Suolo e Salute

Mese: Novembre 2019

CONVEGNO AGRICOLTURA BIOLOGICA: LE AZIENDE, LA CERTIFICAZIONE, IL CONTROLLO

CONVEGNO AGRICOLTURA BIOLOGICA: LE AZIENDE, LA CERTIFICAZIONE, IL CONTROLLO

Venerdì 15 Novembre 2019, presso il Palazzo Medici Riccardi a Firenze, si terrà il convegno “Agricoltura biologica: le aziende, la certificazione, il controllo”.

Il convegno è organizzato dal Collegio Nazionale dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati in collaborazione con il Coordinamento dei Collegi dei Periti Agrari e Periti Agrari Laureati della Toscana e la Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali Toscana.  Si tratta di un convegno dedicato a un’analisi trasversale di tutti gli aspetti che riguardano il settore biologico: la garanzia ai consumatori, le politiche di sviluppo, la normativa in vigore e la prossima ventura, il sistema di controllo ma anche il mercato.

PROGRAMMA

Fonte: http://www.peritiagrari.it/area-comunicazione/516-convegno-agricoltura-biologica-le-aziende,-la-certificazione,-il-controllo.html

Toscana: entro il 2021 diventerà glifosato free

Toscana: entro il 2021 diventerà glifosato free

La giunta regionale della Toscana ha approvato una delibera: dal 31 dicembre 2021 la regione limitarà il glifosato, rendendola “glifosato free”.

“Si tratta di una scelta – ha dichiarato il governatore Enrico Rossi – a favore dell’ambiente e del nostro comparto agroalimentare che deve poter contare sulla migliore qualità dei propri prodotti”.

La delibera avvia la regione verso un processo di salvaguardia del territorio:

  • Vietare l’uso del glifosato nelle aree di salvaguardia dei punti di captazione delle acque sotterranee con utilizzo idropotabile;
  • Revisione annuale delle sostanze ammesse dal Piano di utilizzazione per l’impiego sostenibile dei prodotti fitosanitari e dei fertilizzanti;
  • Eliminazione delle sostanze attive vietate all’interno delle aree di salvaguardia di captazioni da acque superficiali e sotterranee.

“E’ una decisione che ci pone all’avanguardia – ha commentato l’assessora regionale all’ambiente Federica Fratoni – nel percorso verso una sempre maggiore sostenibilità e che è in sintonia con le richieste di molte aziende che vogliono percorrere una strada orientata all’eco-friendly per avere maggiore competitività sui mercati internazionali”.

Fonte: https://firenze.repubblica.it/cronaca/2019/10/30/news/entro_il_2021_la_toscana_diventera_glifosato-free-239904682/

L’alternativa al rame? Dal guscio dei crostacei arriva il chitosano

L’alternativa al rame? Dal guscio dei crostacei arriva il chitosano

Il rame viene da sempre utilizzato in agricoltura, in particolare contro gli attacchi di alcune specie di funghi patogeni delle piante. Poiché non è un prodotto di sintesi, l’uso del rame è consentito anche in agricoltura biologica, con un limite di 4kg all’anno per ettaro.

Nelle Marche, Moncaro ha deciso di puntare molto sul “green”, con la riconversione di vigneti al biologico, utilizzo di energie rinnovabili, tecnologie di produzione “senza solfiti aggiunti”, adottando una coltivazione a basso impatto ambientale.

Con l’aiuto della Facoltà di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche, Moncaro ha iniziato a sperimentare soluzioni alternative al rame, come l’uso del chitosano, un farmaco naturale estratto dall’esoscheletro dei gamberi per prevenire la diffusione della peronospora.

“Il progetto, inserito nel PSR regionale delle Marche, ha già dato i primi risultati, che sono estremamente positivi. Oltre alla riduzione del rame, il progetto include anche innovazioni sulla vinificazione senza l’utilizzo di solfiti aggiunti – commenta l’enologo di Moncaro Giuliano D’Ignazi – Sebbene rappresentino ancora una nicchia di mercato, grazie a questo contributo scientifico si potranno ridurre notevolmente i solfiti in maniera generalizzata e su larga scala, con risvolti positivi per il mondo del vino.”

Da un’annata caratterizzata da un’ampia diffusione della peronospora, il chitosano è riuscito a contenere la diffusione della malattia, non riscontrando importanti differenze tra le vigne trattate con il rame e quelle con il farmaco naturale, se non a livello di costi. Il chitosano, infatti, costa tre volte di più rispetto al metallo.

“Il nostro obiettivo non è eliminare il rame subito dappertutto. C’è bisogno almeno di un triennio affinché si possa passare dalla fase sperimentale a quella operativa, sperando anche in un contenimento dei costi. Ma la strada è quella giusta, anche perché va ricordato che il rame è fortemente impattante, sia sull’ambiente sia sul vino, per quel che riguarda la parte aromatica. Dal nostro punto di vista, l’esigenza di sostituirlo è nata, non solo da una scelta sostenibile, ma anche dal voler trovare una soluzione alle ossidazioni. Il rame, infatti, funge da catalizzatore e, quindi, nelle prime fasi di vinificazione va ad ossidare parte degli aromi delle uve. Soprattutto nei vitigni bianchi, dove gli aromi sono molto più sensibili all’ossigeno”, conclude D’Ignazi.

Fonte: https://www.centropagina.it/ancona/bio-guscio-crostacei-alternativa-rame-sperimentazione-agricoltura-marche/

La “minaccia” del biologico: il Residuo Zero

La “minaccia” del biologico: il Residuo Zero

Con l’espressione “a residuo zero” ci si riferisce al residuo di prodotti chimici sulla frutta e la verdura che compri abitualmente al supermercato.

Nel settore agricolo integrato (che tende a ridurre l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi ed è a basso impatto ambientale) o convenzionale (che utilizza prodotti chimici per la difesa e la concimazione della terra) è consentito l’utilizzo di tutti o gran parte dei prodotti chimici autorizzati. Quando i prodotti sono a residuo zero, l’unico obbligo che ha l’agricoltore è quello di dover sospendere i trattamenti con prodotti chimici alle piante, con un certo anticipo rispetto alla raccolta, in modo che i prodotti chimici non siano rintracciabili all’interno della frutta o della verdura trattate.

Che differenza c’è tra un prodotto a residuo zero e uno biologico?

Molti consumatori potrebbero essere indotti in errore, pensando che la definizione “a residuo zero” garantisca assenza totale di pesticidi e prodotti chimici, ma non è così. Un prodotto a residuo zero, non contiene residui di pesticidi, anche se per coltivarlo ne sono stati usati diversi. Un prodotto biologico al contrario non li contiene perché per produrlo non ne sono stati proprio usati.

I brand di oggi devono essere pronti a fare il possibile per soddisfare le aspettative di consumatori sempre più esigenti, sia online che offline, se vogliono che questi tornino a comprare i loro prodotti o servizi.

In particolare, i consumatori desiderano esperienze uniche, alla cui base abbiamo l’iper-personalizzazione che mette le preferenze individuali di ciascun cliente, la sua storia e la sua situazione attuale al centro di ogni contatto con il brand. Oggi, oltre il 75% dei consumatori afferma di essere più propenso ad acquistare da un’azienda che conosce il suo nome così come il suo storico degli acquisti e i suoi gusti.

Analizzando il mercato del biologico, ipotizzando una matrice SWOT, ovvero valutando punti di forza, debolezze, opportunità e minacce, può sembrare che il biologico tenda ad avere molte debolezze e minacce. Questo è dovuto principalmente dal fatto che molte aziende che non si sono affidate ad un’approfondita politica di prodotto e di branding siano destinate a perdere il loro vantaggio competitivo.

Oggi sta crescendo l’interesse per il residuo zero tra le aziende ortofrutticole e in Gdo: lo testimonia il fatto che da tempo alcune organizzazioni offrono un servizio di certificazione per le imprese che si sono poste l’obiettivo di commercializzare prodotti vegetali con queste caratteristiche.

Le aziende convenzionali sono sempre più orientate verso il residuo zero certificato, elemento che ne sottolinea la precondizione per poter spendere questo importante valore aggiunto in comunicazione.

Cosa succederà, quindi, sullo scaffale e nella mente dei consumatori quando il prodotto bio si confronterà con il prodotto a residuo zero certificato?

Fonte: https://www.ruminantia.it/residuo-zero-avanza-una-minaccia-per-il-marketing-del-biologico/

SUOLO E SALUTE è ente di certificazione autorizzato da Naturland per le attività ispettive

SUOLO E SALUTE è ente di certificazione autorizzato da Naturland per le attività ispettive

Naturland è un‘associazione, nata in Germania nel 1982, attiva in tutto il mondo per promuovere l’agricoltura biologica. I suoi soci sono agricoltori che producono una vasta gamma di prodotti nei diversi areali. In tutto il mondo, oltre 65.000 agricoltori lavorano secondo gli standard di Naturland e coltivano una superficie di oltre 440.000 ettari.

Gli operatori che aderiscono al marchio Naturland sono tenuti a rispettare standards ecologici più restrittivi rispetto a quelli previsti dal Reg. CE 834/07. Gli standards Naturland includono anche requisiti di responsabilità sociale.

Suolo e Salute ha raggiunto l’obiettivo lo scorso mese, dopo incontri diretti con i vertici dell’organizzazione tedesca e dopo la formazione svolta in Germania dallo staff tecnico.

“Un risultato importante – commenta Alessandro D’Elia, direttore generale di Suolo e Salute – che riconosce a Suolo e Salute la serietà e l’affidabilità del servizio di certificazione offerto alle 19.000 aziende biologiche italiane, il 26% del totale nazionale”

La certificazione deve essere richiesta direttamente a Naturland (https://www.naturland.de/it/naturland-it.html) che, dopo una valutazione iniziale, provvederà ad incaricare Suolo e Salute per lo svolgimento dell’attività di controllo nelle azienda per accertare il rispetto dei requisiti aggiuntivi previsti dallo standard. Gli operatori biologici interessati dovranno sottoscrivere un contratto di certificazione e un contratto di sublicenza per la concessione del marchio Naturland.

Maggiori informazioni potranno essere richieste all’Ufficio Estero di Suolo e Salute.