. È quanto sostiene l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), secondo la quale così facendo si potrebbe evitare l’immissione in atmosfera di 92 milioni di tonnellate di CO2, più di quelle che genera annualmente, ad esempio, una nazione come l’Austria.

Infatti, proprio nell’agricoltura biologica, è riconosciuto uno degli strumenti che possono combattere la crisi climatica. Le aree coltivate con il metodo biologico, secondo i dati diffusi dalla Wmo (organizzazione meteorologica mondiale), utilizzano in media il 45 per cento di energia in meno e generano il 40 per cento in meno di gas serra. Ogni ettaro di suolo bio è in grado di immagazzinare ogni anno almeno mezza tonnellata di carbonio e la produzione biologica necessita in media del 30 per cento in meno di energia per unità di prodotto. I terreni gestiti con il metodo bio riescono inoltre a trattenere maggiori quantità di acqua di quelli tradizionali, garantendo così un miglior rendimento nel caso, sempre più frequente, di scarsità di precipitazioni.

Fonte: https://www.lastampa.it/tuttogreen/2020/01/03/news/una-sterzata-verso-il-bio-puo-tagliare-il-7-per-cento-delle-emissioni-nell-ue-1.38279058